Donne contro il Femminicidio #8: le parole che cambiano il mondo con Luigina Sgarro

Donne contro il Femminicidio #8: le parole che cambiano il mondo con Luigina Sgarro

Mag 17, 2017

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Contro il Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono stati sintetici e precisi; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio“, di Luigina Sgarro, pugliese trapiantata a Roma, psicologa, psicoterapeuta, consulente, trainer e coach, scrittrice con la passione per la fotografia, ha per lo più lavorato per grandi aziende, collabora con l’Università di Tor Vergata sui temi del comportamento umano all’interno delle organizzazioni. Scrive da sempre e ha iniziato a pubblicare nel 2005, avendo riconoscimenti in vari concorsi letterari e collaborando alla stesura di varie antologie. Ha vinto il concorso “Le Fenici” con la raccolta “Quasi Amore”. Nel 2016 ha partecipato, assieme ad altre scrittrici, alla raccolta di genere fantastico Rosa Sangue, sul tema del femminicidio.

Femmina

Luigina Sgarro

Termine che abitualmente si usa in modo dispregiativo, contrapponendolo a donna, richiama la natura, contrapposta alla cultura. È la radice delle cose, è il luogo dell’istinto, in cui una donna abbandona gli orpelli delle strutture sociali e resta nuda davanti a se stessa. Femmina è la solidarietà, l’amore per il nuovo, l’evoluzione del corpo e della mente, la sete dello spirito. La femmina si annida nella donna e l’avvolge come un guscio di madreperla.

Femminismo

È una battaglia persa nel momento in cui la combatti. È il desiderio di affermazione contro il maschio. Nel passato il maschilismo ha prodotto, per reazione, il femminismo: maschilismo e femminismo sono due facce della stessa medaglia e come tali non riescono a guardarsi, si equivalgono, hanno lo stesso peso. Nel futuro non ci sarà più posto per femminismo e maschilismo, si condividerà lo spazio e la strada, ognuno come vorrà, non facce di una medaglia ma mani che si tendono, si intrecciano, si aiutano a fare insieme parti di cammino.

Femminicidio

È una brutta parola per una brutta cosa. Evoca un corpo ripiegato in un grumo di sangue rappreso. Il disprezzo per la donna pervade il nome dell’ultima violenza di cui questa è vittima. La si uccide perché è femmina, dice la legge, la statistica, la sociologia, e la femmina può essere considerata oggetto, fruibile, fungibile, voluttuario, sopprimibile.

Chi si rende responsabile di femminicidio lo fa attaccando l’altra perché da donna – essere umano di sesso femminile dotato di personalità, intelligenza, diritti, voce in capitolo, ecc. – vuole degradarla a femmina, animale” dice il dizionario Treccani. Se definiamo il crimine femminicidio, seguiamo l’assassino in questa logica.

Si dovrebbe chiamare liberticidio, angelicidio, sorellicidio, ma i legislatori, si sa, hanno poca fantasia.

Educazione sentimentale

Luigina Sgarro

È una strada dentro se stessi che si percorre cercando altri.

Si varcano molti cancelli, si supera un banco di nebbia, si salta su un fossato di pietre lucenti, ci si trova davanti a un lago e ci si specchia, se si vede una persona e si riesce ad amare la sua gioia, la sua tristezza, la sua rabbia, la sua paura, alzando gli occhi, se ne troveranno molte altre da conoscere e da amare, se non si vede nulla, ci si mette di nuovo in cammino, sperando in maggiore fortuna, senza sapere ciò che si cerca fino a quando non lo si trova.

 

Written by Emma Fenu

 

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