Donne contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Loriana Lucciarini

Donne contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Loriana Lucciarini

Apr 5, 2017

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così,  in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

È giunto il turno per “Donne contro il Femminicidio” di Loriana Lucciarini, scrittrice e blogger romana che ha fondato Magla, l’isola del libro e il blog delle 4Writers . Con Arpeggio Libero ha pubblicato il romance “Il cielo d’Inghilterra”, il romanzo breve per ragazzi “Una fantastica caccia al tesoro”, la favola “Si può volare senza ali” per Emergency (facente parte di una collana curata e ideata da lei stessa) e il suo racconto breve, Il coraggio di raccontare, fa parte del volume “4 Petali Rossi, frammenti di storie spezzate” per BeFree (antologia da lei curata e ideata).

Femmina

Loriana Lucciarini

Se escludo questa parola dal suo legame semantico e dal valore che la società attribuisce al termine e lo “ascolto” per come lo percepivo da piccola, esso ha per me una connotazione positiva. Racchiude tanto di buono – la natura, la bellezza, la forza, la protezione, l’indipendenza – legato a una sola immagine: la potente leonessa che vive in gruppi familiari, assieme ad altre leonesse, indomabile e fiera, indipendente, che basta a se stessa.

La  leonessa, forte, materna, coraggiosa e libera è per me l’emblema della femmina in natura.

Ma il termine femmina, riferito alle donne, si sporca e diventa sinonimo di altro, perde fierezza, passione e forza e s’incupisce, trasformandosi in gabbia. Perché la società mette cappi, catene. E femmina per le donne acquista valenza negativa, trasformando l’individuo in oggetto, terra di conquista, genere da predare e sottomettere, al quale togliere la libertà, la forte indipendenza, la dignità di essere sé.

Ecco perché, ormai da molti anni, vivo e percepisco questa parola in modo ambivalente: perché questo secondo significato, che arriva sempre dopo ma s’impone nella mia testa in modo violento, ha termini umilianti che si legano al primo annullandolo, arrivando a imporre solo il valore negativo, che mi ferisce e mi irrita.

Femminismo

Per rompere questi stereotipi ben sedimentati nella cultura e nel pensiero è stato necessario il femminismo. L’onda d’urto provocata dalle lotte delle donne ha portato la società intera e l’autocoscienza femminile ad evolvere, creando le condizioni per un cambiamento forte e radicato nel tempo. Ma, nonostante ciò, ai nostri giorni urge ancora un’elaborazione profonda per un agire quotidiano teso a divenire fulcro costante di cambiamento. Credo che sia necessario far tesoro delle lotte del femminismo e supportare le nuove generazioni, che possano essere in grado di andare anche oltre gli “steccati”, per inglobare, coinvolgere e diventare nuovo motore di cambiamento per la parità di genere, il rispetto delle singole peculiarità e il riconoscimento della dignità personale. Andando anche oltre gli stereotipi. E, dirò una cosa forse anche poco condivisa, credo che per farlo occorra unirsi con chi comprende che questa sia l’unica strada per realizzare una società civile evoluta; quindi anche con quegli uomini intelligenti che dimostrano di voler rompere gli schemi nei quali anche loro vengono costretti.

Femminicidio

Loriana Lucciarini

Termine orribile, che però dentro ha la sua forza dirompente e racconta tanto, tutto. Femminicidio è scevro da pietismo e riporta la realtà al nocciolo: l’uccisione di una donna in quanto appartenente al genere femminile, legato culturalmente alla visione della donna che la società infonde. Femminicidio: l’atto estremo violento e brutale che l’uomo commette  per impedire a una donna la propria emancipazione, la libertà di scelta, l’indipendenza affettiva.

Educazione sentimentale

L’educazione sentimentale, intesa come Educazione Emotiva, per me è l’unica strada per arrivare a una società migliore. Comprendere i propri sentimenti e bisogni aiuta l’individuo a capire profondamente l’altro, arrivando a rispettarlo nelle differenze, nei bisogni. In sostanza, rispettandolo per ciò che è.

L’educazione emotiva annulla le differenze perché si annullano gli stereotipi. Dà importanza all’individuo in quanto essere umano speciale e unico.

L’educazione sentimentale, l’educazione all’empatia, può essere davvero la soluzione alla lotta alla violenza e contro le discriminazioni tutte.

Lo sostengo fortemente da anni e credo che dovrebbe essere compito della scuola e della società supportarla e diffonderla tra le nuove generazioni, che saranno gli adulti di domani.

 

Written by Emma Fenu 

 

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