“L’oscurità salata” di Carlo Alessio Cozzolino: il richiamo silenzioso del Padre

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“E quinci il mar da lungi, e quindi il monte./ Lingua mortal non dice/ Quel ch’io sentiva in seno” ‒ Giacomo Leopardi, “A Silvia”

L’oscurità salata di Carlo Alessio Cozzolino
L’oscurità salata di Carlo Alessio Cozzolino

Dopo le due precedenti raccolte poetiche, torna alla scrittura Carlo Alessio Cozzolino con L’oscurità salata (Bertoni Editore, 2026). Dopo Sogni di carta e Nottetempo ritroviamo questo scrittore con la sua cifre portanti: la brevitas e la potenza sinestetica di associare diversi elementi sensoriali.

Tuttavia vorrei primariamente stare sul titolo L’oscurità salata e vorrei farlo a partire dalla copertina: una tinta unita celeste con alcuni versi del poeta e il titolo. L’oscurità è data dal perdersi negli occhi, negli orizzonti sempre identici, e dal richiamo silenzioso del Padre, del Dio che tutto mantiene nel suo silenzio eloquente.

Tutta la poesia di Cozzolino consta di ossimori, di vari accostamenti percettivi, come la vista e il gusto che sono rafforzate dal loro combinarsi insieme; ma a loro si accosta anche l’elemento uditivo, o meglio quello del silenzio e della musica. Così, coerentemente, Cozzolino fa precedere la raccolta da un Preludio.

Preludio è, infatti, esso stesso un termine musicale utile al lettore per comprendere le tematiche trattate nel corso delle pagine. Tra queste una sicuramente in primo piano è l’amore e non è un caso che la prima lirica, sia della sezione Preludio che dell’intera raccolta tout-court sia proprio intitolata L’amore.

Leggenda, tuttavia, ci si rende conto del valore rivoluzionario che Carlo attribuisce a questo sentimento: secondo l’autore, infatti, l’amore corrente è una forma di egoismo: “Nessuno ti ama per ciò che sei,/ ma per ciò che fai./ Neanche chi ti è più vicino ti ama veramente/ perché vuole per te/ ciò che in realtà desidererebbe per sé// Quale forma di egoismo è l’amore!// Solo,/ ama te stesso/ e nell’amarti, ama”. Lapidaria ma vera, questa sentenza, soprattutto nell’epoca del Narcisismo, dell’Egocentrismo, dell’Abuso dell’Io a scapito del Noi.

L’unico amore autentico è quello verso se stessi, ben diverso dall’egoismo di cui sopra, perché è l’unico che può aprire agli altri: così voglio interpretare gli ultimi tre versi e in particolare “e, nell’amarti, ama”. Ama non ha un oggetto, quindi ha valore generale, può valere “ama te stesso”, “ama gli altri” o entrambi.

Questo dualismo si ritrova in altre liriche, come nella seconda dal titolo Ricerca: “Nel Signore/ va ricercata la fede,/ nell’Amore/ va ricercata la vita”.

Sono distinte chiaramente le due sfere, quella umana e quella divina e si ribadisce che la dimensione umana è quella dell’Amore, un amore di ben altra cifra di quello della lirica iniziale.

Questo preludio si chiude con una lirica il cui titolo è omonimo di tutta la raccolta: L’oscurità salata; “Lacrime// Un universo/ si apre/ nel mio cuore// L’oscurità/ salata”.

Del resto il sale è sostanza delle lacrime, e le lacrime sono salate per l’appunto e sono per analogia l’universo stesso, ovvero la realtà che ci circonda e ci sostiene. La nostra è una valle di lacrime, insondabile, invisibile e anche per questo fonte di dolore, di quel dolore che il sale reca agli occhi e al cuore.

Quante volte, andando al mare, la sabbia e il sale marino ci graffiano gli occhi e li fanno piangere? Provare per credere. Sensazione fastidiosissima.

Se la sezione di apertura è Preludio, non meno significativa è la seconda dal titolo Il tempo. La musica è l’immagine stessa del tempo e il tempo è la dimensione dell’uomo. Alcune poesie, infatti, hanno la registrazione dell’ora, ad indicare la substantia hominis.

La terza sezione si intitola Albore ed è la più corposa. Albore deriva da alba e alba da albus, bianco: esprime il momento dell’apparire del bianco, della luce del sole ed in realtà va distinta dall’aurora. Per metafora o per analogia è sempre stata associata alla verità. E per contrasto richiama L‘oscurità salata del titolo generale. Lo si evince benissimo dalla prima lirica della predetta sezione, non a caso intitolata Vita: “Non ho certezze,/ ma dubbi.// Galleggiano i  miei sogni/ Solo,/ ho conosciuto la verità”. E poi staccato, tra parentesi quadre si legge, in corsivo [La vita è una menzogna veritiera].

Faccio notare che, a livello grafico, il testo di Cozzolino non è nuovo a scelte particolari: infatti, già nella lirica L’Oscurità salata si nota che nella parte finale, contenente l’espressione L’oscurità salata, i due termini sono uno su un verso e uno su un altro; inoltre la parola “salata” viene mandata a capo con un rientro non allineato a quello del lessema L’Oscurità; tornando alla lirica Vita, è come se l’ultima frase, che apparentemente vorrebbe essere espunta dal testo, in realtà fosse la più importante proprio in quanto messa fra parentesi; inoltre, il fatto che sia scritta in corsivo rispetto al tondo del resto della poesia, la rende ancora più in evidenza, come fosse un corollario, un rafforzamento, una conferma ulteriore di quanto già espresso dalla lirica, o meglio il contenuto della verità che il poeta dichiara di aver conosciuto: ovvero che esiste solo la menzogna; per questo e a maggior ragione va avvalorato il dubbio che costella l’io lirico, in antitesi alle certezze.

Il carattere corsivo e il margine rientrato sono caratteristiche grafiche che ricorrono più volte nel libello, segno che si tratta di un vero e proprio stilema, di una scelta stilistica da parte dell’autore che, come un compositore musicale, ha organizzato con precisione le partiture interne della sue liriche, tra sezioni e testi che si richiamano; il linguaggio musicale tout court è del resto ricorrente tra le pagine: ad esempio Primo notturno, Secondo notturno, Terzo notturno sono i titoli di tre brevi liriche consecutive appartenenti alla sezione Albore; all’interno di quest’ultima esiste anche una poesia omonima, a ribadire il discorso dei rimandi e dei rinvii sopra richiamato; l’elemento musicale si nota anche, ad esempio, nella lirica Sillabario che, a livello grafico, si risolve in un insieme di lettere dalla A alla Z, scritte ora in corsivo, ora in maiuscolo, e a livello fonico in una catena di suoni.

Carlo Alessio Cozzolino citazioni L'oscurità salata
Carlo Alessio Cozzolino citazioni L’oscurità salata

Questi suoni diventano, con taglio metaletterario, contenuto di Verità nella lirica Cocci: “Raccogli tra i cocci una parola,/ è di vetro,/ trattenendo tra le mani questo respiro sdrucciolevole.// Ora circoscrivi con i tuoi sogni,/ mentre la notte silenziosa ci bagna,/ questo cuore che per te solo batte”; il silenzio e il rumore dei cocci sono parti di un unico concerto, mentre la sinestesia, sempre cara a Cozzolino, trionfa nella poesia Viola pastello: “Tutto attorno a me silenzio/ Viola pastello/ Brucia la notte”.

Potrei proseguire ad libitum, ma mi fermo qui lasciando il lettore libero di approfondire le suggestioni che qui ho timidamente evocato e a cui ho dato una mia chiave di lettura. Chiunque potrà, successivamente, dare una sua libera interpretazione perché, come diceva Troisi, “la poesia non è di chi la scrive, ma di chi gli serve”.

A me queste poesie sono servite e parecchio perché, nonostante il dolore, non sono uscita dalla lettura priva di speranza e a mio avviso compito della Poesia è dare speranza: per lo stesso motivo amo e sempre amerò Leopardi, perché leggendo le sue composizioni, si riaccende sempre in me la Speranza: negli occhi di Silvia, nel sabato laborioso e festivo del villaggio, nella Ginestra che, nonostante il Deserto, fiorisce con il suo impareggiabile Giallo.

Buone letture salate e ad maiora, semper!

 

Written by Filomena Gagliardi

 

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