“Ettore Majorana Il prezzo del genio” #5: le perplessità di Ettore sul partito nazista

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Lui [Ettore Majorana], che aveva creato una delle prime teorie del nucleo atomico: ebbe forse timore di dover essere destinato a Los Alamos insieme a Fermi ed Oppenheimer nel progetto Manhattan? O magari di essere trasferito nei laboratori dell’analogo Progetto Uranio nazista dove lavorava il suo amico e maestro Heisenberg?[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

Ettore Majorana Le perplessità di Ettore sul partito nazista Vincenzo Di Michele
Ettore Majorana Le perplessità di Ettore sul partito nazista Vincenzo Di Michele

Il saggio biografico intitolatoMajorana, il prezzo del genioè stato pubblicato a febbraio 2026 ed è già stato attenzionato dal pubblico dei lettori, giornalisti e storici.

Lo scrittore e giornalista Vincenzo di Michele, fin dagli esordi, ha mostrato il suo viscerale interesse verso i fatti che non vengono raccontati, le zone d’ombra che spesso non fanno parte dei capitoli dei libri di storia.

Ed è da questa propensione che sono nati i libri “Io, prigioniero in Russia” (oltre 60.000 copie vendute), “Mussolini, finto prigioniero al Gran Sasso”, L’ultimo segreto di Mussolini”, “Animali in guerra ‒ Vittime innocenti”. Lo stile di Vincenzo di Michele ripercorre il giornalismo storico d’inchiesta che alterna le testimonianze alle fonti siano documenti ufficiali o lettere private.

Ne “Majorana, il prezzo del genio” si delinea, dunque, il volto del giovane fisico siciliano che affascinò l’Europa con la sua capacità di semplificare il mondo a cui apparteneva per destino. Il mistero che si nasconde dietro la scomparsa di Majorana, infatti, non è stato il motivo scatenante della penna di Vincenzo di Michele, che bensì ha voluto raccontare uno spaccato storico nel quale gravitava il genio catanese.

Il volume, corredato da foto storiche, è composto da tredici capitoli, ed è diventato oggetto di una speciale rubrica nella quale si è pubblicata a febbraio, in contemporanea con la circolazione del volume, la prima puntata dal titolo “Il talento innato nella scienza, a marzo la seconda puntata intitolata “L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale”, ad aprire la terza puntata intitolata “Il nazismo al potere e la fuga degli scienziati” ed a maggio la quarta intitolata “I macabri esperimenti scientifici sugli esseri umani”.

In ogni puntata si percorrerà, nel dettaglio, il cammino tracciato dall’autore Vincenzo Di Michele proponendo ai lettori un interessante approfondimento tematico. Vi lasciamo alla lettura della quinta puntata intitolata Le perplessità di Ettore sul partito nazista.

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Estratto dal Capitolo #5 ‒ Le perplessità di Ettore sul partito nazista

[Ettore Majorana] Scrisse ai genitori a proposito della rivoluzione nazionalsocialista:

“Lipsia, che è in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune, mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che trovano posto nell’amministrazione pubblica e in molte private, in seguito alla espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori sono israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel ’14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l’epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell’orgoglio di razza. Tutti gli insegnanti hanno avuto raccomandazione di esaltare nelle scuole il contributo dato alla civiltà dalla razza nordica e anche il conflitto ebraico è giustificato più con la differenza di razza che con la necessità di reprimere una mentalità socialmente dannosa. In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran numero eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l’opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica”.”[2]

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A.M.: Nella prima puntata della rubrica hai presentato al pubblico la figura di Majorana, nella seconda il suo incontro con gli scienziati tedeschi, nella terza si è tracciata una ipotesi sul ritardo dell’“invenzione” della bomba atomica e nella quarta hai mostrato gli esperimenti perpetrati su inermi esseri umani. In questa quinta puntata, invece, delinei il lato più umano del genio: perché Majorana, al suo rientro dalla Germania, intraprese la via della solitudine?

Vincenzo Di Michele: Talvolta è facile unire due punti e formare una ipotesi che può sembrare a prima vista abbastanza veritiera, ma il mistero Majorana è fitto e difficilmente riusciremo a srotolare questa matassa. Possiamo, però, analizzare i fatti, ciò che sappiamo così come io mi sono sempre predisposto di fare con i miei numerosi libri, ad esempio ne “Alla ricerca dei dispersi in guerra”[3] ho voluto commemorare tutti coloro che hanno atteso invano il ritorno del proprio caro; un saggio nel quale i familiari dei caduti raccontano le loro storie, tutte diverse eppure tutte strette nell’attesa. Dal fronte greco a El Alamein fino alla Russia migliaia e migliaia di famiglie attendevano senza aver alcuna notizia certa ed in balìa della speculazione degli impostori.

Così anche per il nostro Ettore, di cui non si è trovato il corpo, si specula, si immagina, si millanta. Il suo destino di isolamento quasi totale era già nell’aria sin dalla prima infanzia: molte persone di genio, infatti, hanno una socialità stravagante o meglio non conforme a quella della massa. Ma ciò che ha determinato un suo mutamento radicale è stato il viaggio in Germania successivo all’ottenimento di una borsa di studio dall’Accademia dei Lincei. Era il 1933 e Majorana poté incontrare a Gottinga il fisico tedesco Werner Karl Heisenberg ed, in seguito, a Copenaghen il patriarca della fisica atomica Niels Bohr. Incontri che hanno rivelato al nostro genio qualcosa di cui non avremo mai risposta perché sepolta proprio nella scelta di vivere in solitudine per i successivi quattro anni, dal 1933 al 1937, anni in cui uscì di casa sporadicamente evitando persino di recarsi all’Istituto di Fisica in via Panisperna malgrado i continui incoraggiamenti di Enrico Fermi.

Ma non vorrei correre, rileggiamo l’estratto proposto in questa puntata della rubrica, la lettera che Majorana scrisse ai suoi genitori a proposito della rivoluzione nazionalsocialista.

Siamo nel gennaio 1933, Majorana è appena arrivato in Germania e ha l’occasione di assistere all’anno di svolta in cui la Germania transita dalla Repubblica di Weimar alla dittatura del Terzo Reich. Per rinfrescare la memoria vorrei fare un semplice elenco dei fatti più importanti: Adolf Hitler viene nominato Cancelliere il 30 gennaio 1933, subito dopo a fine febbraio ci fu l’incendio del Reichstag, il 23 marzo viene approvata la Legge sui pieni poteri dando ad Hitler la possibilità di liquidare la Repubblica di Weimar esercitando il potere legislativo assoluto, il 10 maggio nelle principali città universitarie (inclusa la città nella quale stava Majorana, Lipsia) gli studenti nazisti bruciarono migliaia di libri di autori ebrei, marxisti o semplicemente considerati anti-tedeschi perché non esaltavano la razza ed, infine, la data più significativa: il 14 luglio il Partito Nazista viene dichiarato l’unico partito legale in Germania.

In circa sei mesi si è passati da una democrazia seppur zoppicante ad una dittatura che, sin da subito, ha mostrato il volto della carneficina. Scrive Majorana: “Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell’orgoglio di razza” ed è infatti questa la determinante che ha portato un popolo non ancora risollevato dalla Prima guerra mondiale e dal crollo di Wall Street del 1929 ad entrare nel mito della razza ariana così da manifestare una forza che andò contro qualsiasi riflessione di stampo morale ed etico. Con i primi programmi di lavori instituiti dal Partito Nazista, infatti, da circa 6 milioni di disoccupati si passò a 4 milioni e come sottolinea Ettore nella medesima lettera menzionata: “Il numero di coloro che trovano posto nell’amministrazione pubblica e in molte private, in seguito alla espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita”.

In poco tempo 2 milioni di tedeschi, dalla semplice forza lavoro a posizioni di prestigio sociale, riuscirono ad inserirsi grazie alle politiche di allontanamento di ebrei e comunisti e questo portò una maggiore presa di potere del partito di Hitler che poté poi, assieme ai suoi gerarchi, perpetuare quasi indisturbati il massacro di un intero popolo.

Majorana aveva compreso tutto, aveva visto con i suoi occhi ma non poteva scrivere apertamente ai genitori il suo disagio verso gli eventi perché le lettere provenienti da altri paesi venivano aperte e lette con meticolosità e regolarità. Il partito fascista di Benito Mussolini era salito al potere il 24 ottobre 1922, dunque quando Ettore si trovava in Germania, il partito aveva già consolidato una rete di spionaggio ben organizzata: tutte le lettere venivano lette, se c’era qualcosa di non conforme o di critica al fascismo oppure semplicemente qualcosa di criptico a cui non si poteva dare una chiara interpretazione le stesse lettere venivano o fermate o copiate nei fascicoli della polizia.

Vincenzo Di Michele citazioni Ettore Majorana partito nazista
Vincenzo Di Michele citazioni Ettore Majorana partito nazista

Majorana sapeva tutto questo e nella sua corrispondenza dalla Germania non fece altro che raccontare i fatti stando attendo a non palesare qualsiasi suo giudizio: “Rare le uniformi brune, mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana”.

Ed è proprio in questo clima di terrore che si deve ripensare l’isolamento e la scelta della solitudine. Aveva conosciuto ed era diventato amico dei massimi fisici della Germania ma d’altra parte sapeva benissimo che le scoperte scientifiche avrebbero portato distruzione proprio perché l’uomo e la società tende alla distruzione e forse anche in questa ottica si può rileggere quella frase di Majorana non più troppo enigmatica: “La fisica è su una strada sbagliata. Siamo tutti su una strada sbagliata”. E se la strada sbagliata è la fisica o quel “tutti” all’uomo di genio non resta che l’allontanamento programmato.

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Anticipazione: la sesta puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: I ragazzi di via Panisperna.

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Info

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Sito Vincenzo Di Michele

Rubrica “Ettore Majorana Il prezzo del genio”

Guarda l’intervista di Vincenzo Di Michele nel programma “Verità Nascoste”

Intervista a Vincenzo Di Michele su Radio Radicale

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Note

[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, p. 7

[2] Ibidem, pp. 66-67

[3] Vincenzo Di Michele, Alla ricerca dei dispersi in guerra, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2020

 

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