“Anima Mundi” di Marsilio Ficino #20: Profezia

“Ci sono molte prove del fatto che Girolamo, il principe degli ipocriti, nel sedurci ‒ e non solo tendendoci inganni, ma anche scuotendoci ‒, fosse guidato non tanto da spirito umano, ma diabolico: un’incomparabile astuzia, in questo Anticristo, era sempre vestita d’abiti virtuosi, mentre dissimulava l’errore, un animo insaziabile (vastus animus), una feroce audacia, una vana boria, una superbia luciferina, una sfacciata menzogna sostenuta con preghiere e giuramenti, un volto, una voce e una parola che si abbatteva come folgore, trascinando con forza, contro il proprio volere, chi lo ascoltava.” ‒ Marsilio Ficino

Anima Mundi Marsilio Ficino Profezia
Anima Mundi Marsilio Ficino Profezia

Ventesima puntata della rubrica “Anima Mundi” che presenta il secondo capitolo della Parte Quinta Cristianità e presagi della fine suddivisa in: Sul male; Profezia; Preghiera e sacrificio; De Trinitate; Lode al Sole.

Profezia, secondo capitolo de Cristianità e presagi della fine, è a sua volta suddiviso in cinque sezioni intitolate Lettera a Giovanni Cavalcanti (1 e 2); Apologia contro Savonarola; Lettera ad Aldo Manuzio; Commento al Fedro di Platone.

La rubrica Anima Mundi propone al lettore una selezione di brani come invito ad intraprendere la conoscenza di Marsilio Ficino, il “nuovo” Orfeo che, a differenza del suo “predecessore”, ebbe successo perché dal suo viaggio portò seco “numerosi tesori”. Il filosofo Marsilio Ficino (1433-1499) è ricordato come il primo traduttore delle opere complete di Platoneseguace del neoplatonismo commentò le Enneadi di Plotino in modo esemplare (si ringrazia Pico della Mirandola), equiparò Ermete Trismegisto a Zoroastro, PitagoraOrfeo, Filolao, Zalmoxis: ogni sapiente del passato fu sul tavolo di lavoro di Marsilio Ficino, vero promotore del pensiero umanista ed influente esponente del Rinascimento. Giamblico, Porfirio, Avicenna, Averroè, Niccolò Cusano, Macrobio, Agostino, Apuleio, Dionigi Aeropagita, LucrezioDante Alighieri (et cetera) sono solo alcuni dei nomi degli autori che Marsilio Ficino interpretò e promosse come menti illustri da osservare da vicino per riuscire a “cogliere le cose superiori senza trascurare le inferiori”.

In questa ventesima puntata Profezia si presenta un estratto da Apologia contro Savonarola.

Girolamo Savonarola (1452-1498) fu politico e predicatore dell’ordine domenicano. Esercitò molto potere nella Repubblica fiorentina instaurata dopo la cacciata della famiglia de’Medici. Fu impiccato e bruciato sul rogo nel 1498, un anno dopo essere stato scomunicato da papa Alessandro VI con l’accusa di eresia. Le opere di Girolamo Savonarola furono inserite nell’Indice dei libri proibiti nel 1559 ma dopo qualche secolo furono rivalutate in importanti trattati. Recentemente, nel 1997, l’arcidiocesi di Firenze ha avviato anche la causa della sua beatificazione. L’Apologia contro Savonarola scritta da Marsilio Ficino risale ad un periodo successivo alla condanna a morte, precedentemente Ficino non si era mai scagliato così duramente contro questa enigmatica figura (di cui consigliamo la lettura Profezia di morte) forse per paura del pericolo di ritorsione ed addirittura morte. Savonarola ebbe un grande seguito e fu quasi venerato per le sue doti e per la sua fermezza di lotta contro la decadenza dei costumi.

“Scelgo la religione perché ho visto l’infinita miseria degli uomini, gli stupri, gli adulteri, le ruberie, la superbia, l’idolatria, il turpiloquio, tutta la violenza di una società che ha perduto ogni capacità di bene… Per poter vivere libero, ho rinunciato ad avere una donna e, per poter vivere in pace, mi sono rifugiato in questo porto della religione.”

Ficino, nel brano sottostante, paragona Savonarola ad un demone ed egli stesso ammette di essere stato ingannato dalle prodigiose macchinazioni verbali del ferrarese similmente a tantissimi altri eruditi del tempo; Ficino accentua il carattere malvagio del predicatore forse per riuscire ad entrate nelle grazie della fazione che firmò la condanna a morte, infatti è da sottolineare la cospicua presenza di rimandi cristiani rispetto agli autori che Ficino era solito citare con ammirazione.

***

Estratto da Apologia contro Savonarola ‒ Profezia

Apologia di Marsilio Ficino a favore dei molti Fiorentini ingannati dall’Anticristo Girolamo di Ferrara, sommo degli ipocriti, al Collegio dei cardinali.

So bene, venerandi sacerdoti, che moltissimi, nel sacro Concilio, si sono meravigliati per il fatto che un ipocrita di Ferrara, per un intero quinquennio, abbia ingannato gran numero di Fiorentini, per altro uomini eruditi e d’ingegno. A ragione si meravigliano, quando esaminano in che modo sia riuscito a circuire così numerosi e grandi uomini; ma non un essere mortale, bensì un demone astutissimo ‒ ma che dico un demone, una schiera di demoni li afferrò con invisibili trappole e li ingannò con prodigiose macchinazioni. Certo, nessuno più si stupisce, giacché tutti, in modo unanime, confessiamo che i primi genitori del genere umano, quasi figli di Dio, muniti di divina sapienza e virtù, posti in paradiso e istruiti dagli angeli, furono ingannati ‒ anche loro, e in tali condizioni! ‒ da uno spirito diabolico. Dovrebbe allora meravigliare il fatto che i Fiorentini, in quel tempo particolarmente sventurati, fossero stati segretamente conquistati e sedotti da una schiera di demoni nascosta dietro volto d’angelo?

Non si crede forse che l’Anticristo sedurrà molti uomini, e di grande saggezza e onestà?

Ci sono molte prove del fatto che Girolamo, il principe degli ipocriti, nel sedurci ‒ e non solo tendendoci inganni, ma anche scuotendoci ‒, fosse guidato non tanto da spirito umano, ma diabolico: un’incomparabile astuzia, in questo Anticristo, era sempre vestita d’abiti virtuosi, mentre dissimulava l’errore, un animo insaziabile (vastus animus)[1], una feroce audacia, una vana boria, una superbia luciferina, una sfacciata menzogna sostenuta con preghiere e giuramenti, un volto, una voce e una parola che si abbatteva come folgore, trascinando con forza, contro il proprio volere, chi lo ascoltava.

Spesso infatti nel bel mezzo della discussione, in modo repentino, si metteva a gridare, s’infiammava, cantava, si esaltava, non diversamente da quegli indemoniati e furiosi che vengono di solito descritti dai poeti. Talvolta si spingeva persino a fare vaticini, contaminandoli con menzogne, così da ingannare e mettere il popolo alle strette con grande facilità, con le sue predizioni, qualunque esse fossero, per venire infine confutato dalle sue stesse menzogne e opere malvagie. Non è questo il momento opportuno per spiegare le ragioni per cui gli astrologi, assieme ai platonici, dedussero che Savonarola fosse influenzato da diversi, contrastanti e infausti influssi stellari. Per dirla in modo sommario, gli astrologi e i platonici congetturarono, sulla base di molti e contrari influssi stellari, e delle negative congiunzioni astrali, o perlomeno a partire da certi segni, che Savonarola ‒ anzi, meglio, SevoNerola[2] ‒ fosse sotto il giogo di vari e malvagi demoni. Ma sia che ne fosse soggetto per cause straordinarie, o che fosse stato piuttosto lui stesso a sottomettersi agli spiriti malvagi, spinto dalla propria superbia e iniquità, una cosa è certa: diavoli e simili influenze maligne, riuniti a convegno nella sua anima diabolica come nella loro officina, esalavano un pestilenziale veleno che si diffondeva ovunque. Essi non infettarono e guastarono solo lui, ma colpirono anche quelli che gli si avvicinavano, e lo stesso popolo, che confidava e credeva troppo nelle sue parole.

Si dice che Apollo di Tiana avesse scoperto ed esorcizzato un simile pericolo, che minacciava gli Efesini, proveniente da uno squallido vecchio posseduto da spiriti maligni. Io avevo osservato la stessa cosa, già da tempo, in questo SevoNerola, benché all’inizio, riformata in modo repentino la Repubblica, mentre i Francesi spargevano terrore a Firenze, io stesso, assieme all’inquieto popolo, fui spaventato da non so quale demone e per breve tempo caddi nell’inganno. Subito però mi sono ravveduto, e nel corso degli ultimi tre anni ho messo sull’avviso molti dei miei conoscenti, privatamente ma anche spesso in pubblico (e non senza pericolo), affinché essi potessero fuggire lontano da simile mostro velenoso, nato per la rovina di questo popolo.

Girolamo Savonarola citazioni profezia
Girolamo Savonarola citazioni profezia

Tralascio poi le insurrezioni e le letali inimicizie scoppiate in città, la trascuratezza nella gestione dello Stato, gli sprechi e i danni gravissimi che hanno trovato qui la loro origine. La cosa peggiore è senza dubbio il fatto che moltissimi in parte furono imbevuti della sua superbia ed eretica ostinazione, in parte, si potrebbe dire, furono resi folli e si ritrovarono storditi, come toccati da quel pesce che chiamano torpedine, senza dubbio degno frutto di un tale seme diabolico. Del resto, sulla possibilità che ciò possa accadere, e che sia di fatto già accaduto di frequente, abbiamo un autorevolissimo testimone, l’apostolo Paolo che biasima così i Galati: “O Galati insensati, chi vi ha ammaliato per non credere alla verità?” Ritengo non sia senza grande mistero l’aggiunta: “per non credere alla verità”.[3]

Infatti, coloro che, affascinati dai seduttori, hanno acconsentito in modo sconsiderato al falso, non solo sono stati in quel momento privati della luce della verità, ma sono divenuti più diffidenti nell’accoglierla. Occorre esortare tutti quelli che prestano ascolto ai predicatori sacri, spesso esecrabili e fanatici, ad avere quel versetto del Vangelo sempre presente agli occhi e alle orecchie della mente: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi con vesti di pecore, mentre internamente sono lupi rapaci. Dai loro frutti li conoscerete.”[4]

[…]”

***

Nella prima puntata della rubrica si è scelto di pubblicare un brano estratto dall’introduzione di Raphael Ebgi, nella seconda si è presentata una delle due lettere presenti nel primo capitolo intitolato Un circolo lucreziano all’amico, poeta e suonatore di lira Antonio Serafico; nella terza si è optato per la pubblicazione di un estratto dalla Epistola sul divino furore all’amico e studioso di eloquenza Pellegrino Agli; nella quarta ci si è soffermati su un estratto tratto da Trattato di Dio et anima ed uno tratto da Le quattro sette dei filosofi; nella quinta puntata si è preso in oggetto un estratto della lettera all’amico Antonio Canigiani presente nel capitolo Virtù e fortuna; nella sesta puntata si è presentato il primo capitolo Platonismo e repubblicanesimo della Parte seconda del volume intitolata “Firenze Atene”; nella settima lo spazio è stato riservato ad un estratto dal secondo capitolo Pietas et sapientia della Parte seconda intitolata “Firenze Atene”, capitolo suddiviso in sei sottocapitoli; nell’ottava puntata si è scelto di sottoporre una selezione tratta dal terzo capitolo della Parte seconda intitolato Poeti platonici: Argomento allo «Ione» di Platone; nella nona si sono presentati due estratti dal capitolo De miseria hominisnella decima Misteri d’Amore si presentano due estratti da El libro dell’amore e dalla Lettera ai confilosofi ed a Ermolao Barbaro; nell’undicesima Del bello o della grazia un estratto da Argomento all’«Ippia maggiore» di Platone; nella dodicesima Immortalità e resurrezione un estratto da Argomento al «Fedone» di Platone; nella tredicesima Il regno dei nomi un estratto da Argomento al «Cratilo» di Platone; nella quindicesima Il tempo della magia si presenta un estratto dal primo Commento alle «Enneadi» di Plotino; nella quindicesima Il mondo delle immagini un estratto da Parafrasi del «De mysteriis» di Giamblico; nella sedicesima Sui demoni un estratto da Lettera a Braccio Martelli, nella diciassettesima un estratto da Fatalianella diciottesima un estratto da Medicina del corpo, medicina dell’anima, nella diciannovesima un estratto da Sul Male

 

Marsilio Ficino citazioni Profezia
Marsilio Ficino citazioni Profezia

Per continuare la lettura in modo proficuo e con attenzione si consiglia di distogliere gli occhi dal computer o dal cellulare e di recarsi nella propria libreria per cercare il libro tra gli scaffali “impolverati”; se non si possiede il volume in casa si consiglia di acquistarlo (rigorosamente in cartaceo).

Leggere è un compito importante, la carta è di grande ausilio rispetto al formato digitale non solo per la concentrazione necessaria all’atto della riflessione e comprensione ma anche per instaurare un rapporto fisico con l’oggetto-pozzo che conserva amorevolmente le considerazioni degli esseri umani del passato, in questo caso di Marsilio Ficino.

 

Note

[1] Locuzione usata per Catilina da Sallustio ne De Catilinae coniuratione.

[2] Marsilio Ficino con un gioco di parole identifica Savonarola con Nerone, saevus Nero.

[3] La seconda parte della citazione non è presente nella vulgata, Ficino enfatizza invece la grandiosità dell’aggiunta.

[4] Matteo, 7, 15-16

 

Info

Rubrica Anima Mundi

Rubrica Enneadi di Plotino

Leggi articolo Il Piombo in alchimia

Leggi Profezia di morte di Girolamo Savonarola

 

Bibliografia

Marsilio Ficino, Anima Mundi, Einaudi, 2021

 

3 pensieri su ““Anima Mundi” di Marsilio Ficino #20: Profezia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *