Poetesse e Scrittrici d’Italia ‒ Terza Edizione: la prefazione dell’antologia al femminile
“L’espressione femminile si rivela per ciò che è da sempre: una forza originaria che accoglie il mondo e lo restituisce alla luce, rinnovato nella sua bellezza.” ‒ dalla Prefazione

La Terza Edizione della fortunata antologia “Poetesse e Scrittrici d’Italia”, edita da Tomarchio Editore nell’ottobre 2026, è un viaggio alla scoperta di poesie e brevi prose percorso da dodici autrici.
L’antologia conta al suo interno dodici raccolte così intitolate: La forma del silenzio di Beatrice Benet; Una vita a colori di Brigida Forte; Fiabe di luce di Carla Barbetta; Laya di Daniela Balestra; Il delfino bianco di Eleonora Grussu; Diario segreto di Gabriella Mantovani; Il mio giardino di Giovanna Fracassi; Il marchio di Linda Motti; Una voce nella neve di Marta Beatrice De Lucia; Emaho di Patrizia Basile; Emozione siciliana di Pina Fazio; Eterno respiro di Valerika Oliver. L’antologia si chiude il frammento polifonico “Il Mortale” dell’ospite internazionale Ayala Reis.
Anche quest’anno la pubblicazione si affiancherà al volume gemello “Poeti e Scrittori d’Italia ‒ Terza Edizione” di prossima pubblicazione.
Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore pubblichiamo in anteprima la Prefazione dell’antologia “Poetesse e Scrittrici d’Italia ‒ Terza Edizione”.
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Prefazione “Poetesse e Scrittrici d’Italia ‒ Terza Edizione”
La terza edizione del progetto antologico “Poetesse e Scrittrici d’Italia” custodisce l’eco interiore della parola che nasce e si definisce all’interno di un autentico grembo poetico e narrativo. Le autrici ivi riunite hanno scelto di abitare la scrittura come uno spazio generativo, un luogo sacro in cui il vissuto si trasforma in canto e la memoria si fa carne attraverso il racconto. Pagina dopo pagina, il verso e la prosa si fondono in un’unica profonda marea, capace di dare corpo ai dettagli del quotidiano e del mistero.
L’espressione femminile si rivela per ciò che è da sempre: una forza originaria che accoglie il mondo e lo restituisce alla luce, rinnovato nella sua bellezza.
L’antologia si snoda attraverso il dialogo tra due prospettive distinte: la preziosa continuità delle autrici presenti nella precedente edizione (Beatrice Benet, Daniela Balestra, Gabriella Mantovani, Gabriella Mantovani, Giovanna Fracassi, Marta Beatrice De Lucia, Patrizia Basile) e l’energia delle nuove voci (Brigida Forte, Carla Barbetta, Eleonora Grussu, Linda Motti, Pina Fazio, Valerika Oliver).
I quattro racconti de “La forma del silenzio” di Beatrice Benet presentano, rispettivamente, Bibi, una donna che dopo anni di separazione dal marito si impegna nel sociale sino a dimenticare se stessa; Elena, una madre single alla ricerca di Sophie, la figlia di otto anni scomparsa dal parco senza lasciare traccia; Sanad, un piccolo leone bianco che dopo essere stato salvato da un bambino mentre stava annegando in un ruscello diviene parte integrante della famiglia; ed infine la storia di Anna che, alla soglia dei sessant’anni, ripensando alla sua vita da figlia, moglie, madre, nonna, riesce a trovare il coraggio per essere finalmente “donna”.
Con “Una vita a colori” Brigida Forte mostra come l’anima artistica possa sopravvivere anche dentro le pareti di un ufficio, trasformando la routine quotidiana in una tela su cui cercare, giorno dopo giorno, bellezza e varietà, perché ogni ruolo ha la sua dignità, ogni gesto il suo valore, se compiuto con la stessa autentica passione.
Le “Fiabe di luce” di Carla Barbetta raccontano di Tommaso, Pietro e Maia: il primo è un bambino di otto anni gracile e piccolo di statura ma con un naso stranamente grande; il secondo è un dodicenne che ha perso la fanciullezza troppo presto; la terza è una bambina che brilla così tanto da ricordare la stella più luminosa delle Pleiadi.
Daniela Balestra con “Laya” inoltra il lettore in una vicenda avvolta dal mistero in cui la protagonista, per l’appunto Laya, entrerà in contatto con una figura alta e slanciata ed avvolta in un greve mantello oscuro. Tale incontro muterà la vita della giovane donna tanto da trascinarla in uno Stato dell’Essere senza eguali.
“Il delfino bianco” di Eleonora Grussu, tra realtà e fantasia, narra la storia di Anteo, un giovane pescatore rimasto orfano di entrambi i genitori. Affascinato dalla ricerca del delfino bianco, Anteo si avventura per mare piombando però in una tempesta; vivo per miracolo raggiunge un’isola nella quale vivono le leggendarie janas.
Il “Diario segreto” di Gabriella Mantovani vede la vita dall’alto della collina divertendosi ad interpretare una commedia che gli occhi non sanno vedere. Mentre la tempesta bussa e porta tormento nel desiderio di rinascere, cuore ed anima assaporano l’attimo con la sensibilità attenta di un abbraccio che chiude come un porto sicuro.
Giovanna Fracassi con “Il mio giardino” propone una selezione di brani tratti dal saggio “Il Giardino come passaggio culturale” nella quale vengono esposti alcuni tratti salienti dell’intreccio di voci poetiche, filosofiche e narrative presenti nel volume, in cui il giardino diviene un racconto eternamente vivente.
“Il marchio” di Linda Motti inizia quasi per scherzo a raccogliere i cocci di una piccola creatura marchiata a fuoco perché è così che il cielo si fa vicino. La vita è trama sfilacciata: pelle turgida e poi malleabile come argilla, la clessidra dei giorni che volano, il simulacro del patire, il guerriero di fuoco sul carro divino d’Amore.

Nel racconto “Una voce nella neve”, l’autrice Marta Beatrice De Lucia ci conduce tra le suggestive strade di Seul. È qui che un incontro del tutto fortuito – quello tra una donna di quasi novant’anni in attesa alla fermata dell’autobus ed una ragazza di circa vent’anni, ferita dalla bocciatura ad un esame – diventa la chiave per scardinare il passato.
“Emaho” di Patrizia Basile trascina nella presenza nascosta racchiusa tra le pieghe dell’anima, nel sogno sbiadito di un frammento di vita, nel piccolo frammento di stella di giovani occhi, nelle voci intorno al tavolo della cucina, nella danza nostalgica di memorie mai assopite di un’esistenza celata.
Pina Fazio con “Emozione siciliana” guarda l’infinito aleggiare, solo senza limiti, scrive d’istinto, scrive ciò che pensa, parla la lingua della sua terra ‒ la Sicilia ‒ tendendo per passione verso la musicalità del dialetto e per colore ai giardini di aranci e limoni, al rosso della Signora ‒ l’Etna ‒ ed al bianco della grande festa ‒ Sant’Agata.
“Eterno respiro” di Valerika Oliver nasce, sboccia, muore. Come foglia emancipata e dipinta da un sole cristallino, semina l’anima con l’abbraccio del corpo tra il profumo del bosco e lo scalpo del Fuoco. Come una mappa che contiene oasi in cui l’orchestra si risveglia in mezzo ai serafici e non ha più la forza di distogliere lo sguardo.
Chiude l’eco interiore della parola l’ospite internazionale Ayala Reis con il frammento polifonico intitolato “Il Mortale”, edito in originale in lingua inglese nell’aprile 2017 sulla rivista cartacea “A Vision”; la traduzione, ivi presente, è stata curata dalla poetessa e traduttrice Hester Siler.
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Written by Alessia Mocci
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