Io sono leggenda di Richard Matheson: dal libro al film L’ultimo uomo sulla Terra di Ubaldo Ragona

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«Che venga il mattino. La sua mente ripeté le parole di ogni notte. Buon Dio, fa’ che venga il mattino.» ‒ “Io sono leggenda”, Richard Matheson

Io sono leggenda di Richard Matheson
Io sono leggenda di Richard Matheson

Nel 1954 Richard Matheson pubblica Io sono leggenda, un romanzo destinato a diventare uno dei capisaldi della fantascienza e dell’horror moderno. Dieci anni dopo, una sua trasposizione cinematografica porta l’incubo tra le strade di Roma, trasformando il quartiere dell’EUR in una città spettrale, deserta e popolata da vampiri.

Nel libro, un’epidemia misteriosa ha sterminato gran parte dell’umanità, trasformando i contagiati in creature simili a vampiri. Robert Neville, forse l’unico uomo rimasto immune, vive in una città californiana devastata dalla catastrofe. Di giorno dà la caccia ai mostri nei loro rifugi; al tramonto si barrica in casa, mentre le creature si risvegliano e prendono d’assalto la sua abitazione.

La solitudine, la paura e la monotonia scandiscono le sue giornate. Ma il dramma di Neville non riguarda soltanto la sopravvivenza: quale futuro può avere un uomo che non ha più nessuno con cui condividere il mondo?

L’incontro con Ruth sembra offrirgli una possibilità. La donna, apparentemente immune, appartiene però a una nuova comunità di esseri umani contagiati, capaci di convivere con la malattia grazie a particolari trattamenti. Per loro, Neville non è un sopravvissuto da salvare, ma un pericoloso assassino: nella sua caccia ai vampiri ha eliminato molti dei loro simili. Quando viene catturato, comprende che la società destinata a sostituire quella umana lo considera un mostro. La sua morte segnerà la fine di un’epoca. Robert Neville sarà leggenda.

Bene, a dieci anni di distanza, l’incubo del protagonista del romanzo di Matheson si trasferisce dunque a Roma. È il 1964 e il quartiere dell’EUR, progettato negli anni Trenta in vista di un’Esposizione Universale mai realizzata, diventa lo scenario di L’ultimo uomo della Terra, un film diretto da Ubaldo Ragona, con Vincent Price nel ruolo del protagonista.

Ragona, siciliano, aveva lavorato nel campo della critica e della divulgazione cinematografica, dirigendo anche la rivista Rivista del Passo Ridotto. Prima di questo film aveva realizzato alcuni documentari, ma è proprio con L’ultimo uomo della Terra che il suo nome entra nella storia del cinema fantastico. La pellicola nasce da una coproduzione italo-americana e presenta una particolarità: nella versione italiana la regia è attribuita a Ragona, mentre in quella americana compare il nome di Sidney Salkow. Anche la sceneggiatura è frutto di più contributi. Richard Matheson vi partecipa, ma sceglie di firmarla con lo pseudonimo di Logan Swanson, non del tutto soddisfatto del risultato finale.

Girato con mezzi limitati, il film sfrutta con intelligenza gli spazi reali della capitale. Gli interni vengono realizzati negli studi Titanus della Farnesina, mentre gli esterni interessano diverse zone di Roma, in particolare l’EUR. La geometria monumentale del quartiere, con i suoi edifici razionalisti, le piazze deserte e le prospettive smisurate, offre al regista un paesaggio straniante, quasi astratto. Il Palazzo della Civiltà Italiana, il Fungo e altri luoghi riconoscibili della città diventano così frammenti di una civiltà scomparsa.

La Roma di Ragona non ha bisogno di scenografie spettacolari o di effetti speciali per apparire devastata. È sufficiente mostrarla vuota, silenziosa, privata della presenza umana. La normalità architettonica della città si trasforma in qualcosa di inquietante: le strade, i palazzi e le piazze che conosciamo assumono l’aspetto di un mondo dopo la fine del mondo.

Il dottor Robert Morgan, interpretato da un intenso Vincent Price, è uno scienziato sopravvissuto a un’epidemia che ha trasformato gli esseri umani in vampiri. Immune al contagio, forse grazie al morso di un pipistrello ricevuto in passato, Morgan ha perso la moglie e la figlia e vive ormai in una casa fortificata. Durante il giorno esce armato di martello e paletto per cercare i vampiri nei loro nascondigli e ucciderli; di notte si prepara a resistere ai loro assalti.

La sua esistenza è scandita da gesti ripetitivi, quasi rituali. Si procura il cibo, controlla le difese della casa, affila i paletti e affronta la minaccia quotidiana. Il film insiste su questa routine, trasformando la sopravvivenza in una forma di prigionia. Morgan è vivo, ma il mondo intorno a lui è morto.

Un giorno, l’incontro con un cane sembra restituirgli la speranza di una compagnia. L’animale, tuttavia, è infetto. Morgan gli preleva un campione di sangue, lo analizza e comprende che non può salvarlo. Anche questa breve parentesi di affetto si conclude con la morte, lasciando il protagonista ancora più solo.

Poi compare Ruth, una donna che sembra immune alla malattia. Morgan la accoglie e comincia a sperare. Ma la verità è diversa: Ruth appartiene a una comunità di contagiati che, grazie a un trattamento, riescono a contenere gli effetti del morbo. I suoi compagni considerano Morgan un nemico, responsabile della morte di molti di loro, e la donna è stata mandata a sorvegliarlo in attesa del loro arrivo.

Ruth è armata e punta la pistola contro il dottore. Morgan, però, riesce a convincerla a deporre l’arma. Durante la notte, approfittando del suo sonno, le pratica una trasfusione con il proprio sangue, riuscendo a immunizzarla. È un gesto che riaccende, per un momento, la possibilità di una salvezza.

Ma la nuova comunità ha ormai raggiunto la casa. Morgan fugge, inseguito dai suoi nemici, e viene infine catturato. Giudicato un’anomalia genetica e un pericolo per l’ordine che sta nascendo, viene condannato a morte e ucciso sul sagrato di una chiesa. Il sangue del dottore, tuttavia, potrà servire a salvare un altro uomo.

La conclusione conserva il senso più profondo del romanzo di Matheson: non è necessariamente il sopravvissuto a rappresentare il futuro. Morgan crede di essere l’ultimo baluardo dell’umanità, ma per la società emergente è soltanto un assassino. Il confine tra uomo e mostro si è rovesciato, e il protagonista scopre di appartenere ormai al passato.

L’ultimo uomo della Terra rimane uno degli adattamenti più fedeli allo spirito di Io sono leggenda. Non soltanto per la vicinanza alla trama, ma soprattutto per la capacità di conservare l’idea centrale del romanzo: il terrore nasce dal punto di vista. Quello che per Morgan è un mondo popolato da mostri, per i suoi inseguitori è una società nella quale il vero mostro è proprio lui.

Il film non dispone dei mezzi delle grandi produzioni, e la sua recitazione può apparire talvolta enfatica, ma la fotografia in bianco e nero di Franco Delli Colli e l’interpretazione di Vincent Price contribuiscono a costruire un’atmosfera di autentica angoscia. La città vuota, i corpi dei vampiri, le incursioni quotidiane di Morgan e la sua ostinata resistenza compongono il ritratto di un uomo che continua a combattere anche quando ogni speranza sembra perduta.

Il romanzo di Matheson tornerà sullo schermo nel 1971 con Occhi bianchi sul pianeta Terra, diretto da Boris Sagal e interpretato da Charlton Heston, e nel 2007 con Io sono leggenda di Francis Lawrence, con Will Smith. Quest’ultimo, pur ricavandone l’idea di fondo, si allontana sensibilmente dalla struttura e dal significato dell’originale, privilegiando la dimensione spettacolare e quella dell’eroe solitario in un mondo devastato dagli effetti speciali.

Anche altri autori hanno raccolto l’eredità di Matheson. Da George A. Romero, con La notte dei morti viventi, fino alle opere che hanno contribuito a definire l’immaginario contemporaneo degli zombi, il debito nei confronti di Io sono leggenda è evidente. La sua intuizione più geniale consiste nell’aver capovolto una figura archetipica dell’orrore: non più un unico vampiro in mezzo agli esseri umani, come nel mito di Dracula, ma un unico essere umano in un mondo popolato da vampiri.

È un’idea semplice, ma capace di mettere in discussione il concetto stesso di normalità. E nel 1964 Ubaldo Ragona la porta sul grande schermo, trasformando l’EUR in un paesaggio dolente e irreale, dove i monumenti di una civiltà scomparsa fanno da sfondo alla solitudine dell’ultimo uomo della Terra.

 

Written by Maurizio Fierro

 

Bibliografia

Richard Matheson, Io sono leggenda, Fanucci Editore, 2017

 

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