Ettore Majorana Il prezzo del genio #8: Il progressivo isolamento dall’Istituto di Fisica di via Panisperna

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“Il 26 marzo 1938, Ettore Majorana scomparse improvvisamente all’età di 32 anni. Fece perdere ogni traccia e non si ebbe più nessuna notizia. Non fu una semplice fuga, ma un gesto radicale denso di significati: l’estremo tentativo di un uomo di preservare la propria integrità di fronte a un destino di distruzione. Forse l’unico modo per rimanere libero.”[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

Ettore Majorana Il progressivo isolamento di Ettore Majorana Vincenzo Di Michele
Ettore Majorana Il progressivo isolamento di Ettore Majorana Vincenzo Di Michele

“Majorana, il prezzo del genio” è un saggio biografico sulla vita di Ettore Majorana (1906 ‒ 1938), fisico catanese scomparso misteriosamente in uno dei periodi più travolgenti dell’Europa: l’inizio della Seconda guerra mondiale.

L’autore Vincenzo Di Michele, ancora una volta, ha rivelato il suo profondo interesse verso i fatti che non vengono menzionati nei libri: le cosiddette zone d’ombra escluse dalla narrazione ufficiale e con “Majorana, il prezzo del genio” si è cercato di raccontare lo spaccato storico nel quale gravitava il fisico siciliano che maggiormente ha destato interesse nel mondo.

Tra i suoi successi editoriali si ricorda: “Io, prigioniero in Russia” (oltre 60.000 copie vendute), “Mussolini, finto prigioniero al Gran Sasso”, L’ultimo segreto di Mussolini”, “Animali in guerra ‒Vittime innocenti”, “La famiglia di fatto”, “Guidare oggi”, “Pino Wilson ‒vero capitano d’altri tempi”, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”, “Cefalonia ‒ Io e la mia storia”; e di recente pubblicazione “L’atleta della vita” e “Vivere oltre la metastasi”.

Lo stile dell’autore richiama il giornalismo storico d’inchiesta per il suo alternarsi di testimonianze, fonti, documenti ufficiali, lettere private.

Le ultime pubblicazioni “L’atleta della vita” e “Vivere oltre le metastasi” riescono bene a mettere in luce il valore della qualità della vita anche durante una malattia. Nello specifico “L’atleta della vita” è la storia di Anna, campionessa italiana, medico, moglie e madre; una donna che, dopo la diagnosi di tumore al seno e la successiva malattia metastatica, non si è arresa nemmeno per un istante e ha continuato a curare gli altri mentre lottava in prima persona per vincere la più importante corsa della sua vita; e “Vivere oltre le metastasi – un percorso tra medicina, movimento, alimentazione, meditazione e speranza” mostra come affrontare la malattia oncologica avanzata cambiando prospettiva e migliorando la qualità della vita.

Il volume “Majorana, il prezzo del genio” si presenta corredato da foto storiche, ed è composto da tredici capitoli. Da febbraio è diventato oggetto di una speciale rubrica nella quale si è pubblicata, in contemporanea con la circolazione del volume, la prima puntata dal titolo “Il talento innato nella scienza”, a marzo la seconda puntata intitolata “L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale”, ad aprire la terza puntata intitolata “Il nazismo al potere e la fuga degli scienziati”, a maggio la quarta intitolata “I macabri esperimenti scientifici sugli esseri umani”, a giugno la quinta intitolata “Le perplessità di Ettore sul partito nazista”, a luglio la sesta puntata intitolata “I ragazzi di via Panisperna” ed ad agosto la settima puntata “Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare”.

In ogni puntata si percorrerà, nel dettaglio, il cammino tracciato dall’autore Vincenzo Di Michele proponendo ai lettori un interessante approfondimento tematico. Vi lasciamo alla lettura dell’ottava puntata intitolata Il progressivo isolamento di Ettore Majorana dall’Istituto di Fisica di via Panisperna.

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Estratto dal Capitolo #8 ‒ Il progressivo isolamento di Ettore Majorana dall’Istituto di Fisica di via Panisperna

“È proprio in questo periodo di maggior successo dell’Istituto di Fisica di via Panisperna che Majorana si isolò dal gruppo di scienziati.
Diventò scorbutico, addirittura intrattabile.
La pubblicazione di alcuni suoi lavori gli procurò una meritata fama.
Gli scrivevano da tutto il mondo, da Cambridge, da Yale, proponendogli cattedre, da Mosca, dal Giappone, offrendogli la direzione di istituti.
Respingeva la corrispondenza scrivendoci sopra: «Respinto per decesso del destinatario».
Passava settimane intere chiuso nella sua stanza: il suo amico migliore, Edoardo Amaldi, che andò a fargli visita in casa, si vide costretto a mandargli un barbiere.
Sul suo tavolo c’erano libri di economia politica, trattati sulla costruzione delle navi, opere di medicina e pagine di appunti gremite di formule.”[2]

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A.M.: Nella prima puntata della rubrica hai presentato la figura di Majorana, nella seconda il suo incontro con gli scienziati tedeschi, nella terza si è tracciata una ipotesi sul ritardo dell’“invenzione” della bomba atomica, nella quarta hai mostrato gli esperimenti perpetrati su inermi esseri umani, nella quinta si è parlato dell’isolamento di Majorana al suo ritorno dalla Germania, nella sesta si sono presentati i ragazzi di via Panisperna, nella settima si è vista la scoperta della fissione dell’atomo da parte di Enrico Fermi. In questa ottava puntata, invece, si delinea l’isolamento di Majorana: come furono i suoi ultimi anni di vita?

Vincenzo Di Michele: Per rispondere ai vostri lettori in modo sincero, dobbiamo spogliarci per un attimo del mito del “genio scomparso” e guardare all’uomo, alla sua profonda e dolorosa fragilità. La svolta drammatica nella vita di Ettore Majorana non avviene a Napoli nel 1938, ma matura molto prima, precisamente al suo ritorno dal soggiorno a Lipsia e Copenaghen nella seconda metà del 1933.

In Germania, Ettore aveva trovato un interlocutore straordinario in Werner Heisenberg. Tra i due era nata un’intesa intellettuale profonda: Heisenberg lo trattava da pari a pari, ne valorizzava le intuizioni sulla teoria quantistica del nucleo senza forzarlo. Tuttavia, al suo rientro in Italia, qualcosa in lui si era irrimediabilmente spezzato. Il ragazzo brillante, seppur schivo, che frequentava i laboratori di via Panisperna, non esisteva più.

A questo punto comincia quello che gli storici definiscono il periodo della sua “auto-reclusione”. Majorana si chiude nell’appartamento di via Campania a Roma. Non è una semplice scelta di riservatezza, è una trincea. Rifiuta di uscire. I suoi disturbi gastrici, di cui soffriva da tempo, si acutizzano bruscamente, costringendolo a una dieta rigidissima e debilitante. Diventa, a tutti gli effetti, un fantasma per la comunità scientifica.

I lettori devono immaginare lo sgomento dei Ragazzi di via Panisperna. Enrico Fermi, che pure lo considerava un genio della statura di Galileo e Newton, cerca a più riprese di scuoterlo. Gli amici più cari, come Emilio Segrè ed Edoardo Amaldi, tentano di andarlo a trovare, di riportarlo alla fisica attiva, ai seminari, alle discussioni quotidiane. Ma Ettore alza un muro. Spesso non risponde alla porta, oppure fa dire dalla madre o dalla domestica che non è in casa. Le poche volte che cede, appare visibilmente dimagrito, trasandato, con lo sguardo perso in calcoli che traccia freneticamente sui pacchetti di sigarette per poi gettarli via. C’è un aneddoto doloroso: persino il barbiere doveva andare a visitarlo a casa perché lui rifiutava di camminare per le strade di Roma.

A questo progressivo isolamento psicologico e sociale si aggiunge, nel 1934, un colpo di grazia emotivo: la morte improvvisa del padre, Fabio Majorana (1875 – 1934). Per Ettore, il padre era una figura di riferimento intellettuale ed emotivo. Quella perdita squarcia l’ultimo velo di stabilità che gli rimaneva. La casa di via Campania si trasforma in un mausoleo di silenzio. L’istituto di fisica, un tempo luogo di stimoli, viene percepito da Majorana come distante, quasi estraneo. La fisica stessa, che si stava avviando a grandi passi verso la fissione nucleare e le sue spaventose implicazioni belliche, inizia forse a spaventarlo. Leonardo Sciascia sosterrà anni dopo che Ettore avesse previsto la bomba atomica e ne fosse rimasto atterrito; sebbene la comunità scientifica sia divisa su questa tesi, è innegabile che Majorana provasse un profondo senso di alienazione verso la direzione che la scienza stava prendendo.

Vincenzo Di Michele citazioni isolamento Ettore Majorana
Vincenzo Di Michele citazioni isolamento Ettore Majorana

Per quattro lunghi anni, dal 1933 al 1937, il silenzio è quasi totale. Poi, all’improvviso, un sussulto. Nel 1937 viene bandito un concorso nazionale per la cattedra di Fisica Teorica. Fermi e gli altri, nel disperato tentativo di salvarlo dal suo stesso oblio e di dargli il riconoscimento che merita, lo convincono a partecipare. Majorana pubblica il suo ultimo, straordinario articolo sulla Teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone (quello che ci ha regalato i fermioni di Majorana). La commissione esaminatrice, impressionata dalla sua immensità scientifica, lo nomina professore all’Università di Napoli “per chiara fama”, escludendolo dalla normale competizione per non umiliare gli altri candidati.

All’inizio del 1938, Ettore si trasferisce a Napoli e alloggia all’Hotel Bologna. Chi lo incontra in quel periodo – come il collega Antonio Carrelli o i suoi pochissimi studenti – descrive un uomo di una gentilezza estrema, ma consumato da una stanchezza interiore devastante. Le sue lezioni sono limpide, ma lui appare come una candela che si sta spegnendo. Ha tagliato i ponti con i vecchi amici di Roma, non scrive quasi più alla madre. Vive in una bolla di assoluta solitudine nella città partenopea.

Si arriva così a quel fatidico marzo del 1938. Prima di salire sul piroscafo per Palermo, lascia due lettere emblematiche: una a Carrelli ed una alla famiglia. In quest’ultima scrive parole che, rilette oggi, mettono i brividi: “Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto”.

Cosa sia successo dopo è l’enigma che affascina il mondo: si è gettato in mare? Si è ritirato in un convento di Certosini come ipotizzò Leonardo Sciascia? Od è fuggito in Sudamerica, come suggeriscono le indagini più recenti della Procura di Roma? Ai lettori vorrei dire questo: la vera tragedia di Majorana sta nei cinque anni precedenti. La sua è stata la ritirata progressiva, lucida e dolorosa di una mente troppo vasta per i confini del mondo reale, un’anima che ha scelto di farsi particella, svanendo nel nulla proprio come i suoi neutrini.

Vincenzo Di Michele novità editoriali
Vincenzo Di Michele novità editoriali

In chiusura, vi lascio alle vostre supposizioni, e vi invito alla conoscenza delle mie ultime pubblicazioni: “L’atleta della vita” (la storia di Anna, campionessa italiana, medico, moglie e madre; una donna che, dopo la diagnosi di tumore al seno e la successiva malattia metastatica, non si è arresa nemmeno per un istante e ha continuato a curare gli altri mentre lottava in prima persona per vincere la più importante corsa della sua vita) e “Vivere oltre le metastasi – un percorso tra medicina, movimento, alimentazione, meditazione e speranza” (un volume su come affrontare la malattia oncologica avanzata cambiando prospettiva e migliorando la qualità della vita); per gli organi di stampa si consiglia di inviare un’e-mail alla casella info@vincenzodimichele.it con la richiesta di una copia.

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Anticipazione: la nona puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: Il bimbo morto in culla: la tragedia vissuta dalla famiglia Majorana.

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Info

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Sito Vincenzo Di Michele
Rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio”
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Note

[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, p. 7
[2] Ibidem, pp. 91-92

 

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