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Donne contro il Femminicidio #9: le parole che cambiano il mondo con Lady Be

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono stati sintetici e precisi; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Lady Be, artista italiana conosciuta a livello internazionale per la realizzane di opere interamente costituite da materiale di recupero. È presente a Torino, dal 19 al 28 maggio presso la Cavallerizza Reale, a un evento che ospita oltre 300 artisti da tutto il mondo, con la sua opera, “Barbie Tumefatta”, realizzata per dire “no” alla violenza sulle donne.

 

Femmina

Beaten Barbie

Parte di ogni creatura esistente sulla terra.

Con il termine femmina, tutti ci riferiamo a un individuo di sesso femminile, prima ancora di nascere (“è femmina!”), ma anche a una bambina già grande, a una ragazza, a una donna adulta. Ma non ci limitiamo qui: definiamo femmina tutti gli animali di sesso femminile, e persino le piante, i fiori di sesso femminile. Infine, arriviamo a usare questo termine per indicare oggetti artificiali e inanimati, come i connettori elettrici. Questo avviene perché, in quanto umani, siamo abituati a distinguere tutto ciò che esiste in categorie.

Invece, è curioso sapere che questa distinzione non vale per tutto il genere animale; esistono animali ermafroditi, così come le piante: per molte specie non esiste la pianta maschio o femmina, neppure il fiore maschile o femminile; esiste un solo tipo di pianta che ha un unico tipo di fiore, con al suo interno una parte maschile chiamata stame e una parte femminile chiamata pistillo.

Mi piace pensare che siamo un po’ tutti come i fiori: al nostro interno esiste una parte maschile e una parte femminile; naturalmente una delle due è fortemente dominante.

Ecco perché la mia definizione di femmina è: parte, più o meno dominante, di ogni essere vivente, con la quale tutti dovremmo imparare a convivere armoniosamente.

Femminismo

Nel 200 a.C, le “femministe” della antica Roma inscenarono una manifestazione di piazza per difendere i loro diritti; si propose di abrogare la legge che vietava alle donne di possedere più di mezza oncia d’oro, di portare vestiti multicolori e di passeggiare in carrozza.

Non riuscirono nel loro intento, per l’accanita opposizione del maschilista Catone.

Anni di lotte, sangue e sacrifici e, sebbene esista dai tempi più antichi, il termine “femminismo” venne coniato solo nell’Ottocento per battezzare il neonato movimento per l’emancipazione delle donne. A incarnarlo le suffragette, che lottavano per ottenere l’allargamento del diritto di voto anche alle donne.

Femminismo significa almeno 200 anni di lotte, sangue sacrifici ma anche successi, da parte delle donne che ogni giorno combattono per i propri diritti. 

200 anni contro 50… sfumature di grigio.

Perché il femminismo deve partire da noi: ogni singola donna è libera di scegliere quanto farsi rispettare. Se vogliamo che tutto ciò che è stato fatto non sia vano, dobbiamo essere noi, in prima persona, a rispettarci come donne e a non cedere ai luoghi comuni, contro i quali fingiamo di combattere ma che spesso, ci fanno comodo.

Femminicidio

Lady Be

Una brutta parola, come suicidio, omicidio, uxoricidio, parricidio, sororicidio, genocidio, ebreicidio, infanticidio, gaycidio, regicidio, tirannicidio, deicidio.

Tutte parole che trasudano di storia, di memoria, di indignazione, ma anche di curiosità, di cronaca nera, e di protezione; ci sentiamo sempre così distanti da loro, quando le sentiamo alla tv. Alcune di esse non le conoscevamo nemmeno.

Ma la parola “femminicidio” ha qualcosa di diverso; sa di attualità, di presente, di realtà e, come un’ombra misteriosa sempre in agguato, sembra voler spuntare dietro l’angolo da un momento all’altro.

Va oltre il tempo e lo spazio, la sentiamo persino dentro di noi.

E fa ci fa tanta, tanta paura.

Educazione sentimentale

Provengo da una famiglia di insegnanti, e ciò che ho sempre voluto fare è discostarmi dall’educazione intesa come insegnamento scolastico. Penso che l’educazione possa essere intesa in senso più lato, e non debba partire necessariamente dalla scuola, ma da ciò che davvero ci condiziona la vita in ogni istante: le immagini. Siamo bombardati di immagini in ogni istante, ma solo alcune di essere rimangono nella nostra memoria, e nella storia.

Fin dai tempi più antichi, l’arte è stata un veicolo di comunicazione universale, perché un’immagine può superare il problema della diversità tra lingue, culture, diversità, persino superare l’ignoranza e l’analfabetismo.

E, se l’educazione sentimentale è universamente indispensabile e socialmente utile, allora sì, l’arte deve farsi carico di questo importante compito ed educare ai sentimenti, attraverso le immagini; solo in questo modo sarà davvero possibile raggiungere tutti.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #8: le parole che cambiano il mondo con Luigina Sgarro

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Contro il Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono stati sintetici e precisi; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Luigina Sgarro, pugliese trapiantata a Roma, psicologa, psicoterapeuta, consulente, trainer e coach, scrittrice con la passione per la fotografia, ha per lo più lavorato per grandi aziende, collabora con l’Università di Tor Vergata sui temi del comportamento umano all’interno delle organizzazioni. Scrive da sempre e ha iniziato a pubblicare nel 2005, avendo riconoscimenti in vari concorsi letterari e collaborando alla stesura di varie antologie. Ha vinto il concorso “Le Fenici” con la raccolta “Quasi Amore”. Nel 2016 ha partecipato, assieme ad altre scrittrici, alla raccolta di genere fantastico Rosa Sangue, sul tema del femminicidio.

Femmina

Luigina Sgarro

Termine che abitualmente si usa in modo dispregiativo, contrapponendolo a donna, richiama la natura, contrapposta alla cultura. È la radice delle cose, è il luogo dell’istinto, in cui una donna abbandona gli orpelli delle strutture sociali e resta nuda davanti a se stessa. Femmina è la solidarietà, l’amore per il nuovo, l’evoluzione del corpo e della mente, la sete dello spirito. La femmina si annida nella donna e l’avvolge come un guscio di madreperla.

Femminismo

È una battaglia persa nel momento in cui la combatti. È il desiderio di affermazione contro il maschio. Nel passato il maschilismo ha prodotto, per reazione, il femminismo: maschilismo e femminismo sono due facce della stessa medaglia e come tali non riescono a guardarsi, si equivalgono, hanno lo stesso peso. Nel futuro non ci sarà più posto per femminismo e maschilismo, si condividerà lo spazio e la strada, ognuno come vorrà, non facce di una medaglia ma mani che si tendono, si intrecciano, si aiutano a fare insieme parti di cammino.

Femminicidio

È una brutta parola per una brutta cosa. Evoca un corpo ripiegato in un grumo di sangue rappreso. Il disprezzo per la donna pervade il nome dell’ultima violenza di cui questa è vittima. La si uccide perché è femmina, dice la legge, la statistica, la sociologia, e la femmina può essere considerata oggetto, fruibile, fungibile, voluttuario, sopprimibile.

Chi si rende responsabile di femminicidio lo fa attaccando l’altra perché da donna – essere umano di sesso femminile dotato di personalità, intelligenza, diritti, voce in capitolo, ecc. – vuole degradarla a femmina, animale” dice il dizionario Treccani. Se definiamo il crimine femminicidio, seguiamo l’assassino in questa logica.

Si dovrebbe chiamare liberticidio, angelicidio, sorellicidio, ma i legislatori, si sa, hanno poca fantasia.

Educazione sentimentale

Luigina Sgarro

È una strada dentro se stessi che si percorre cercando altri.

Si varcano molti cancelli, si supera un banco di nebbia, si salta su un fossato di pietre lucenti, ci si trova davanti a un lago e ci si specchia, se si vede una persona e si riesce ad amare la sua gioia, la sua tristezza, la sua rabbia, la sua paura, alzando gli occhi, se ne troveranno molte altre da conoscere e da amare, se non si vede nulla, ci si mette di nuovo in cammino, sperando in maggiore fortuna, senza sapere ciò che si cerca fino a quando non lo si trova.

 

Written by Emma Fenu

 

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Le métier de la critique: “12 colpi di forbice” e “Non è un paese per vecchie” a confronto

Nina aveva novant’anni e amava la vita.

Si comportava con dignità e generosità, non era ingenua ma neppure cinica.

Non è un paese per vecchie – 12 colpi di forbice

Vestiva con cura, passeggiava con le amiche, si inginocchiava davanti al Crocefisso e alzava la testa, come una bambina ancora desiderosa di imparare, durante le gite.

Amava ed era amata dall’unico figlio, dalla nuora e dal nipote.

Si circondava di fotografie di Raffaele, l’amore della sua vita, il marito che la aveva lasciata ma la aspettava, sorridendo, in Paradiso.

Nina aveva novant’anni e amava la vita.

È morta in un lago di sangue scuro, profanata da 12 colpi di forbice, l’ultimo del quale assestato alla gola, perché accogliesse in modo macabro l’arnese che ne aveva deturpato le carni.

Nina aveva novant’anni e amava la vita.

Ha aperto la porta al suo assassino, perché lo conosceva, ed è per il suo gruzzolo che è stata uccisa, perché ha tentato di difendersi ed opporsi all’abuso.

Nina aveva novant’anni e amava la vita.

La pelle incuneata sotto le sue unghie, nel tentativo disperato di sfuggire alla morte, ha consegnato la prova regina durante le indagini che hanno portato all’arresto e alla condanna del suo assassino.

Nel suo romanzo-inchiesta, intitolato “12 colpi di forbice”, Carolina Colombi, nuora della vittima del delitto di Borgoratti, noto alla cronaca nera italiana del 2013, racconta il drammatico epilogo della vita della suocera, Giovanna Mori, affrontando, così, tematiche di grande rilevanza sociale.

Non solo di un giallo, si tratta, quanto piuttosto della testimonianza diretta di un familiare che si trova a scontare l’infinita pena di una perdita ingiusta, violenta, blasfema.

L’autrice considera tale delitto un femminicidio, ribadendo il concetto più volte nel testo, sia nella parte narrativa che in quella didascalica.

Loredana Lipperini – Carlotta Colombi

Proponendoci di definire il termine, ricordiamo le parole dell’antropologa e deputata messicana Marcela Lagarde che così si esprime: “La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria, istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa“.

Tuttavia, oltre e forse più della diversità di genere, quale motivo fondante dell’atto criminale, in questo caso, vi è la differenza generazionale. L’atteggiamento della società contemporanea, basata sulla famiglia mononucleare, sull’individualismo e sul valore portante attribuito alla produttività, svilisce e ghettizza la vecchiaia, soprattutto quella delle donne, destinate, dopo i sessanta, a incarnare stereotipi o maschere di se stesse nella giostra mediatica.

Chiarificatore, in questo contesto, è il saggio “Non è un paese per vecchie”, scritto da Loredana Lipperini ed edito nel 2010 da Feltrinelli, nel quale si analizza la condizione e la identificazione, sul territorio italiano, di coloro che, per ragioni anagrafiche, più che depositarie della saggezza e della memoria collettiva, sono testimoni di quanto, oggi, fa più paura, ossia la perdita della giovinezza, da mantenere a tutti i costi.

Nina aveva novant’anni e amava la vita.

Anche la sua esistenza, un giorno, sarebbe finita. Ma nessuno aveva il diritto di rubarle il tempo concesso, annegando i suoi progetti nel sangue, perché donna e fisicamente indifesa.

Grazie al Pubblico Ministero, che ha impugnato la prima sentenza che sanciva una reclusione a trent’anni, oggi l’assassino è stato condannato in appello all’ergastolo, il massimo della pena prevista nell’ordinamento italiano.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #7: le parole che cambiano il mondo con Chiara Ragnini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Chiara Ragnini, cantautrice genovese attiva nella scena musicale indipendente, vincitrice di molti riconoscimenti e con, all’attivo, varie partecipazioni a festival e rassegne. Il 17 marzo del 2017 ha pubblicato il primo singolo del nuovo album, Un colpo di pistola, dedicato alle vittime del Femmicidio, di cui un pezzo recita:

Ricominciamo/ non sai più chi sono/ ti ho chiesto perdono/ ma non è bastato a fermare la tua mano/ a colpo sicuro/ un solco sul viso/ si perde nel bianco del muro/ ed io resto appiccicata con la faccia al pavimento/ il sangue è la benedizione al pentimento/ ma non mi pento io non mi pento/ neanche per un secondo/ nell’attesa del momento/ starò male so che tu sarai contento/ mi hai sparato dritto al cuore/ mi hai colpito senza fare alcun errore”.

Femmina

Chiara Ragnini

Madre, sorella, compagna, amante, bambina, ragazzina, donna, nonna, bocca, labbra, unghie, clitoride, utero, tette, ventre, tacchi, sensualità, dolcezza, purezza, durezza, caparbietà, genialità: sono tanti, tantissimi i termini che affiorano alla mente parlando di (una/la) femmina.

È colei senza la quale il maschio sarebbe perduto. È la guida al completamento dell’individuo di sesso maschile, la compensazione, la complementarietà, la chiusura del cerchio.  

Femmina è una canzone. Femmina è musica.

Femminismo

Femminismo è giocare ad armi pari; è una donna lavoratrice, autonoma e indipendente; è una madre che guida in autostrada per portare i propri figli alla gita giù al lago; è una capo di stato; è far valere le proprie idee in ufficio di fronte a tutti i colleghi uomini; è una birra con le amiche; è diritto di voto; è convivenza con il proprio partner; è sposarsi in comune; è libertà di espressione; è emancipazione.

Oggi alcune di queste immagini ci sembrano quasi scontate ma abbiamo faticato molto per guadagnarci quella parificazione giuridica, economica e politica che viviamo quotidianamente e che, purtroppo, non è ancora abbastanza.

Esistono ancora tanti, troppi pregiudizi verso le donne, soprattutto in ambito lavorativo. È nostro dovere batterci, nel nostro piccolo, ogni giorno per continuare a superarli.

Femminicidio

Femminicidio fa rima con violenza, perpetrata ai danni di una figura che si considera più debole, inferiore, come una donna.

Fa rima con mancanza di rispetto, con abuso di potere e annientamento dell’identità della persona in nome di un malato senso di superiorità del sesso maschile verso quello femminile.

La violenza va combattuta, sempre: lo si può fare solo insegnando il rispetto e il superamento di quelle barriere che, come dicevamo prima, abbiamo già in parte oltrepassato ma non, evidentemente, abbastanza.

Educazione sentimentale

Chiara Ragnini

Educare al sentimento è educare al rispetto, verso gli altri e verso se stessi. Solo amandosi si potrà essere in grado di amare l’altro, il diverso da sé.

Si sta facendo ancora troppo poco da questo punto di vista e non si dovrebbe mai smettere di insistere nel portare avanti progetti legati all’educazione sentimentale, dalle scuole elementari fino ai licei e alle università.

Non è mai troppo presto né troppo tardi per insegnarla.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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Uomini contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Nathan Bonnì

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti  nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi ad intervenire è Nathan Bonnì (uomo xx), attivo per i diritti lgbt e di antibinarismo di genere. È presidente del circolo “TBGL Milk” di Milano e del blog “Progetto gender queer” e cofondatore della rivista il “Simposio”.

 

Femmina

Per femmina si intende la persona che nasce in un corpo xx; per donna si intende la persona che è di identità di genere femminile. Quindi una donna trans, anche se non nasce femmina, è donna.

Femminismo

Nathan Bonnì

Più che di femminismo bisognerebbe parlare di femminismi. Si tratta di movimenti di valorizzazione ed emancipazione del genere femminile. Alcuni femminismi, individuando il binarismo di genere come nemico comune, collaborano con le realtà LGBT. Il binarismo di genere è il sistema culturale per cui i ruoli maschile e femminile sono considerati innati e vengono “imposti” a uomini e donne

Femminicidio

Uccisione di persone di sesso femminile a causa della cultura maschilista e machista.

Educazione sentimentale

Insieme di iniziative per educare ad un affetto ed ad un erotismo sano, etico, sostenibile. Esse dovrebbero partire già nei primissimi anni di età ed è richiesta la collaborazione della scuola, delle famiglie, di tutti gli altri riferimenti che la persona ha durante la sua maturazione.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #6: le parole che cambiano il mondo con Nadia Verdile

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Contro il Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

È giunto il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Nadia Verdile, napoletana residente a Caserta, giornalista pubblicista corrispondente de Il Mattino, docente di Italiano e Storia presso Licei, titolare di seminari universitari, relatrice in convegni di studio, autrice di numerosissimi saggi, monografie e volumi didattici.

Dal 2015 è direttrice della Collana editoriale “Italiane”, edita dalla Pacini Fazzi di Lucca, nata con l’obiettivo di far conoscere la vita delle donne che hanno fatto l’Italia.

Femmina
Sostantivo usato troppo spesso in senso dispregiativo. «Sei una femmina!» è l’esatto opposto di «Sei un maschio!». Nella percezione comune nel primo caso si usa per sminuire o per denigrare, nel secondo invece per incitare al coraggio e all’impegno. Provare per credere…

Femminismo

Nadia Verdile

Movimento filosofico – politico senza il quale io non sarei qui a scrivere anche se c’è ancora qualcuna/o che pensa che sia l’omologo di maschilismo

Femminicidio
Crimine contro le donne, di esclusiva matrice maschile, che tende a sottolineare la condizione di subalternità nella quale si vorrebbe continuassero a vivere mogli, sorelle, figlie, fidanzate, compagne. Il femminicidio è anche la fotografia di una società in cui il diritto e la sua tutela sono ancora obiettivi da raggiungere e non acquisiti.

Educazione sentimentale
È ciò che deve essere insegnato, dal primo giorno di vita, a tutte le bambine e i bambini e che deve durare per tutta l’esistenza, in famiglia e a scuola. Educare al rispetto, educare all’altra/o, educare alla vita e ai suoi infiniti sentimenti.

 

Written by Emma Fenu

 

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Uomini contro il Femminicidio #4: le parole che cambiano il mondo con Lorenzo Gasparrini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini.

Il nostro gradito secondo ospite è Lorenzo Gasparrini, dottore in ricerca in Estetica. Dopo anni di attività universitaria, è stato editor per un editore scientifico internazionale occupandosi degli stereotipi sessisti veicolati dal linguaggio e dalle immagini. Attivista antisessista, cura un blog di grande interesse che riunisce le sue varie passioni: April Son Organizer.

Femmina

Ammetto che la parola ha per me un significato al limite del dispregiativo, probabilmente perché come il corrispondente “maschio” la uso per denotare un sostrato biologico che mi dice molto poco – soprattutto nei termini di intervento possibile in una politica di genere orientata a realizzare una parità. Quando penso invece alla complessità di “uomo” e “donna”, mi viene in mente che “femmina” e “maschio” sono solo due gradini iniziali e molto rozzi – importanti e necessari ma assolutamente non esaurienti.

Femminismo

I femminismi – e dirò tra poco perché uso il plurale – sono per me una inesauribile fonte di riflessione e confronto per capire di più il mio essere uomo. È sorprendente come moltissimi femminismi abbiano detto, scritto e praticato cose importantissime e molto profonde per gli uomini, ma quanto poco questa realtà si conosca. Non ho problemi a definirmi filosofo (e uomo) femminista, ma tra i motivi per cui si conoscono molto poco i femminismi, e – peggio ancora – li sui reputa “roba da donne” c’è anche il fatto che in Italia ancora la quasi totalità dei media generalisti usa “femminismo” per indicare una sorta di monolite granitico di convinzioni antimaschili – cioè, con “femminismo” si identifica spesso lo stereotipo sessista di quella cosa che si vorrebbe nominare. Al contrario, i femminismi sono un panorama ricchissimo e molto variegato – esistono anche femminismi del tutto inconciliabili – ma in Italia sono ancora sostanzialmente sconosciuti ai più.

Femminicidio

Lorenzo Gasparrini

È il nome corretto con il quale identificare la più violenta delle violenze di genere, quella che uccide una donna “in quanto donna”. Troppo tardi si è trovata questa parola per identificare un fenomeno sociale che, come dico sempre nei miei incontri pubblici, non dobbiamo dimenticare essere la punta dell’iceberg: sotto questa cima visibile perché spettacolamente violenta, ciò che fa affondare i transatlantici è l’enorme massa sommersa di violenze di genere che comincia con il fischio per strada, la “palpata” sull’autobus, il “frocio!” come peggior insulto maschile, il “puttana!” sparato contro qualsiasi donna che non corrisponde ai desideri di qualcuno. Questa enorme massa di violenze “tiene su” il femminicidio, che proprio perciò, se anche accadesse una sola volta l’anno, sarebbe un sintomo sociale inquietante.

Educazione sentimentale

Siamo un paese nel quale ci siamo dovuti inventare questa formula perché pare proprio impossibile dotarci, come molti altri paesi, di una educazione sessuale pubblica. Ebbene, se serve a introdurre nelle scuole e quindi nella formazione di milioni di italiane e italiani un po’ di cultura di genere, ben venga anche questa espressione. Speriamo solo che non sia usata come strumento per edulcorare, e quindi rendere inoffensiva contro il patriarcato vigente, una sana educazione alle questioni di genere che sia davvero capace di innescare un cambiamento culturale rivoluzionario nello spazio di poche generazioni.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Loriana Lucciarini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così,  in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

È giunto il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Loriana Lucciarini, scrittrice e blogger romana che ha fondato Magla, l’isola del libro e il blog delle 4Writers . Con Arpeggio Libero ha pubblicato il romance “Il cielo d’Inghilterra”, il romanzo breve per ragazzi “Una fantastica caccia al tesoro”, la favola “Si può volare senza ali” per Emergency (facente parte di una collana curata e ideata da lei stessa) e il suo racconto breve, Il coraggio di raccontare, fa parte del volume “4 Petali Rossi, frammenti di storie spezzate” per BeFree (antologia da lei curata e ideata).

Femmina

Loriana Lucciarini

Se escludo questa parola dal suo legame semantico e dal valore che la società attribuisce al termine e lo “ascolto” per come lo percepivo da piccola, esso ha per me una connotazione positiva. Racchiude tanto di buono – la natura, la bellezza, la forza, la protezione, l’indipendenza – legato a una sola immagine: la potente leonessa che vive in gruppi familiari, assieme ad altre leonesse, indomabile e fiera, indipendente, che basta a se stessa.

La  leonessa, forte, materna, coraggiosa e libera è per me l’emblema della femmina in natura.

Ma il termine femmina, riferito alle donne, si sporca e diventa sinonimo di altro, perde fierezza, passione e forza e s’incupisce, trasformandosi in gabbia. Perché la società mette cappi, catene. E femmina per le donne acquista valenza negativa, trasformando l’individuo in oggetto, terra di conquista, genere da predare e sottomettere, al quale togliere la libertà, la forte indipendenza, la dignità di essere sé.

Ecco perché, ormai da molti anni, vivo e percepisco questa parola in modo ambivalente: perché questo secondo significato, che arriva sempre dopo ma s’impone nella mia testa in modo violento, ha termini umilianti che si legano al primo annullandolo, arrivando a imporre solo il valore negativo, che mi ferisce e mi irrita.

Femminismo

Per rompere questi stereotipi ben sedimentati nella cultura e nel pensiero è stato necessario il femminismo. L’onda d’urto provocata dalle lotte delle donne ha portato la società intera e l’autocoscienza femminile ad evolvere, creando le condizioni per un cambiamento forte e radicato nel tempo. Ma, nonostante ciò, ai nostri giorni urge ancora un’elaborazione profonda per un agire quotidiano teso a divenire fulcro costante di cambiamento. Credo che sia necessario far tesoro delle lotte del femminismo e supportare le nuove generazioni, che possano essere in grado di andare anche oltre gli “steccati”, per inglobare, coinvolgere e diventare nuovo motore di cambiamento per la parità di genere, il rispetto delle singole peculiarità e il riconoscimento della dignità personale. Andando anche oltre gli stereotipi. E, dirò una cosa forse anche poco condivisa, credo che per farlo occorra unirsi con chi comprende che questa sia l’unica strada per realizzare una società civile evoluta; quindi anche con quegli uomini intelligenti che dimostrano di voler rompere gli schemi nei quali anche loro vengono costretti.

Femminicidio

Loriana Lucciarini

Termine orribile, che però dentro ha la sua forza dirompente e racconta tanto, tutto. Femminicidio è scevro da pietismo e riporta la realtà al nocciolo: l’uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile, legato culturalmente alla visione della donna che la società infonde. Femminicidio: l’atto estremo violento e brutale che l’uomo commette  per impedire a una donna la propria emancipazione, la libertà di scelta, l’indipendenza affettiva.

Educazione sentimentale

L’educazione sentimentale, intesa come Educazione Emotiva, per me è l’unica strada per arrivare a una società migliore. Comprendere i propri sentimenti e bisogni aiuta l’individuo a capire profondamente l’altro, arrivando a rispettarlo nelle differenze, nei bisogni. In sostanza, rispettandolo per ciò che è.

L’educazione emotiva annulla le differenze perché si annullano gli stereotipi. Dà importanza all’individuo in quanto essere umano speciale e unico.

L’educazione sentimentale, l’educazione all’empatia, può essere davvero la soluzione alla lotta alla violenza e contro le discriminazioni tutte.

Lo sostengo fortemente da anni e credo che dovrebbe essere compito della scuola e della società supportarla e diffonderla tra le nuove generazioni, che saranno gli adulti di domani.

 

Written by Emma Fenu 

 

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Uomini contro il Femminicidio #1

Uomini contro il Femminicidio #2

Uomini contro il Femminicidio #3

Donne contro il Femminicidio #1

Donne contro il Femminicidio #2

Donne contro il Femminicidio #3

Donne contro il Femminicidio #4

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Donne contro il Femminicidio #4: le parole che cambiano il mondo con Sara Rattaro

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Contro il Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così,  in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Ad inaugurare per il 2017 la rubrica “Donne contro il femminicidio, iniziata lo scorso anno,  un’ospite d’eccezione: Sara Rattaro, amata scrittrice italiana, vincitrice di numerosi premi e autrice di romanzi profondi e attenti all’universo femminile: “Sulla sedia sbagliata”, “Un uso qualunque di te”, “Non volare via”,  “Niente è come te” e “Splendi più che puoi”, incentrato proprio sulla violenza di genere. Appena edito, con  Sperling & Kupfer, l’ultimo suo libro, intitolato“L’amore addosso”.

Femmina

Individuo indispensabile.

Femminismo

Credere nelle pari opportunità. Non esiste nessun luogo al mondo in cui le donne abbiano più diritti degli uomini, quindi se crediamo nella parità degli individui, dobbiamo essere femministi.

Femminicidio

Sara Rattaro

Omicidio di una donna perché è una donna. Trova le sue radici su un grosso problema culturale. Educhiamo i maschi e le femmine in modo completamente diverso. Ai maschi offriamo solo modelli vincenti senza preoccuparci delle debolezze che questi creano. Alle femmine insegniamo a curare proprio quelle debolezze e a mettersi in condizioni di non ostacolare il raggiungimento del modello vincente del proprio compagno.

Educazione sentimentale

È qualcosa che si fa troppo poco. Sarebbe bello poterla sostituire al vecchio modello sessista del “non piangere come una femminuccia”.

 

Written by Emma Fenu

 

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Uomini contro il Femminicidio #1

Uomini contro il Femminicidio #2

Uomini contro il Femminicidio #3

Donne contro il Femminicidio #1

Donne contro il Femminicidio #2

Donne contro il Femminicidio #3

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Uomini contro il Femminicidio #3: le parole che cambiano il mondo con Vincenzo Restivo

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini.

Oggi ho invitato Vincenzo Restivo, giovane autore di libri a tematica Lgbt e insegnante di lingue e letterature straniere. Da tempo attivista per i diritti degli omosessuali tramite l’associazione RAIN arcigay Caserta.

 

Femmina

Le parole hanno un potere immenso. Danno dimensione alle cose, le plasmano, le etichettano. Nel bene e nel male. La storia ci ha insegnato che spesso, nostro malgrado, di etichette ne abbiamo bisogno per quell’intrinseca esigenza di comprendere a ogni costo, di dare un valore oggettivo idealistico.

Femmina entra in quel discorso oggettivistico che non potrebbe esistere, almeno per quel che riguarda l’ideale di femmina costruita nel coso del tempo da una storia, ahimè, che ha sempre fatto i conti con un’impostazione strettamente maschilista. Certe parole hanno una semantica troppo radicata, sebbene possano adattarsi a pragmatismi differenti.  E le radici, quando sono troppo in fondo, sono sempre troppo difficili da sradicare.

Femminismo

Vincenzo Restivo

È rivoluzione e ogni rivoluzione conduce a un cambiamento indispensabile. Le lotte femministe come qualunque tipo di altre lotte a favore di diritti negati e parità degli stessi, hanno segnato la fine di un’era e l’inizio di una nuova con altri tipi di consapevolezze e propositi. Le lotte per l’emancipazione femminile portano in sé un grido di ribellione viscerale che smaschera lo scherno umiliante della sottomissione costretta, getta i semi per germogli nuovi, su terreni che fin a quel momento avevano ospitato solo uomini dal pugno di ferro e donne soggiogate ai loro voleri.

La donna “si emancipa”. Sebbene non ami il termine, c’è qui una connotazione alquanto propositiva e inducente: emancipa il suo modo di affrontare il mondo, un mondo che fin a ora non le permetteva di scrivere d’erotismo, di indossare pantaloni, bere, fumare, sputare per terra, definirsi lesbica, fare sesso con chi e quanto volesse. Sembra paradossale per chi di empatia non n’è privo, ma certe rivoluzioni servono.

Femminicidio

Si rimanda anche stavolta a un discorso semantico fatto di significati e a uno sintattico e morfologico di prefissi e affissi e via discorrendo. E da linguista non potrebbe essere altrimenti. Femminicidio: l’imposizione violenta di privare una femmina della propria vita. Etichettare finanche un atto tanto terribile come l’omicidio è ciò di cui  la nostra realtà ha bisogno per contestualizzare certe minacce.  In antropologia del linguaggio le etichette rimandano a un’esigenza occlusiva di comprensione.  Che io sia d’accordo o meno sulla terminologia in uso, poco importa: non sono d’accordo ma questo era chiaro già a priori. Tuttavia, per quanto insensato, in una realtà dove certe classificazioni sono di sprono alla condiscendenza, distinguere anche l’omicidio per genere è, ahimè ancora indispensabile.

Educazione sentimentale

Vuol dire educare all’empatia, all’accoglienza dell’altro e all’accettazione di dinamiche che scindono, inevitabilmente da un “voler capire per forza”.  Educare al sentimento significa rispettare la diversità dell’altro, della sua mente, del suo corpo, delle sue abitudini, delle sue esigenze e fare in modo che l’altro faccia lo stesso.

 

Written by Emma Fenu

 

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