“Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” #6: i ragazzi di via Panisperna

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Molto probabilmente Majorana non lo voleva e neanche voleva vedere associato il suo nome alla catastrofe che avrebbe potuto conseguirne. Dalle brillanti scoperte negli anni ruggenti dei ragazzi di via Panisperna allo studio degli scienziati delle forze Alleate e dei tedeschi sull’energia atomica, si riassume una vicenda che unisce il giallo storico alla riflessione sulla responsabilità della scienza e sul rifiuto di scendere a patti con il corso della storia.”[1] ‒ dall’introduzione del saggio “Majorana, il prezzo del genio”

Ettore Majorana I ragazzi di via Panisperna Vincenzo di Michele
Ettore Majorana I ragazzi di via Panisperna Vincenzo Di Michele

“Majorana, il prezzo del genio” è stato pubblicato a febbraio 2026. Un saggio biografico che, sin dalla sua pubblicazione, è stato attenzionato dal pubblico dei lettori, giornalisti e storici.

Ancora una volta, lo scrittore e giornalista Vincenzo Di Michele ha rivelato il suo profondo interesse verso i fatti che non vengono menzionati nei libri: le cosiddette zone d’ombra escluse dalla narrazione ufficiale.

Infatti è questa costante curiosità verso il “non ancora in luce” che ha spinto Vincenzo Di Michele alla pubblicazione di libri come “Io, prigioniero in Russia” (oltre 60.000 copie vendute), “Mussolini, finto prigioniero al Gran Sasso”, “L’ultimo segreto di Mussolini”, “Animali in guerra ‒Vittime innocenti”. Lo stile dell’autore richiama il giornalismo storico d’inchiesta per il suo alternarsi di testimonianze, fonti, documenti ufficiali, lettere private.

Nel saggio “Majorana, il prezzo del genio”, così come intende il titolo, si ripercorre la vita del giovane fisico siciliano che scomparve senza lasciare traccia. Dalla fatidica data del 26 marzo 1938 sino ad oggi, familiari, amici, studiosi, accademici, e semplici curiosi hanno cercato di risolvere l’enigma Majorana senza però riuscire a trovare il bandolo della matassa. Vincenzo Di Michele ha uno scopo diverso in questo suo saggio: raccontare lo spaccato storico nel quale gravitava Ettore Majorana, senza alcuna pretesa di svelare un mistero quasi centenario.

Il volume, corredato da foto storiche, è composto da tredici capitoli, ed è diventato oggetto di una speciale rubrica nella quale si è pubblicata a febbraio, in contemporanea con la circolazione del volume, la prima puntata dal titolo “Il talento innato nella scienza, a marzo la seconda puntata intitolata “L’incontro con gli scienziati tedeschi e la loro importanza nello scacchiere internazionale”, ad aprire la terza puntata intitolata “Il nazismo al potere e la fuga degli scienziati”, a maggio la quarta intitolata “I macabri esperimenti scientifici sugli esseri umani” ed a giugno la quinta puntata intitolata “Le perplessità di Ettore sul partito nazista”.

In ogni puntata si percorrerà, nel dettaglio, il cammino tracciato dall’autore Vincenzo Di Michele proponendo ai lettori un interessante approfondimento tematico. Vi lasciamo alla lettura della sesta puntata intitolata I ragazzi di via Panisperna.

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Estratto dal Capitolo #6 ‒ I ragazzi di via Panisperna

“Il laboratorio dei «ragazzi» era localizzato in via Panisperna, nella sede dell’Istituto di Fisica, edificato sulle fondamenta di un antico monastero.

Enrico Fermi era il capo di questi brillanti e giovani scienziati.

Lo chiamavano ‘il Papa’ per la sua autorevolezza che dava spesso un’idea di infallibilità, ma sarebbe di certo un errore, in questa sommaria descrizione, sminuire e sottovalutare le capacità scientifiche e la partecipazione degli altri ragazzi.

La loro era una squadra coesa, che nel giro di breve tempo salì in cattedra e diventò famosa con l’etichetta di ‘scuola romana’.

Sarebbe impensabile isolare Fermi dalla ‘scuola romana’, e del resto anche lui la pensava così. All’istituto di via Panisperna erano 73 arrivati tutti per strade diverse e spesso anche lontane. C’erano molti ingegni, e questa concentrazione irripetibile fu la premessa, l’antefatto di quanto avvenne nel 1934.

Ma chi erano i ragazzi di via Panisperna?”[2]

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A.M.: Nella prima puntata della rubrica hai presentato la figura di Majorana, nella seconda il suo incontro con gli scienziati tedeschi, nella terza si è tracciata una ipotesi sul ritardo dell’“invenzione” della bomba atomica, nella quarta hai mostrato gli esperimenti perpetrati su inermi esseri umani, nella quinta si è parlato dell’isolamento di Majorana al suo ritorno dalla Germania. In questa sesta puntata, invece, si percorre l’ormai famosa via Panisperna alla scoperta dei giovani talenti della fisica e ti propongo la tua stessa domanda citata nell’estratto: ma chi erano i ragazzi di via Panisperna?

Vincenzo Di Michele: Quando si pensa al mondo della fisica e della matematica ‒ e forse in generale questa riflessione è condivisibile per qualsiasi campo scientifico ‒ ci si immerge nell’immagine di stanze chiuse con figure dalla cultura molto elevata e con un’aurea di serietà che va al di sopra dello standard del comune cittadino. Metà del ragionamento è di sicuro vera: le persone che gravitano in questi campi possiedono per davvero la capacità di utilizzare la mente in modo straordinario ma sull’aurea di serietà ci sarebbe molto da dire. I ragazzi di via Panisperna erano tutti dei giovani geni, selezionati appositamente da tutta Italia. Questo appellativo dato agli scienziati della “scuola romana” era dovuto semplicemente alla via in cui era situato il Regio istituto fisico dell’Università di Roma, per l’appunto al numero civico 90 di via Panisperna. Al termine della Seconda guerra mondiale, l’appellativo cambiò in “i ragazzi di via Giulia” ma il gruppo ormai si era smembrato ed ora brevemente cercherò di illustrarne le motivazioni.

Penso sia importante ricordare che la sede dell’Istituto di Fisica fu edificata proprio sulle fondamenta di un antico monastero e questo portò anche alla creazione di alcuni dei soprannomi dei giovani fisici. Tutto iniziò quando il fisico, senatore e direttore del Regio istituto fisico dell’Università di Roma, Orso Mario Corbino (1876 – 1937), impiegò tutti i suoi sforzi per creare la prima cattedra italiana di fisica teorica. Era il 1926 ed Orso Mario Corbino aveva ben in mente la figura da inserire: Enrico Fermi (1901 – 1954) che, al tempo, era insegnante di Fisica Matematica a Firenze.

Dal 1929 Enrico Fermi ed Orso Mario Corbino, comparando instancabilmente i loro ingegni, si dedicarono alla trasformazione dell’istituto in un moderno centro di ricerca di fisica teorica.

Gli altri protagonisti della “scuola romana” arrivarono pian piano ed ognuno di loro fu molto importante per le ricerche sulla spettroscopia atomica e molecolare e sullo studio del nucleo atomico. La scuola divenne ricettacolo per i migliori studenti di fisica: tutti i “ragazzi di via Panisperna” si distinsero a livello mondiale.

Dopo questo preambolo, ho il piacere di presentarveli: il fisico, paleontologo e botanico Franco Rasetti (1901 – 2001), il fisico Emilio Segrè (1905 – 1989), il chimico Oscar D’Agostino (1901 – 1975), il fisico Bruno Pentecorvo (1913 – 1993), il fisico Edoardo Amaldi (1908 – 1989), ed ovviamente lui, il protagonista del mio libro, Ettore Majorana (1906 – 1938, data di scomparsa).

Il gruppo fu da subito molto affiatato, alcuni di loro si conoscevano già ed erano in ottimi rapporti, così ottimi da fondare un sodalizio molto particolare che prese il nome di “Società Antiprossimo”, la cui denominazione potrebbe trarre in inganno. La “Società Antiprossimo” fu fondata da Franco Rasetti negli anni ’20 quando frequentava, assieme ad Enrico Fermi, la Scuola Normale Superiore di Pisa; lo scopo estremamente ludico, goliardico e bizzarro era quello di infastidire il prossimo compiendo scherzi. Tanti sono gli esempi che si possono citare ma forse il più divertente ed anche il più celebre è stato il lancio di un gatto durante una lezione nell’aula di Meccanica Razionale per dimostrare il preciso atterraggio a quattro zampe! E se questo particolare vi ha riportato alla memoria ciò che avete letto in apertura sulla serietà, non preoccupatevi, c’è dell’altro e non dovrete attendere molto per venirne a conoscenza. Ho poc’anzi accennato delle fondamenta del monastero per un preciso motivo: anticipare la specificità dei soprannomi dei ragazzi che richiamavano una vera e propria gerarchia ecclesiastica.

Orso Mario Corbino era il “Padreterno”, Enrico Fermi il “Papa”, Franco Rasetti il “Cardinale Vicario”, Bruno Pontecorvo il “Cucciolo”, Emilio Segrè il “Basilisco”, Edoardo Amaldi l’“Abate” (ed anche “Gote rosse” ed “Adone”) ed il nostro Ettore Majorana il “Grande Inquisitore”. Oscar D’Agostino, che fu integrato per le sue competenze nella manipolazione e separazione chimica delle sostanze radioattive veniva semplicemente chiamato il “chimico” ed, in alcune lettere e memorie storiche, il “chimico dei fantasmi”.

Questo eccellente gruppo di geni Made in Italy restò in attività sino alla morte di Corbino, avvenuta nel 1938, ed a causa delle leggi razziali del Fascismo i fisici si dispersero, ad esempio Enrico Fermi dovette emigrare negli Stati Uniti anche perché sua moglie aveva origini ebraiche; Rasetti si trasferì in Canada; Pontecorvo andò in Francia e nel 1950 in Unione Sovietica; Segrè, di famiglia ebraica, raggiunse Fermi negli Stati Uniti. Majorana come ormai ben sappiamo scomparve misteriosamente il 26 marzo del 1938. Solo Amaldi e D’Agostino rimasero in Italia e, senza entrare nei particolari, posso lanciarvi una piccola suggestione: Amaldi fu uno dei fondatori del CERN (Conseil Européen pour la Recherche Nucléaire), il più grande laboratorio di fisica delle particelle progettato dall’uomo.

Vincenzo Di Michele I ragazzi di via Panisperna
Vincenzo Di Michele I ragazzi di via Panisperna

Un altro segno degno di nota è l’assegnazione a ben due di loro del prestigioso Premio Nobel per la Fisica: Enrico Fermi lo ricevette nel 1938 per «l’identificazione di nuovi elementi della radioattività e la scoperta delle reazioni nucleari mediante neutroni lenti»[3] ed Emilio Segrè nel 1959 per aver scoperto l’antiprotone.

Majorana, come abbiamo visto nella precedente puntata della rubrica dal titolo “Le perplessità di Ettore sul partito nazista”, dal suo rientro dalla Germania aveva deciso di vivere in una solitudine completa ed, a quanto si narra, non si recò più in via Panisperna malgrado quello della scuola romana fu il periodo più intenso e produttivo della sua breve vita.

Ed a proposito di vita, approfitto di questo spazio per rendere nota la mia ultima pubblicazione: “L’atleta della vita”, la storia di Anna, campionessa italiana, medico, moglie e madre. Una donna che, dopo la diagnosi di tumore al seno e la successiva malattia metastatica, non si è arresa nemmeno per un istante e ha continuato a curare gli altri mentre lottava in prima persona per vincere la più importante corsa della sua vita.

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Anticipazione: la settima puntata della speciale rubrica “Ettore Majorana ‒ Il prezzo del genio” avrà come titolo: Enrico Fermi e la scoperta della scissione nucleare.

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Info

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Sito Vincenzo Di Michele

Rubrica “Ettore Majorana Il prezzo del genio”

Guarda l’intervista di Vincenzo Di Michele nel programma “Verità Nascoste”

Intervista a Vincenzo Di Michele su Radio Radicale

Leggi Citazioni di e su Ettore Majorana

 

Note

[1] Vincenzo Di Michele, Majorana, il prezzo del genio, Edizioni Vincenzo Di Michele, 2026, pp. 7-8

[2] Ibidem, pp. 73-74

[3] Leggi la biografia di Enrico Fermi su Wikipedia

 

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