“Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar: la lunga lettera in cui l’imperatore racconta

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Nel 1927 Marguerite Yourcenar si imbatte in una frase di Flaubert; sono poche parole, indimenticabili. “Quando gli dèi non c’erano più e Cristo non ancora, tra Cicerone e Marco Aurelio, c’è stato un momento unico in cui è esistito l’uomo, solo”; Marguerite trascorrerà gran parte della vita a cercare di raccontare quell’uomo.

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar

Memorie di Adriano (Einaudi editore, 2014, pp. 338, trad. di Lidia Storoni Mazzolani) è il suo magnum opus; lo concepisce e lo scrive in varie forme, tra il 1924 e il 1929. Insoddisfatta, distrugge tutte quelle pagine; ripreso nel 1934, il lavoro viene abbandonato più volte fino al 1937. Intanto Yourcenar ha trovato il punto di vista del romanzo, il momento in cui Adriano sta per lasciare la vita; allora la pesa, la esamina, ne dà un giudizio. Nel 1939 il progetto torna ad arenarsi, fino al dicembre del 1948; in quei giorni Marguerite si trova tra le mani un frammento del manoscritto perduto. Si tratta di alcuni fogli ingialliti; l’intestazione reca il nome di Marco Aurelio. Da quel momento, si dedicherà anima e corpo alla stesura del libro; è un’impresa da portare a termine, a qualunque costo.

La convenzione ufficiale vuole che l’imperatore romano sia nato a Roma; ma Adriano viene alla luce a Italica, nella provincia spagnola. La sua prima patria sono i libri; in minore misura, le scuole. Quella di Terenzio Scauro fa conoscere poco poeti e filosofi, ma prepara alle vicissitudini della vita; ovunque si troverà, Adriano incontrerà la stessa ragnatela di intrighi e di calunnie. La scoperta della poesia lo esalta, ma il giudizio del maestro lo getta nello sconforto; a suo dire, non sarà mai altro che un poeta mediocre. Adriano gli sarà sempre grato per averlo costretto a studiare il greco per tempo; ancora bambino, impara a tracciare le lettere di quell’alfabeto sconosciuto.

A sedici anni, torna da un periodo di addestramento sui Pirenei; il tutore Acilio Attiano lo manda a studiare ad Atene, presso il sofista Iseo. La città lo conquista subito; l’adolescente schivo assapora l’aria viva, le conversazioni rapide, la disinvoltura. Tra studio e moderati piaceri, finisce per rimpiangere Roma; gli manca il luogo del potere, dove si fanno e si disfanno le vicende del mondo. Il regno di Domiziano volge alla fine; conseguita la gloria sulle frontiere del Reno, Traiano si atteggia a grand’uomo del popolo. Adriano ritorna a Roma, dove ottiene una carica; viene nominato giudice del tribunale che si occupa di questioni ereditarie. Svolge il suo lavoro senza troppo coinvolgimento politico; in Senato lo chiamano “lo studente greco”.

Memorie di Adriano racconta il ritorno alle armi; promosso tribuno alla Seconda Legione, trascorre alcuni mesi sulle sponde dell’alto Danubio. In novembre viene trasferito alla Quinta Legione Macedone, acquartierata alle foci del fiume; la notizia dell’assassinio di Domiziano non stupisce, tutti si rallegrano. Traiano viene adottato da Nerva; l’esercito si trova in uno stato di fervente attesa. Attratto dall’esotico, Adriano ama frequentare i barbari; spesso si avventura nelle regioni dell’interno. Sogna di inoltrarsi in quelle steppe; di oltrepassare i contrafforti del Caucaso, verso Nord o verso gli estremi confini dell’Asia. È solo un sogno; quella libertà non esiste che nella sua immaginazione.

Dappertutto non sarei stato altro che un romano in esilio: una specie di cordone ombelicale mi legava all’Urbe. […] Ciò nonostante, quel sogno mostruoso, che avrebbe fatto fremere i nostri avi, saggiamente confinati nella loro terra del Lazio, io l’ho fatto, e l’averlo avuto solo un istante mi rende diverso da essi per sempre.

Traiano si trova nella Germania Inferiore; Adriano riceve l’incarico di raggiungerlo, per porgere i rallegramenti al nuovo erede dell’impero. Questi lo trattiene presso di sé, in qualità di tribuno; molto più vecchio di lui, ne è cugino e cotutore. Il giovane gli ispira scarsa fiducia; anche se la sua reputazione di ufficiale lo rassicura, va sorvegliato a vista.

Memorie di Adriano va avanti di un anno; parte la prima spedizione contro i Daci. Per Adriano, è uno dei periodi più felici; conosce bene quel paese inclemente, prova perfino attrazione. Grazie all’influenza di alcuni luogotenenti, si avvicina al culto di Mitra; affascinato dall’ascetismo, viene iniziato con un rito di sangue. Alcune azioni brillanti gli procurano una buona reputazione a Roma, lo rendono celebre presso l’armata; Traiano finisce per vedere in lui un altro se stesso. Dopo la caduta dell’ultima cittadella nemica, gli dona l’anello di diamanti ricevuto da Nerva; è una sorta di pegno della successione al potere. Nonostante l’opposizione dell’imperatore, Adriano ne sposa la nipote; se per l’ambizioso ventottenne è un trionfo, alla lunga il matrimonio si rivelerà una fonte di fastidi.

Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar Photo by Tiziana Topa
Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar Photo by Tiziana Topa

Durante la celebrazione del trionfo di Traiano, a Roma giunge la notizia delle incursioni sarmate; la prima guerra è presentata come una semplice spedizione punitiva. Adriano viene inviato con la carica di governatore della Pannonia; detiene anche i poteri di generale in capo. Forte della sua popolarità, impone rigide restrizioni alle truppe; inventa il culto della Disciplina Augusta, che in seguito estenderà a tutto l’esercito. Durante il suo primo consolato, si adopera in favore della pace; il gruppo dei sostenitori cresce, quello dei nemici altrettanto. Promosso alla carica di governatore della Siria, riceve anche quella di legato presso l’esercito; accetta, per non precludersi la via dell’ascesa al potere. Compie un nuovo viaggio in Grecia; tra gli onori ricevuti, il più gradito è la nomina ad arconte di Atene.

Memorie di Adriano ci porta ad Antiochia; Traiano vi giunge per controllare i preparativi della spedizione d’Armenia, preludio all’attacco contro i Parti. In procinto di lanciarsi in un’impresa irta di pericoli, non ha ancora designato il successore; schiacciato entro un ambiente ostile, Adriano è privo di potere. Come il più saggio dei suoi geni tutelari, Plotina interviene a sostenerlo; appartengono allo stesso ambiente, sono pressoché coetanei. L’imperatrice lo ha già appoggiato nei momenti duri; nelle cupe giornate di Antiochia, la sua presenza gli diventa indispensabile. Più dei problemi dell’impero, lo affligge quello personale; vuole il potere. Lo vuole per imporre i suoi piani, per instaurare la pace; lo vuole soprattutto per essere interamente se stesso, prima di morire. Traiano toglie l’assedio; prossimo alla fine, quell’uomo già pieno di vita sembra un altro. Prima di partire per l’Italia, nomina il cugino comandante in capo in sua vece; è tanto, ma non è ciò che conta.

Memorie di Adriano va avanti di appena dieci giorni; nel cuore della notte, un messaggero di Plotina reca due missive. La prima comunica che l’imperatore è sbarcato a Selinunte, dove giace gravemente infermo; l’altra annuncia l’avvenuto trapasso. Adriano si mette in viaggio; appena partito, riceve l’annuncio ufficiale. Il testamento di Traiano lo designa a successore; è stato appena inviato a Roma, in mani sicure. Al molo di Selinunte, trova ad attenderlo Attiano; questi è il primo a salutarlo con il titolo di imperatore.

Dopo il rito funebre, rientra ad Antiochia; accompagnato dalle acclamazioni delle sue legioni, si sente investito da una straordinaria calma. La sua vita ha ritrovato l’ordine; lo stesso non si può dire dell’impero, che versa ancora nel caos. In seguito a sapienti negoziati, Adriano ripristina la pace; tuttavia non gli basta l’ordine per le strade. Se possibile, vuole ristabilirlo negli animi; o meglio, vuole che vi regni per la prima volta. Nella Mesia Inferiore, riceve notizie allarmanti da Roma; pare che i nemici stiano tramando ai suoi danni. Incaricato di agire, Attiano colpisce; non si limita a eseguire gli ordini, ma va oltre.

Tornato da poco nell’Urbe, Adriano ha fretta di andarsene; i grandi progetti, le attività pacifiche e la sua vita stessa cominciano fuori da quelle mura. Dopo che la città è diventata lo Stato, l’imperatore vorrebbe che si estendesse ancora; che diventasse ordine del mondo e delle cose; che tutta la terra adottasse le virtù romane. Secondo sinistre voci di guerra, sull’Eufrate sono sorti gravi incidenti; grazie all’abilità diplomatica, Adriano conclude un accordo durevole. A quarantaquattro anni, comincia a sentirsi un dio; come tale lo trattano le popolazioni orientali dell’impero. Si fa iniziare a Eleusi; anche se motivata in parte da ragioni politiche, questa esperienza assume un impareggiabile valore religioso.

Memorie di Adriano si sposta in Asia Minore; durante la sosta nella Bitinia, a Nicomedia alloggia in casa di Proculo. Una sera si dà lettura di un’opera di Lycofrone; un giovane in disparte ascolta quelle strofe oscure, con un’attenzione pensosa e distratta. Quando gli altri si sono allontanati, Adriano lo trattiene; poco istruito e ignaro quasi di tutto, è riflessivo e ingenuo. Nel sentirsi ascoltato e osservato, si confonde; arrossisce, ricade in uno dei suoi silenzi ostinati. Tra i due si instaura un’intimità; cominciano alcuni anni meravigliosi.

Presenza silenziosa, Antinoo lo segue come un animale; possiede l’allegria e l’indolenza di un cucciolo, la selvatichezza e la fiducia. Arrivati in Grecia, si stabiliscono ad Atene; qui trascorrono un inverno ricco di contatti amichevoli, prima di tornare in Italia.

Memorie di Adriano scivola in avanti di oltre due anni; Antinoo è quasi al culmine della giovinezza. Il pastorello ha acquistato maniere di principe; ha saputo ignorare gli intrighi orditi intorno a lui, ma la sua bocca è meno sorridente. Ad Atene, Adriano riceve gli attributi divini; fonte di prestigio, sono il fine segreto dell’opera della sua vita. L’amore per Antinoo è cresciuto; tuttavia, quel peso risulta sempre più greve. Nel cuore malinconico del giovane si insinuano i primi timori; capricci e collera si alternano allo struggimento. Adriano arriva a percuoterlo; ne ricorderà sempre gli occhi atterriti. L’idolo è offeso; cominciano i sacrifici espiatori.

Con discrezione, arrivano ad Alessandria; in vista di un viaggio sul Nilo, si raduna una flottiglia di barche. È il primo giorno del mese di Athyr, l’anniversario della morte di Osiris; violando le regole, Antinoo ha lasciato l’imbarcazione senza indicare la meta. Cabria esprime ad Adriano i propri timori; i due si affrettano a scendere sulla riva del fiume. Sul tavolo delle offerte, le ceneri di un sacrificio; presso l’ultima caverna, un abito ripiegato e dei sandali. Lo trovano, abbracciato dalla melma; tutto crolla, tutto sembra spegnersi. Presto le lacrime cessano; l’imperatore è degno di compassione, purché si consoli in fretta. Egli stesso si crede placato; vana convinzione. Ritorna in Grecia via terra; forse è l’ultimo viaggio ufficiale in Oriente, pertanto vuole ispezionare tutto di persona.

A Roma, accelera il compimento dell’Editto perpetuo; i lavori lo costringono a spostarsi per la penisola. A Gerusalemme, un colpo di mano scatena una guerra; per l’ultima volta, l’imperatore si veste di cuoio e di ferro. Il suo corpo è stanco; non sopporta più come prima le fatiche di una campagna. Una banale indisposizione svela la malattia, il secondo avvertimento è più serio; Adriano deve accettare le restrizioni che il male gli impone. In primavera, si imbarca per l’Italia; lo attendono due affari importanti. L’uno interessa tutto l’impero; l’altro riguarda solo lui.

Nel nominare il suo erede, è convinto che possa realizzarsi il sogno di Platone; Marco Aurelio è il filosofo dal cuore puro, chiamato a regnare sulle genti.

Marguerite Yourcenar citazioni Memorie di Adriano
Marguerite Yourcenar citazioni Memorie di Adriano

Nei Taccuini di appunti, Yourcenar annota il proprio sforzo immaginativo; per scrivere della fine di Adriano, era necessario essere Adriano.

Il 26 dicembre del 1950 […] ho cercato di rivivere il caldo soffocante d’un giorno di luglio del 138 a Baia, il peso del lenzuolo su gambe pesanti e stanche, il mormorio quasi impercettibile d’un mare senza marea che di tanto in tanto raggiunge un uomo tutto preso dai rumori della sua agonia. Ho cercato di spingermi fino all’ultimo sorso d’acqua, l’ultimo collasso, l’ultima immagine. L’imperatore non ha più che da morire.

La prosa di Yourcenar incede maestosa, ma così umanamente umana; come Adriano, terreno e celeste. Il corpo è un compagno fedele, un amico sicuro; gli è caro, ché lo ha servito bene. L’anima, la conosce meno; ardua questione, su cui non smette di interrogarsi. Per tutta la vita, ricerca le ragioni dell’esistenza e delle origini; incapace di scoprirle, si rivolge alle stelle. Varius multiplex multiformis; sul campo di battaglia è Marte, ma senza la rozzezza del militare. È Apollo; amante dell’Arte e della Poesia, cultore della Grecia e della sua nobile lingua. Il Bello, l’ordine, la pace che di essi è emanazione; sono i principi che ispirano la sua vita e la sua opera. Leggero come nebbia di novembre, un velo di lirismo restituisce lo sguardo nostalgico del morente; si posa sulle cose passate, le accarezza prima che svaniscano per sempre. A poco a poco, Adriano lascia andare il mondo che si era inginocchiato ai suoi piedi; lascia la mano di quel bambino di Spagna, dello studente appassionato di greco, del giovane tribuno di belle speranze. Si spoglia delle purpuree vesti imperiali; tutti i se stesso che è stato si ritraggono nell’ombra. C’è solo Adriano; solo con la sua animula vagula blandula.

 

Written by Tiziana Topa

 

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