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Donne contro il Femminicidio #9: le parole che cambiano il mondo con Lady Be

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono stati sintetici e precisi; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Lady Be, artista italiana conosciuta a livello internazionale per la realizzane di opere interamente costituite da materiale di recupero. È presente a Torino, dal 19 al 28 maggio presso la Cavallerizza Reale, a un evento che ospita oltre 300 artisti da tutto il mondo, con la sua opera, “Barbie Tumefatta”, realizzata per dire “no” alla violenza sulle donne.

 

Femmina

Beaten Barbie

Parte di ogni creatura esistente sulla terra.

Con il termine femmina, tutti ci riferiamo a un individuo di sesso femminile, prima ancora di nascere (“è femmina!”), ma anche a una bambina già grande, a una ragazza, a una donna adulta. Ma non ci limitiamo qui: definiamo femmina tutti gli animali di sesso femminile, e persino le piante, i fiori di sesso femminile. Infine, arriviamo a usare questo termine per indicare oggetti artificiali e inanimati, come i connettori elettrici. Questo avviene perché, in quanto umani, siamo abituati a distinguere tutto ciò che esiste in categorie.

Invece, è curioso sapere che questa distinzione non vale per tutto il genere animale; esistono animali ermafroditi, così come le piante: per molte specie non esiste la pianta maschio o femmina, neppure il fiore maschile o femminile; esiste un solo tipo di pianta che ha un unico tipo di fiore, con al suo interno una parte maschile chiamata stame e una parte femminile chiamata pistillo.

Mi piace pensare che siamo un po’ tutti come i fiori: al nostro interno esiste una parte maschile e una parte femminile; naturalmente una delle due è fortemente dominante.

Ecco perché la mia definizione di femmina è: parte, più o meno dominante, di ogni essere vivente, con la quale tutti dovremmo imparare a convivere armoniosamente.

Femminismo

Nel 200 a.C, le “femministe” della antica Roma inscenarono una manifestazione di piazza per difendere i loro diritti; si propose di abrogare la legge che vietava alle donne di possedere più di mezza oncia d’oro, di portare vestiti multicolori e di passeggiare in carrozza.

Non riuscirono nel loro intento, per l’accanita opposizione del maschilista Catone.

Anni di lotte, sangue e sacrifici e, sebbene esista dai tempi più antichi, il termine “femminismo” venne coniato solo nell’Ottocento per battezzare il neonato movimento per l’emancipazione delle donne. A incarnarlo le suffragette, che lottavano per ottenere l’allargamento del diritto di voto anche alle donne.

Femminismo significa almeno 200 anni di lotte, sangue sacrifici ma anche successi, da parte delle donne che ogni giorno combattono per i propri diritti. 

200 anni contro 50… sfumature di grigio.

Perché il femminismo deve partire da noi: ogni singola donna è libera di scegliere quanto farsi rispettare. Se vogliamo che tutto ciò che è stato fatto non sia vano, dobbiamo essere noi, in prima persona, a rispettarci come donne e a non cedere ai luoghi comuni, contro i quali fingiamo di combattere ma che spesso, ci fanno comodo.

Femminicidio

Lady Be

Una brutta parola, come suicidio, omicidio, uxoricidio, parricidio, sororicidio, genocidio, ebreicidio, infanticidio, gaycidio, regicidio, tirannicidio, deicidio.

Tutte parole che trasudano di storia, di memoria, di indignazione, ma anche di curiosità, di cronaca nera, e di protezione; ci sentiamo sempre così distanti da loro, quando le sentiamo alla tv. Alcune di esse non le conoscevamo nemmeno.

Ma la parola “femminicidio” ha qualcosa di diverso; sa di attualità, di presente, di realtà e, come un’ombra misteriosa sempre in agguato, sembra voler spuntare dietro l’angolo da un momento all’altro.

Va oltre il tempo e lo spazio, la sentiamo persino dentro di noi.

E fa ci fa tanta, tanta paura.

Educazione sentimentale

Provengo da una famiglia di insegnanti, e ciò che ho sempre voluto fare è discostarmi dall’educazione intesa come insegnamento scolastico. Penso che l’educazione possa essere intesa in senso più lato, e non debba partire necessariamente dalla scuola, ma da ciò che davvero ci condiziona la vita in ogni istante: le immagini. Siamo bombardati di immagini in ogni istante, ma solo alcune di essere rimangono nella nostra memoria, e nella storia.

Fin dai tempi più antichi, l’arte è stata un veicolo di comunicazione universale, perché un’immagine può superare il problema della diversità tra lingue, culture, diversità, persino superare l’ignoranza e l’analfabetismo.

E, se l’educazione sentimentale è universamente indispensabile e socialmente utile, allora sì, l’arte deve farsi carico di questo importante compito ed educare ai sentimenti, attraverso le immagini; solo in questo modo sarà davvero possibile raggiungere tutti.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #8: le parole che cambiano il mondo con Luigina Sgarro

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Contro il Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono stati sintetici e precisi; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Luigina Sgarro, pugliese trapiantata a Roma, psicologa, psicoterapeuta, consulente, trainer e coach, scrittrice con la passione per la fotografia, ha per lo più lavorato per grandi aziende, collabora con l’Università di Tor Vergata sui temi del comportamento umano all’interno delle organizzazioni. Scrive da sempre e ha iniziato a pubblicare nel 2005, avendo riconoscimenti in vari concorsi letterari e collaborando alla stesura di varie antologie. Ha vinto il concorso “Le Fenici” con la raccolta “Quasi Amore”. Nel 2016 ha partecipato, assieme ad altre scrittrici, alla raccolta di genere fantastico Rosa Sangue, sul tema del femminicidio.

Femmina

Luigina Sgarro

Termine che abitualmente si usa in modo dispregiativo, contrapponendolo a donna, richiama la natura, contrapposta alla cultura. È la radice delle cose, è il luogo dell’istinto, in cui una donna abbandona gli orpelli delle strutture sociali e resta nuda davanti a se stessa. Femmina è la solidarietà, l’amore per il nuovo, l’evoluzione del corpo e della mente, la sete dello spirito. La femmina si annida nella donna e l’avvolge come un guscio di madreperla.

Femminismo

È una battaglia persa nel momento in cui la combatti. È il desiderio di affermazione contro il maschio. Nel passato il maschilismo ha prodotto, per reazione, il femminismo: maschilismo e femminismo sono due facce della stessa medaglia e come tali non riescono a guardarsi, si equivalgono, hanno lo stesso peso. Nel futuro non ci sarà più posto per femminismo e maschilismo, si condividerà lo spazio e la strada, ognuno come vorrà, non facce di una medaglia ma mani che si tendono, si intrecciano, si aiutano a fare insieme parti di cammino.

Femminicidio

È una brutta parola per una brutta cosa. Evoca un corpo ripiegato in un grumo di sangue rappreso. Il disprezzo per la donna pervade il nome dell’ultima violenza di cui questa è vittima. La si uccide perché è femmina, dice la legge, la statistica, la sociologia, e la femmina può essere considerata oggetto, fruibile, fungibile, voluttuario, sopprimibile.

Chi si rende responsabile di femminicidio lo fa attaccando l’altra perché da donna – essere umano di sesso femminile dotato di personalità, intelligenza, diritti, voce in capitolo, ecc. – vuole degradarla a femmina, animale” dice il dizionario Treccani. Se definiamo il crimine femminicidio, seguiamo l’assassino in questa logica.

Si dovrebbe chiamare liberticidio, angelicidio, sorellicidio, ma i legislatori, si sa, hanno poca fantasia.

Educazione sentimentale

Luigina Sgarro

È una strada dentro se stessi che si percorre cercando altri.

Si varcano molti cancelli, si supera un banco di nebbia, si salta su un fossato di pietre lucenti, ci si trova davanti a un lago e ci si specchia, se si vede una persona e si riesce ad amare la sua gioia, la sua tristezza, la sua rabbia, la sua paura, alzando gli occhi, se ne troveranno molte altre da conoscere e da amare, se non si vede nulla, ci si mette di nuovo in cammino, sperando in maggiore fortuna, senza sapere ciò che si cerca fino a quando non lo si trova.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #7: le parole che cambiano il mondo con Chiara Ragnini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Chiara Ragnini, cantautrice genovese attiva nella scena musicale indipendente, vincitrice di molti riconoscimenti e con, all’attivo, varie partecipazioni a festival e rassegne. Il 17 marzo del 2017 ha pubblicato il primo singolo del nuovo album, Un colpo di pistola, dedicato alle vittime del Femmicidio, di cui un pezzo recita:

Ricominciamo/ non sai più chi sono/ ti ho chiesto perdono/ ma non è bastato a fermare la tua mano/ a colpo sicuro/ un solco sul viso/ si perde nel bianco del muro/ ed io resto appiccicata con la faccia al pavimento/ il sangue è la benedizione al pentimento/ ma non mi pento io non mi pento/ neanche per un secondo/ nell’attesa del momento/ starò male so che tu sarai contento/ mi hai sparato dritto al cuore/ mi hai colpito senza fare alcun errore”.

Femmina

Chiara Ragnini

Madre, sorella, compagna, amante, bambina, ragazzina, donna, nonna, bocca, labbra, unghie, clitoride, utero, tette, ventre, tacchi, sensualità, dolcezza, purezza, durezza, caparbietà, genialità: sono tanti, tantissimi i termini che affiorano alla mente parlando di (una/la) femmina.

È colei senza la quale il maschio sarebbe perduto. È la guida al completamento dell’individuo di sesso maschile, la compensazione, la complementarietà, la chiusura del cerchio.  

Femmina è una canzone. Femmina è musica.

Femminismo

Femminismo è giocare ad armi pari; è una donna lavoratrice, autonoma e indipendente; è una madre che guida in autostrada per portare i propri figli alla gita giù al lago; è una capo di stato; è far valere le proprie idee in ufficio di fronte a tutti i colleghi uomini; è una birra con le amiche; è diritto di voto; è convivenza con il proprio partner; è sposarsi in comune; è libertà di espressione; è emancipazione.

Oggi alcune di queste immagini ci sembrano quasi scontate ma abbiamo faticato molto per guadagnarci quella parificazione giuridica, economica e politica che viviamo quotidianamente e che, purtroppo, non è ancora abbastanza.

Esistono ancora tanti, troppi pregiudizi verso le donne, soprattutto in ambito lavorativo. È nostro dovere batterci, nel nostro piccolo, ogni giorno per continuare a superarli.

Femminicidio

Femminicidio fa rima con violenza, perpetrata ai danni di una figura che si considera più debole, inferiore, come una donna.

Fa rima con mancanza di rispetto, con abuso di potere e annientamento dell’identità della persona in nome di un malato senso di superiorità del sesso maschile verso quello femminile.

La violenza va combattuta, sempre: lo si può fare solo insegnando il rispetto e il superamento di quelle barriere che, come dicevamo prima, abbiamo già in parte oltrepassato ma non, evidentemente, abbastanza.

Educazione sentimentale

Chiara Ragnini

Educare al sentimento è educare al rispetto, verso gli altri e verso se stessi. Solo amandosi si potrà essere in grado di amare l’altro, il diverso da sé.

Si sta facendo ancora troppo poco da questo punto di vista e non si dovrebbe mai smettere di insistere nel portare avanti progetti legati all’educazione sentimentale, dalle scuole elementari fino ai licei e alle università.

Non è mai troppo presto né troppo tardi per insegnarla.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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Donne contro il Femminicidio #6

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Donne contro il Femminicidio #6: le parole che cambiano il mondo con Nadia Verdile

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Contro il Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

È giunto il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Nadia Verdile, napoletana residente a Caserta, giornalista pubblicista corrispondente de Il Mattino, docente di Italiano e Storia presso Licei, titolare di seminari universitari, relatrice in convegni di studio, autrice di numerosissimi saggi, monografie e volumi didattici.

Dal 2015 è direttrice della Collana editoriale “Italiane”, edita dalla Pacini Fazzi di Lucca, nata con l’obiettivo di far conoscere la vita delle donne che hanno fatto l’Italia.

Femmina
Sostantivo usato troppo spesso in senso dispregiativo. «Sei una femmina!» è l’esatto opposto di «Sei un maschio!». Nella percezione comune nel primo caso si usa per sminuire o per denigrare, nel secondo invece per incitare al coraggio e all’impegno. Provare per credere…

Femminismo

Nadia Verdile

Movimento filosofico – politico senza il quale io non sarei qui a scrivere anche se c’è ancora qualcuna/o che pensa che sia l’omologo di maschilismo

Femminicidio
Crimine contro le donne, di esclusiva matrice maschile, che tende a sottolineare la condizione di subalternità nella quale si vorrebbe continuassero a vivere mogli, sorelle, figlie, fidanzate, compagne. Il femminicidio è anche la fotografia di una società in cui il diritto e la sua tutela sono ancora obiettivi da raggiungere e non acquisiti.

Educazione sentimentale
È ciò che deve essere insegnato, dal primo giorno di vita, a tutte le bambine e i bambini e che deve durare per tutta l’esistenza, in famiglia e a scuola. Educare al rispetto, educare all’altra/o, educare alla vita e ai suoi infiniti sentimenti.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Loriana Lucciarini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così,  in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

È giunto il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Loriana Lucciarini, scrittrice e blogger romana che ha fondato Magla, l’isola del libro e il blog delle 4Writers . Con Arpeggio Libero ha pubblicato il romance “Il cielo d’Inghilterra”, il romanzo breve per ragazzi “Una fantastica caccia al tesoro”, la favola “Si può volare senza ali” per Emergency (facente parte di una collana curata e ideata da lei stessa) e il suo racconto breve, Il coraggio di raccontare, fa parte del volume “4 Petali Rossi, frammenti di storie spezzate” per BeFree (antologia da lei curata e ideata).

Femmina

Loriana Lucciarini

Se escludo questa parola dal suo legame semantico e dal valore che la società attribuisce al termine e lo “ascolto” per come lo percepivo da piccola, esso ha per me una connotazione positiva. Racchiude tanto di buono – la natura, la bellezza, la forza, la protezione, l’indipendenza – legato a una sola immagine: la potente leonessa che vive in gruppi familiari, assieme ad altre leonesse, indomabile e fiera, indipendente, che basta a se stessa.

La  leonessa, forte, materna, coraggiosa e libera è per me l’emblema della femmina in natura.

Ma il termine femmina, riferito alle donne, si sporca e diventa sinonimo di altro, perde fierezza, passione e forza e s’incupisce, trasformandosi in gabbia. Perché la società mette cappi, catene. E femmina per le donne acquista valenza negativa, trasformando l’individuo in oggetto, terra di conquista, genere da predare e sottomettere, al quale togliere la libertà, la forte indipendenza, la dignità di essere sé.

Ecco perché, ormai da molti anni, vivo e percepisco questa parola in modo ambivalente: perché questo secondo significato, che arriva sempre dopo ma s’impone nella mia testa in modo violento, ha termini umilianti che si legano al primo annullandolo, arrivando a imporre solo il valore negativo, che mi ferisce e mi irrita.

Femminismo

Per rompere questi stereotipi ben sedimentati nella cultura e nel pensiero è stato necessario il femminismo. L’onda d’urto provocata dalle lotte delle donne ha portato la società intera e l’autocoscienza femminile ad evolvere, creando le condizioni per un cambiamento forte e radicato nel tempo. Ma, nonostante ciò, ai nostri giorni urge ancora un’elaborazione profonda per un agire quotidiano teso a divenire fulcro costante di cambiamento. Credo che sia necessario far tesoro delle lotte del femminismo e supportare le nuove generazioni, che possano essere in grado di andare anche oltre gli “steccati”, per inglobare, coinvolgere e diventare nuovo motore di cambiamento per la parità di genere, il rispetto delle singole peculiarità e il riconoscimento della dignità personale. Andando anche oltre gli stereotipi. E, dirò una cosa forse anche poco condivisa, credo che per farlo occorra unirsi con chi comprende che questa sia l’unica strada per realizzare una società civile evoluta; quindi anche con quegli uomini intelligenti che dimostrano di voler rompere gli schemi nei quali anche loro vengono costretti.

Femminicidio

Loriana Lucciarini

Termine orribile, che però dentro ha la sua forza dirompente e racconta tanto, tutto. Femminicidio è scevro da pietismo e riporta la realtà al nocciolo: l’uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile, legato culturalmente alla visione della donna che la società infonde. Femminicidio: l’atto estremo violento e brutale che l’uomo commette  per impedire a una donna la propria emancipazione, la libertà di scelta, l’indipendenza affettiva.

Educazione sentimentale

L’educazione sentimentale, intesa come Educazione Emotiva, per me è l’unica strada per arrivare a una società migliore. Comprendere i propri sentimenti e bisogni aiuta l’individuo a capire profondamente l’altro, arrivando a rispettarlo nelle differenze, nei bisogni. In sostanza, rispettandolo per ciò che è.

L’educazione emotiva annulla le differenze perché si annullano gli stereotipi. Dà importanza all’individuo in quanto essere umano speciale e unico.

L’educazione sentimentale, l’educazione all’empatia, può essere davvero la soluzione alla lotta alla violenza e contro le discriminazioni tutte.

Lo sostengo fortemente da anni e credo che dovrebbe essere compito della scuola e della società supportarla e diffonderla tra le nuove generazioni, che saranno gli adulti di domani.

 

Written by Emma Fenu 

 

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Donne contro il Femminicidio #4: le parole che cambiano il mondo con Sara Rattaro

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Contro il Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così,  in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Ad inaugurare per il 2017 la rubrica “Donne contro il femminicidio, iniziata lo scorso anno,  un’ospite d’eccezione: Sara Rattaro, amata scrittrice italiana, vincitrice di numerosi premi e autrice di romanzi profondi e attenti all’universo femminile: “Sulla sedia sbagliata”, “Un uso qualunque di te”, “Non volare via”,  “Niente è come te” e “Splendi più che puoi”, incentrato proprio sulla violenza di genere. Appena edito, con  Sperling & Kupfer, l’ultimo suo libro, intitolato“L’amore addosso”.

Femmina

Individuo indispensabile.

Femminismo

Credere nelle pari opportunità. Non esiste nessun luogo al mondo in cui le donne abbiano più diritti degli uomini, quindi se crediamo nella parità degli individui, dobbiamo essere femministi.

Femminicidio

Sara Rattaro

Omicidio di una donna perché è una donna. Trova le sue radici su un grosso problema culturale. Educhiamo i maschi e le femmine in modo completamente diverso. Ai maschi offriamo solo modelli vincenti senza preoccuparci delle debolezze che questi creano. Alle femmine insegniamo a curare proprio quelle debolezze e a mettersi in condizioni di non ostacolare il raggiungimento del modello vincente del proprio compagno.

Educazione sentimentale

È qualcosa che si fa troppo poco. Sarebbe bello poterla sostituire al vecchio modello sessista del “non piangere come una femminuccia”.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #3: le parole che cambiano il mondo con Maria Antonietta Macciocu

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la staffetta della neo rubrica “Donne contro il Femminicidio“, prendendo il testimone, è Maria Antonietta Macciocu, nata a Sassari e residente a Torino. Laureata in Storia del Teatro, dopo anni d’insegnamento di lettere nelle periferie torinesi, ha lavorato presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, collaborando alle attività del Teatro Regio.

Ha collaborato con la rivista romana “Inoltre”. Poetessa e scrittrice, ha pubblicato poesie e romanzi, questi ultimi in collaborazione con Donatella Moreschi. Si interessa di problemi politici, sociali, culturali, con particolare attenzione ai diritti delle donne.

Femmina

Provo ambivalenza verso il termine. Quand’ero un’adolescente magra e piatta, un ragnetto, andavano di moda le maggiorate. Avrei voluto essere un bel mammifero come loro, femmine catalizzatrici dell’attenzione maschile, che mi ignorava.
Crescendo e trovando la mia dimensione fisica e culturale di ragazza graziosa, libera e impegnata, femmina mi irritava, rappresentava l’oggetto di un desiderio primitivo,una preda da cacciare che, come donna di tempi nuovi, non potevo accettare. In quell’accezione, molto più diffusa di quanto non si creda, mi urta ancora.
Ma dentro di me quella voglia di seduzione frustrata, con cui mi sono affacciata al gioco dei sessi, ha lasciato indulgenza e nostalgia per la femminilità tutta fisica, prorompente e provocatrice che il termine mi evoca. Per quanto sforzo faccia, non riesco a collegare femmina con i nomi  per me comuni di femminismo e femminicidio, di cui è la radice. Quasi fossero due mondi diversi, separati e inconciliabili.

Femminismo

Maria Antonietta Macciocu

Non sono femminista, dice mia figlia, autonoma, libera e strenua difensora dei diritti di genere. A ricordarmi, se mai ne avessi bisogno, che il femminismo è un momento storico a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta del secolo scorso. Un movimento di grande impatto, che ha portato le donne in piazza non solo tra lo sbigottimento dei benpensanti, ma anche di quei ragazzi e partiti che si dicevano compagni e che si battevano per la liberazione degli ultimi. Avere partecipato mi riempie di gioia e di orgoglio: divorzio, aborto, pillola, nuovo diritto di famiglia, decidere della propria sessualità sono conquiste che abbiamo fatto non solo per la nostra generazione, ma per quelle successive. È vero, da parte di molte c’era rivalsa e aggressività verso gli uomini, ma gli spazi vitali da conquistare erano troppi e non ci si poteva permettere indulgenze verso la controparte.
Quel tipo di femminismo non esiste più, ma la questione femminile sì, con le discriminazioni che si porta dietro. Ora l’impegno  delle donne è proteso verso una parità di genere sostanziale, che scaturisca dalla consapevolezza  acquisita dalla  società, per maturazione culturale e non per obbligo di legge, dell’importanza di favorire la presenza delle donne in ogni ambito, al di là degli stereotipi di compagna, madre, donna in carriera, oggetto sessuale, con cui si divide, si controlla e si frena l’universo femminile. La si vuole ottenere non contro gli uomini ma con gli uomini, almeno quelli, e sono tanti, di buona volontà. Se ai tempi del femminismo storico, in presenza di  leggi discriminanti, l’esigenza primaria era codificare l’uguaglianza, ora lo è la sua attuazione, nel rispetto e valorizzazione della persona e delle differenze.

Femminicidio

All’inizio la reazione era estetica e pseudo-linguistica: che brutta parola, non esiste nella lingua italiana. Quasi che le parole si possano catalogare in belle e brutte e la lingua sia una sistema immutabile nel tempo. Poi la reazione sul merito: è distorcente, ideologica, è un omicidio e basta, già contemplato nel codice.  Infine la resa, l’accettazione diffusa, il riconoscere  subito una particolare forma  di delitto. Perché il femminicidio non è solo un atto di violenza come tanti altri, ma l’accanirsi dell’uomo contro la  donna in quanto donna, e contro certe specie di donne: incapaci di appagare le esigenze maschili, disubbidienti, recalcitranti, che antepongono la libera scelta a quella imposta dai compagni. Un atto spesso mimetizzato e veicolato con l’equivoco di troppo amore, di malattia, di raptus. Sappiamo che non è così. Dietro quasi tutti i femminicidi ci sono menti lucide, prodromi di vessazioni, violenze, omertà di chi subisce e di chi sa,  premeditazione tenace: l’annientamento di chi non sei come  ti voglio e te la faccio pagare, che non è certo amore. Sarebbe lungo disquisire sull’intensificarsi di morti così specifiche, alla luce delle opinioni correnti: insicurezza dell’uomo di oggi, incapace di reggere alla prova di un mondo femminile che si sgancia e lo priva del ruolo di cui si beava da secoli; l’ossessione di avere una cosa tutta sua, che lo rassicuri nella precarietà del lavoro e del futuro; l’incapacità di sopportare la frustrazione, frutto di educazione permissiva e protettiva; la violenza di cui siamo circondati; l’avere ridotto le donne a merce di consumo, se non mi soddisfi ti butto via; e la responsabilità di tante di noi, ancora intrappolate nel mito della sopportazione, del fa così perché mi ama, lo cambierò. Penso sia un cocktail di tutte queste  cose. Preferisco far mie le parole di mia madre ultra-novantenne: eh, l’uomo, non sopporta di perdere tutto quel potere prepotente che ha sempre avuto su di noi. Ecco, il vecchio vizio del potere e della prepotenza, così difficili da estirpare da chi li esercita da secoli.

Educazione sentimentale

Emma Fenu - Maria Antonietta Macciocu

Per educazione sentimentale intendo educazione all’empatia, al rispetto di sé e degli altri. Non ho mai creduto a una educazione precettiva, che se pure genera comportamenti in apparenza corretti, non sempre è capace di farli interiorizzare. Il processo educativo profondo è mimetico e simbolico, scaturisce più da esempi concreti e suggestioni che da input. Non basta ripetere bambini e bambine hanno uguali diritti e prospettive, le bambine non sono virgulti da proteggere e i maschietti pilastri su cui appoggiarsi, non ci sono gusti maschili e femminili, ma personali, bisogna rispettarsi, se poi, nella realtà familiare e sociale, gli esempi sono quelli di madri vessate e padri padroni, o viceversa, di scuole dove i bambini giocano a pallone e le bambine alle veline, di giocattoli  e colori di vestiario diversi per sesso, di fiabe con principe azzurro che salva povere fanciulle indifese svegliandole con un bacio, di emozioni ammesse nelle femmine e represse nei maschi, di pubblicità dove gli stereotipi di genere impazzano indisturbati. L’educazione sentimentale, che si esprime nel riconoscimento di sé e dell’altro in quanto persona unica e irripetibile e non prodotto da batteria, è il risultato di processi emotivi e culturali che si imprimono nella psiche e nell’immaginario fin dalla nascita, segnandone il comportamento. A cominciare dal linguaggio, attraverso cui non solo descriviamo il mondo, ma lo ricreiamo e indirizziamo.

SNOQ di Torino, di cui faccio parte, promuove da anni nelle scuole il progetto”Potere alla parola”, intesa non solo come capacità di dialogo interpersonale, ma come mezzo per promuovere una diversa percezione della realtà. Declinare il mondo del lavoro anche al femminile, per esempio: dire sindaca, magistrata, avvocata, difensora, senatora, medica non è  vezzo o peggio strafalcione, ma dare per scontata la presenza delle donne in ogni ambito  in modo strutturale e non eccezionale, come invece può suggerire l’usare vocaboli  presi in prestito dal maschile. Leggere fiabe con diverse tipologie di principesse, principi e finali, invitare gli stessi bambini a inventarne, mischiare i giochi, scambiarsi gli abiti, favorire quel disordine creativo che libera dallo stereotipo, non vuol dire confondere i sessi, ma creare un’attenzione e un rispetto verso il genere di  cui ogni bambino è portatore. Nel rispetto, i sentimenti crescono attenti all’alterità e alle sue esigenze, si attrezzano per  le frustrazioni. A scuola e famiglia dovrebbero affiancarsi le immagini dei media, troppo spesso infarcite di simboli e modelli sessisti e retrogradi. Una battaglia culturale che non è facile vincere, ma che vale la pena di perseguire.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #1

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Donne contro il Femminicidio #2: le parole che cambiano il mondo con Marta Ajò

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Donne contro il Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la staffetta della neo rubrica “Donne contro il Femminicidio“, prendendo il testimone, è Marta Ajò: scrittrice, giornalista su stampa e web, attiva in politica dal 1964 al 1992, è stata Vice Presidentessa del Comitato di parità presso il Ministero del lavoro e della previdenza sociale, Presidentessa del Comitato di parità presso il Ministero degli affari esteri e Consigliera regionale di parità presso l’Ufficio del lavoro della Regione Lazio. Gestisce Il Portale delle Donne con passione e competenza.

Le elenco i quattro concetti da analizzare: femmina; femmismo; femminicidio; educazione sentimentale. Mi chiede come debba farlo, se seguendo uno schema o meno: la lascio libera. La sua libertà si traduce in un’intervista-lettera aperta rivolta a ciascuno, che vi riporto a seguire.

Marta AjòDunque, Emma Fenu, donna di cui ho una grandissima stima, mi coinvolge con poche parole ad esprimermi su questa nuova forma di barbarie definita “femminicidio”. Il suo articolo è bellissimo e stimolante e ovviamente va da sé che chiede di andare oltre le sue riflessioni (anche se sono tutte condivisibili) e lo fa ponendo domande lapidarie, dice proprio così, per sortire un forte impatto comunicativo.

Ma io direi anche per coerenza, perché di lapidi si tratta. E cosa c’è di peggio di dovere pensare ad una lunga fila di lapidi che indicano passaggi brevi, a volte brevissimi, donne in questo caso, la cui vita, i cui sogni e le cui speranze sono state spente da qualcosa che non potevano immaginare accadesse in modo ingiusto e violento. Diverse, queste lapidi, da quelle che a scuola c’indicavano ben’allineate nei cimiteri di guerra.

Marta Ajò

Quelle erano lapidi per uomini d’onore, morti per dovere di patria, difesa della specie, dei figli, della terra e del loro futuro. Ma che con il tempo, anche loro, hanno subito una trasformazione, quella dell’arricchimento illecito della camorra, e allora che importanza ha sapere chi c’è sotto, vecchi o giovani, uomini o donne. Diversificati solo dalla bandiera consumata della squadra di calcio che l’avvolge, o la foto della motocicletta, o un ciuccio, o due che si guardano negli occhi.

Sono i rimasugli di sentimenti. Poi ci sono gli irriconoscibili, gli strani. Di solito sono “strane”. Almeno dalle foto.
Quelle di cui si sa, si crede di sapere, o forse non si sa tutto e che per questo giacciono anch’esse sottoterra senza motivo provato.
Quelle che non hanno fatto in tempo a diventare vecchie perché volevano restare giovani e piacenti.
Quelle che sono vissute più per un titolo dei media che per la durata dei loro respiri.
Quelle che alimentano il mercato dei talk e delle fiction.
È lei la femmina.
Quella che si può, si deve, si concede ad uccidere.
Non hanno nomi, ora, ma li avevano. Non hanno carattere, ora, ma l’avevano perché volevano separarsi da mariti violenti, persecutori, traditori, cattivi padri, violenti. Non hanno storia, ma l’avevano se solo altri si fossero accorti di loro, avessero raccolto la loro disperazione, la paura, le denunce. Non hanno parola, ma l’avevano prima che gliela togliessero. Non sono madri, ma lo erano prima che gli impedissero di crescere i loro figli lasciandoli orfani di madre e spesso ancora in mano a padri pericolosi. Non hanno volti, ma li avevano prima che li bruciassero, li devastassero, li cancellassero.

Queste sono le femmine che devono giacere sotto terra. Non persone di genere femminile ma proprio FEMMINE, di malafemmina, di femmine scostumate, zoccole, ecc.
E a domande lapidarie risponderò con altrettanta freddezza.

La Femmina, in quanto tale e non la persona, non si è mai evoluta. Perché non gliel’ha permesso il parto, il sangue, la debolezza e le infezioni che ne derivavano, le malattie che attaccava; non le rendeva più forti la responsabilità dell’allevamento, accudimento, la dipendenza perché se accudiva non poteva cacciare.

Niente di meglio per il potere fisico maschile crescere con una preda da dominare e schiavizzare. Perché mai avrebbe dovuto concedere una parità che lo avrebbe privato di diritti stabiliti a proprio uso e consumo. Debolezza fisica e consequenziale dipendenza economica hanno fatto della donna il primo essere schiavo della storia.

Unica arma, che si è rilevata nel tempo inversamente proporzionale, è stato l’eros ma, nel tempo, ci hanno pensato le culture religiose a frenarne l’ uso. Secondo i Cristiani d’Italia, citati dall’Enciclopedia Treccani, per esempio, l’educazione ai sentimenti, è così definita «capacità di regolare il proprio istinto sessuale e mantenerlo nel rigido binario delle leggi morali». Non vengono negati i «diritti della carne», peraltro ritenuti legittimi solo quando si riferiscono agli uomini, ma a condizione che siano compresi dentro “il percorso del matrimonio”.

Per quanto gli ultimi atteggiamenti papali stiano mirando a forme di apertura verso un nuovo ruolo tra coniugi, estirpare secoli di regole e credenze richiede indubbiamente un tempo inversamente proporzionale a quello che porta ad una modernizzazione delle usanze e dei costumi. Contro i quali si è scontrata per secoli una cultura di sottomissione con la precisa volontà di reprimere ogni forma di emancipazione delle donne, partendo dalla consapevolezza della propria sessualità e il mantenimento di una connotazione di “passività” in quanto “iscritta nel codice biologico femminile”.

Marta Ajò

Nel tempo però e nonostante ogni orrore della sottomissione violenta la crescita di massa si è proiettata alla ricerca di nuovi e diversi ritmi di vita e di evasione scardinando alcuni codici di costumi morigerati e delle emozioni.
Sostanzialmente in una nuova realtà sedimentata durante la rivoluzione industriale che ha cambiato tendenze, allargato spazi e modernizzato la vita quotidiana.

Di questi cambiamenti l’unico che è cambiato solo in apparenza è il rapporto d’amore-passione tra generi. L’unico che sfugge a regole e volontà, che degenera da amore in ossessione incontrollata, dove la prevalenza del possesso sul corpo a detrimento del cuore e dell’anima, sembra condurre ancora una crociata tipicamente maschile contro ogni possibile cedimento all’emancipazione femminile.
Lapidi, dunque, sotto le quali si nascondono quelle che non sono rimaste sotto il giogo, che non hanno voluto ubbidire, che hanno lottato per la libertà.

Cosa lascia dietro questa scia di sangue? Una società sgomenta, forse!
Di certo molti assassini quasi mai pentiti (per quanto inutile) ma con la convinzione di avere fatto bene, quella cosa giusta che solo un uomo, per l’appunto può fare. Mettere ordine nella vita coniugale, rimettere al suo posto la compagna, farsi rispettare quando punisce, abusare di quanto gli spetta.

Uomini preoccupati più da quanti anni rischiano e dal mondo per svicolare alla pena più dura piuttosto che colpiti dal rimorso. Presenze nei tribunali con aria da bulli e da fighi. Padri indifferenti alla prole. Volti soddisfatti dell’abilità con cui hanno saputo costruire il caso, il giallo, la scomparsa del corpo. Senza espressione, piagnucolosi o strafottenti. Uomini infine tenuti insieme da una sorta di muta solidarietà, d’impunità, di certezza di essere così perché “l’omm che po fa a men e tutt’cose no ten paura e nient!”.

Quello che il femminismo ha compiuto all’inizio, si è compiuto allora. Poi si è trasformato, è maturato, si è strumentato. Le donne non hanno finito il loro cammino di emancipazione. Esse ormai avanzano e il fatto che vengano uccise con tanta ferocia ne è la prova provata. Il femminismo era quello urlato nelle strade, quello dei collettivi, quello della scoperta della propria sessualità ritrovata, della propria libertà e della propria intellettualità; oggi è quello che porta le donne a rivendicare leggi, riconoscimento del merito, pari dignità, a ribellarsi, denunciare e rischiare. Perché l’emancipazione delle donne non si è mai fermata.

È l’ignoranza maschile invece che non si emancipa; essa resta rozza, prepotente, insipiente, violenta quando demenziale.
Ed allora parlare di educazione sentimentale diventa difficile. Se il sentimento non lo si è imparato nei secoli è una battaglia persa.

Ma restano due strade. La legge e le giovani generazioni. Se la prima conserva dei dubbi, visto che l’errore è ancora umano, i giovani sono le uniche speranze sulle quali puntare. Non quelli che vagano dolenti ed indolenti nel degrado delle periferie urbane magari e appunto, cercando una giovane da stuprare, tanto per passare il tempo ma quelli che non vogliamo siano costretti a scegliere un paese diverso da quello che amano.
È un mondo devastato quello che ci circonda. È difficile pensare a qualcosa di bello, ma il sentimento, che si è formato negli stessi nove mesi in cui si sono formati gli altri organi vitali, quello che ci ha fatto amare il volto materno, quello che ci ha fatto sperare in un sogno migliore non può essere perduto. L’educazione sentimentale non s’inventa, si dona, si produce e si riproduce, si regola, si studia. Basta solo volere e forse impareremo.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #1

Donne contro il Femminicidio #3

 

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Donne contro il Femminicidio #1: le parole che cambiano il mondo con Maria Giovanna Farina

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

Inizio il ciclo con Maria Giovanna Farina, filosofa, consulente filosofico e analista della comunicazione, autrice di libri per aiutare le persone a vivere meglio. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, ha fondato lo studio professionale Heuristic Institution, dove si dedica anche alla ricerca di metodi e strategie da applicare alla risoluzione delle difficoltà esistenziali. Esperta di relazioni umane, in particolare madre­bambino, è autrice di numerosi articoli su varie riviste, ha intervistato, anche in video, alcuni tra i più noti personaggi della cultura e dello spettacolo.

Creatrice della rivista filosofica on­line “L’accento di Socrate, dirige la collana in e­book Filosofia pratica per l’editore KKIEN Publishing International con pubblicazioni scientifiche, divulgative e tecniche. È attiva in rete anche come blogger.

Per conoscere nel dettaglio pubblicazioni e lavori consiglio di visitare il sito ed ora vi lascio alla prima puntata di questa rubrica “Donne contro il Femminicidio con Maria Giovanna Farina.

 

Femmina

Maria Giovanna Farina

Uno dei due Generi, quello che permette la gestazione e la venuta al mondo degli esseri umani. Poi, crescendo, la femmina diventa donna e sceglie un ruolo sociale, non necessariamente legato al matrimonio e alla procreazione.
Essere donna è poter esprimere le proprie potenzialità senza seguire obbligatoriamente i cosiddetti stereotipi di genere imposti dalla società.
Femmina conduce a femminile, un modo di essere e pensare che deve confrontarsi col maschile senza però fondersi, né confondersi, perdendo le proprie caratteristiche peculiari.

Femminismo

Movimento culturale fondamentale per la liberazione dal giogo della cultura maschilista. Gli ismi sono sinonimo di posizioni estreme, col femminismo il maschio venne messo al bando come nemico da combattere, in nome di un’autonomia femminile che bastava a se stessa. Il noto slogan delle femministe, Io sono mia, ne è un emblema. In certi casi, come nel femminismo, l’atteggiamento estremo diventa indispensabile, è posizione rivoluzionaria che vuole fare piazza pulita di una situazione insostenibile. Ora, dopo tanti anni, parliamo e lavoriamo per la parità: lo possiamo fare grazie a tutte quelle donne che hanno saputo e voluto rivoluzionare il Sistema.

Femminicidio

Mai un neologismo rimanda a tanto dolore come questo: uccidere la femmina. Personalmente, l’ho elaborato trasformandolo in massacro del femminile perché uccidere una donna è molto di più di un omicidio; anche se l’assassinio è sempre condannabile, massacrare il femminile è violentare e sopprimere il cuore pulsante dell’umanità. Massacrare una donna è anche eliminare la Madre. Desidero dare un suggerimento a tutte: non andate mai all’ultimo appuntamento con l’uomo che volete lasciare perché troppo spesso si trasforma in un incontro con la morte.

Educazione sentimentale

Maria Giovanna Farina

Un’arma, una strategia, un valore da promuovere fin dall’infanzia per insegnare ai bambini che l’amore è alla base del nostro essere donne e uomini. L’amore ha valenza terapeutica, cura le ferite dell’anima, nutre come il latte e va somministrato senza sosta. Concretamente si attua con l’esempio dato dagli adulti, in primis i genitori. Educare ai sentimenti non è come impartire lezioni di matematica o di storia, non serve la laurea e un programma predefinito a cui rifarsi, ma è indispensabile la volontà di non tenere solo per sé il patrimonio sentimentale di cui siamo dotati. Nonostante il mondo ci fornisca segnali contrari ogni giorno, l’amore fa parte di noi e deve vincere sulla violenza che è figlia dell’odio mortale. Educare ai sentimenti è educare ad una vita costruttiva, pacifica, paritaria. Una vita che sa far realizzare appieno l’essere umano.

 

Written by Emma Fenu

 

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Sito Maria Giovanna Farina

Donne contro il Femminicidio #2

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