Donne contro il Femminicidio #25: le parole che cambiano il mondo con Giuseppina Carta

Donne contro il Femminicidio #25: le parole che cambiano il mondo con Giuseppina Carta

Set 27, 2017

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio. Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Giuseppina Carta, nata in Sardegna, ad Ardauli (OR), da tempo vive a Siniscola (NU). Si impegna da anni in molteplici attività culturali, sperimentando varie forme d’arte: teatro, pittura, sino alla poesia, lungamente coltivata, sia in modo più intimo che collettivo. Con la silloge “Amore a piene mani”, Giuseppina Carta, alla sua seconda pubblicazione, invita a riflettere sulle difficoltà di ogni donna e di ogni uomo e sulle problematiche della famiglia e del rapporto fra i sessi.

 

Femmina

È inteso sin dalla nascita per identificare un‘identità sessuale di essere umano diversa da quello maschile. L’etimologia della parola femmina è “foe + Mina” (foemina), ossia colei che genera e nutre, portatrice di vita. La parola l’ho sempre trovata naturale ed ho imparato ad amarla e apprezzarla da sempre. Sono sarda e la parola “femina” (in lingua sarda si scrive con una sola emme) per me è molto di più, viene usata non solo per indicare il sesso, ma per l’essere donna in ogni suo aspetto che comprende la sessualità, l’intelligenza, la forza, caparbietà, la bellezza, la sensualità. Vorrei farvi alcuni esempi dell’uso della parola femina nella lingua sarda: “sa femina”, ossia la donna; “de sa femina”, ossia “della donna”; “sa femina mea”, ossia “la mia donna”; “sa femina de”, ossia “la donna di”. “Sa femina agabadora” anni fa era la donna che praticava l’eutanasia procurava la morte a persone in agonia ponendo fine alla sofferenza. “Agabadora” deriva da “agabare”, ossia finire. Quindi la “femina” è vita, morte e tutto ciò che sta in mezzo tra la vita è la morte.

 

Femminismo

Giuseppina Carta

Il femminismo è un movimento nato per rivendicare la parità di diritti tra uomo e donna le cui differenze erano, e sono ancora oggi, frutto di una diversa istruzione, dettata da una cultura maschilista che impone la sottomissione della donna nei confronti dell’uomo. Col femminismo si rivendicò la parità tra uomini e donne per la concessione dei diritti. La rivoluzione femminista fu protagonista di battaglie importanti: la prima fra tutte il diritto all’istruzione, diritto al voto, l’introduzione del divorzio, legalizzazione dell’aborto. Col tempo furono affrontate questioni importanti come la violenza sulle donne, la creazione di case per le donne maltrattate, programmi per le pari opportunità, le quote rosa. C’è tanto ancora da fare affinché si abbia una uguaglianza sociale politica ed economica dei due sessi. Viviamo comunque in una società che privilegia gli uomini e i troppi atteggiamenti sessisti lo dimostrano. Oggi il problema non è del movimento femminista ma dell’intera società affinché il frutto delle battaglie di tante donne non vada perso dietro modelli culturali sbagliati, affinché non siano solo cose da donne, ma di uomini e donne, che abbiano a cuore il benessere di tutti per contribuire a insegnarlo alle nuove generazioni.

 

Femminicidio

Il femminicidio è un crimine, una tragedia: solo sentirlo pronunciare fa male. Il femminicidio è un crimine, una tragedia, solo sentirla pronunciare fa male. È l’epilogo di una violenza silente nei confronti delle donne che vengono uccise per mano di chi doveva amarle. Questi omicidi sono in aumento: ogni due giorni una donna viene uccisa dal proprio compagno, una vera e propria strage. Ma, c’è un mondo sommerso in cui la violenza fa altre vittime, sono le donne picchiate, abusate, perseguitate, aggredite, le vittime di stalking, le spose bambine, coloro che subiscono la subdola violenze psicologica, che annienta e distrugge e chi la subisce cessa di esistere. La vittima non ha più una sua identità personale, vive in una trappola costruita nel tempo, subita generalmente all’interno del contesto familiare. L’isolamento in cui cade la vittima, costretta a isolarsi per le paure perché mancano le condizioni di sicurezza, è tante volte indotta a minimizzare, sentendosi in colpa. Ci vorrebbero pene esemplari, aiuti concreti per uscire da un tunnel che non lascia scampo, in cui si perdono donne e bimbi innocenti. Non serve chiamarlo femminicidio questa triste emergenza sociale.

 

Educazione sentimentale

L’amore ha ispirato nella vita di tutti noi e in ogni periodo storico: poesie, canzoni, racconti, romanzi e leggende ci hanno fatto sognare. Di amore si parla sempre ma l’amore non è nulla se non è accompagnato dal rispetto. Amore è prendersi cura dell’altro, delle emozioni che questo sentimento stimola. L’amore non basta se imbastito da violenza non rispetto ed egoismo. L’educazione sentimentale ha un ruolo importante, deve partire dalla famiglia e dalla scuola e dagli atteggiamenti positivi della società, atteggiamenti positivi che aiutino a prendersi cura delle emozioni, nel saperle condividere, nel rispetto dei sentimenti. Il rispetto aiuta a vivere senza conflitti: se manca è una mancanza di veri sentimenti. Rispettarsi vuol dire non manipolare l’altro, dargli la libertà di scelte di vita. Purtroppo nelle scuole non si fa educazione sentimentale: alcune argomentazioni come il sesso anche nelle famiglie sono tabù, tutto viene lasciato al caso, oggi si apprende tramite web, con superficialità, senza nessun controllo.

 

Written by Emma Fenu

 

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