“Ettore Majorana Il prezzo del genio” #7: Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare

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Il 26 marzo 1938, Ettore Majorana scomparse improvvisamente all’età di 32 anni. Fece perdere ogni traccia e non si ebbe più nessuna notizia. Non fu una semplice fuga, ma un gesto radicale denso di significati: l’estremo tentativo di un uomo di preservare la propria integrità di fronte a un destino di distruzione. Forse l’unico modo per rimanere libero.”[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

Ettore Majorana Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare Vincenzo Di Michele
Ettore Majorana Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare Vincenzo Di Michele

Il saggio biografico intitolato Majorana, il prezzo del geniodalla data della sua pubblicazione ‒ febbraio 2026 ‒ è stato attenzionato dal pubblico dei curiosi del grande mistero del fisico scomparso in circostanze più che misteriose ed in un periodo storico ‒ il 1938 ‒ nel quale l’Europa si stava preparando alla Seconda guerra mondiale.

Ancora una volta Vincenzo Di Michele ha rivelato il suo profondo interesse verso i fatti che non vengono menzionati nei libri: le cosiddette zone d’ombra escluse dalla narrazione ufficiale e con “Majorana, il prezzo del genio” si è cercato di raccontare lo spaccato storico nel quale gravitava il fisico siciliano che maggiormente ha destato interesse nel mondo.

Scrittore, giornalista pubblicista, Vincenzo Di Michele si è laureato in Scienze Politiche con indirizzo Politico Amministrativo con la votazione di 110/110 all’Università di Roma “La Sapienza”, ha pubblicato numerosi scritti sulle disposizioni legislative, ed in particolare, sulla normativa del Codice della Strada nelle riviste: M.A.D, Professione Camionista, Il Centauro, Nautica, Windsurf, Vela e Motore, Informatore Agrario. È stato progettista e consulente per la realizzazione di Centri Educazione Stradale per bambini e di un parco scuola itinerante presso il “Parco Scuola del Traffico di Roma” (S. I. C.E. S).

Tra i suoi successi editoriali si ricorda: Io, prigioniero in Russia” (oltre 60.000 copie vendute), “Mussolini, finto prigioniero al Gran Sasso”, L’ultimo segreto di Mussolini”, “Animali in guerra ‒Vittime innocenti”, “La famiglia di fatto”, “Guidare oggi”, “Pino Wilson ‒vero capitano d’altri tempi”, “Come sciogliere un matrimonio alla Sacra Rota”, “Cefalonia ‒ Io e la mia storia”; e di recente pubblicazione “L’atleta della vita”.

Lo stile dell’autore richiama il giornalismo storico d’inchiesta per il suo alternarsi di testimonianze, fonti, documenti ufficiali, lettere private.

Il volume “Majorana, il prezzo del genio” si presenta corredato da foto storiche, ed è composto da tredici capitoli. Da febbraio è diventato oggetto di una speciale rubrica nella quale si è pubblicata, in contemporanea con la circolazione del volume, la prima puntata dal titolo “Il talento innato nella scienza, a marzo la seconda puntata intitolata “L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale”, ad aprire la terza puntata intitolata “Il nazismo al potere e la fuga degli scienziati”, a maggio la quarta intitolata “I macabri esperimenti scientifici sugli esseri umani”, a giugno la quinta intitolata “Le perplessità di Ettore sul partito nazista” ed a luglio la sesta puntata intitolata “I ragazzi di via Panisperna”.

In ogni puntata si percorrerà, nel dettaglio, il cammino tracciato dall’autore Vincenzo Di Michele proponendo ai lettori un interessante approfondimento tematico. Vi lasciamo alla lettura della settima puntata intitolata Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare.

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Estratto dal Capitolo #7 ‒ Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare

Nel 1934, l’anno della fissione dell’atomo, Enrico Fermi era già accademico d’Italia, ma nessuno, all’infuori della stretta cerchia degli addetti ai lavori, sapeva chi fosse e che cosa stesse facendo.

Anche Mussolini, quantunque ne avesse avallato la nomina, ignorava quel che accadeva nei laboratori dell’Istituto di Fisica. Era troppo impegnato a preparare la guerra contro l’Etiopia e altre operazioni coloniali.

Così, neppure immaginava che a breve distanza dal suo ufficio a palazzo Venezia, in uno stanzone sotterraneo di via Panisperna, Enrico Fermi e il suo gruppo stavano mettendo a punto un esperimento che avrebbe potuto stravolgere l’avvenire dell’umanità e da cui sarebbe scaturita l’arma più devastante di tutti i tempi.

Fermi aveva allora trentatré anni. Era titolare della cattedra di Fisica teorica all’ateneo romano da otto anni, ma era considerato semplicemente un “eminente studioso”.

In realtà non era smanioso di onori, ma era consapevole del suo valore. Era troppo intelligente per compiacersi degli aspetti esteriori e scherzava sul titolo di Sua Eccellenza che gli era stato conferito. Disse per telefono agli amici: «Pronto? Sono mia eccellenza Fermi».”[2]

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A.M.: Nella prima puntata della rubrica hai presentato la figura di Majorana, nella seconda il suo incontro con gli scienziati tedeschi, nella terza si è tracciata una ipotesi sul ritardo dell’“invenzione” della bomba atomica, nella quarta hai mostrato gli esperimenti perpetrati su inermi esseri umani, nella quinta si è parlato dell’isolamento di Majorana al suo ritorno dalla Germania, nella sesta si sono presentati i ragazzi di via Panisperna. In questa settima puntata, invece, si vuole mettere in luce soprattutto Enrico Fermi: come e perché il fisico non si accorse di aver scoperto la fissione dell’atomo già nel 1934?

Vincenzo Di Michele: Nella precedente puntata dedicata ai ragazzi di via Panisperna ho voluto mettere in luce l’acuta ironia di questi geni della fisica presentando i curiosi soprannomi che si erano dati, e già in questo estratto si può nuovamente notare quanto il genio (anche il più fuori dal comune) sia coadiuvato da uno spiccato senso dell’umorismo. Quel «Pronto? Sono mia eccellenza Fermi» non necessita di alcun commento ma solo di qualche rumorosa risata!

Ed ora veniamo ad uno dei capitoli più complessi del libro perché al suo interno si tratta in modo un po’ specifico degli esperimenti che portarono alla grandiosa scoperta di Enrico Fermi, dunque per molti lettori sarà ostico ma, dal mio punto di vista, è stato necessario inserire alcuni dettagli tecnici proprio per far capire il susseguirsi degli eventi; il mio consiglio è di leggerlo e di non saltarlo per timore di non riuscire a seguire bene il discorso perché ho cercato di essere più semplice possibile anche perché vi ricordo che neppure io sono un fisico, dunque anche per me questi argomenti risultano abbastanza ardui.

Andiamo, dunque, a bussare virtualmente alla porta di Enrico Fermi entrando così in uno dei momenti più curiosi ed elettrizzanti della storia della scienza mondiale!

Il trentatreenne Fermi non pareva la classica figura dello scienziato a capo chino sulle sue formule bensì aveva un carattere solare e brillante, un po’ agli antipodi rispetto ad Ettore Majorana di cui, invece, faceva da padrone la malinconia ed i profondi silenzi.

Il 1934 fu un anno davvero importante per la storia della fisica, proprio ad inizio anno i coniugi (e fisici) Frédéric Joliot ed Iréne Curie comunicarono al mondo di aver scoperto la radioattività artificiale bombardando l’alluminio con particelle alfa veloci che produceva la disintegrazione di questo sprigionando positroni.

Enrico Fermi ed i ragazzi di via Panisperna, incuriositi dall’eclatante scoperta, si misero subito a sperimentare a loro volta ma pensò di ricorrere ai neutroni per ottenere la radioattività artificiale perché i neutroni, sprovvisti di carica elettrica, non possono né essere attratti dagli elettroni né respinti dai nuclei. Quindi bombardò gli atomi con i neutroni ma si trovò dinnanzi a due difficoltà di cui ne illustro solo una per non allungare troppo il discorso, troverete però tutto nel capitolo dedicato nel libro “Majorana, il prezzo del genio”. Ciò che voglio mettere in luce è che Fermi non avendo un contatore Geiger dovette fabbricarselo con l’aiuto del professor Giulio Cesare Trabacchi (direttore del laboratorio di fisica della Sanità Pubblica).

Enrico Fermi iniziò dunque a bombardare gli elementi procedendo nell’ordine crescente del numero atomico arrivando all’ultimo, il 92, l’uranio, che attivandosi produsse numerosi corpi radioattivi che non furono identificati. Questo portò molto entusiasmo perché si pensò di aver creato una materia nuova, l’elemento numero 93, ed il professor Orso Mario Corbino ‒ per intenderci il direttore dell’istituto di fisica soprannominato il “Padreterno” ‒ preso dall’euforia e dalla corsa per l’assicurarsi una vittoria alla scienza “fascista” annunciò pubblicamente la scoperta dell’elemento 93, che ovviamente fece il giro del mondo suscitando uno scalpore immenso.

Ma il prudente Fermi, avendo visto che la maggior parte dei numerosi elementi bombardati con neutroni si trasformavano in elementi chimici dotati di proprietà radioattive, preparò una rettifica da diramare alla stampa, che si potrà leggere nel capitolo.

Che cosa avevano scoperto i nostri fisici?

Beh solo qualche anno dopo, il chimico Otto Hahn ed il chimico nucleare Fritz Dtrassmann avrebbero rivelato che cosa si nascondeva in realtà dietro quella scoperta: la fissione del nucleo! E più tardi Laura Fermi scriverà: “L’idea di utilizzare l’energia liberata nella disintegrazione era ben lontana dalla loro mente”.

Ed io mi chiedo, e rivolgo anche a voi queste domande che sì non avranno mai risposta ma che è bene chiederci: quali sarebbero state le conseguenze, se si fosse giustamente interpretato il significato delle reazioni a catena dell’uranio già nel 1934? Benito Mussolini ed Adolf Hitler sarebbero stati i primi a realizzare la bomba atomica?

Vincenzo Di Michele citazioni Enrico Fermi
Vincenzo Di Michele citazioni Enrico Fermi

Emilio Segrè ‒ il fisico di famiglia ebraica facente parte del gruppo di Panisperna, denominato il “Basilisco”, e che seguì Fermi negli Stati Uniti ‒ si fece di sicuro queste domande e dichiarò: “Dio, per i suoi intenti imperscrutabili, ci rese tutti ciechi di fronte al fenomeno della fissione”.

In chiusura, vi lascio alle vostre supposizioni, e vi invito alla conoscenza della mia ultima pubblicazione: “L’atleta della vita”, la storia di Anna, campionessa italiana, medico, moglie e madre. Una donna che, dopo la diagnosi di tumore al seno e la successiva malattia metastatica, non si è arresa nemmeno per un istante e ha continuato a curare gli altri mentre lottava in prima persona per vincere la più importante corsa della sua vita (per gli organi di stampa si consiglia di inviare un’e-mail alla casella info@vincenzodimichele.it con la richiesta di una copia).

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Anticipazione: l’ottava puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: Il progressivo isolamento di Ettore Majorana dall’Istituto di Fisica di via Panisperna.

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Info

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Sito Vincenzo Di Michele

Rubrica “Ettore Majorana Il prezzo del genio”

Guarda l’intervista di Vincenzo Di Michele nel programma “Verità Nascoste”

Intervista a Vincenzo Di Michele su Radio Radicale

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Note

[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, p. 7

[2] Ibidem, pp. 79-80

 

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