“Se venisse anche l’inferno” film di Samuele Rossi: l’Italia, il periodo più oscuro della guerra
E anche per quest’anno è calato il sipario della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, siamo onorati di aver partecipato alla selezione dei film dello speciale Le giornate degli autori, dal 2 al 12 settembre 2026 in streaming su MyMoviesOne.

Abbiamo deciso di chiudere la nostra esperienza con “Se venisse anche l’inferno” diretto da Samuele Rossi, selezionato come evento speciale, un film dal valore storico sociale individuale, centrato nell’inverno del 1944.
Ne “Se venisse anche l’inferno” ci troviamo in una Italia che vive il periodo più oscuro della guerra, in un’Italia spaccata in due, sbrandellata dalle atrocità che solo la guerra può tracciare in una serie di abominevole crudeltà. Tra i boschi delle Alpi si ripercorre la fuga di un giovane partigiano inseguito come in una caccia serrata dalle truppe naziste.
“Dopo un’estate di successi tattici le forze alleate si fermano e non proseguono oltre la Linea Gotica. L’Italia si spacca in due. Il nord Italia è allo stremo. I partigiani in lotta contro l’occupazione nazi-fascista ripiegano sulla difensiva travolti dalle spietate operazioni di repressione e la mancanza di sostegno. La guerra diventa una feroce caccia all’uomo.”
Urla silenti nel frastuono della guerra che riecheggiano tra colpi di fucile e armi che disseminano morte su distese immacolate, sottobosco costretto ad accogliere corpi sanguinanti anziché fiori che potrebbero inebriare con le loro fresche fragranze, oscurate dall’odore della morte.
La contrapposizione della quiete della natura, di attimi di quotidiana serenità spazzati da schegge impazzite dai colpi delle armi della morte. Quella morte imposta, violenta, contro ogni principio e diritto d’indipendenza dell’individuo, della società e dell’ambiente
Lottare per la sopravvivenza o contro il nemico? Cercare di sopravvivere, rimanere in vita, raggirare il pericolo, ma non si tratta solo di un restare in vita biologicamente, ma l’atto di mantenere integra la volontà e libertà di pensiero, resistere ad ogni tipo di forma avversa psicologica e morale per non lenire i diritti e la dignità dell’essere umano.
Una fuga contro cacciatori privi di ogni principio morale, accaniti contro una preda che lotta attimo per attimo in un continuo peregrinare, sempre attento a non farsi catturare. La volontà di vivere è un’energia interiore profonda, istintiva, primordiale e irrazionale, contrapposta alla bestialità estrema della crudeltà umana. Una forza vitale che non pervade solo l’essere umano ma tutto ciò che è forma vivente.
Un giovane combattente partigiano, che si è opposto come tanti all’occupazione tedesca, gente che si è unita senza contraddizioni di casta o ceto sociale o sesso per un unico obiettivo comune: la liberazione. Una liberazione che si è concretizzata in una lotta alla sopravvivenza in ogni sua accezione.
Lo scorrere dell’acqua del ruscello nel bosco, quella leggera brezza che sembra accarezzarti il viso interrotto dagli spari e dalle urla del nemico e dalle urla della morte. Frammenti di vita contrapposti alla morte in un ciclo caleidoscopico che gioca con crudele avidità: ciclo di vita morte, pace guerra, gioia dolore, amore odio, urla silenzio.
Un silenzio che grida più forte di ogni altra voce, che ti assorda con la sua forza in cui racchiude tutto ciò che è stato, che è e che sarà. Così come il protagonista de “Se venisse anche l’inferno”, il giovane partigiano rimasto solo dopo un violento rastrellamento della sua brigata e con coraggio resta a presidiare il rifugio di montagna, in quel turbinio che lo trasporterà nella sua lotta alla sopravvivenza.
Written by Simona Trunzo
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