“La moda” di Georg Simmel: un’indagine sociologica tra imitazione e distinzione
«Il modo in cui ci è dato comprendere i fenomeni della vita ci fa avvertire in ogni punto dell’esistenza una pluralità di forze; sentiamo che ognuna di esse aspira a superare il fenomeno reale, limita la sua infinità in rapporto all’altra e la trasforma in pura tensione e in desiderio»; questo l’incipit del famoso saggio di Georg Simmel sulla moda.

Già da queste primissime righe de “La moda” si può capire la raffinatezza del modo di scrivere di Simmel. D’altra parte, sappiamo quanto Simmel abbia amato le arti e il bel scrivere.
Georg Simmel è stato un filosofo e sociologo tedesco. Ha analizzato gli eventi storici e sociali sia per come vengono originati dalla vita delle persone, sia per come le figure sociali vengano costruite dall’interazione tra individui. Nonostante non abbia fondato una scuola vera e propria, oggi è considerato uno dei padri fondatori della sociologia, insieme a Émile Durkheim e Max Weber. Viene anche definito come il pensatore della “svolta relazionale”.
Egli, per primo, affrontando il tema della moda anche da un punto di vista sociologico, mostra come la moda non sia solo una questione estetica o frivola, ma un fenomeno sociale legato a gerarchie, preferenze e identità tipico delle insorgenti società urbane moderne. Non è l’unico autore che parla di moda all’inizio del Novecento, ma è il primo a trattarla come un vero oggetto della sociologia.
Inoltre, un aspetto straordinario di questo breve ma intenso saggio è il suo non apparire, nonostante il secolo intercorso, datato, ma ancora del tutto attuale e affascinante.
Una caratteristica un po’ inusuale di questo libro è che la presentazione del saggio a cura del bravo Lucio Perucchi viene posta a chiusura del volume anziché in apertura, dopo anche lo scritto di György Lukács; in altre parole: come postfazione. Penso che ciò sia stato voluto per non stemperare lo stupore del primo impatto del lettore con l’eleganza della prosa simmeliana. Come ci spiega Perrucchi, che purtroppo dal 2022 non è più tra noi, “Die Mode” (La moda), è ritenuto un vero e proprio capolavoro, apparso nel 1911, all’interno di “Philosophische Kultur”, una raccolta di saggi dell’epoca, nella stessa versione definitiva riportata nel volume in oggetto. In effetti il saggio, in forme ridotte era già uscito dal 1895 in poi in diverse riviste.
Per Simmel la moda nasce da una tensione tra due bisogni sociali opposti: la “imitazione”, da un lato (le persone vogliono somigliare al proprio gruppo sociale di riferimento) e la “distinzione”, dall’altro (vogliono anche differenziarsi dagli altri). La moda funziona quindi come meccanismo di stratificazione sociale. Le classi alte introducono nuovi stili per distinguersi; le classi più basse li imitano; quando l’imitazione diventa diffusa, le élite cambiano moda per ristabilire la distanza. Questo, detto in estrema sintesi, crea il ciclo continuo della moda.
Già dall’esposizione di questi primi concetti credo che si possa intravedere quel meccanismo psicologico che Simmel introduce per spiegare i fenomeni sociali, chiamato del “dualismo”.
Scrive a questo proposito il sociologo: «Tutta la storia della società si svolge nella lotta, nel compromesso, nelle conciliazioni lentamente conquistate e rapidamente perdute che intervengono tra la fusione con il nostro gruppo e il distinguersene individualmente» (p.12), facendo riferimento alle forze che sempre si contrappongono nella società e nell’individuo stesso.
Simmel procede poi introducendo via via anche i concetti di “cerchia di appartenenza”, di “identità”, di “multi appartenenza”, di “coesione” e “differenziazione” nonché di “negazione della moda”. Solo attraverso una lettura attenta del saggio si potranno assimilare correttamente i concetti qui richiamati.
Secondo Simmel, la moda si sviluppa soprattutto nelle società moderne e urbane, perché nelle società tradizionali le regole su come vestirsi sono abbastanza stabili, mentre nella modernità c’è maggiore mobilità sociale e un individualismo più spinto, ragione per cui la moda cambia rapidamente.
Un altro aspetto molto importante che contraddistingue il pensiero di Simmel nella sua epoca è l’attenzione per il ruolo che rivestono le donne nella società e quindi anche rispetto alla loro relazione con la moda. Le donne, infatti, sempre per Simmel, ovviamente, seguono in maggior misura la moda perché, escluse da altri ambiti di affermazione sociale, trovano nella moda uno spazio di espressione e distinzione, ma, allo stesso tempo, per questo sono più soggette alla pressione dell’imitazione sociale.
Ovviamente, come descrive Simmel, il fenomeno della moda non si limita al solo ambito dell’abbigliamento ma investe tutti i campi sociali, dalla religiosità agli interessi scientifici, dalla cultura alle ideologie.
Simmel inquadra anche il fenomeno della moda dentro all’organizzazione oggettiva del lavoro, nell’ambito industriale, mettendo in evidenza la stretta connessione tra produzione, mercato e moda.
Nel libro, al testo di Georg Simmel segue il già citato scritto di György LuKács, che costituisce una delle prime reazioni interpretative del saggio che segue solo di alcuni giorni la morte di colui che Lukács considerava un amico e maestro.
Secondo György Lukács, Georg Simmel è uno dei pensatori che ha interpretato con maggiore sensibilità l’esperienza della modernità. Per lui l’originalità di Simmel consiste nello studio delle forme delle relazioni sociali, come scambio, conflitto o imitazione. Lukács lo definisce anche il vero filosofo dell’impressionismo, vale a dire di ciò che si presenta sotto diverse forme, non rigide ed immutabili, ma multiple, policromatiche e polifoniche.

Anche se Lukács quando scrive le note riportate a fine volume è ancora nella sua fase giovanile, pre-marxiana, la critica che lui porta, a mio parere ha già un’impostazione marxiana. Per Lukács l’analisi di Simmel è spesso frammentaria e saggistica, priva di un sistema teorico complessivo e di una spiegazione delle strutture economiche e sociali che producono i fenomeni della modernità. D’altra parte, questa (presunta) mancanza di sistematicità è, sempre a mio modesto parere, la caratteristica principale del metodo di analisi simmeliano, che si porrà come estremamente innovativo rispetto alla nascente scienza della sociologia.
Sempre Lucio Perucchi ci fa notare che oltre a Lukács tra i primi a rilevare la grandezza di Simmel nella rappresentazione della fenomenologia della modernità ci fu Walter Benjamin nelle pagine da lui dedicate alla moda. Mentre uno degli ultimi, in ordine di tempo, David Harvey che nel suo saggio “La crisi della modernità” ricorre a Simmel per illustrare il quadro urbano del famoso film di Wim Wenders: “Il cielo sopra Berlino”.
Per concludere, “La moda” è uno degli scritti certamente più belli di Simmel nella sua veste di filosofo e sociologo, in quanto, attraverso il fenomeno sociale della moda, sono affrontati anche temi filosofici quali: «soggettività ed oggettività, libertà e necessità, essere e divenire, sostanza e divenire», come scrive nel suo commento Lucio Perucchi.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Georg Simmel, La moda, Oscar Mondadori, 2005
