Ettore Majorana: citazioni che raccontano la vita del fisico scomparso

“Il 26 marzo 1938, Ettore Majorana scomparse improvvisamente all’età di 32 anni. Fece perdere ogni traccia e non si ebbe più nessuna notizia. Non fu una semplice fuga, ma un gesto radicale denso di significati: l’estremo tentativo di un uomo di preservare la propria integrità di fronte a un destino di distruzione. Forse l’unico modo per rimanere libero.” ‒ Vincenzo Di Michele

Ettore Majorana citazioni
Ettore Majorana citazioni

Libri, film, canzoni e fumetti hanno raccontato la misteriosa scomparsa del fisico siciliano Ettore Majorana avvenuta il 26 marzo 1938. Che cosa avvenne esattamente in realtà è ancora avvolto nell’enigma della vita di questo precoce genio. Le ipotesi variano dal suicidio all’omicidio, dal rapimento alla pazzia, dalla fuga dall’Italia alla decisione programmata di ritiro in un convento.

Nato a Catania il 5 agosto del 1906 fu uno dei celebri ragazzi di via Panisperna, si distinse sin da bambino mostrando arguzia e vivace intelligenza. La sua fu una breve ma intensa carriera nel campo della fisica che lo portò, ad un certo punto della sua vita, in una avvolgente solitudine. Ammirato ed invidiato dai suoi colleghi si allontanò dal suo campo di indagine senza dare troppe spiegazioni per poi diventare un vero e proprio mito che ancora oggi desta massima attenzione da parte di studiosi e giornalisti.

Si potranno leggere sottostante alcune citazioni tratta da lettere dello stesso Majorana, ricordi di chi l’ha conosciuto e libri pubblicati successivamente alla sua scomparsa. Si incontreranno dunque le osservazioni del fisico Edoardo Amaldi (1908 ‒ 1989), del fisico Enrico Fermi (1901 ‒ 1954) e di sua moglie di Laura Fermi (1907 ‒ 1977), dello scrittore Leonardo Sciascia (1921 ‒ 1989) tratte dal libro “La scomparsa di Majorana” e dello scrittore Vincenzo Di Michele tratte dal libro “Majorana, il prezzo del genio”.

Citazioni di e su Ettore Majorana

“Che cretini! Hanno scoperto il protone neutro e non se ne accorgono!” ‒ Ettore Majorana

“Cara mamma: … Io mi trovo benissimo… Nevica spesso dolcemente… L’Istituto di Fisica con molti altri affini è posto in posizione ridente, un po’ fuori di mano tra il cimitero e il manicomio… La situazione politica interna appare permanentemente catastrofica, ma non mi sembra che interessi molto la gente. Ho notato in treno la rigidità di un ufficiale della Reichswehr solo nello scompartimento con me, a cui non riusciva di deporre un oggetto sulla rete e quasi di fare il minimo movimento senza sbattere insieme con forza i talloni. Tale rigidità era evidentemente determinata dalla mia presenza, e in realtà sembra che la cortesia squisita ma sostenuta verso gli stranieri faccia parte dello spirito soldatesco prussiano, poiché, mentre egli si sarebbe sentito disonorato se non si fosse precipitato per accendermi una sigaretta, d’altra parte il suo contegno mi ha impedito di scambiare con lui una sola parola all’infuori dei cortesissimi saluti di rigore.” ‒ Ettore Majorana

“La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata.” ‒ Ettore Majorana

“Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.” ‒ Ettore Majorana

“Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.” ‒Ettore Majorana

“Da lontano appariva smilzo, con un’andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell’insieme, l’aspetto di un saraceno. Fermi lavorava allora al modello statistico dell’atomo che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all’Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull’argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, Majorana si presentò di nuovo all’istituto e chiese di vedere la tabella. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un foglietto su cui era scritta una analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattr’ore, trasformando l’equazione del secondo ordine non lineare di Thomas-Fermi in una equazione di Riccati che poi aveva integrato numericamente. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò dall’Istituto.” ‒ Edoardo Amaldi

“Aveva saputo trovare in modo mirabile una risposta ad alcuni quesiti della natura, ma aveva cercato invano una giustificazione alla vita, alla sua vita, che era per lui di gran lunga più ricca di promesse di quanto non lo sia per la stragrande maggioranza degli uomini.” ‒ Edoardo Amaldi

“Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito. Majorana aveva quello che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini, il semplice buon senso.” ‒ Enrico Fermi

“Io non esito a dichiararVi, e non lo dico quale espressione iperbolica, che fra tutti gli studiosi italiani e stranieri che ho avuto occasione di avvicinare il Majorana è fra tutti quello che per profondità di ingegno mi ha maggiormente colpito.” ‒ Enrico Fermi

“Se Ettore con la sua intelligenza avesse deciso di scomparire o di far scomparire il suo cadavere, ci sarebbe certamente riuscito.” ‒ Enrico Fermi

“Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.” ‒ Laura Fermi

“Majorana aveva continuato a frequentare l’Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell’Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette [forse] influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. [Nel 1924] un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest’ultimo si assunse la responsabilità di provare l’innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo [noto nelle cronache dell’epoca come Processo Majorana e terminato nel 1932], trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensibile quale era Ettore.” ‒ Laura Fermi

“La scienza, come la poesia, si sa che sta ad un passo dalla follia.” ‒ Leonardo Sciascia

“Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha; sfortunatamente gli mancava quel che invece è comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.” ‒ Leonardo Sciascia

“Sono i siciliani peggiori quelli che hanno il genio del gruppo, della «cosca».” ‒ Leonardo Sciascia

“Soltanto i vivi intelligenti possono scomparire senza lasciar traccia.” ‒ Leonardo Sciascia

“Le malattie delle persone intelligenti per tre quarti provengono dalla loro intelligenza.” ‒ Leonardo Sciascia

“Nel genio precoce, quale appunto era Majorana, la vita ha come una invalicabile misura: di tempo, di opera. Una misura come assegnata, come imprescrittibile. Appena toccata, nell’opera una compiutezza, una perfezione; appena data perfetta forma, e cioè rivelazione, a un mistero, nell’ordine della conoscenza o, per dirla approssimativamente, della bellezza: nella scienza o nella letteratura o nell’arte, appena dopo è morte. E poiché è un tutt’uno con la natura, un tutt’uno con la vita, e natura e vita un tutt’uno con la mente, questo il genio precoce lo sa senza saperlo. Il fare è per lui intriso di questa premonizione, di questa natura.” ‒ Leonardo Sciascia

“E quando, coll’andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall’umanità.” ‒ Leonardo Sciascia

Majorana il prezzo del genio biografia
Majorana il prezzo del genio biografia

“L’incontro fra Fermi e Majorana segnò l’inizio della collaborazione del giovane matematico siciliano alle affascinanti ricerche nelle quali, alla povertà di mezzi e strumenti, sopperivano con un ingegno stupefacente. Majorana comunque non era portato a fare gruppo. Tutti quelli che lo conobbero nel loro alveo lo definirono come un personaggio particolare; soprattutto nell’ambiente del laboratorio di fisica di via Panisperna, Majorana era l’unico capace di tener testa a Fermi. Il rapporto con Fermi era non solo da pari a pari, ma anche distaccato e critico. Un giorno si sfidarono a trovare la soluzione a un difficile problema. Fermi aveva carta, matita e un regolo calcolatore, Majorana nulla: arrivarono alla soluzione nello stesso tempo.” ‒ Vincenzo Di Michele

“Nel 1932 conseguì la libera docenza in Fisica teorica e, con soli cinque lavori, la commissione lo giudicò completamente padrone della materia. Tuttavia Majorana non si avviò lungo la strada degli altri giovani fisici romani. Lui era di famiglia agiata e non aveva bisogno di uno stipendio per vivere, ma solo di carta e matita per dispiegare il suo talento ingegnoso. Bruno Pontecorvo, uno dei ragazzi di Corbino, disse negli anni Ottanta che, se Majorana avesse dovuto guadagnarsi il pane, il suo destino sarebbe stato diverso.” ‒ Vincenzo Di Michele

“Talvolta sembrava che Majorana si prendesse gioco degli altri. Giocava con la scienza e poi disperdeva i frutti delle sue ricerche sotto gli occhi dei colleghi. Nel caso della sua teoria del nucleo, Majorana non solo non la pubblicò, ma proibì a Fermi di parlarne in un congresso. Spesso quando gli altri approvavano le sue teorie, si entusiasmavano e lo esortavano a pubblicare, Majorana si richiudeva in se stesso bofonchiando che non valeva più di tanto la pena di discorrere su quell’argomento.” ‒ Vincenzo Di Michele

“La sera del 25 marzo 1938, a trentadue anni, Ettore Majorana scomparve nel nulla. Era un periodo in cui tutto il gruppo di fisici di via Panisperna si stava disperdendo, ciascuno verso i propri incarichi in Italia o all’estero. In quegli stessi giorni, uno scienziato tedesco, Otto Hahn, riuscì a dimostrare che gli esperimenti dei ragazzi di via Panisperna, inclusi quelli di Majorana, erano stati molto più importanti di

quanto si fosse pensato: senza saperlo avevano realizzato la fissione nucleare, il primo passo verso la conquista dell’energia atomica.” ‒ Vincenzo Di Michele

“[…] vi sono altri seri motivi che possono aver contribuito a produrre in Majorana questa crisi interiore che turbarono la sua personalità. Nel 1934 era morto suo padre ed egli aveva risentito molto di questo luttuoso evento, perché era venuto a mancargli un sincero e affettuoso interlocutore.” ‒ Vincenzo Di Michele

“Sulla sua scomparsa restano ancor oggi solo supposizioni, illazioni e ipotesi che nessuno può dimostrare con certezza. Majorana si gettò in mare? No! Non era possibile, poiché fu visto quando la nave era già in porto e inoltre, se lo avesse fatto, il mare avrebbe certamente restituito il cadavere. Stando poi alle testimonianze di un’infermiera, che conosceva personalmente Majorana, disse di averlo visto i primi di aprile mentre camminava per strada a Napoli.” ‒ Vincenzo Di Michele

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Info

Ettore Majorana su Wikipedia

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Sito Vincenzo Di Michele

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