Donne contro il Femminicidio #42: le parole che cambiano il mondo con Alina Rizzi

Donne contro il Femminicidio #42: le parole che cambiano il mondo con Alina Rizzi

Feb 14, 2018

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, varie Donne che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcune hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altre sono state sintetiche e precise; altre hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutte hanno espresso opinioni univochecontribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi è il turno, per “Donne contro il Femminicidio”, di Alina Rizzi, nata a Erba (CO), giornalista pubblicista da sempre dedita a realizzare iniziative rivolte alla valorizzazione del mondo femminile. Collabora col settimanale F e il mensile NaturalStyle. Ha pubblicato romanzi, raccolte di racconti e libri di poesia, fra cui “Pelle di Donna”, una raccolta di testimonianze di donne che hanno superato avversità e abusi. Diplomata in arteterapia, tiene corsi di scrittura autobiografica e laboratori artistici.

 

Femmina

La femmina della specie umana mi fa pensare alla femminilità.  Alcune donne sono considerate poco femminili, cioè non hanno alcune specifiche caratteristiche fisiche che, però, basta guardarsi indietro, per capire quanto cambino nel tempo e nei luoghi. Essere femminile negli anni cinquanta significava avere un grande petto la vita stretta e fianchi generosi. Oggi una donna sottile e con poco seno è comunque femminile. Mia madre diceva che le gonne sono più femminili; io trovo che molte donne in pantaloni lo siano altrettanto. Nel mondo arabo una vera femmina ha un corpo abbondante, nel mondo occidentale è apprezzato il contrario. Ma questo riguarda l’aspetto esteriore di una persona. A livello interiore, la femminilità, secondo me, è una capacità specifica di entrare in sintonia col proprio mondo interiore ma anche con quello degli altri, diventando empatia. La capacità di cura, invece, che viene spacciata per femminile, è una qualità che la cultura patriarcale ha affibbiato alle donne per comodità. Come la dolcezza, la generosità, la remissività, il pudore, la fragilità.

 

Femminismo

Alina Rizzi

Due mesi fa ho comprato una collana di bigiotteria, composta da una lunga catena e un ciondolo dorato su cui è scritto “feministe mais feminine”. Mi è piaciuta subito: io sono femminista, nel senso che sono dalla parte delle donne e, nel mio piccolo, mi impegno per il loro riscatto dal momento che, ancora oggi, quasi ovunque, più o meno dichiaratamente, vengono considerate inferiori agli uomini, ma mi sento anche femminile e orgogliosa della mia specie di appartenenza. Per fortuna, non è più necessario bruciare il reggiseno e farsi crescere i peli sulle gambe per dimostrare chi siamo e da che parte stiamo, e di questo io ringrazio sinceramente le femministe nate prima di me.

 

Femminicidio

Un uomo che uccide una donna perché non trova altro modo per piegarla al suo volere commette un femminicidio. Niente può giustificare questo terribile atto, mai. Non vanno concesse attenuanti. Un individuo che non sa rispettare la libertà di una donna, di ogni donna, deve essere escluso dalla società e isolato. Mi sembra un discorso semplice e coerente. E se gli uomini non lo capiscono o non riescono ad accettarlo è per una ragione altrettanto semplice: non intendono rinunciare al loro potere e sono disposti anche a uccidere pur di conservare quella posizione che credono di occupare per diritto di nascita. Sono uomini questi? O sono semplicemente dei maschi?

 

Educazione sentimentale

Educare i giovani uomini e le giovani donne a riconoscere, ascoltarle e gestire i propri sentimenti, di qualunque natura, è il primo compito degli adulti. In casa, nella scuola, nei centri sportivi, nei raduni religiosi, ovunque giovani e adulti abbiano la possibilità di confrontarsi e dialogare. Non ci sono insegnamenti più urgenti o prioritari. Prima si impara a comprendere se stessi e prima si impara a relazionarsi con il mondo. Ma questo deve essere chiaro agli adulti prima che ai ragazzi. Ne siamo responsabili.

 

Written by Emma Fenu

 

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