Donne contro il Femminicidio #33: le parole che cambiano il mondo con Tiziana Stefanelli

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.
Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio”, è il turno di Tiziana Stefanelli, Legale Rappresentante dell’Associazione Artistico-Culturale Teatro LaVanda Con Riccardo Paci fa parte del CYWKA Duo acustico. I due musicisti, con i loro lavori, fanno riflettere la formazione sull’importanza della donna. Nel 2017 nasce il mini Cd “Messaggi”, tre brani dedicati a tre temi sociali: “Io meno te” contro la violenza sulle donne; “Il volo degli angeli” a favore della tutela del Diritto alla Maternità; “Il canto che non so” rivolto ai Diritti Umani in genere, accarezzando il tema delle spose bambine, la prostituzione forzata ed altri disagi sociali femminili e non. Viene, inoltre, realizzato il videoclip del singolo “Io meno te”, dal titolo “La violenza va denunciata”.

Femmina

È un termine a me molto caro. Femmina, nell’animo sensibile dell’immaginario comune, è quella parola che anche inconsapevolmente spinge un individuo a formulare sensazioni di rispetto e devozione, fascino ed eleganza, contenuti e sapienza. Non a caso di fronte alle varie rappresentazioni di alcuni dipinti di Venere, difficilmente si sente commentare: è una bella donna, più spesso, questi ritratti, nell’intimo di ognuno, suscitano ammirazione per una femminilità delicata e persuasiva. Il mondo, da sempre abituato a storpiare il significato delle parole, è riuscito a smontare anche questo termine così sublime facendolo retrocedere ai più bassi commenti di remote borgate: discorsi da femmina, cose da femmina e via dicendo. Chiaro è, che di fronte a questa manomissione del termine, tutto si degrada ad ignominia. Mi chiedo che cosa ci sia di più alto in questa terra che il poter dare la vita ad un essere umano e da ciò concludo che se questo termine viene ridotto ad una mansione meccanica e scontata, perdere l’orientamento sulla definizione di femmina, non sia poi così difficile. Oggi, la parola “Femmina” è addirittura in disuso, viene usata pressoché in veterinaria e negli uffici delle forze dell’ordine; oggi, la parola “Femmina” nel verbo popolare identifica “la bonona irragiungibile”. Mi chiedo, quali siano stati i processi che hanno modificato questo termine da: colei che dà la vita a colei che potrebbe togliertela in quanto “Femme fatale”. All’atto del parto, almeno ai tempi in cui l’ecografia non era contemplata, era la cosa più bella si potesse sentire:  “È femmina!”. Femmina, non Donna…. per me, questo la dice lunga, per me, questo, spiega e racchiude tante cose! Ora, come è possibile che una parola così cara, in un momento così intimo come quello del parto, venga poi storpiata dalle stesse persone in età adulta? Cos’è che porta le persone in genere a denigrare una così alta eccellenza del nostro pianeta? Davanti a questo termine, ho solo domande e tante riflessioni. Bisogna nascere Femmine per poi diventare Donne! Femmine!… con tutto il bagaglio della parola, per poi, portare con orgoglio, il bagaglio Donna.

Femminismo

Tiziana Stefanelli

È una parola che mi fa sorridere. Coniato dalle donne, nato da una così alta volontà di esistere, non hanno tenuto in considerazione che stavano coniando un termine al sostantivo maschile… ecco perché mi fa sorridere! Dovessi giustificare questo, direi che hanno dato più importanza al Movimento (sostantivo maschile) che alla Femmina (sostantivo femminile) e da qui trarrei la mia personale conclusione che, più che mettere in risalto le qualità della femmina, con la sua tenacia, forza, lucidità, essere umano, si sia data più importanza al Movimento e ai suoi fini, sfruttando in questo caso un energia maschile per sottolinearne il valore, ma il valore, già contenuto nella volontà di  esistere e battersi per questo. Femminismo, nato dalla determinazione di alcune donne europee che hanno avuto la capacità di ribaltare un assetto socio/politico a favore delle donne. Le donne per le donne! Le donne per gridare: siamo prima Persone e in quanto tali, vogliamo godere degli stessi Diritti di chi è ritenuto Persona! Obiettivi così alti per avere una società migliore, non discriminatoria. Sacrifici, morti, rinunzie, carcere, violenze sono state le prime compagne di quelle donne di cui oggi le gesta,  godiamo in eredità e per cui oggi ancora possiamo combattere per abbattere altri muri. Donne essenziali, senza le quali oggi non potremmo scrivere neanche questo articolo! Se è vero che oggi è nata la necessità di volgere al femminile le cariche istituzionali, ad esempio: Assessore in Assessora, Sindaco in Sindaca e via dicendo, anche questo termine, dovrebbe, nel quotidiano, riappropriarsi della sua estensione originale: Movimento Femminista. Sembrerà una sciocchezza, ma a mio parere non lo è! Sennò oggi, quale sarebbe l’utilità sociale, di riconoscere al sostantivo femminile, una carica lavorativa?

Femminicidio

Femmincidio, nel termine più integrale, si rivolge all’omicidio ma sappiamo benissimo che spesso si muore ancora prima che ci venga strappato l’anelito di vita. Femminicidio è l’apice di un azione con le rispettive conseguenze: figli senza più una madre, una madre senza più una figlia, un intera società senza più una donna! Oggi come ieri, è una parola a portata di tutti, a portata di ogni città, stato, continente. Una mostruosità impregnata nella mente maschile da sempre che non è mai stata corretta; il sapere di essere dominanti, di poter schiavizzare, di poter subordinare colei che da la vita. La donna come merce di scambio o sulla quale trarne profitto anche a costo della vita. Femminicidio dettato dalla gelosia, dall’ottusità, dalla non preparazione alla convivenza con una donna. Femminicidio, come atto finale di una propria insicurezza, pazzia, colpo di follia, che tramanda alle giovani generazioni una tragedia. Mi chiedo come le femministe con tutti i loro buoni propositi, abbiano potuto farsi scivolare la necessità di costruire attraverso una adeguata educazione la costruzione mentale di un uomo, di un figlio maschio. Mi chiedo se questi secoli siano poi stati veramente utili alla base, con le rispettive vittorie ottenute, le battaglie fatte,  i ruoli sociale/politico ottenuti dalle donne. Non ci si può aspettare che una legge e una condanna o un risarcimento e un aiuto possano sradicare una mentalità maschilista, millenni di maschilismo; già l’abrogazione del Delitto d’Onore avrebbe dovuto essere di stimolo a formulare un azione preventiva nei riguardi dei maschi e non costituire una vittoria! Femminicidio in senso lato, io lo vedo così, non solo la morte di una donna ma anche quella dell’uomo (per quanto non fisicamente). Donne martiri di ciò che altre donne prima di loro non hanno saputo correggere, non solo martiri di una società economico/culturale che più che mettere, toglie. Femminicidio, come atto ribelle ai principi base delle religioni stesse: Non uccidere! Ma anche pecca culturale sorretta dalla stessa legge di uno specifico paese in cui l’omicidio di una donna, una giovane donna, una bambina è previsto, incluso. Oltre alle donne che hanno perduto la vita, il mio pensiero va all’Anima di quelle donne che sono sopravissute o che ancora vivono quest’incubo; vorrei poterle contare una ad una tutte queste Anime! portarle alla luce e chiedere loro come vivono una vita a cui è stata strappata l’Anima. I lividi, la morte, sono gli elementi più abituati ad affrontare: l’Anima della donna, è solo per pochi addetti ai lavori, non comprende l’intera società. Annientare l’identità psicologia, fisica e dell’Anima: questo per me è il femminicidio.

Educazione sentimentale

L’educazione sentimentale è uno dei tanti tentativi di instillare in un individuo una visione corretta di parole e azioni nei confronti di una società e del rapporto di coppia a prescindere dal termine Amore. Ci si può scrivere un libro come ha fatto Paolo Crepet, in fondo oggi abbiamo troppi argomenti su cui parlare e dare suggerimenti; una di queste per me è l’educazione sentimentale. Seguendo il filone del mio pensiero nell’esposizione ai temi precedenti, non posso altro che rispondere che arrivando da secoli di lacune educative non si possa oggi, puntare tutto sull’educazione sentimentale. A chi, già da secoli manca questa responsabilità, questo essere in prima persona educatore di se stesso e altrui, non ci si può di certo aspettare che sensibilizzazioni nelle scuole o in altri ambienti possano ribaltare un “Non Essere e pensare comune”. Al di là di un mirato programma sull’educazione sentimentale, il mondo da sempre, ha avuto le basi per costruire da sé una società consapevole. Ora, in primis, mi chiederei come questi modelli non siano stati sufficienti a produrre tale società e perché siano stati ignorati. La famiglia, la scuola, la religione, lo sport e le fattispecie artistiche sono le prime a gettare le basi su cui migliorare il proprio essere dunque, se secoli di questi sostenitori non hanno prodotto totale beneficio, ci si dovrebbe interrogare come fare oggi a riportarli efficaci e mirati allo scopo. Una lancia a favore dell’educazione sentimentale va nei riguardi di internet, veicolo pericoloso a portata di tutti, special modo dei giovani; non c’è bisogno di commentare, sappiamo tutti ciò che accade grazie ad un video malsano in web! Ora, più che di educazione sentimentale proporrei una educazione sociale perché solitamente questa si delega al naturale scorrere della vita: “Farai le tue esperienze, imparerai a tue spese, ti devi rendere conto da solo!”. Non è sbagliato lasciare questa possibilità, anzi, ma ritengo sia doveroso fino ad un certo punto perché quando mancano le basi per affrontare una crescita, ecco che l’individuo cresce come una mina vagante, crea a sua volta mine vaganti e nulla cambia, come la storia insegna! Tutto è utile! Oggi ci si deve adoperare quanto più possibile sfruttando ogni canale che possa raddrizzare una collettività, quindi, se vogliamo usare l’educazione sentimentale come possibilità di trasmettere messaggi corretti, ben venga ma ci si dovrebbe concentrare a creare una rete capillare in cui tutti gli strumenti si adoperino ad un unico scopo! Penso a questo esempio: se giocassi a scacchi ma sulla scacchiera mancassero alcuni tasselli bianco e neri, come potrei concludere una partita? Per creare un individuo educato e consapevole oggi serve soprattutto la volontà di tutti i settori convinti di cooperare su un unico scopo e questo dovrebbe comportare in primis la soluzione dei disagi! Perché disagi? Perché più che introdurre altre cose, dovremmo toglierle o comunque non renderle più disponibili, vedi Internet. Abbiamo messo il Lock sui programmi televisivi non adatti ai minori e abbiamo lasciato che intere generazioni nate col web abbiano avuto accesso libero… che senso ha? Ora, rimediare a tutto questo sarà una grande battaglia e se un intero paese, per i suoi interessi, non appoggerà un progetto collettivo, ci saranno sempre singoli guerrieri abbandonati al loro destino.

 

Written by Emma Fenu

 

 

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