Oubliette, il sogno segreto di Franco Carta: la poesia diviene istante
Di seguito si potrà leggere la poesia intitolata “Oubliette, il sogno segreto” di Franco Carta, segue una critica letteraria atta allo scioglimento delle metafore presenti nei versi.
“Oubliette, il sogno segreto”

La rotazione dei cieli
si ripete senza fine.
Vicino all’acqua,
un altro pensa a me.
Io mi ci perdo.
Finalmente esce indenne
da tutte le tempeste;
e piove forte dentro di me,
come fuori.
Qualcosa si è fermato.
È stato solo un attimo.
Ho visto la cella sotterranea
ruotare l’aldilà delle storie,
la tua storia.
Saremo di questo mondo,
uno tra tanti altri;
forse, un giorno,
qualcuno leggerà questo sogno.
Mentre l’albatro plana
sull’avio orizzonte,
sogno un volo leggero,
come l’aria che scuote
il librarsi della sula,
o una piumetta di gheppio
che volteggia,
così lieve,
anche sotto la pioggia.
Sussurro,
poi bisbiglio
il tuo nome.
E la suite di una stella,
confusa tra le nubi
e il rosso della sera,
poi, in un battito d’ali
s’interrompe l’incanto.
***
“Oubliette, il sogno segreto” di Franco Carta, scritta il 1° settembre 2026, è una poesia costruita come un sogno dentro il sogno. Già il titolo contiene una chiave interpretativa: oubliette, dal francese, indica una cella sotterranea destinata a nascondere o dimenticare qualcuno. Non è dunque soltanto un luogo fisico: diventa la metafora di ciò che viene relegato nella parte più profonda della memoria, ciò che si tenta di dimenticare ma che continua, segretamente, a vivere.
La poesia procede per frammenti visionari, senza raccontare esplicitamente una vicenda. Il lettore deve ricostruirla attraverso immagini, sensazioni e simboli.
“La rotazione dei cieli/ si ripete senza fine”
L’immagine introduce il tema della ciclicità. Il cielo che ruota rappresenta il tempo che passa, ma anche il ritorno incessante degli stessi pensieri. Il soggetto poetico è prigioniero di un movimento circolare: il tempo procede, ma interiormente qualcosa continua a ripetersi. Non c’è una vera liberazione dal passato.
“Vicino all’acqua,/ un altro pensa a me./ Io mi ci perdo.”
L’acqua è uno dei simboli fondamentali della poesia. Rappresenta la memoria, l’inconscio, la dimensione emotiva.
“Un altro pensa a me” introduce una figura lontana, assente, ma ancora legata al protagonista. La distanza fisica non cancella il legame: pensare all’altro diventa una forma di presenza.
“Io mi ci perdo” è particolarmente significativo: il protagonista non si limita a ricordare, ma si immerge completamente in questo pensiero. L’acqua diventa così anche l’immagine dello smarrimento sentimentale.
“Finalmente esce indenne/ da tutte le tempeste”
Le tempeste sono le difficoltà, le sofferenze, le vicissitudini della vita. La persona amata, o comunque evocata, riesce a uscirne “indenne”.
Ma il paradosso arriva subito dopo: “e piove forte dentro di me,/ come fuori.”
La tempesta esterna diventa tempesta interiore. Qui la metafora è molto limpida: ciò che accade fuori è contemporaneamente ciò che accade nell’animo. La pioggia non è più soltanto meteorologica: è dolore, nostalgia, commozione.
“Qualcosa si è fermato./ È stato solo un attimo.”
Nel movimento continuo dei cieli, improvvisamente qualcosa si arresta: il tempo, la realtà, il pensiero, oppure la percezione stessa dell’esistenza. Ma la sospensione dura soltanto un istante. È il tipico momento del sogno in cui il tempo sembra annullarsi e si entra in una dimensione diversa.
“Ho visto la cella sotterranea/ ruotare l’aldilà delle storie,/ la tua storia.”
La cella sotterranea è il luogo della memoria rimossa: l’oubliette. Ma essa non rimane immobile: “ruota”. È come se ciò che è stato sepolto e dimenticato tornasse ciclicamente alla coscienza.
“L’aldilà delle storie” può indicare una dimensione che va oltre il racconto biografico, oltre ciò che concretamente è accaduto. E soprattutto: “la tua storia” fa pensare che il centro segreto sia proprio una persona e la sua vicenda, custodita nella memoria.
L’“aldilà” non è necessariamente la morte in senso letterale: può essere l’oltre della memoria, il luogo mentale in cui continuano a vivere le persone e gli eventi che non appartengono più al presente.
“Saremo di questo mondo,/ uno tra tanti altri”, una riflessione quasi cosmica.
“Saremo di questo mondo” significa accettare la propria appartenenza alla condizione umana: siamo esseri tra altri esseri, una storia tra infinite storie.
Ma subito compare la possibilità della sopravvivenza attraverso la memoria: “forse, un giorno,/ qualcuno leggerà questo sogno.”
Una sorta di capsula del tempo. Ciò che oggi appartiene intimamente potrebbe, un giorno, essere raccolto da un lettore sconosciuto.
La scrittura offre dunque una possibile forma di immortalità.
Il grande simbolo del volo
La parte centrale della poesia cambia registro: dalla cella sotterranea si passa al cielo e agli uccelli.
L’albatro è una scelta simbolica molto forte. È un uccello associato agli spazi oceanici, alla distanza, alla capacità di attraversare enormi distese.
“Plana” senza apparente fatica: rappresenta quindi il desiderio di liberarsi dal peso terreno.
“Avio orizzonte” accentua questa dimensione: l’orizzonte non è soltanto geografico, ma è il limite verso il quale si tende.
Il poeta sogna: “un volo leggero, come l’aria…”
Il volo è evidentemente una metafora di libertà. Ma anche di un possibile superamento della sofferenza.
La sula appartiene anch’essa al mondo marino e al volo. Il suo librarsi aggiunge una seconda sfumatura: il desiderio non è semplicemente di “scappare”, ma di abbandonarsi al movimento dell’aria, lasciarsi portare. È quasi il contrario della “cella sotterranea”.
Abbiamo infatti una struttura simbolica molto precisa: sotterraneo → acqua → cielo → volo
Il testo compie una progressiva risalita dalla profondità verso la leggerezza.
La “piumetta di gheppio”
La piuma è ancora più leggera dell’uccello intero. È una sorta di riduzione all’essenza: non serve più la forza dell’animale, basta una piuma perché l’immaginazione possa volare.
E il particolare decisivo è: “così lieve,/ anche sotto la pioggia.”
La leggerezza non dipende dalla scomparsa del dolore.
“Si può essere leggeri anche mentre piove.”
Questa è una delle chiavi più forti dell’intera poesia: la sofferenza non deve necessariamente essere eliminata per poter continuare a sognare.
“Sussurro,/ poi bisbiglio/ il tuo nome.”
Qui il linguaggio si restringe fino quasi a scomparire. Dopo il movimento cosmico, le tempeste e il volo, rimane soltanto un nome.
Il nome della persona amata è quasi impronunciabile: viene prima sussurrato, poi bisbigliato. È qualcosa di intimo, custodito nella segretezza dell’oubliette.
Questo gesto è come una invocazione: pronunciare il nome significa richiamare per un attimo quella persona nella propria presenza.
“La suite di una stella”
Questa è l’immagine più ermetica del testo. La “stella”, tradizionalmente, rappresenta guida, distanza, desiderio, eternità. È qualcosa che appartiene al cielo ma che può essere osservato dalla terra.
“Confusa tra le nubi/ e il rosso della sera” la rende però incerta, sfuggente.
La stella è dunque la persona desiderata, una presenza lontana che appare e scompare, oppure il sogno stesso: luminoso ma non afferrabile.
Il termine “suite” introduce inoltre l’idea di qualcosa che continua, di una prosecuzione, quasi di un seguito. Alludere alla “continuazione” della storia oltre ciò che il poeta riesce a vedere.
“poi ‒/ in un battito d’ali/ s’interrompe l’incanto.”
Il finale è perfettamente coerente con la logica del sogno. Il battito d’ali è simultaneamente movimento e brusca interruzione: basta un attimo perché la visione svanisca. Il sogno segreto non può durare. E qui ritorna implicitamente il tema iniziale: il tempo riprende a girare.
L’incanto era una sospensione temporanea della realtà, una possibilità di incontrare nuovamente, attraverso memoria e immaginazione, ciò che è lontano o perduto.
La poesia può essere letta come il viaggio interiore di una persona che custodisce nel profondo la storia di un’altra persona.
Scioglimento delle metafore
L’oubliette rappresenta ciò che è stato rinchiuso nella memoria.
L’acqua rappresenta l’emotività e l’inconscio.
La tempesta rappresenta la sofferenza.
La pioggia interiore è il dolore personale che rispecchia quello del mondo esterno.
Il sotterraneo è il luogo della memoria profonda.
Il cielo rappresenta il desiderio di trascendenza.
Gli uccelli sono immagini della libertà e del desiderio di superare la pesantezza dell’esistenza.
La piuma rappresenta la forma più pura della leggerezza.
La stella è ciò che rimane visibile da lontano: una presenza amata, forse perduta, forse irraggiungibile.
Il nome sussurrato è il tentativo di mantenere vivo il legame.
E il battito d’ali finale è il ritorno alla realtà.
In questo senso, “Oubliette, il sogno segreto” è una poesia sulla memoria come luogo di sopravvivenza. Ciò che la vita ha separato può ancora incontrarsi nel sogno, nel ricordo e nella parola poetica.
E c’è un’ulteriore circolarità: all’inizio “la rotazione dei cieli/ si ripete senza fine”; alla fine “s’interrompe l’incanto”. Il sogno riesce a fermare il tempo soltanto per un istante, poi il movimento ricomincia.
La poesia stessa diventa quell’istante.
È il luogo in cui la “cella sotterranea” si apre, la storia dell’altro torna alla luce, e per qualche verso è ancora possibile pronunciarne il nome.
