“Il desiderio di tirannia” di René Girard: la violenza tende a propagarsi per imitazione

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«È la paura di essere ucciso che rende tirannico il sovrano ed è la nostra paura di morire che fa sì che accettiamo di essere tiranneggiati: ecco la causa principale delle catastrofi che vediamo profilarsi» (p. VII), scrive in prefazione Benoît Chantre. Periodicamente nella società riappaiono fasi che René Girard ne “Il desiderio di tirannia” (Raffaello Cortina Editore, 2026) chiama di “crisi sacrificale” durante le quali tende a scomparire il confine tra violenza legale e violenza illegale.

Il desiderio di tirannia di René Girard
Il desiderio di tirannia di René Girard

Per René Girard la violenza legale si distingue da quella illegale non perché sia priva di violenza, ma perché è istituzionalizzata e finalizzata a interrompere la spirale della violenza reciproca. Il diritto sostituisce alla vendetta privata una violenza regolata e monopolizzata dall’istituzione giudiziaria.

La violenza illegale è invece la violenza reciproca, quella che nasce dalla rivalità mimetica: A aggredisce B, B reagisce contro A, A rilancia, e così via, la violenza dilaga (come, ad esempio, nelle antiche faide familiari).

Il problema, per Girard, è che la violenza tende a propagarsi per imitazione. La comunità rischia quindi di precipitare in una spirale di vendette reciproche. Questi scontri creati dalle rivalità mimetiche fanno riemergere lo spettro di un’”indifferenziazione” fra i componenti della comunità, ovverosia l’angoscia del caos dei tempi originari.

Ritengo molto interessante questa paura di tornare al caos originario che io individuo come base teorico–antropologica dell’intero impianto concettuale girardiano. Per l’intellettuale francese quando la rivalità mimetica si intensifica gli individui cominciano a imitarsi sempre più anche nella violenza.

Il «caos», per Girard è l’assenza di differenziazione sociale tale da rendere tutti gli individui indistinguibili gli uni dagli altri nella loro posizione di rivali. Siccome l’ordine sociale dipende dalle differenze: ruoli, gerarchie, appartenenze, divieti, norme, distinzioni tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, quando queste vengono meno si cade inevitabilmente nel caos, nel disordine primordiale. Da qui nasce storicamente l’esigenza di ricorrere al salvatore a cui è assegnato il compito di riportare l’ordine. Di ripristinare le differenze. A partire da quelle sacre e rituali. Da tutto ciò trae origine la figura del re o del tiranno. Né buono né cattivo, ma capace di ricostituire l’ordine. Ma il salvatore può divenire tale solo attraverso la violenza che si esercita contro la “vittima espiatoria”.

Si domanda Girard ne “Il desiderio di tirannia”: «Che cos’è questo miracolo? In che modo l’unità della comunità, completamente disfatta dalla crisi sacrificale, può improvvisamente ricomporsi?» (p. 18) e poco dopo si risponde: «Nell’istante in cui tutto pare perduto, in cui il non senso trionfa nell’infinita diversità dei sensi contraddittori, la soluzione è invece vicinissima, la città intera in uno slancio unitario si getterà nell’unanimità violenta che la libererà».

Tutti i rancori e gli odi convergono su un unico individuo: il “capro espiatorio”. L’unanimità violenta si ottiene attraverso il cancellarsi delle individualità di fronte all’omicidio sacrificale. Tutti gli odi reciproci si attenuano, fino al cancellarsi del tutto. Ovunque lo stesso rancore, lo stesso desiderio, la stessa strategia; l’uniformità è raggiunta. È proprio attraverso questo meccanismo che la comunità ritrova l’unanimità perduta e può ricostituire l’ordine. È in questo contesto che, secondo Girard, si può comprendere anche l’origine della figura del re o del tiranno: una figura ambivalente, né semplicemente buona né semplicemente cattiva, cui viene attribuita la capacità di ricostituire l’ordine perduto.

René Girard citazioni Il desiderio di tirannia
René Girard citazioni Il desiderio di tirannia

Non a caso Girard ricorre a miti fondamentali della tragedia greca e del profetismo ebraico come quelli di Edipo Re e di Giobbe, esempi illuminanti dei meccanismi che legano il tiranno alla folla. Girard rende evidente che il tiranno non è soltanto colui che domina; è anche colui che una comunità impaurita può desiderare come garante dell’ordine.

Ciò che rende inconfondibile René Girard è il fatto che la sua analisi non prende le mosse dalla filosofia, intesa in senso stretto, ma dalla letteratura e dall’antropologia religiosa.

“Il desiderio di tirannia”, inoltre, non è un’opera nuova di Girard nel senso tradizionale, ma una raccolta postuma organizzata da Benoît Chantre, il curatore. Un’avvertenza: Girard è autore per nulla facile da approcciare per la prima volta, ma l’originalità della sua interpretazione del mondo è davvero affascinante e vale la pena cimentarsi con il suo pensiero.

 

Written by Algo Ferrari

 

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