“Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” #1: il talento innato nella scienza
“Il 26 marzo 1938, Ettore Majorana scomparse improvvisamente all’età di 32 anni. Fece perdere ogni traccia e non si ebbe più nessuna notizia. Non fu una semplice fuga, ma un gesto radicale denso di significati: l’estremo tentativo di un uomo di preservare la propria integrità di fronte a un destino di distruzione. Forse l’unico modo per rimanere libero.”[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

“Majorana, il prezzo del genio ‒ La fuga e il mistero dello scienziato di Via Panisperna che intuì l’orrore nucleare” è un titolo più che mai calzante per illustrare, in poche parole, la figura straordinaria di Ettore Majorana (1906 ‒ 1938).
Il saggio, pubblicato a febbraio 2026, porta la firma di Vincenzo Di Michele, autore di vari best seller di carattere storico quali “Io, prigioniero in Russia”, “Campo Imperatore 1943 ‒ Quel falso mito sulla liberazione del duce”, “Mussolini finto prigioniero al Gran Sasso”, “Cefalonia, io e la mia storia”, “L’ultimo segreto di Mussolini ‒ Quel patto sottobanco fra Badoglio e i tedeschi”, “Le scomode verità nascoste nella Seconda guerra mondiale”, et cetera.
Lo scrittore e giornalista Vincenzo Di Michele, dopo un attento studio sul caso, punta ora i riflettori su una delle storie più misteriose del 1900: la scomparsa dello scienziato Ettore Majorana avvenuta per l’appunto il 26 marzo 1938.
I lettori, nei tredici capitoli del saggio “Majorana, il prezzo del genio”, percorreranno, nel dettaglio, i passi che hanno tracciato il cammino del promettente scienziato con la certezza di terminare la lettura con qualche domanda in meno e con la caparbietà di volerne sapere di più. Anche per questa esigenza si è pensato di connettere l’uscita dell’interessante volume con una rubrica tematica nella quale si presenteranno i vari capitoli seguiti da una domanda di approfondimento all’autore Vincenzo Di Michele.
***
Estratto dal Capitolo #1 ‒ Ettore Majorana e il suo talento innato nella scienza
“Nato a Catania, il 5 agosto 1906, da una delle famiglie più in vista della città, suo padre Fabio Massimo era direttore della prima società telefonica della città, mentre suo zio Quirino era professore di fisica sperimentale all’Università di Bologna.
Ettore crebbe in un ambiente dove la scienza era già di casa e ben presto diede prova della sua precocità. A quattro anni moltiplicava in pochi secondi numeri di tre cifre.
Un giorno sul molo di Catania, quando aveva cinque anni, sbalordì un ufficiale di marina calcolando a memoria il consumo di combustibile di una nave che percorreva una certa rotta a una data velocità. Quando passeggiava per il paese mentre pioveva, se qualcuno lo fermava, lui rispondeva che “l’uomo non è solubile in acqua”.
Sapeva estrarre la radice quadrata e cubica da grossi numeri e calcolare la spinta iniziale di una sassata valutando la parabola e la gravità terrestre.
A sette anni fu campione provinciale di scacchi.
A nove, restando nascosto sotto il tavolo del salotto, stupiva lo zio Quirino, docente di fisica, gridandogli il risultato delle estrazioni di radici cubiche che calcolava a memoria.”[2]
***
A.M.: Sono trascorsi quasi 100 anni dalla sua scomparsa, eppure, Ettore Majorana si presenta ancora come un mistero fitto di incongruenze. Come ben evidenzi in questo primo capitolo, le sue straordinarie capacità sono state palesi sin dalla tenera età non solo all’interno del nucleo familiare ma in tutte le situazioni della sua quotidianità come, ad esempio, una semplice sosta al molo di Catania che diventa presupposto di un esercizio di calcolo di estrema difficoltà per un adulto colto, figuriamoci per un bambino di soli cinque anni. In questa prima puntata della speciale rubrica dedicata al tuo saggio mi piacerebbe affrontare ciò che è avvenuto prima della pubblicazione: perché hai sentito l’esigenza di chiarificare l’enigma Majorana?
Vincenzo Di Michele: È vero: Ettore Majorana è un enigma ma non tutti gli enigmi entrano con merito nella Storia con la “s” maiuscola. L’esigenza di documentarmi sulla vicenda della scomparsa dello scienziato di Catania è un ulteriore approfondimento del periodo storico che indago da tempo, la Seconda guerra mondiale, che mi ha dato modo di pubblicare saggi di vasta portata mediatica e di rivelare al pubblico dati precisi su episodi poco noti o perlopiù tralasciati dai libri scolastici ed universitari. Ogni Stato ha i suoi scheletri nell’armadio, ogni Stato ha cercato di spiare i confinanti per aver vantaggi economici, tecnici e strategici, se ci pensiamo anche oggi ci si comporta nel medesimo modo ma lo si fa con i mezzi del presente: la rete internet.
Nel 1938 la situazione europea era di forte disequilibrio: il 13 marzo del 1938 la Germania aveva annesso pacificamente l’Austria al Reich sposando l’idea nata nel 1871 della Grande Germania (Anschluss con il significato di annessione) nonostante ciò che imponeva il trattato di Versailles del 1919. La conferenza successiva del settembre 1938 portò una risoluzione pacifica fra Gran Bretagna, Italia, Francia e Germania eppure Adolf Hitler, come tutti ben sanno, non si fermò all’Austria ed, ad un anno esatto dalla sua annessione, nel marzo 1939 marciò verso la Cecoslovacchia che in poco tempo divenne “protettorato del Reich”. Il resto è storia e questo non è il luogo adatto per discuterne ma con questi pochi cenni ho voluto riportare alla mente quel delicato 1938 in cui gli eventi si susseguivano velocemente e senza una apparente causa o connessione visibile.
Ed è proprio nel 1938, il 26 marzo, tredici giorni dopo l’Anschluss, che il fisico Ettore Majorana scompare senza lasciare traccia di sé. Enrico Fermi (1901 ‒ 1954; Premio Nobel per la fisica ad ottobre del 1938) scrive una lettera a Benito Mussolini. Il 30 marzo 1938 il Duce trova sul suo tavolo una richiesta di aiuto che poneva l’attenzione sulla scomparsa di Majorana: “Non esito a dichiarare che, fra tutti gli studiosi italiani e stranieri, Majorana è quello che per profondità d’ingegno mi ha più colpito. Egli ha al massimo grado quel raro complesso di attitudini che formano il fisico teorico di gran classe”.[3] Fu così convocato Arturo Bocchini, l’allora capo della polizia fascista per l’importante incarico di ritrovare lo scienziato. Pare una trama degna di un gran romanzo giallo eppure è Storia, la Storia con la “s” maiuscola.
E come tutti sappiamo Arturo Bocchini non riuscì a compiere la missione: Ettore Majorana scomparve ed inevitabilmente questo caso suscitò l’interesse di svariate persone di un certo livello, primi fra tutti i colleghi ed i familiari e successivamente tutti i cosiddetti curiosi ed investigatori degli interrogativi senza risposta. Inoltre questa irrisolta situazione si è complicata maggiormente a causa dei millantatori, cioè personaggi che, durante gli anni, hanno avvelenato i percorsi teorici disturbando con “ipotesi stralunate”, un po’ come è accaduto negli Stati Uniti con la biografia dell’inventore e fisico Nikola Tesla (1856 ‒ 1943) il cui genio si è mescolato a leggende bizzarre di ogni tipologia narrativa. E se il caso Majorana oggi, nella cultura di massa, può essere avvicinato ad un giallo-thriller di spionaggio con qualche cenno di paranormale, il caso Tesla è ormai diventato un romanzo di forte impatto esoterico con lati di profonda oscurità. Ma si sa, non tutti praticano il cammino dello studio dei documenti, l’essere umano subisce il fascino del mistero, lo persegue senza sosta ed in alcuni casi lo “inventa” anche quando non c’è alcun presupposto pregresso.
Dal mio canto, con questo saggio, ho voluto stratificare le fonti in nostro possesso con un lavoro meticoloso volto alla presentazione dell’uomo e del genio anche grazie all’inserimento di dichiarazioni importanti di chi Majorana non solo l’ha conosciuto ma ci ha anche lavorato assieme per anni.

Il risultato è un’opera corale di cui solo il lettore potrà proferir opinione. Per ora possiamo stuzzicarlo con la descrizione che ne fa il fisico Edoardo Amaldi (1908 ‒ 1989) che conobbe Ettore nell’autunno 1927: “Da lontano appariva smilzo, con un’andatura timida e incerta. Da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, gli occhi vivaci e scintillanti. […]”[4]. Lo stesso Amaldi che, da amico intimo, ha preservato la memoria di Majorana dopo la sua scomparsa, successivamente è diventato protagonista di un acceso dibattito con lo scrittore Leonardo Sciascia (1921 ‒ 1989) causato dalla pubblicazione nel 1975 di un saggio dal titolo “La scomparsa di Majorana”[5], nel quale ipotizza che Majorana abbia inscenato un possibile suicidio per perseguire il piano di ritirarsi in un convento a causa di una intuizione sulla costruzione della bomba atomica.
Della scomparsa di Majorana si è parlato ogni decennio dopo quel fatidico 26 marzo 1938 ed ora alle numerose pubblicazioni sulla tanto chiacchierata scomparsa si aggiunge anche la mia.
Non andrò oltre in questa prima puntata, invito i curiosi a seguire questa rubrica dedicata al mio saggio ed ovviamente all’acquisto del volume cartaceo ordinabile facilmente su Amazon con un semplice click.
***
Anticipazione: la seconda puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale.
***
Info
Acquista “Majorana, il prezzo del genio” su Amazon
Rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio”
Note
[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, p. 7
[2] Ibidem, pp. 10-11
[3] Estratto della lettera di Enrico Fermi a Benito Mussolini.
[4] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, pp. 14-15
[5] Per i curiosi si consiglia l’edizione Adelphi, giunta nel 2004 alla 26ª.

7 pensieri su ““Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” #1: il talento innato nella scienza”