Seconda Crociata: che cosa cercavano veramente i Templari?

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L’assedio di Ascalona del 1153 costituisce una delle pagine più tese e decisive della storia delle Crociate. Ultimo caposaldo musulmano sulla costa levantina e costante minaccia per i domini latini, la città è il bersaglio di un martellante assedio voluto dal giovane re di Gerusalemme, Baldovino III.

Assedio di Ascalona Seconda Crociata miniatura medioevale
Assedio di Ascalona Seconda Crociata miniatura medioevale

Per cinque lunghi mesi, tra il freddo dell’inverno e la calura implacabile dell’estate, l’intero apparato militare del Regno di Gerusalemme stringe d’assedio le poderose fortificazioni create dai bizantini ma che ora sono in possesso dei fatimidi.

Qualche tempo fa, in cerca di informazioni storiche per la realizzazione di un thriller medievale, mi imbatto invece nella strana cronaca di un testimone di quei fatti.

A raccontare ogni dettaglio di questo assedio è Guglielmo di Tiro, nato a Gerusalemme intorno al 1130, intellettuale raffinato e profondo conoscitore delle lingue d’oriente e d’occidente. Oggi lo si definirebbe un cronista di guerra. Bene, proprio in quegli anni Guglielmo scrive la Historia rerum in partibus transmarinis gestarum, che è l’enciclopedia narrativa su cui poggia ogni nostra conoscenza della Seconda Crociata.

Ed è proprio sfogliando le sue pagine che arrivo alla fatidica notte del 15 agosto del 1153. I crociati hanno più volte tentato di espugnare la città, una vera e propria spina nel fianco per l’Occidente in quanto, dando direttamente sul mare e possedendo un porto fortificato inespugnabile, permette alla flotta fatimide d’Egitto di rifornire costantemente la guarnigione e di minacciare le rotte dei pellegrini, rendendo impossibile una vittoria definitiva senza un blocco navale totale.

Ma torniamo a quella notte. Baldovino III ha appena fatto costruire enormi torri d’assedio in legno, dotate di carrucole e scale interne, da appoggiare alle mura massicce della città per fare salire fino sugli spalti l’esercito crociato, e da lì nel cuore della città. Una specie di ascensori in legno di mille anni fa. Immaginati cosa possa arrivare da lassù, tra pece e olio bollente, massi, frecce incendiarie. Insomma, di tutto.

Finalmente, seppur sotto un nugolo di dardi, in questa Seconda Crociata i crociati riescono a spingere una di queste gigantesche torri a ridosso delle mura, ma i difensori egiziani rispondono lanciando pece e fuoco greco per bruciarla. E qui succede l’imprevedibile, perché un improvviso cambio del vento, anziché fare polverizzare la torre sotto le mura, ne devia le fiamme direttamente contro le massicce pietre della cinta difensiva: così il calore estremo le arroventa e, nel volgere di poche ore, le fa cedere di schianto, aprendo un varco nelle pareti.

Se fossi stato lì, all’alba del 16 agosto, avresti assistito a qualcosa di incredibile. Un intero tratto di mura giace in un cumulo di macerie fumanti, pietre ancora arroventate e pali carbonizzati. Di fronte a te vedresti una breccia provvidenziale. Che ti viene voglia di dire: “Deus Vult”, ma allora Dio lo vuole!

E qui cosa accade? Il Gran Maestro dei Templari, Bernard de Tremelay, si precipita a sfruttare l’apertura. Avverte forse il re Baldovino o gli altri contingenti crociati per coordinare l’assalto finale? Ma anche no! Invece, stranamente, decide di agire in solitaria.

Secondo la versione tramandata da Guglielmo di Tiro, de Tremelay sbarra persino il passo agli altri baroni e si addentra tra le rovine insieme a circa quaranta cavalieri del Tempio, mosso da qualcosa di misterioso di cui lo stesso cronista non fa menzione. Saranno gli storici successivi ad attribuire quell’azione alla sola brama d’oro e alla ricerca di un immenso bottino.

Fatto sta che la reazione della guarnigione musulmana è feroce: i templari, spintisi nei pressi di una chiesa bizantina nel cuore della città dopo aver percorso una miriade di vicoli angusti, vengono intercettati, circondati e massacrati fino all’ultimo uomo, compreso il capo della missione, il Gran Maestro Bernard de Tremelay. Le loro teste vengono poi esposte sugli spalti come un macabro trofeo e un monito per i crociati che assistono atterriti a debita distanza dalle mura.

Una spiegazione così lineare non convince però fino in fondo. Un capo militare dell’esperienza di de Tremelay avrebbe davvero sacrificato la vita dei suoi uomini migliori solo per la brama dell’oro? E perché nessun altro corpo dell’esercito crociato mosse un dito per sostenerli, lasciandoli isolati sotto gli occhi di tutti?

Una coeva cronaca di Damasco redatta da un testimone oculare musulmano, pur registrando il crollo delle mura, ignora totalmente il presunto massacro solitario dei templari. Molti storici leggono oggi il racconto di Guglielmo come una comoda narrazione difensiva ex post, utile ai baroni per giustificare la propria inazione e scaricare la colpa su un Ordine già troppo potente e autonomo, trasformandolo in un capro espiatorio perfetto.

Ma fuori dalle righe, la domanda che mi sono posto io è un’altra: cosa cercavano veramente i templari nella Seconda Crociata?

Se la bramosia di ricchezze è solo una comoda facciata, l’ipotesi che affiora tra le pieghe della verosimiglianza storica è che l’obiettivo trascendesse la conquista materiale. Ascalona era un crocevia millenario di civiltà — fenicia, filistea, romana, bizantina —, uno strato archeologico e simbolico denso di memorie dimenticate. E se invece la mossa scatenante di quella missione, che doveva essere segreta e ristretta ai soli Templari, fosse motivata dall’essere sulle tracce di un nascondiglio occulto? Di un archivio perduto o di un frammento di quel “canto” primordiale capace di custodire la parola che precede ogni parola?

Ascalon La Melodia del Diavolo di Ugo Nasi
Ascalon La Melodia del Diavolo di Ugo Nasi

Fatto sta che, senza volere esagerare con l’esoterismo, basti pensare che lo stesso giorno in cui perdeva la vita il Gran Maestro del Tempio, muore a Clairvaux colui che aveva dato vita all’Ordine stesso: Bernardo di Chiaravalle. Ma questa è un’altra affascinante coincidenza, di cui magari parleremo un’altra volta.

Abbandonare la superficie delle cronache ufficiali significa addentrarsi in un territorio di ombre e rivelazioni, su questo puoi star certo.

Ho poi scritto quel racconto? E me lo domandi? Con eventi di questa potenza e qualcos’altro che ho scoperto in seguito… potevo non farlo?

E così è nato “Ascalon – La Melodia del Diavolo.

Se un giorno volessi scoprire quale segreto si cela davvero dietro quel varco insanguinato e nella cripta della chiesa bizantina dove de Tremelay scese prima di essere catturato, la risposta la troverai nelle pagine di questo thriller storico.

Buena vida.

 

Written by Ugo Nasi

 

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