Donne contro il Femminicidio #36: le parole che cambiano il mondo con Vanna Ugolini

Donne contro il Femminicidio #36: le parole che cambiano il mondo con Vanna Ugolini

Dic 27, 2017

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Vanna Ugolini, giornalista professionista, vice-caposervizio alla redazione di Terni de Il Messaggero. Si è occupata di cronaca nera e giudiziaria; ha partecipato come docente a master post-universitari sulla comunicazione e come relatrice a numerosi convegni su temi legati allo sfruttamento della prostituzione e violenza contro le donne. Nel 2008 è stata invitata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle celebrazioni per l’8 marzo al Quirinale. Ha pubblicato Tania e le altre. Storia di una schiava bambina, Nel nome della cocaina e Non è colpa mia, scritto a quattro mani con la psicologa psicoterapeuta Lucia Magionami, sul femminicidio. È presidente dell’associazione Libertas Margot, composta da professionisti che si occupano di violenza di genere.

Sembra un gioco di parole ma le parole non sono un gioco. Forgiano il pensiero, inventano categorie, scavano riflessioni e nuovi percorsi di ragionamento. In principio era il Verbo. Il logos che ha fabbricato il pensiero. Per questo le parole sono importanti (e anche le loro declinazioni al femminile)”.

 

Femmina

Qui c’è una femmina“, disse 19 anni fa la ginecologa appena appoggiò la sonda sulla mia pancia. Vado fuori tema, lo so, ma la parola femmina io la associo a quel piccolo viso rotondo, a quel naso perfetto che emergeva fra le onde sullo schermo dell’ecografo. Vicino a lei c’era il maschio, il fratellino gemello. Saranno lei mancina, lui destro. Lei espansiva e chiacchierona, lui riflessivo e silenzioso. Lei da Liceo Classico, lui da liceo Scientifico. Diversi, complementari. Legatissimi.

 

Femminismo

Vanna Ugolini

Ho abitato quasi sempre in provincia, troppo giovane per aver vissuto appieno il ’68 e troppo grande per aver vissuto appieno i successivi movimenti studenteschi, peraltro di portata meno significativa. Faccio parte, quindi di quella generazione che del femminismo ha potuto godere le conquiste ‒ pillola contraccettiva, maggior facilità di relazione con i ragazzi. speranze e cammini già intrapresi verso la parità, divorzio etc…‒ senza faticare troppo nel conquistarle. Almeno sulla carta. Perché troppo spesso si rischia di farci l’abitudine a certi traguardi e di dimenticare quanto sia straordinario avere diritti che permettono di poter vivere con pienezza la vita. Mai fermarsi, dunque, in questo percorso che cerca la di parità di diritti e che è ancora incompiuto. Che è anche, però, un generoso cammino in cui si segna la strada che altre percorreranno più agevolmente.

 

Femminicidio

Questa parola a molti non piace ma io non mi soffermerei troppo sulla sua bellezza o sul suono. Bella o brutta meglio che ci sia. Ha una sua tragica radice storica, non è stata scelta a tavolino, e dà il nome all’uccisione di una donna per il fatto di essere donna, appunto. Funziona, è entrata nel linguaggio comune e ha contribuito a far riconoscere la violenza di genere, un fenomeno che così tanto spesso si cela dietro altre parole molto più ingannevoli.

 

Educazione sentimentale

A leggerle di fretta queste due parole sembrano litigare fra di loro. La parola educazione fa pensare a qualcosa che ha regole, ritmi prestabiliti, codici. Cosa c’entra con i sentimenti, con le passioni, la rabbia e la paura che appartengono alla sfera dell’emotività? Cos’è, dunque, l’educazione sentimentale? Difficile dirlo in poche parole. Forse, riconoscere la violenza che è dentro di noi. Declinare il rispetto in tutte le sue forme fuori di noi, nelle relazioni con gli altri.

 

Written by Emma Fenu

 

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2 comments

  1. anronio zamattia /

    Sono il marito della mamma di Sofjya Melnik…
    Tante parole sulla violenza alle donne, ma finché non si cambia rotta e l’uomo non ammette che ha un errore di base nella sua mente, nulla si farà… il “delitto d’ONORE sarà sempre presente…
    Invece di aver introdotto “la teoria del Gender” si avesse rafforzato la riformazione dell’uomo e se invece di continuare a sublimare gli usi inconsulti del corpo (così che la donna è sempre sucube del mascio “macho”) si potrebbero avere nove generazioni che pensano prima di tutto con il cervello e i rapporti (tra uomo e donna) sarebbero veramente utili ad entrambi
    Antonio Zamattia (Taranto)

    • Antonio personalmente consiglio di spegnere la TV ed iniziare a studiare filosofia, poesia. Certo fare anche attività fisica, ma non seguire quel business chiamato calcio. Ed il discorso è lungo lunghissimo. Come possono i genitori educare in modo equilibrato se NON hanno mai ricevuto equilibrio? E chi da adulto è riuscito con fatica a raggiungere l’equilibrio diventerà mai genitore? Metterà mai alla luce un altro essere umano in questa “cosa abominevole” chiamata società?

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