“La bellezza non ha prezzo” di Zdeněk Zeman: le verità semplici sul mondo del calcio
«Quando ero piccolo ero felice, non mi mancava niente, nemmeno la libertà, perché non puoi desiderare ciò che non conosci. Crescendo, ho capito che non si può misurare il consenso dove viene impedito il dissenso.» (p.11)

È questa la prima delle molte frasi di Zdeněk Zeman riportate all’inizio di ogni capitolo del libro La bellezza non ha prezzo ‒ L’autobiografia. Una frase che mi piace ricordare proprio dopo le recenti elezioni per il rinnovo della Duma di Stato russa, svoltesi dal 18 al 20 settembre 2026, in un contesto nel quale il tema della libertà politica e della possibilità di esprimere il dissenso torna inevitabilmente al centro dell’attenzione.
Zeman nasce a Praga il 12 maggio 1947, quando nel mondo sta ormai prendendo forma l’equilibrio della Guerra fredda e la Cecoslovacchia si avvia a entrare definitivamente nell’orbita sovietica. Sarà necessario attendere più di vent’anni perché torni a soffiare un vento diverso, quello della Primavera di Praga, che nel 1968 porterà con sé il tentativo di costruire un «socialismo dal volto umano». Un’esperienza destinata però a durare pochi mesi: nella notte tra il 20 e il 21 agosto ‘68, i carri armati del Patto di Varsavia invadono la Cecoslovacchia e arrivano fino al cuore di Praga, mettendo fine alle speranze di riforma.
Anche allora, tuttavia, il diritto internazionale si rivelò incapace di impedire l’uso della forza da parte di una grande potenza contro uno Stato sovrano. Dovranno trascorrere altri ventuno anni prima che un nuovo vento, questa volta davvero liberatorio, torni a soffiare sulla Cecoslovacchia: è il vento della Rivoluzione di velluto del 1989, che porterà alla fine del regime comunista e aprirà una nuova pagina nella storia del Paese. Zeman avrà allora quarantadue anni.
Zeman, parlando della sua giovinezza a Praga, racconta di come, durante gli anni delle scuole superiori, corrispondenti al nostro classico, iniziò a sentire l’oppressione di un regime che limitava le libertà e imponeva anacronistiche ritualità. Come il dovere di festeggiare i compleanni di Stalin e di Lenin, cantando l’inno nazionale. Zeman precisa di come non sentì mai alcun senso di patriottismo nei confronti dei russi. Per i cechi sì, ma per i russi mai.
In ogni caso un punto fermo nella vita di Zdeněk Zeman, fin dai tempi della Cecoslovacchia, ci fu: lo sport e il calcio in particolare. Il ragazzo infatti praticò quasi tutti gli sport, dal basket alla pallavolo, dal nuoto all’hochey su ghiaccio, solo per citarne alcuni, oltre al calcio.
Zeman racconta poi la storia dello zio, il famoso calciatore Čestmír Vycpálek. all’epoca considerato il miglior talento della Cecoslovacchia. La vita dello zio Čestmír fu segnata dall’imprigionamento nel campo di concentramento di Dachau, nel 1944, dove rimase per otto mesi. Una volta uscito e dopo essersi rimesso minimamente in forma, venne richiamato dallo Slavia Praga nel 1945 e, successivamente, dalla nazionale, con la quale giocò per sette anni. Tra le diverse squadre europee interessate a lui, la spuntò la Juventus, che lo acquistò per la stagione 1946-47. Fu così il primo straniero a vestire la maglia bianconera dopo la Seconda guerra mondiale.
Quando Vycpálek appese le scarpe al chiodo, iniziò la carriera di allenatore in Italia, seguito poi dal nipote, che lo raggiunse a Palermo, una città che sarebbe rimasta per sempre nel cuore di Zeman e che ancora oggi ricorda come una delle più belle che abbia mai visto.
Dopo alcuni periodi di permanenza a Palermo, nel 1969, il giovane Zeman rimase definitivamente in Italia dato che dal 1°luglio la Cecoslovacchia chiuse le frontiere. Come racconta tristemente Zeman, dovettero passare ben vent’anni prima che potesse rivedere i suoi genitori, i suoi cari e i suoi vecchi amici. A mio parere questo aspetto spiega molto del carattere e del modo di essere di Zeman.
Da questo punto in poi il libro La bellezza non ha prezzo diviene il resoconto di cinquanta anni della sua carriera da allenatore, dalle prime esperienze nel Foggia dai miracoli alla Lazio dei vari Signori, Nesta e di un Nedved da lui scoperto prima di tutti, nonché dalla Roma di un giovane Totti, con il quale Zeman trovò un’intesa perfetta al Pescara dei tre gioielli: Immobile, Insigne e Verratti. Zeman racconta anche i suoi famosi metodi di allenamento nel dettaglio, descrivendo anche come e chi tra i giocatori era più pronto ad assimilarli e chi no. Un’altra delle molte frasi di Zeman riportate all’inizio di ogni capitolo del libro, in questo caso al cap. 4 dal titolo «La bellezza della fatica» (p. 65), recita: «Voi dite che stiamo facendo lavoro duro? Per me sono solo passeggiate nei boschi…».
Zeman ne La bellezza non ha prezzo racconta tutto, le vicende più scabrose e più intime da lui vissute nelle varie situazioni e nel rapporto con i presidenti e con le istituzioni del calcio.
Zeman espone poi la sua filosofia del calcio, il suo marchio di fabbrica: il celeberrimo 4-3-3. Chi ne sa di calcio capisce subito di cosa sto parlando. È il famoso schema di gioco che Zeman apprese primariamente in Cecoslovacchia e poi lo integrò con il gioco a zona del modello olandese: il calcio totale di Kovács. Spiega Zeman: «La miglior protezione è sempre l’attacco dell’area avversaria, a costo di tenere la linea difensiva altissima, addirittura a centrocampo e oltre». (p. 48)
Per Zeman il calcio deve essere bellezza, spettacolo. Lo spettatore deve divertirsi, emozionarsi, tanto che: «La più grande soddisfazione è uscire tra gli applausi anche quando perdo». (p.105)
Sono state numerose le partite che si sono concluse con risultati da tennis…, e per questo un giornalista coniò il nome, divenuto poi mitico, di Zemanlandia, la terra promessa del goal, «Mai vie di mezzo. Goleade o sconfitte amare», racconta ancora Zeman. Il termine Zemanlandia è stato addirittura inserito nell’enciclopedia Treccani.
Un altro aspetto di cui Zeman parla in modo più che particolareggiato, facendo nomi e cognomi, è la sua battaglia per un calcio lontano dalle farmacie e dagli uffici finanziari, dal doping e anche dal doping amministrativo. Il suo attacco al “sistema” che in un certo periodo governava il mondo del calcio gli venne fatto pagare duramente. Il grande accusatore, come era stato dipinto Zeman, poteva andare al rogo come Giordano Bruno, a Campo de’ Fiori.
Tra le tante frasi persino Massimo D’Alema ebbe modo di dire: «Zeman? A volte dire la verità è colpa gravissima». (p. 143)
Insomma Zeman ricorda come divenne un personaggio suo malgrado per il portamento, lo sguardo, l’intercalare, l’accento straniero, i silenzi, le frasi secche, le verità semplici in contrasto con un mondo, quello che gira attorno al calcio, impregnato di retorico bla, bla, bla.
Un’ultima considerazione merita Andrea Di Caro, che ha raccolto e accompagnato la testimonianza di Zeman in questa autobiografia. Il suo ruolo non è però quello di un semplice curatore: alla fine del libro, infatti, dedica al mister un breve capitolo di ringraziamento, quasi un commiato personale, nel quale restituisce al lettore anche il rapporto umano nato nel corso della loro collaborazione. È un modo significativo per chiudere il racconto di una vita, lasciando emergere, oltre all’allenatore e al personaggio pubblico, anche l’uomo Zeman.
Zeman è stato ricordato in diversi ambiti e canzoni. Voglio qui riportare l’omaggio di Antonello Venditti al grande allenatore nella canzone «La coscienza di Zeman» uscita nel 1999 e ricordata da Zeman a pag. 274 (Cap. 13): «All’attacco vai, in difesa mai… Perché non cambi mai. Il sogno non si avvera quasi mai» diceva il ritornello e poi: «è una torrida sfida ideologicamente proibita agli schemi d’attacco, il Palazzo risponde con il tacco».
Zeman, che oggi ha 79 anni, si è ritirato dall’attività da qualche anno, anche se il desiderio di stare sui campi, a contatto con i giovani, non è cambiato. Non a caso, a chiusura del libro, scrive: «Chissà cosa c’è dopo il triplice fischio… Ma fino a quel momento, andiamo all’attacco: c’è sempre un altro gol da segnare». (p. 276)
È forse la sintesi migliore della sua vita e della sua idea di calcio: nessuna prudenza, nessuna rinuncia, sempre all’attacco.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Zdeněk Zeman, La bellezza non ha prezzo, con Andrea Di Caro, Rizzoli, 2022
