“Cara televisione ‒ Una storia d’amore” con il piccolo schermo di Aldo Grasso: la platea acquista la parola

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“Mi sono sempre definito uno spettatore di professione e sono stato spesso scambiato per uno snob, ma sono esattamente il contrario: un ‘sincero democratico’ la cui curiosità indagatrice è ugualmente sollecitata da un programma ben riuscito come dal trash più efferato.”

Cara televisione di Aldo Grasso
Cara televisione di Aldo Grasso

Pubblicato da Raffaello Cortina Editore nel marzo 2026, Cara televisione. Una storia d’amore e altri sentimenti è l’ultimo saggio di Aldo Grasso.

Storico della televisione, editorialista del Corriere della Sera e professore ordinario di Storia della radio e della televisione all’Università Cattolica di Milano, Aldo Grasso, da molto tempo è un osservatore attento del mezzo televisivo. Fatto non trascurabile: la sua cattedra universitaria è stata la prima in Italia dedicata alla storia della televisione.

Spesso, in veste di critico, è stato stigmatizzato per le sue ‘stroncature’, a cui lui ha risposto spiegando che le sue valutazioni sono “un atto d’amore al contrario, animato dalla passione per il proprio lavoro e dal rispetto per quello degli altri”.

Il volume, esente da ogni tipo di moralismo o di nostalgia, rappresenta una novità assoluta nella produzione del celebre critico. È infatti la prima volta che Grasso riflette sul suo stesso mestiere, raccontando il rapporto appassionato che lo ha legato alla televisione italiana.

“Fare informazione seria e non annoiare sono prerogative che pochi possiedono.”

Aldo Grasso, che si definisce un “sincero democratico la cui curiosità è ugualmente sollecitata da un programma ben riuscito come dal trash più efferato” non si pone dall’alto della sua cattedra condannando il cattivo gusto televisivo, ma come un osservatore del fenomeno TV che va oltre gli stereotipi. Nel saggio “Cara televisione”, che attraversa quarant’anni di TV, l’autore fa il punto per capire cosa resta della televisione e come è la situazione oggi. Sottolineando come, con l’avvento di Internet, il critico sia diventato una figura sempre più marginale: tutti, infatti, possono esprimere un’opinione, e ciò comporta il venir meno del bisogno tradizionale del confronto.

Altro argomento su cui il filone narrativo del libro si sofferma è dedicato alla Rai: stigmatizzandola vivacemente Grasso sostiene che il servizio pubblico, così com’è oggi, “non ha più senso”. Non c’è più alcuna distinzione, secondo l’autore, fra la Rai e le televisioni commerciali, né per struttura né per programmi.

Grasso parla di “eccessiva sottomissione giuridica al potere esecutivo”, che ha trasformato la Rai in un “feudo dei partiti”. Definendo la Rai “una balena spiaggiata alla mercé dei predatori di turno”. Il critico individua negli anni Settanta la fine definitiva del servizio pubblico come avrebbe dovuto essere, oggi ridotto a un “bottino di guerra di chi vince le elezioni”.

Il libro, inoltre, dedica ampio spazio all’analisi sociologica dei programmi, suddividendoli per tipi: dai talk-show ai reality, dalla cronaca nera alla cultura, dai telegiornali allo sport.

Aldo Grasso osserva come la televisione contemporanea tenda a privilegiare format superficiali, condizionati dalle mode, che richiedono una soglia di attenzione sempre più bassa da parte del fruitore. Perché l’obiettivo principale è catturare lo spettatore, spesso rinunciando alla qualità dei contenuti in favore degli ascolti e degli introiti pubblicitari.

Particolarmente tagliente è la critica alle telecronache sportive e alla defilippizzazione della televisione, quel fenomeno che ha reso onnipresente la presenza di Maria De Filippi, ormai celebrata come un toccasana per tutte le fasce d’età.

Tuttavia, la televisione, malgrado le previsioni negative di alcuni, e nonostante sia cambiata radicalmente a causa del passaggio al digitale, della concorrenza delle piattaforme streaming e dei social network non è morta: gode ancora di buoni ascolti.

Nella sua disanima, infatti, Grasso non cade in una sterile nostalgia. Il suo intento non è quello di descrivere il mezzo televisivo in modo catastrofico, ma di osservare il passato, analizzare il presente e cogliere le tendenze future.

“Quando in Italia si diffonde il talk show e, più in generale, la televisione commerciale, nasce un nuovo tipo di pubblico: la platea acquista la parola.”

Organizzato in capitoli in funzione dei generi televisivi che hanno segnato l’esperienza dell’autore in veste di critico, il volume Cara televisione non è una riflessione accademica, semmai un insieme di considerazioni vivaci che conducono il lettore nel mondo televisivo, di cui è un fruitore passivo.

Da sottolineare poi, che è il titolo stesso a suggerire un rapporto affettivo, quasi familiare, che Grasso ha instaurato con la TV. Un legame nato quando, facendo ricerca, ha esplorato per la prima volta gli archivi RAI e ha capito che la televisione aveva una capacità di pesare sulla realtà molto più del cinema. L’autore ricorda le ore passate a seguire il caso Vermicino, esperienza sconvolgente, come ricorda la gradevolezza di certi programmi che hanno segnato la sua formazione, Campanile Sera, per esempio.

Grasso si descrive come un “apolide”, un “reietto”, quasi un “intruso” nel panorama culturale italiano: poco amato dai protagonisti della televisione, abituati a essere lusingati dai giornali, ha sempre avuto una posizione critica ma sincera, senza alcuna demagogia.

Aldo Grasso citazioni Cara televisione
Aldo Grasso citazioni Cara televisione

“La banalità abita anche i telegiornali. Di fronte alla sequenza pavloviana delle brevi dichiarazioni dei politici che i telegiornali e giornali radio della rai propongono viene quasi da rimpiangere il ‘pastone’…”

Cara televisione non è un manuale, e neppure una storia della televisione, ma un contributo originale per riflettere sul rapporto con il medium che più di ogni altro ha plasmato l’immaginario collettivo italiano. Che lo si può interpretare quale viaggio personale e appassionato, intrecciando memoria autobiografica, analisi critica e riflessione sociologica.

Il risultato è un saggio che parla sì di televisione, ma anche delle abitudini degli italiani, e della identità collettiva di un intero paese. Come scrive il critico, gli italiani sono diventati quello che sono “proprio grazie alla televisione”. E forse è proprio così.

Scritto con uno stile agile e coinvolgente, che non degenera mai nei tecnicismi, Cara televisione somiglia a una lunga e appassionata conversazione. Ed è proprio per questo che merita di essere letto.

“Il talk show è parola che si fa spettacolo, come tradizione drammaturgica vuole: con il passare del tempo, è diventato una necessaria semplificazione delle idee, una fatale iniezione di populismo…”

 

Written by Carolina Colombi

 

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