Editoria 2024: i libri per l’estate consigliati da Oubliette Magazine

“In ebraico, il termine davar significa sia «parola» sia «cosa»; e il nostro termine «logica» deriva da logos che in greco antico vuol dire «parola». In questi due fatti culturali stanno i cardini dell’importanza che il linguaggio umano riveste nella ricerca filosofica e spirituale ‒ almeno per noi occidentali, che alla cultura ebraica e a quella greca siamo debitori pressoché di tutto quel che più conta.” ‒ tratto da “Vocabolario” di Igor Sibaldi

Editoria 2024 libri per l'estate
Editoria 2024 libri per l’estate

Le parole sono le immagini che abbiamo del mondo: ognuno di noi imprime un preciso valore al mondo proprio in virtù di queste immagini dando quasi per scontato che l’altro utilizzi una data parola con il medesimo significato. Talvolta, infatti, ci si unisce sotto la stessa bandiera pensando che “gli altri” stiano parlando lo stesso linguaggio ed è questo il periglioso inganno delle parole. Con l’atto poetico ci si accorge chiaramente della possibilità di variazione dei concetti eppure questa azione trasformativa viene facilmente scordata quando si dialoga o si legge un libro.

“A fondamento di tutto c’era la parola,/ e la parola era intorno a Dio,/ e Dio era una parola…/ e tutto è cominciato ad esistere grazie alla parola,/ e di tutto ciò che esiste/ nulla è potuto venire all’esistenza/ se non attraverso la parola.”Vangelo di Giovanni 1, 1-3 (traduzione di Igor Sibaldi)

È tradizione di Oubliette Magazine celebrare il solstizio d’estate con una selezione di 21 libri, editi nell’anno corrente, consigliati dalla redazione e da alcuni stimati lettori di Oubliette Magazine.

Se avete il piacere di unirvi a noi in “Editoria 2024” per raccomandare un libro che ritenete valido, potete inserire il vostro consiglio a fine articolo nella sezione Commenti indicando il titolo, l’autore, la casa editrice e qualche riga di esplicazione.

Editoria 2024 ‒ 21 libri per l’estate

“Beppina. Viaggio nella condizione delle donne e nei manicomi di inizio ‘900” di Paola Pierantoni

Beppina di Paola Pierantoni
Beppina di Paola Pierantoni

“La vita di un’agiata famiglia borghese di fine ‘800 sconvolta dalla pazzia. I confini che limitavano la vita delle donne, la condizione dei “mentecatti” rinchiusi nei manicomi: tappe di un viaggio che prende avvio da un plico di lettere e documenti ritrovati in un armadio e si sviluppa con l’aiuto di ricerche negli archivi di imprese e strutture manicomiali.”

Quando Natale Calderaro mi ha proposto di lavorare alla postfazione di questa biografia, intitolata “Beppina” ed edita da Erga, ho avuto subito l’impressione che avrei avuto a che fare con qualcosa di prezioso, sia per la storia narrata, sia per il fatto che avrei lavorato a qualcosa che ci avrebbe visti insieme a rilanciare il valore della dimensione etica della cura, quale principio terapeutico essenziale, che ha segnato la storia della Riforma psichiatrica e che speriamo accompagnerà il futuro della cura.

Perché di cura si parla in questo libro, e di quel mondo-della-vita a cui è importante ritornare se vogliamo occuparci in maniera adeguata di fragilità. Il libro racconta della biografia di Beppina e di Arturo, nonni dell’autrice Paola Pierantoni, che ce ne fa dono con una narrazione molto personale ed evocativa. Un libro in cui possiamo trovare la storia della psichiatria, l’aberrazione del manicomio, la condizione di scarsa emancipazione della donna, e la povertà e la solitudine di chi, rimasto solo e inascoltato, ha cercato invano di comunicare la sua disperazione.

Un lavoro di archeologia sanitaria che l’autrice e il suo compagno ci restituiscono quale ricchezza per una memoria di investimento necessaria al nostro presente e al futuro delle generazioni che verranno.

Lettere mai spedite che, dagli archivi manicomiali hanno potuto divenire memoria trasmissibile in queste pagine dove si trova tratteggiata in maniera puntuale la storia di vita di una famiglia, che si intreccia a quella della follia. Il libro è polisensoriale con contenuti multimediali.

“Attendo con vivissimo desiderio, di giorno in giorno, una tua risposta, che mi rassicuri su quanto bramo da te e dai miei fratelli e che non tarderai più oltre a farmi avere precise notizie sul conto tuo e dei nostri cari angioletti.”

(Consigliato da Loredana Di Adamo)

 

“L’ordine apparente delle cose” di Lara Fremder

L’ordine apparente delle cose di Lara Fremder
L’ordine apparente delle cose di Lara Fremder

“Basta poco a Gerusalemme per sentirsi padroni del mondo e del tempo, è sufficiente attraversare una strada o affacciarsi a una finestra.”

Opera prima della scrittrice Lara Fremder, il romanzo L’ordine apparente delle cose è stato pubblicato nel 2024 da Cappelli editore.

Narrato in prima persona, racconta di Rachele Zwillig, guida turistica e protagonista del romanzo, che intrattiene i suoi ospiti con storie che raccontano del passato antico di Gerusalemme, città dal fascino senza tempo e location che aggiunge al romanzo un quid in più.

Storie a cui partecipa i turisti modificandone in certi casi la realtà, quanto basta perché anche lei stessa creda agli aneddoti e alle avventure che fluiscono dalle sue labbra. Nonostante le origini di Rachele affondino in quei luoghi, lei, figlia di sopravvissuti, non si avverte come una donna ebrea. Anche perché non ha ricordi che la leghino al passato della sua famiglia.

Se non fosse, che a ricordarle i loro trascorsi sono poche fotografie recuperate in un vecchio cassetto che parlano del tempo che fu e le rammentano le origini che si porta appresso. Indirizzandola infine a dare un ordine alle cose, anche se apparente; al fine di superare la tempesta emotiva che la coglie dopo aver rivissuto momenti dolorosi della sua esistenza.

Soprattutto è il ricordo di sua madre, morta tragicamente, il fantasma che incombe su di lei. Ed è soltanto immergendosi in un tempo che avrebbe voluto dimenticare, che Rachele sarà pronta a tagliare le radici con il passato, e a ritrovare la sua vera identità.

Nonostante il romanzo sia sviluppato con un registro di scrittura asciutto e per nulla enfatico, sebbene saturo di rimandi poetici, la narrazione è resa maggiormente attraente grazie alla location, davvero suggestiva, raccontata attraverso gli occhi di Rachele.

Romanzo toccante, L’apparente ordine delle cose, realizzato con un linguaggio dai toni marcatamente evocativi, cattura l’attenzione del lettore per l’abilità dell’autrice di esporre un contenuto importante in modo del tutto discorsivo.

“Dentro la mia storia, ci sono le storie degli altri. Storie che si collegano come i circuiti integrati, i connettori, gli slot di espansione in un computer…”

(Consigliato da Carolina Colombi)

 

“Una favolosa eredità” di Giuseppe Benassi

Una favolosa eredità di Giuseppe Benassi
Una favolosa eredità di Giuseppe Benassi

Una favolosa eredità è l’ultimo romanzo di Giuseppe Benassi edito da Extempora edizioni. Non si tratta (solo) di un giallo o di un noir, in quanto tanti colori e non colori, per lo più scuri e tetri, sono stati utilizzati dall’autore, il cui fine è di rappresentare una specie di commedia in cui i personaggi vagano o controvoglia o per fini mirati al proprio egoismo, in una specie di universo orrendo, come lo chiamava Pasolini, in cui la ricerca di un mondo ideale (il migliore possibile), di una luce verso cui dirigersi appare come l’unica alternativa alla tetra immobilità, ma che rischia di portare l’anima dell’idealista a scontrarsi con una realtà che tende o all’immobilità entropica finale o verso quella tetra singolarità che tutto ingerisce dentro di sé.

Il protagonista, l’avvocato Borrani (come del resto anche l’autore), è un uomo di legge.

“Avvocato ci scappa il morto… qui ci scappa il morto, glielo dico io.” –  si legge nella quarta di copertina l’urgente avvertenza di colei che sarà la prima persona assassinata. L’uomo non è solo un lupo per gli altri uomini. È a volte un benefattore o un assassino, o una vittima, o colui che deve investigare sulle ragioni di un misfatto.

Giuseppe Benassi è nativo di Reggio Emilia, dove svolge da anni la sua professione, ma si sente, almeno quando scrive, un livornese, città ove dimora quando gli impegni glielo permettono. Leggendo i suoi romanzi, imparo vari termini toscani: “… quei vaini, li volevano loro…” – a Reggio diciamo bèsi (i bezzi erano antiche monete venete d’argento): Bezzi è a Reggio un cognome abbastanza diffuso. Ignoro l’etimo di vaini. È soprattutto per essi che si fanno le guerre e si compiono i reati.

Come in un precedente romanzo di Benassi (Tra le tue sgrinfie), anche in Una favolosa eredità gli aventi diritto per nascita alla successione la perdono, se non tutta, almeno in parte.

In questo caso la dante causa è un’anziana che è più affezionata alla sua cameriera, che ai suoi tre figli maschi. Lascia a tutti quattro una fetta dei suoi copiosi beni, esercitando una preferenza nei confronti della prima. E questo non va giù ai suoi consanguinei, che si oppongono, in vario modo, non solo giuridicamente.

(Consigliato da Stefano Pioli)

 

“La mia Ingeborg” di Tore Renberg

La mia Ingeborg di Tore Renberg
La mia Ingeborg di Tore Renberg

“L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via.”

Sono trascorsi svariati anni dalla scomparsa di Ingeborg, un giorno il marito, Tollak, tornò a casa e non la trovò. La cercarono tutti per i boschi che lei attraversava durante le lunghe camminate ma nessuna traccia fu trovata. “La mia Ingeborg” di Tore Renberg (Fazi Editore, febbraio 2024, traduzione di Margherita Podestà Heir) è il lungo racconto di Tollak, quasi una confessione, che ha finalmente deciso di parlare e far sapere ai suoi figli, ora lontani da casa dopo un’infanzia complicata, e al mondo, cosa è accaduto realmente.

Un uomo ormai vecchio e solo che trovava il suo equilibro in quella moglie tanto desiderata e amata, nonostante la rabbia e il disprezzo nei confronti degli altri e di quel mondo che non è più come lo conosceva lui.

Quella che leggiamo è tutta la verità o solamente la sua? E chi in realtà Oddo, accolto da quella famiglia in seguito all’abbandono da parte della madre, lo scemo del villaggio, l’unico che è rimasto con Tollak?

Una storia oscura, un personaggio complesso e distruttivo, un thriller non-thriller che fa riflettere, disgustare e fortemente attuale.

Una lettura trascinante, a tratti inquietante, conturbante, a tratti toccante, impossibile ad un certo punto non chiedersi se siamo più interessati a scoprire che fine ha fatto Ingeborg o alle tenebre che dominano pensieri e azioni di Tollak.

Redenzione o desiderio di essere protagonista ancora una volta, per l’ultima volta, in quella che nasce come storia d’amore e si trasforma in un luogo, fisico e dell’anima, infernale?

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, “La mia Ingeborg” spiazza e colpisce per la forza della scrittura e la potenza del linguaggio adoperato. Impossibile non definirlo bellissimo.

(Consigliato da Rebecca Mais)

 

“La partigiana” di Beatrice Benet

La partigiana di Beatrice Benet
La partigiana di Beatrice Benet

“«Ehi, sveglia, bella addormentata, la zuppa è pronta. Non so come sarà dato che questa settimana tocca a Enzo cucinare ed è proprio negato, però è calda, dentro ci sono patate, fagioli e stranamente un bel pezzo di carne, quindi manda giù e vedrai che ti sentirai meglio. Quando hai finito vieni di là, dobbiamo chiederti un po’ di cose e credo che anche tu abbia qualcosa per noi, vero?»”

Marta, la “bella addormentata”, è la protagonista del racconto “La partigiana” che dà il titolo alla silloge di Beatrice Benet, edita da Edizioni DrawUp nel 2024.

“La partigiana” è una storia di libertà ambientata durante gli anni della Repubblica libera della Carnia che vede i partigiani districarsi in varie situazioni e pericoli. Donne ed uomini uniti per cercare di ostacolare il nemico: i tedeschi. Ma per Marta non sarà solo un’avventura fra le montagne infatti qualcos’altro aspetta la giovane: l’amore.

Il secondo racconto presente nel libro è intitolato “Ultima fermata, io scendo” e racconta di un’altra donna con un’altra vita ed un altro tipo di amore.

“Dormivamo insieme parlando fino al mattino, dividevamo il bagno e la tavola con una naturalezza che sapeva di antico e ritrovarci a fare l’amore è stato così naturale da non crearci nessuna ansia e neppure nessun senso di colpa nei confronti della sua ragazza che io non nominavo mai.”

Nel libro è presente anche una poesia intitolata “Voglio” ed un brevissimo racconto della nipote dell’autrice Marta Beatrice De Lucia intitolato “Sui monti per la libertà”.

“Non aveva avuto paura per se stesso, non era un eroe ma neppure un vigliacco, la morte l’aveva vista da vicino in ogni estrema unzione che aveva dato, la fede lo aiutava a pensare che ci fosse un mondo più giusto e felice dove andare, ma non era pronto a veder torturare un giovane che da anni lottava per liberare la sua Terra dalla barbarie nazifascista.”

(Consigliato da Alessandro Vizzino)

 

“Carmela in libertà” di Elvira Rossi

Carmela in libertà di Elvira Rossi
Carmela in libertà di Elvira Rossi

Anticamente le chiamavano servette. No, non era un dispregiativo, era il diminutivo di un ruolo; dove le persone non si identificavano con il nome ma un compito. Un compito, gravoso, per tutto il giorno, per tutti i giorni, e forse assegnato dalla nascita per tutta la vita. Ancora di più se erano donne, ancor di più se erano ragazzine, e se il ruolo era di quelli “invisibili”.

Fermiamoci un attimo davanti a questa considerazione, perché nella comoda routine di oggi non si può immaginare la realtà della profonda provincia italiana agli inizi degli anni Cinquanta. Una provincia vivace di speranze, ma depressa economicamente e nella qualità della vita. Non si può immaginare cosa fosse viverla nelle ultimissime file, ad arrancare, destinanti a non apparire mai, a essere solo e soltanto trasparenti. Fermiamoci a chinare il capo davanti alla dignità di queste ragazze che non avevano identità, che non avevano se non il diminutivo di un ruolo, ma con dentro al cuore il coraggio, la forza, la determinazione della dignità. E un palpito infuocato di libertà.

Sto parlando di Carmela in libertà, di Elvira Rossi (Gli Scrittori della Porta Accanto – 2024). Dove la nostra protagonista si evolve in un romanzo di formazione.

L’autrice riesce a raccontare quasi con poesia il percorso di una adolescente che d’improvviso deve arrangiarsi a diventare adulta. Le difficoltà la fanno maturare perché lei le sa affrontare tutto con intelligenza, con amore per la vita, con il desiderio irrinunciabile di libertà.

Libertà, dal titolo in giù, in tutte le pagine, per poter sopravvivere, per dare del tu alla vita. Perché senza libertà non c’è vita. E come si conquista la libertà? Carmela non perde tempo a chiederselo, Carmela si butta a capofitto per raggiungerla.

Così il lettore rimane appeso a lei, e vorrebbe affiancarla, per crescere insieme, o almeno imitarla perché lei non cerca mai la rotta, lei è quella che la rotta la traccia. Che sa correre sulla strada, anche se è in salita, anche se è solo un sentiero di montagna.

La vita toglie e la vita dà, si dice, e a lei ha tolto tanto e dato poco, ma a lei quel poco la fa volare, le fa vedere il cielo e indicarlo a noi. Perché se cerchi la libertà, sembra suggerire il romanzo di Elvira Rossi, puoi sempre volare.

(Consigliato da Pier Bruno Cosso)

 

“Invernale” di Dario Voltolini

Invernale di Dario Voltolini
Invernale di Dario Voltolini

Potrebbe sembrare paradossale scegliere di segnalare per l’estate un romanzo il cui titolo è Invernale. Per giustificarmi dirò che tra le letture di quest’anno il libro di Dario Voltolini (La Nave di Teseo, 2024) è finora quello da me preferito.

La narrazione parte sottotono, con un adagio, direi se dovessi usare un’espressione musicale, e nondimeno un brivido già si avverte nella descrizione iniziale dei rituali giornalieri che si svolgono all’interno d’una macelleria, dove si taglia, si tronca, si squarta con fare disinvolto. Non sono scene per animalisti quelle cui assistiamo, con pezzi di carne sezionata in porzioni mirate a soddisfare clienti carnivori dai gusti più diversi. Una ritualità automatica nel suo continuo ripetersi, non esente però da infortuni. Ne basterà uno solo per produrre, con un’iniziale ferita, la serie di variazioni che da quel momento insidieranno la vita del protagonista fino a stravolgerla. E anche a mostrargli che l’insidia prima risiede nel campo di sangue che è il suo laboratorio, dove la carne tagliata non è carne morta, giacché sprigiona sangue in cui brulica la vita di innumerevoli virus e batteri. Cos’è accaduto ‒ si chiederà il protagonista ‒ allorché, nell’incidente, il sangue di quelle carni s’è mescolato al sangue della sua mano ferita?

Con formidabile precisione, verrà annotato passo passo l’aggravarsi di un male che non lascerà scampo a quest’uomo lineare; il cui nome bisillabo, Gino ‒ che risuona per subito negarsi ‒ pare simbolo d’una vocazione a occupare spazi marginali dell’esistenza. E che, nondimeno, si porrà al centro d’una tragedia inenarrabile, se a narrarla non fosse Dario Voltolini, il quale procede con una scrittura misurata, lapidaria, infallibile. Nessuna sbavatura, nessuno spreco di parole nella narrazione, che diventa tanto più coinvolgente quanto più cauta, severa e pudica è la descrizione dell’intera trama.

Il romanzo ha la forma inusuale d’una autobiografia dove anziché l’io, c’è un “tu narrante” che si esprime attraverso il figlio del protagonista, lo stesso Voltolini, che assiste e registra puntualmente ogni passaggio, come se fosse costantemente presente, o immaginando quel che accade nella mente del padre nel suo confronto col progredire della malattia.

Il libro concorre al prestigioso premio Strega, che, sono pronto a scommettere, non vincerà. Perché Invernale è troppo bello, ma anche disturbante, poco in linea con la prosa corrente che stilisticamente uniforma la maggior parte degli autori, e che le nostre giurie ‒ popolari o qualificate che siano ‒ a conti fatti prediligono.

(Consigliato da Riccardo Garbetta)

 

“Digiuno Immaginale” di Selene Calloni Williams

Digiuno immaginale di Selene Calloni Williams
Digiuno immaginale di Selene Calloni Williams

“Il risveglio ha più a che vedere con il lasciar andare che con l’aggiungere qualcosa. Per esempio, gli antichi maestri ierofanti, cioè, nell’antica Grecia, i sacerdoti incaricati della celebrazione dei rituali misteriosofici, imponevano agli iniziandi nove giorni di un regime alimentare rigorosissimo in modo da favorire la meditazione e raggiungere la vera conoscenza.”

Edito a marzo 2024 da Piemme, “Digiuno Immaginale” è l’ultima pubblicazione della psicoterapeuta e sciamana Selene Calloni Williams che dopo anni di studio in estremo oriente ha operato nel sincretismo tra la cultura dell’Est e quella dell’Ovest dando prova di notevole perspicacia.

Fondatrice dell’Imaginal Academy, dell’Associazione Nonterapia e di Voyages Illumination (viaggi nei luoghi mistici del pianeta alla scoperta di mistici, yogin, sciamani, sufi, monaci ed eremiti) con “Digiuno Immaginale” ci invita in Antica Grecia alla scoperta dei misteri eleusini, dell’orfismo, di Dioniso e di Pitagora.

“La scuola pitagorica, che nacque con l’approvazione del senato di Crotone, polarizzò l’attenzione della gioventù greca: tutti aspiravano a divenire discepoli di Pitagora ma pochi ci riuscivano per le dure prove, potenti iniziazioni laiche alle quali il maestro sottoponeva i candidati.”

“Digiuno Immaginale” è fondamentalmente suddiviso in due parti: una prima parte che si addentra nella storia delle varie correnti di sciamanesimo greco per permettere al lettore di fare qualche passo all’interno di una storia millenaria; ed una seconda parte nella quale sono presentate le nove tappe del rituale suddivise in capitoli recanti ognuno un titolo di grande forza poetica.

In chiusura del volume sono disposte alcune ricette sfiziose della cucina immaginale con cereali, legumi, ortaggi, frutta, estratti depurativi e rivitalizzanti, et cetera.

“Quando ti senti pronto, puoi iniziare il rituale dei nove giorni. Meglio se scegli di praticarlo in un periodo in cui hai meno cose da fare e sei più rilassato. Il rituale del digiuno immaginale è una grande preghiera che offri attraverso il cibo. Avviene durante un viaggio sciamanico nel mondo infero, proprio come quello effettuato da Persefone, Orfeo e Dioniso.”

(Consigliato da Alessia Mocci)

 

“Cleopatra e il serpente” di Nicola Fano

Cleopatra e il serpente di Nicola Fano
Cleopatra e il serpente di Nicola Fano

“Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?” chiede Grimilde; guai se esistesse una donna più avvenente di lei. Nemmeno le dee sono immuni dal culto della bellezza; Hera, Atena e Afrodite si contendono il primato. Non ne vengono a capo; così tocca allo sciagurato Paride assegnare la mela. Le donne amano sentirsi belle; desiderano essere belle; ognuna vuole essere la più bella. Per questo entrano in competizione. Chi è l’arbitro? Il maschio. Cos’è la bellezza femminile? Uno strumento di controllo dell’uomo sulla donna; ce lo rivela Nicola Fano, storico del teatro. Nel saggio Cleopatra e il serpente (Elliot Edizioni, 2024, pp. 225), Nicola Fano propone una lettura inedita del concetto di bellezza; essa è intesa come un’arma del patriarcato. Fano prende in esame ventitré donne, dal mito al Novecento; ognuna incarna una declinazione della bellezza. Tutte sono proiezioni – o creazioni – del male gaze.

Elena di Troia, Circe, Cleopatra, Ofelia, Paolina Borghese, Sarah Bernhardt, Dora Maar, Marilyn Monroe e molte altre: donne che hanno in comune l’aura mitica con cui sono state ammantate dagli uomini per via della loro bellezza. Cleopatra e il serpente racconta con approccio critico e liberatorio le storie, le leggende e l’iconografia non soltanto di molte di loro ma anche di quelle donne che hanno tracciato nel tempo nuove vie alla ricerca di rappresentazioni lontane dagli stereotipi.

L’estetica antica si fonda sulla καλοκάγαθία; ma quel binomio è una prigione. Serve a comprimere l’universo femminile nelle maglie della bellezza virtuosa; per essere bella, la donna deve anche essere buona. A costo di annullare se stessa. È questa una gabbia sociale di stampo maschilista; il suo percorso raggiunge il culmine nel Novecento.

Femmine contro maschi? Meglio femmine contro femmine. Se l’unione fa la forza, quella femminile è un castello inespugnabile; allora poveri noi. Questo devono aver pensato gli uomini; e si sono ingegnati per minare quella unione fatale. Il mondo femminile come un ring; essi si sono posti al bordo. Per secoli hanno dominato la sfida tra donne; tra modelli di donne. La bellezza non è un mezzo per cantarle; ma è l’arma per assoggettarle. Con quella etichetta, i maschi giudicano le femmine, le costringono in un cliché immobile; l’aggettivo “bella” è stato spesso accompagnato da altri, meno lusinghieri. Come “bella e lasciva”; ciò che il serpente sibila sul conto di Cleopatra.

(Consigliato da Tiziana Topa)

 

“Tutto questo fuoco. La rivoluzione delle sorelle Brontë” di Ángeles Caso

Tutto questo fuoco di Ángeles Caso
Tutto questo fuoco di Ángeles Caso

Consiglio vivamente la lettura del libro “Tutto questo fuoco ‒ La rivoluzione delle sorelle Brontë” della scrittrice spagnola Ángeles Caso, edizione Marcos y Marcos 2024.

“Crescono isolate, senza madre, in una canonica ai margini della brughiera. Soprattutto sono donne, e nell’Inghilterra vittoriana, le donne devono solo sposarsi e fare figli. Sottomissione e bellezza, possibilmente un degno patrimonio, servono a conquistarsi un buon partito. Charlotte, Emily e Anne Brontë non sono certo ricche, la loro bellezza non rispetta i canoni dell’epoca; di sottomettersi ad un uomo, poi, neanche a parlarne.”

Affascinata da sempre dalla storia di queste tre sorelle che riescono a diventare scrittrici famose ed entrare nella storia della letteratura inglese, ho particolarmente apprezzato questo libro, una sorta di biografia romanzata in cui l’autrice, pur prendendosi qualche licenza narrativa, rimane fortemente ancorata alle notizie storiche.

L’autrice ci guida quindi alla scoperta di queste tre eccezionali sorelle che fin da giovanissime rivelano una mente assai brillante, sono amanti della scrittura, inventano storie fantastiche, scrivono ottime poesie e sognano di potersi mantenere pubblicando le loro opere.

Le sorelle Brontë sembrano destinate a una vita dura e a diventare insegnanti o istitutrici presso famiglie di alto rango, da cui verranno spesso umiliate per le loro povere origini, ma guidate dalla coraggiosa Charlotte, decidono di pubblicare prima una raccolta di poesie e solo in un secondo momento dei veri e propri romanzi. Il nome con cui pubblicano però non è il loro. Infatti scelgono di pubblicare con nomi maschili, per evitare il giudizio morale che la critica avrebbe senza dubbio addossato a delle scrittrici donne. Currer, Ellis e Acton Bell sono i tre pseudonimi scelti.

“Fin da bambine, ogni pomeriggio, nella piccola sala da pranzo della canonica, tirano fuori gli scrittoi, affilano le penne e scrivono. Non si fermano qui; le tre sorelle Brontë, senza nessuna protezione, contro tutto, riescono a pubblicare. E quando pubblicano, sfondano. Non è un successo passeggero: Jane Eyre e Cime tempestose restano tra i romanzi fondamentali della letteratura mondiale. La signora di Wildfell Hall è un romanzo scandalosamente femminista, sempre più apprezzato. Come hanno fatto, le sorelle Bronte? Da dove viene tutto questo fuoco?”

(Consigliato da Giovanna Fracassi)

 

“Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa

Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa
Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa

Susan Abulhawa è nata da una famiglia palestinese in fuga dalla sua terra dopo la Guerra dei Sei giorni. I suoi primi sei anni li ha vissuti in un orfanotrofio a Gerusalemme poi, da adolescente, trasferitasi negli Stati uniti, ha completato le scuole, si è laureata in scienze biomediche e ha avuto una brillante carriera nell’ambito della medicina.

Di questa scrittrice avevo già letto “Nel blu tra il cielo e il mare” ed ero rimasta affascinata dalla sua scrittura, dalla sua pacatezza nel raccontare tragedie che in alcuni Paesi sono la realtà quotidiana. Visti gli eventi che sono accaduti in questi mesi ho voluto approfondire la mia conoscenza in merito a questo popolo e alla sua storia proprio attraverso un romanzo che, pur usando nomi di fantasia, racconta una vicenda realmente successa, come scrive anche l’autrice nelle sue note.

“La nostra rabbia è un furore che gli occidentali non possono capire. La nostra tristezza fa piangere le pietre.”

In “Ogni mattina a Jenin” (Feltrinelli, quattordicesima ristampa gennaio 2024) Amal è la nipote del patriarca della famiglia Abulheja ed è attraverso la sua voce che conosceremo l’abbandono della casa dei suoi antenati nel 1948, durante la prima nakba (catastrofe) che vide diventare profughi più di 700000 palestinesi a cui fu negato il diritto di ritornare nelle loro terre. Ci narra la tragedia dei suoi fratelli costretti a diventare nemici in quanto uno, rapito da neonato, diventa un soldato israeliano, mentre l’altro consacra tutta la sua vita alla causa palestinese.

In parallelo c’è la vita di Amal, la sua infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio e la maternità e il desiderio di raccontare questa storia a sua figlia perché continui il ricordo non solo delle traversie della loro famiglia, ma anche le vicende di un popolo intero perché questa storia diventa quella delle famiglie palestinesi e dà voce a chi voce non ha.

L’autrice non cerca i colpevoli di tanto dolore fra gli israeliani che, anzi, spesso descrive con pietà e anche con rispetto, piuttosto mette in risalto la storia di tante vittime che sono state capaci di andare avanti grazie all’amore per il proprio popolo, per la propria Terra e per la vita stessa.

(Consigliato da Beatrice Benet)

 

“L’Iliade cantata dalle dee” di Marilù Oliva

L’Iliade cantata dalle dee di Marilù Oliva
L’Iliade cantata dalle dee di Marilù Oliva

L’Iliade cantata dalle dee è edito per Solferino nel 2024 ed è l’ultima opera pubblicata di Marilù Oliva. Il mondo dei retelling è, al giorno d’oggi, piuttosto affollato quindi distinguersi è diventato piuttosto complicato. Questo come premessa al fatto che il libro, come si evince dal titolo, tratta l’argomento Iliade e questo non è una cosa nuova.

Il poema omerico questa volta, tra le mani della Oliva, si trasforma ma non si stravolge. A parlare, a raccontare quello che accade sono le divinità coinvolte. Loro, le divinità, nonostante si impegnino a cercare di essere diverse da se stesse, non riescono a fare l’unica cosa che dovevano fare ma, anzi, più parlano più diventano il cliché di loro stesse. La mitologia ce le racconta e la Oliva ce le restituisce.

Voi direte: niente di nuovo sotto al sole quindi? Non esattamente.

Ci tengo a dire che Marilù Oliva ha un uso delle metafore talmente evocativo che trasporta il lettore esattamente nel luogo in cui vuole che stia: la piana di Ilio. La sua scrittura è piacevole e tratta il poema con la delicatezza di chi lo ha amato e di chi ci tiene che il mondo dell’epica classica venga amato e studiato dalle nuove generazioni. Ecco, se cercate un libro per avvicinarvi ai poemi epici questo fa per voi.

Se cercate un modo per digerire meglio le versioni di greco e volete leggere il poema in una prosa moderna, evocativa e leggera, questo libro fa per voi. Se volete un libro con una “trama storica” da portare con voi al mare e passare un pomeriggio piacevole, questo libro farà esattamente quello che gli chiedete.

Due donne, solite ignote quando si parla della città sulle rive dello Scamandro, armate di fiato divino devono raccontarvi qualcosa della loro vita e fidatevi e una cosa che non sapevate. No, non solo gli uomini possono essere liberi di vivere la loro vita come desiderano. Quindi, se cercate un libro leggero, storico e mitologico, da leggere questa estate senza friggervi le meningi, L’iliade cantata dalle dee è il libro che fa per voi.

(Consigliato da Altea Gardini)

 

“Le figlie di Saffo” di Selby Wynn Schwartz

Le figlie di Saffo di Selby Wynn Schwartz
Le figlie di Saffo di Selby Wynn Schwartz

Selby Wynn Schartz, PHD in letteratura comparata (italiano-francese) presso l’Università di California a Berkeley, insegnante di scrittura creativa all’Università di Stanford nonché autrice del saggio “The Bodies of Others: Drag Dances and Their Afterlives”, con il suo romanzo d’esordio “After Saffo”, in italiano “Le figlie di Saffo” (Garzanti, 2024), consegna ai lettori un’opera originale, che sta tra romanzo di immaginazione e romanzo-verità, magari un testo drammaturgico che rimanda al teatro greco, con un coro femminile che commenta e racconta, al di là dello spazio e del tempo, insomma un ibrido, ma di gran classe e di forte impatto, una sorta di biografia collettiva che si dipana tra il 1895 e il 1928 evocando la vita di donne libere e straordinarie in grado di anticipare i tempi durante gli anni rutilanti della Belle Èpoque, uno di quei periodi di grazia in cui tutte le espressioni della cultura e della civiltà fioriscono insieme.

“Chi era Saffo?”, si chiede Selby Wynn Schwartz nel prologo del romanzo, evocando la poetessa lirica di Lesbo, esiliata in Sicilia e “inghirlandata di ragazze”, la cui opera è espressa solo in frammenti ma il cui mito sopravvive per intero nella memoria collettiva. Una domanda che percorre le 240 pagine del libro e che non smette mai di interrogare le donne convocate dall’autrice, donne che hanno precorso i tempi senza sottomettersi alle convenzioni sociali (Il suffragismo e il femminismo nascono allora…), che rispondono per voce dei narratori raccontando scene di vita attraverso un “noi” all’uso del coro greco. Da Lina Poletti, a cui il libro è dedicato, a Virginia Woolf, da Natalie Barney a Romaine Brooks, da Sarah Bernhard a Eleonora Duse, da Salomé e Isadora Duncan, da Anna Kuliscioff a Sibilla Alerano, sono alcune delle voci chiamate a testimoniare che un futuro diverso è possibile, ma che per viverlo bisogna lottare, ieri come oggi, emancipandosi da un destino scritto dagli uomini, per vivere e sentirsi donne nel modo in cui piace alle donne.

Miglior libro dell’anno tra quelli inclusi nella longlist del Booker Priza secondo “The Guardian”, Selby Wynn Schwartz ha creato un romanzo singolare ed eccentrico che, partendo dai frammenti saffici e fiorendo nella Belle Èpoque, arriva ai giorni nostri attraverso la voce di Lina Poletti, sorta di icona queer e antesignana di tutte le donne che rifiutano qualsiasi tipo di allineamento sociale ed etero normativo.

(Consigliato da Maurizio Fierro)

 

“Paradigmi della complessità” di Silvia Elena Di Donato

Paradigmi della complessità di Silvia Elena Di Donato
Paradigmi della complessità di Silvia Elena Di Donato

Nella collana “Il Gabbiere” della Di Felice Edizioni, diretta da Sante De Pasquale, è stato pubblicato l’ultimo lavoro poetico della poetessa abruzzese Silvia Elena Di Donato, di professione docente. L’opera, dal titolo Paradigmi della complessità, è introdotta da una puntuale nota critica di Vincenzo Guarracino, noto saggista e, in particolare, studioso leopardiano.

Guarracino, con opportuni richiami al dettato lirico della poetessa pescarese, parla di “[un] filo di un’ansia, inesausta, di ricerca e di sapere che si svolge attraverso “parole” che servono a chi “sull’orlo del cadere” come un “funambolo” ha bisogno di appigli per non soccombere alla “vertigine” (dei ricordi, della quotidianità) e sopravvivere alla “sproporzione” incombente della vita” (5).

Nella cover dell’elegante volume campeggia il colorato quadro “In The Blue” dell’espressionista astratto Vasilij Kandinskij datato 1925. Campiture geometriche di diverse colorazioni e relativi aloni alla materia descrivono uno scenario tra il visionario e il metafisico. L’elaborazione delle forme richiama, per alcuni aspetti, gli esiti sperimentali di un cubismo particolare con influssi di tendenze altre, a descrivere, nel caso specifico, una situazione di apparente motilità delle strutture, su di un campo di fondo tra lo smeraldo e il cobalto.

Le sessantotto liriche (di cui una in forma di trilogia) si dispiegano su poco meno di un centinaio di pagine. Questo per dire delle brevità, in generale, della gran parte dei componimenti e, al contempo, dell’importanza delle pause, degli stacchi “a capo”, nonché della conformazione visiva dei testi sullo spazio bianco della pagina. Lo stile è piacevole per la freschezza, il verso sciolto con predilezione di terminologie che appartengono al vocabolario della realtà, piuttosto che a quello delle tensioni metafisiche, fa sì che le poesie si scoprano interessanti per il lettore e che quest’ultimo sia in grado di scorgervi, da sé, le intenzioni della Nostra, le possibili significazioni, nonché permettono un rimando all’esperienza personale di chi, leggendole, in qualche modo se ne “appropria”.

Paradigmi della complessità – che segue la precedente raccolta dal titolo La maschera di Euridice (2018) – va letto anche nella ricercatezza e nella ricchezza delle citazioni, in esergo o meno, ai vari componimenti (autori della letteratura, testi sacri e filosofici) vale a dire a tutto quel complesso di intertesto particolarmente vivido, foriero di ulteriori approfondimenti ed elemento manifesto della vasta cultura e dei diversificati interessi dell’Autrice.

(Consigliato da Lorenzo Spurio)

 

“La ribelle di Gaza” di Asmaa Alghoul e Sélim Nassib

La ribelle di Gaza di Asmaa Alghoul e Sélim Nassib
La ribelle di Gaza di Asmaa Alghoul e Sélim Nassib

Tra le pagine del libro “La ribelle di Gaza” scritto da Asmaa Alghoul e Sélim Nassib, in buona parte autobiografico, si respira a pieni polmoni la condizione interiore di libertà che porta la protagonista a inseguire i propri sogni.

“La ribelle di Gaza” viene pubblicato per la prima volta in Francia con il titolo “L’insoumise de Gaza” dalla casa editrice “Calmann-Lévy”, nel 2016. Nel 2024 la casa editrice Edizioni e/o ne affida la traduzione ad Alberto Bracci Testasecca e lo pubblica in Italia riscuotendo un grande successo.

Il romanzo, scritto diversi anni fa, sembra raccontare la storia degli ultimi mesi, una storia che, purtroppo, va avanti da molti anni. Una giovane donna decide di seguire la sua condizione innata di libertà, rifiutando il fondamentalismo di Hamas e la violenza israeliana. Nata e cresciuta nel campo profughi di Rafah, si rende conto fin da bambina, della prigione psicologica e corporea nella quale le donne sono costrette a vivere.

Questa visione della vita e il suo grande senso di libertà la costringeranno ad affrontare una vita non semplice. Da bambina subisce il rifiuto delle altre bambine, poiché troppo forte rispetto a loro, e dei maschi perché ribelle nel vestiario e per la sua non conformità alle regole religiose.

Successivamente, si dovrà relazionare con lo zio, uomo dei servizi di sicurezza di Hamas e con i soldati israeliani che faranno continuamente irruzione in casa sua. In realtà Asmaa si sente una donna come tante, non speciale, non diversa. Ella decide di far sentire la sua voce perché ha voglia di vivere una vita normale, di amare, di crescere nel mondo e desidera fortemente che la guerra finisca e che tutte le donne del suo paese possano assaporare lo stato di libertà che l’ha sempre contraddistinta.

Asmaa non si ferma davanti a niente, non si ferma davanti alle minacce di morte, alla reclusione, ai pestaggi da parte dei poliziotti di Hamas che sono convinti così, di trasformarla in una “buona musulmana”.

(Consigliato da Manuela Orrù)

 

“I racconti di Alessandra” di Alessandra Vasconi

I racconti di Alessandra di Alessandra Vasconi
I racconti di Alessandra di Alessandra Vasconi

Diciotto racconti e due fiabe ne “I racconti di Alessandra” (CTL Livorno, 2024) di Alessandra Vasconi che intreccia ad arte prosa e poesia.

Ciascun racconto è introdotto da un verso che funge da filo conduttore della raccolta e che andrà a creare un componimento poetico che riassume il significato del messaggio che l’autrice desidera trasmettere ai lettori.

Il libro si apre con l’incipit di un racconto il cui protagonista è un commercialista investito dalla poesia che attraverso le rime stravolge i numeri e i conti del suo lavoro.

Da queste prime righe ci rendiamo conto di apprestarci a leggere una raccolta di novelle e fiabe che ha molto a che fare con i versi e con i numeri in un intrecciarsi fantastico che l’autrice guida con maestria essendo nella vita a tutti gli effetti una poetessa e una commercialista.

Il racconto “Il commercialista” apre e chiude il libro e, come in un abbraccio virtuale dell’intera opera, costituisce il punto di partenza e quello di arrivo di un percorso di consapevolezza. Storia semiseria, con qualche accenno autobiografico, “Il commercialista” narra di uno stimato e instancabile professionista, segretamente innamorato della poesia, che una notte fa un sogno che gli cambierà la vita: un libro aperto volteggia nel cielo, legato a un lungo nastro rosso. L’uomo afferra un capo del nastro e vola via.

Al risveglio, spinto da un desiderio irresistibile, comincia a scrivere, scoprendo quanta bellezza si possa creare “con una manciata di lettere, un po’ d’amore e un pizzico di fantasia”. Le parole, però, prendono vita, lo avvolgono con il loro canto, lo sommergono di rime, gli svolazzano introno senza dargli tregua, stravolgendo la sua ordinata vita professionale.

Riuscirà il commercialista a trovare una soluzione?

Il lettore lo scoprirà procedendo con la lettura, incamminandosi con l’autrice in un cammino di consapevolezza, nel quale ogni racconto costituisce un piccolo passo. Partendo da racconti introspettivi e intimi, da storie di cadute e di rinascite, di partenze e di ritorni, passando attraverso alcune short story leggere e ironiche, lasciando sempre aperta la porta della riflessione, e concludendo con due dolcissime fiabe, l’autrice percorre le strade impervie dell’animo umano, toccando le corde sottili della coscienza.

(Consigliato da Franco Carta)

 

“Tanto poco” di Marco Lodoli

Tanto poco di Marco Lodoli
Tanto poco di Marco Lodoli

Tanto poco” di Marco Lodoli (Einaudi, 2024) è un romanzo interessante, inusuale, di piacevole lettura.

Cuore della narrazione di “Tanto poco” è l’innamoramento di una bidella per un giovane professore. La donna ha una vita grama, apparentemente semplice e vive in un minuscolo appartamento quasi socialmente isolata.

Sul posto di lavoro è efficiente e disponibile, svolge le sue mansioni con accuratezza e, durante le pause, si nutre di riflesso della cultura circolante nella scuola: legge i libri della biblioteca, si sofferma sui passi e i versi che più la colpiscono.

 “… Ho letto le composizioni di Arthur Rimbaud… mi piaceva che avesse scritto tutte le sue opere prima dei vent’anni e che poi non avesse scritto più nulla, per non rovinare quella bellezza.”

Leggere dunque è un modo per colmare i vuoti culturali, il suo bisogno di abbreviare le distanze conoscitive che la separano dal personale docente. La protagonista pare senta la spinta a superarsi in ogni cosa, a valicare i propri limiti in un continuo propendere alla sfera della bellezza ideale. In tale quadro psicologico, ben si colloca la sua passione per il giovane professore che ha ammantato di aura, ma che quasi non si accorge di lei.

L’epica della narrazione di “Tanto poco” non è rivolta comunque solo alla dinamica dell’impazzimento d’amore della bidella, ma a tutto un contesto logistico e umano: lo scrittore ben delinea le atmosfere dell’ambiente scolastico, l’agire di un corpo docente non sempre al passo coi tempi, la rigidità di certi ruoli, le piccole invidie, le sopraffazioni. Sul tutto però colpisce la sua capacità di coniugare il romanticismo insito nella trama alla graduale rivelazione di sfaccettature inquietanti della protagonista, quali l’impermeabilità emotiva, la rabbia metodica foriera di violenze imprevedibili, le sue convinzioni pessimistiche sul genere umano.

“… le persone sono meschine, dominate dagli istinti peggiori, vogliono solo imporsi, urlare, calpestare ogni cosa…”  

(Consigliato da Antonietta Fragnito)

 

“È giunto il maestrale ‒ The Mistral Came” di Samuel Fernando Pezzolato

È giunto il maestrale - The mistral came - Samuel Fernando Pezzolato
È giunto il maestrale – The mistral came – Samuel Fernando Pezzolato

“Guardare in faccia il Maestrale…/ Non preoccuparsi di come sarà la strada/ perché gli occhi hanno sete/ di nuovi orizzonti,/ nuovi paesaggi. […]”

“Facing the Mistral head on…/ Not worrying about what the road will be like/ because the eyes are thirsty/ for new horizons,/ new landscapes. […]”

È giunto il maestrale ‒ The Mistral Came” di Samuel Fernando Pezzolato è stato pubblicato nel 2024 dalla casa editrice Edizioni DrawUp con sede nel Lazio. È la seconda edizione della silloge poetica del poeta torinese che vede la pubblicazione in tre lingue (italiano, inglese e greco) e l’aggiunta di nuove liriche, ad esempio quelle dedicate alla Grecia, una nuova prefazione e la nota dell’autore.

La Sardegna è ancora la protagonista indiscussa così come fu nella prima edizione della raccolta ma, in questa edizione rinnovata, si accompagna al Mar Mediterraneo dell’est rappresentato dalla Grecia in un mondo poetico che echeggia l’antico splendore dei popoli della pietra e dell’ulivo.

“Sentirsi avvolti dalla pace/ il silenzio si interrompe col vento/ e con un flusso di energia/ descrivi i tuoi millenni!// […]”

“Feeling enveloped in peace/ silence is broken by the wind/ and with a flow of energy/ you describe your millennia!// […]”

Dalla nota dell’autore Samuel Fernando Pezzolato: “A volte mi chiedo quale linguaggio abbiano le emozioni. Una fine chimica interna messa a punto in migliaia di anni di evoluzione. Sì, quel che si prova è spesso difficile riprodurlo a parole. Un “limite” dovuto alle diverse lingue, a culture differenti e allo stesso tempo, un ottimo mezzo di divulgazione.”

Dalla prefazione di Alessia Mocci: “Quando il giovane, per vezzo, si incammina sul sentiero della poesia, le parole ‒ simili ai passi ‒ si susseguono una di presso all’altra tanto che pare di poter arrivare facilmente alla radura al di fuori della foresta e, solamente negli anni che determinano la maturità, il poeta si rende conto dell’effettiva essenza del sentiero e di quanto questo, in realtà, non sia rettilineo bensì così aggrovigliato da esser paragonato ad un labirinto nel quale il significato diventa mutevole e la parola vive di forme proprie.”

(Consigliato da Adriana Giulia Vertucci)

 

“Il rosario dei giorni” di Giuliana Sanvitale

Il rosario dei giorni di Giuliana Sanvitale
Il rosario dei giorni di Giuliana Sanvitale

Con la sua ultima raccolta poetica dal titolo “Il rosario dei giorni” (Duende, 2024) Giuliana Sanvitale ci regala un’opera densa di significato che arriva all’istante dentro l’anima del lettore, portando in superficie tanti petali che andranno a dare forma alla corolla del senso della vita.

Immediatamente, si avverte che qualcosa di irreparabile sia accaduto attraverso una successione di vicende e di situazioni appese sul filo degli anni della sua esistenza. Pagina dopo pagina la tenace poetessa descrive il ritmo del tempo già nel primo aforisma, presentato con spiazzante nitore espressivo: “A piene mani/ attingo/ il nettare dei giorni/ che mi restano.” (da Frammenti ed Aforismi, di Giuliana Sanvitale).

Il tema della morte è ricorrente nelle liriche, ha il significato dell’esistere e di quanto il tentativo di riparare il suo corso soprattutto nel dolore sia un fallimento.

Giuliana Sanvitale lo sa, il solo senso della vita malgrado tutti i nonostante, resta la vita stessa, ed attinge la sua forza dall’amore per la poesia: “Pensi di lasciarmi sola?/ No, tu vivi in me, né il tempo potrà vincere/ la partita./ Quelli che amiamo/ non muoiono.”

Sembra accarezzare con versi limpidi il desolante vero, unico e irritante che da sempre incombe sul destino dell’uomo e non può fare a meno di colpire in modo lacerante anche il lettore.

Il riscatto della poetessa è rappresentato proprio dal suo versare che l’aiuta ad elaborare il lutto ed a sollevare lo sguardo oltre l’immediato visibile, sempre pronto a dimostrare che esiste un oltre dentro un infinito ancora tutto da esplorare. Ed ecco che, tra il dolore della perdita arriva il nuovo tempo: “È tempo di raccolti,/ tempo di abbracci./ Il lungo periodo d’assenza/ si sta riempiendo di luce./ […] Si dissolve l’attesa,/ si sciolgono i grumi del dolore./ Sentirsi amata/ mi avvicina la riva./ Mi fa lieve l’approdo.”

(Consigliato da Carina Spurio)

 

“Conversazioni poetiche – Seconda edizione” di AA.VV.

Conversazioni poetiche - seconda edizione
Conversazioni poetiche – seconda edizione

“Poesia dunque! Poesia molteplice o del singolo autore, poesia che nasce da un pensiero unico o da più penne. Poesia che vive in una raccolta o su un libro di scuola! Poesia itinerante in luoghi vicini e disparati e quella che viaggia in continenti lontani, anche grazie al Web! […] Si può affermare che la poesia sia quel miracolo traghettato da menti ispirate nella dimensione spazio/temporale? ‒ dalla prefazione di Antonietta Fragnito

La seconda edizione dell’antologia poetica “Conversazioni poetiche”, edita nel 2024 da Tomarchio Editore, consta di 11 raccolte: Un viaggio a colori di Antonietta Angela Bianco; Solo io e me di Caterina Muccitelli; Soffusi pensieri di Gabriella Mantovani; Cuore amaro di Gabriella Zedda; Come un sogno nel cassetto di Gigliola Cuccu; Umbratili pensieri di Giovanna Fracassi; Riflessi e riflessioni di Mary Ibba; Camminiamo e andiamo avanti! di Oswaldo Codiga; Marinai di Roberto Chimenti; Il nido vuoto di Teresa Stringa; I nostri dialoghi sono la notte di Samuel Fernando Pezzolato.

“Il vento d’autunno scompiglia le fronde e il suo profumo, ora maturo impregna la mente di antichi momenti e di sottile fermento…” ‒ da una lirica di Teresa Stringa

Recentemente Carolina Colombi ha scritto nella sua recensione del libro: “[…] gli autori che hanno partecipato alla stesura della Seconda edizione di Conversazioni poetiche hanno contribuito in maniera sostanziale per dare al testo la connotazione di antologia di alto spessore espressivo. Esplicitando una vena creativa la cui intensa portata espressiva si concretizza in una lettura davvero emozionante. Grazie a liriche di grande spessore creativo, autori ambiziosi, da un punto di vista letterario, hanno dato il meglio della loro sensibilità poetica, grazie a un’indubbia versatilità letteraria, partecipando il lettore a poesie dal sicuro impatto emotivo.”

“Quale terra, potrà raccogliere la mia anima. Irrequieta? Quale fiume, potrà condurmi ad una più limpida sorgente…” ‒ da una lirica di Samuel Ferdinando Pezzolato

(Consigliato da Rosario Tomarchio)

 

“Degli amanti non degli eroi” di Daniele Mencarelli

Degli amanti non degli eroi di Daniele Mencarelli
Degli amanti non degli eroi di Daniele Mencarelli

Dopo il successo di ben quattro romanzi con la casa editrice Mondadori, Daniele Mencarelli ritorna alla sua prima passione con un libro di poesie che riprende testi già pubblicati nel 2015 e altri inediti.

“Degli amanti non degli eroi” (Mondadori 2024) esplora i temi dell’amore e del potere, offrendo una riflessione intensa e sfaccettata su questi due aspetti fondamentali della vita umana, mostrando come l’amore e il potere possano essere sia fonte di forza che di vulnerabilità e come possano condizionare o determinare il corso della nostra esistenza.

Lo scrittore romano in questo libro celebra il primo e svela i retroscena loschi e ambigui del secondo e lo fa attraverso due poemetti “Storia d’amore” e “Lux Hotel”. Leggendoli isolatamente o in consequenzialità, ne emerge un messaggio forte e condiviso. Attraverso la storia di Anna e Gabriele, Mencarelli ci mostra come l’amore possa essere una forza salvifica, capace di dare senso alla vita anche nei momenti di grande sofferenza e disillusione:“Sei passata sopra un anno/ come una carezza di un marchio a fuoco/ hai demolito per poi edificarmi”.  Qui l’amore si staglia come un sentimento che trascende le difficoltà e le imperfezioni umane, un legame profondo che unisce le persone in modo autentico e spesso inaspettato. In questo contesto, l’amore diventa un atto di resistenza contro la banalità e la crudeltà del mondo.

Il secondo poemetto esplora, invece, le dinamiche di potere all’interno delle relazioni umane, evidenziando come esso possa diventare oppressivo e manipolativo, piuttosto che strumento di cambiamento ed emancipazione. Mencarelli invita i lettori a considerare le implicazioni etiche del potere e dunque l’importanza di esercitarlo con responsabilità e consapevolezza: “… per me nessun sorriso/ o sguardo comprensivo,/ ma sono stato io/ io/ il vero spettatore/ quello che ha visto gli sfracelli del rancore,/ della rabbia che brucia, la verità soffocata, / l’odio di chi non ama/ se non il proprio nome”.

Questi di Daniele Mencarelli sono versi semplici e forti, crudi e affilati come lama di coltello, che nella loro essenzialità e asciuttezza scuotono il lettore -giovane e meno giovane- che sa percorrere i crinali della vita, senza paura di esporsi lì dove alberga lo spavento e la paura, con il coraggio e la sete addosso di “rinascita.”

(Consigliato da Maria Pina Ciancio)

 

“Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto e come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.”

Lucio Anneo Seneca ‒ “Lettere morali a Lucilio”

 

“Datta, dayadhvam, damyata/ Shantih shantih shantih” [Dai, compatisci, domina/ Pace]

Thomas Stearns Eliot in “The Waste Land”

 

Info

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4 pensieri su “Editoria 2024: i libri per l’estate consigliati da Oubliette Magazine

    1. Paola siamo lieti del tuo commento. Consigliamo anche noi vivamente la lettura (e rilettura) del libro “Paradigmi della complessità”. Conosci gli altri 20 libri che consigliamo per questa estate 2024?

  1. #ioleggo LO SPETTRO DI AMARAX di AJT edito da Bookness E’ un libro fantasy per tutte le età. Ti cattura sin dalle prime pagine, oltre ad essere scritto bene, la trama è avvincente e piena di avventura, ci sono anche momenti di suspance e momenti più leggeri. La trama ruota attorno a tre amici le cui strade si dividono. Ognuno va avanti a modo suo, tentando di crescere seguendo i propri sogni e desideri

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