Editoria 2019: i libri per l’estate consigliati da Oubliette Magazine

Editoria 2019: i libri per l’estate consigliati da Oubliette Magazine

Giu 21, 2019

“Avere dei libri senza leggerli è come avere dei frutti dipinti.” – Diogene di Sinope

 

Editoria 2019 - Libri per l'Estate

Editoria 2019 – Libri per l’Estate

Il filosofo greco Diogene di Sinope (detto il Cinico, Sinope, 412 a.C. circa – Corinto, 10 giugno 323 a.C.) è ricordato per un fatto curioso: ha trascorso parte della sua esistenza vivendo in una botte. Le informazioni che abbiamo su questo pensatore sono state tramandate dallo storico Diogene Laerzio (180 – 240) nell’opera “Vite e dottrine dei filosofi illustri”. Diogene si dedicò interamente nel predicare le virtù dell’autocontrollo e dell’autosufficienza.

Per celebrare il solstizio d’estate vi presentiamo una selezione di 21 libri, editi nella prima metà del 2019, consigliati dalla redazione e da alcuni stimati lettori di Oubliette Magazine.

Si suggerisce, ricordando Diogene, il percepire gioia nel fruire di libri che si possono leggere e che si intendono leggere. Se il possesso fisico di libri non è proporzionale alla lettura bisogna rivalutare il proprio rapporto con questo “oggetto” che ci dà la possibilità di scavare nel genio di un altro essere umano e di comparare il nostro pensiero al suo. Un atto intimo, di ricerca, di esplorazione.

Se avete il piacere di unirvi a noi per raccomandare un libro che ritenete valido, a fine articolo, troverete la sezione Commenti nella quale si potrà indicare il titolo, l’autore, la casa editrice e qualche riga di esplicazione.

 

I libri del 2019 consigliati da Oubliette Magazine

 

“La rivoluzione sconosciuta” di Guido Ceronetti

La rivoluzione sconosciuta

La rivoluzione sconosciuta

È recentemente uscita la ristampa di Adelphi de La rivoluzione sconosciuta di Guido Ceronetti, una delle menti più fervide del nostro secolo.

L’Autore, “filosofo ignoto”, attraverso una sparuta ma intensissima scelta di meditazioni sul tema della Rivoluzione del 1789, di cui è in parte traduttore, abbraccia la causa antirivoluzionaria, in quanto la Rivoluzione è un insano muoversi senza luogo.

Il giornalista de La Stampa e del Corriere della Sera, scomparso a Cetona nel 2018, è una voce scomoda e disorganica del nostro secolo. Antifascista e anticomunista approda al partito radicale da una posizione liberale.

Scettico, agnostico, e antiutopico mette in luce con acribia e graffiante ironia la sua posizione nel mondo. Un mondo che non si lascia plasmare e irretire dalle ideologie, ma che vive la responsabilità della memoria storica contro quella artificiale dei nostri tempi.

La necessità tucididea e ciceroniana di ricordare puntella il suo pensiero nella nobile “pazienza dell’arrostito”, la pazienza dell’intellettuale che resiste contro chi ci lo vorrebbe fare arrosto.

La Rivoluzione Francese è vista come Una Tigre, alla Blake, che spaventa e alletta e che è la madre di tutte le illusioni.

Se la Storia rovina e perde, resta immacolato il ruolo dell’intellettuale autentico che, nel focalizzare le contraddizioni del reale, sì pone al di là del bene e del male.

Una scelta di testi, quella di Ceronetti, senza fil rouge, se non l’idea antirivoluzionaria sottesa, che transita per Horderlin, Foscolo, Parini, Carducci, Blake, Thao-te-Cink, Battaille, Bloy, Leopardi, Calasso, Piovene e tanti altri.

Ogni giorno muore qualche rivoluzionario. Impedire soltanto che ne nascano…” In queste parole di J. Joubert si condensa la posizione critica di Ceronetti, contrario ai moti rivoluzionari di qualsiasi natura essi siano.

(Consigliato da Giovanna Albi)

 

“Dhàfmall” di Enzo Delle Monache

Dhàfmall

Dhàfmall

Un volume, da stimare certamente come tributo emotivamente, sentimentalmente partecipato da parte dell’Autore alle vittime del sisma aquilano ed alla stessa città abruzzese che ne ha subito la distruttiva unghiata…” − Dalla prefazione di Sandro Galantini

Edito da Artemia Nova Editrice.

L’Aquila. 10 anni dopo. È una ferita ancora aperta. È notte.

Le gru stanno demolendo la casa dello studente. Inizia così l’avventura onirica di Dhàfmall Chalfecc che offre al lettore una vicenda surreale.

Proprio sui difficili percorsi della memoria Dhàfmall intraprende un viaggio alla ricerca dei sette scrigni contenenti l’identità, la cultura, la storia e l’anima di una città che sente ancora la voce dell’assenza.

Rimase raccolto per qualche istante e, dopo essersi preparato le mani, inclinò un po’ la testa di lato e iniziò a suonare. Lo strumento però non emise alcun suono, si udirono solo i colpi secchi delle dita sui tasti di madreperla.

[…] Ma questo il pianista sembrava non saperlo, tanta era l’enfasi e l’impegno con cui suonava una musica che solo il suo cuore poteva ascoltare.”

(Consigliato da Carina Spurio)

 

Racconti di stelle al bar Zodiak” di Loriana Lucciarini e Maria Sabina Coluccia

Racconti di stelle al bar Zodiak

Racconti di stelle al bar Zodiak

Edito da Le Mezzelane Edizioni. Un libro per l’estate!

Storie d’amore, biografie, thriller ecc., ma tra i testi da leggere la prossima estate sotto l’ombrellone, sicuramente non può mancare un libro fresco e leggero: “Racconti di stelle al bar Zodiak”.

Un libro scritto a quattro mani, dalle bravissime autrici Maria Sabina Coluccia e Loriana Lucciarini.

Un libro nascosto negli infiniti cassetti della vita, suddiviso in più parti, la prima racconta i miti dei segni zodiacali, la seconda dedica due racconti per ogni segno zodiacale, la terza ci concede una pausa con un drink al bar Zodiak, la quarta ci avvicina alla lettura del destino attraverso le carte. Questa idea di racconto nascosto in infiniti cassetti è degna di nota e spezza la lettura in modo piacevole.

Un ottimo libro per farsi accarezzare il viso dal sole estivo sotto l’ombrellone, magari sorseggiando un drink tra quelli consigliati nelle pagine di questo testo.

Il volume, grazie alla sua struttura polifonica, percorre diverse tematiche tutte comunque collegate alle stelle e al destino. Il libro si occupa delle conseguenze della connettività tra uomo e fato attraverso i racconti dei protagonisti. Un testo che accompagna il lettore nelle terre sconosciute dell’inconscio che non sempre è segnato dal libero arbitrio.

Illustrazioni di Serena Mandrici.

(Consigliato da Vito Ditaranto)

 

“Mariani e le parole taciute” di Maria Masella

Mariani e le parole taciute

Mariani e le parole taciute

Ci siamo lasciati il mare alle spalle e stiamo percorrendo via del Commercio, tortuosa e in una vallata stretta che, salendo, arriverà al cimitero…”

Dopo una pausa dove erano gli investigatori incaricati di indagare, torna il commissario per eccellenza, quello che ha reso celebre la scrittrice genovese Maria Masella.

Pubblicato nel 2019 da Fratelli Frilli Editori il romanzo poliziesco Mariani e le parole taciute torna in libreria con la promessa di essere un nuovo successo.

La trama sviluppata nel noir sembra seguire un canovaccio piuttosto semplice e già conosciuto. C’è una donna, vittima di omicidio, e pochi indizi che conducono in direzione dell’assassino. Anche se la stampa non pare interessata a dare spazio a questo caso, il commissario Mariani, da poliziotto integerrimo qual è, indaga in maniera scrupolosa e approfondita.

Genova è, anche in questo romanzo, la città che fa da sfondo alle vicende narrate; con i suoi vicoli stretti ed equivoci, le vite di alcuni che s’intrecciano con quelle di altri, vite distanti fra loro anni luce.

Anche se l’indagine appare complessa Mariani è il commissario di sempre, nonostante qualche capello bianco in più e qualche preoccupazione per le giovani figlie. Ma è ben deciso ad andare fino in fondo a questa storia dai contorni macabri. Come al solito è il poliziotto tutto d’un pezzo che ha saputo regalare ai lettori molte storie attraenti e una nuova storia che lo costringe a confrontarsi con una nuova indagine.

(Consigliato da Carolina Colombi)

 

“Il piccolo libro delle nuvole” di Eléonore Grassi

Il piccolo libro delle nuvole

Il piccolo libro delle nuvole

Chi di noi non è affascinato dallo spettacolo delle nuvole che si formano, si trasformano, svaniscono, si tingono delle più incredibili variazioni di colore, ci accompagnano nelle fantasticherie a naso in su o ci minacciano grevi e possenti incutendoci un certo atavico timore?

È accaduto pertanto che, durante una delle mie abituali incursioni in libreria, la mia attenzione sia stata catturata dal testo “Il piccolo libro delle nuvole. Un mondo di meraviglie sopra di noi” della scrittrice Eléonore Grassi, edizioni Pendragon 2019.

Il titolo accattivante risalta sulla foto di copertina in cui campeggia una “montagna” di nuvole spumeggianti. Di quelle che personalmente adoro, tanto per capirci.

L’ho letto d’un fiato questo testo originale che costituisce un “viaggio” alla scoperta del candido mondo che spesso ci sovrasta.

L’autrice dapprima ci spiega la parte scientifica di come si formano le nuvole e di come vengono catalogate in base alla forma e alle caratteristiche specifiche di ogni tipologia e ci illustra anche alcuni semplici esperimenti che possiamo fare per far” nascere” una nuvola.

Poi inizia un insolito ed interessantissimo percorso di lettura che si snoda fra testi letterari, poetici, filosofici, fra alcune celebri canzoni e famosi brani musicali ispirati alle nuvole. Ma non finisce qui perché Grassi ci invita a porre attenzione anche ai quadri, gli affreschi, fino alle opere d’arte contemporanea che le ritraggono.

Il nostro “viaggio” si conclude, o forse è meglio dire inizia, con la pratica della meditazione, consigliata dall’autrice, per rispondere alla domanda di fondo: cosa rappresentano per noi le nuvole?

Grassi riporta una citazione che mi è piaciuta particolarmente e che condivido. È tratta dal libro di Luca Mercalli Filosofia delle nuvole: “La nuvola è una frontiera, un confine tra mondi diversi e come tale è un luogo creativo: aria-acqua-fuoco-terra, un punto d’incontro tra il mare, il sole, il suolo e l’atmosfera e pure l’umano intelletto“.

Consiglio pertanto la lettura di questo libro perché non sollecita solo la nostra riflessione sul significato delle nuvole nella nostra esistenza, ma ci invita ad essere noi stessi creativi, interagendo con esse e creando le nostre personalissime metafore.

(Consigliato da Giovanna Fracassi)

 

“Misfit. Troppo anarchico per definirmi anarchico” di Paolo Faccioli

Misfit. Troppo anarchico per definirmi anarchico

Misfit. Troppo anarchico per definirmi anarchico

Ne «L’Enciclopedia dei Morti» Danilo Kis scrive che ogni essere umano ha diritto a vedere inclusa la propria biografia in un libro eterno da conservare in una labirintica biblioteca simile a quella progettata da Borges.

L’autobiografia «Misfit. Troppo anarchico per definirmi anarchico», di Paolo Faccioli, edizioni Montaonda, 2019 (seconda edizione), pagine 164, rientra in questo genere di scritture personali da preservare a futura memoria.

Il libro narra in modo sincero e con stile riflessivo, a tratti auto-ironico, le «vite» (al plurale) vissute nell’arco d’una settantina d’anni dal suo stesso autore.

Vagamente ispirato alle nieviane «Memorie di un Ottuagenario», questo volumetto offre al lettore la «Memoria di un settuagenario» dei nostri tempi, scampato, quasi per miracolo, alle insidie della trita memorialistica dei sessantottini, all’autocommiserazione d’un biennio trascorso (da innocente) nelle carceri italiane, alla facile esaltazione di certe giovanili e kerouakiane illuminazioni sperimentate in India presso l’ashram del santone Osho, alle puntigliose anamnesi cliniche riportate nella maggior parte degli scritti composti da ex pazienti oncologici.

Da tutto questo, e da molto altro ancora, l’autore mostra di aver preso le giuste distanze, coadiuvato in ciò dalla propria scoperta dei sorprendenti valori del regno animale e dalla nascita della sua passione per l’entomologia, che l’hanno portato a divenire, da ormai più di trent’anni, un apicultore, sia pure − come lui stesso dice − riluttante, in quanto egli percepisce come una sorta di «abuso d’autorità» il proprio quotidiano interferire nella vita di questi minuscoli e meravigliosi organismi senzienti.

Un bel libro, meditato e segreto, scritto con cuore puro da un amico di gioventù che, proprio grazie a queste pagine, ho avuto il piacere di ritrovare dopo oltre mezzo secolo di lontananza.

(Consigliato da Giancorrado Barozzi)

 

Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’Amore” di Massimo Recalcati

Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’Amore

Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’Amore

Un regalo dello scorso inverno firmato Rai Tre è stata la serie di lezioni sul Lessico Amoroso andate in onda ogni lunedì in seconda serata e tenute dal noto psicoanalista Massimo Recalcati, famoso per la sua impostazione lacaniana, ma anche per essere innanzitutto un uomo di cultura, in grado al contempo di trasmettere ciò di cui è innamorato, ovvero il sapere.

Per incidens lo stesso Recalcati, parlando degli insegnanti, definisce di valore quelli in grado di trasmettere l’oggetto che essi amano, ovvero la loro materia. Un regalo di questa capricciosa primavera (con la speranza che arrivi l’estate!) è la realizzazione di un libro tratto proprio dalle lezioni suddette.

Infatti, se è vero che aver ascoltato le performance televisive di Recalcati è un piacere impareggiabile, altrettanto piacevole è poter rileggere le medesime organizzate in un libro che, pur assemblando in capitoli scritti la vis oratoria del professore, non la stempera, ma anzi riesce a farla emergere, come se la lettura personale fosse un ascolto dal vivo delle sue parole.

Questo libro si intitola Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’Amore (Feltrinelli). Se il bacio è il primo elemento del lessico amoroso e se la sfida dell’Amore è sempre quella durare nel tempo, Mantieni il bacio è l’imperativo categorico di ogni Storia sentimentale. Declinato come promessa, desiderio, figli, tradimento e perdono, violenza, separazioni, amore che dura (i termini sono presi dai titoli dei vari capitoli), ogni Amore è chiamato a far coesistere due elementi apparentemente contraddittori, quali passione e durata.

In questo percorso Recalcati ci spiega come ciò sia possibile, non solo a livello teorico e/o esperienziale, ma anche mediante la citazione di esempi letterari, sicché abbiamo a che fare con una sorta di libro nel libro.

A chi non sa come comportarsi di fronte ad ogni nuovo amore, ma anche a chiunque voglia saperne di più sull’Amore (che poi è una legge cosmica della vita), consiglio durante l’estate questa lettura affinché possa scaldarsi, qualora il sole non volesse uscire!

Buon Amore e buona lettura a tutti! Ad maiora!

(Consigliato da Filomena Gagliardi)

 

Olimpiade. Regina di Macedonia” di Lorenzo Braccesi

Olimpiade, regina di Macedonia

Quale bilancio fare del 2019? Forse è presto per dirlo ma ho un consiglio per il 2019 che legge: “Olimpiade. Regina di Macedonia” di Lorenzo Braccesi ed edito per Salerno editrice.

Olimpiade non era solo la donna che ha generato, con l’aiuto di Filippo II, Alessandro Magno.

Era una donna dal cuore tumultuoso, dalla passione sfrenata e fiera come solo una degna discendente di Achille potrebbe essere.

Sacerdotessa di Dioniso, l’identità di questa donna impetuosa e implacabile come una menade ha iniziato ad essere intaccata nel momento esatto in cui varcò i confini di Macedonia.

Filippo II le cambio nome, la umiliò e tentò di screditare i loro figli.

Che il suo nome fosse Myrtale o qualsiasi altro, lei difese ciò che era suo.

Suo figlio non sarebbe stato nulla senza la forza di sua madre, senza la sua guida o senza la sua onnipresente pressione.

Seppe conquistarsi la sua luce: fu una stella non la luce riflessa di quella di qualcun altro.

(Consigliato da Altea Gardini)

 

Utopia selvaggia” di Darcy Ribeiro

Utopia selvaggia

Terzo dei quattro romanzi pubblicati in vita da Darcy Ribeiro, poliedrico autore (per un 30% antropologo evoluzionista, per un altro 30% politico riformatore, per un 20% intellettuale cosmopolita e per il restante 20% boccaccesco affabulatore), Utopia selvagem, che si presenta qui in una nuova traduzione, fonde assieme, come in una tropicale sarabanda di Carnevale, elementi tra loro eterogenei, in apparenza inconciliabili.” – dalla prefazione di Giancorrado Barozzi

Il libro “Utopia selvaggia ‒ Saudade dell’innocenza perduta. Una fiaba” di Darcy Ribeiro è stato pubblicato nel mese di maggio 2019 dalla casa editrice mantovana Negretto Editore con la traduzione di Katia Zornetta e con prefazione di Giancorrado Barozzi.

Lo scrittore, antropologo, educatore ed uomo politico Darcy Ribeiro nasce il 26 ottobre del 1922 a Monte Claros (Minas Gerais in Brasile). Frequentò gli studi nella sua città natale, entrò nella facoltà di Medicina ma la abbandonò ben presto decidendo di lavorare in ambito di scienze politiche.

Si laurea nel 1946 in Sociologia con una specializzazione in etnologia presso l’Universidade de São Paulo e l’anno successivo iniziò una decennale peregrinazione nella regione del Pantanal, nelle foreste del Brasile centrale e in Amazzonia, che lo portò a convivere con alcuni popoli indigeni: i Kadiwéu, cui dedicò la sua prima monografia (Kadiwéu, 1950), ed i Kaapor. L’antropologo è tra i fondatori dell’Universidade de Brasília, di cui divenne il primo rettore, fu ministro dell’Educazione ed ebbe altri incarichi durante la presidenza di João Goulart (1961-64).

Il termine “saudade” richiama l’epoca medioevale delle liriche dei Canzonieri galego-portoghesi scritte fra il XII d il XV secolo nelle quali ritroviamo “soydade” e “suydade” con successiva evoluzione del dittongo oi in au. Il fenomeno è insolito e ha diverse ipotesi, ha derivazione dal latino sōlĭtās, solitātis, (“solitudine”, “isolamento”) ma è da considerare la presenza di influssi da altri termini, per esempio dal verbo latino saudar (“salutare”) o da espressioni arabe suad, saudá e suaidá (“profonda tristezza”).

Chi siamo noi, se non siamo europei, e nemmeno siamo indios, se non una specie intermedia, tra aborigeni e spagnoli? Siamo coloro che furono disfatti in quel che eravamo, senza mai arrivare ad essere quel che saremmo stati o avremmo voluto essere. Non sapendo chi eravamo quando permanevamo innocenti in loro, inconsapevoli di noi, ancor meno sapremo chi saremo. […] Stanchi e nauseati dallo sforzo di fingere di essere chi non siamo, imparammo finalmente ad aprire gli occhi e a creare specchi per guardarci.” – Darcy Ribeiro

(Consigliato da Silvano Negretto)

 

Alda Merini tarantina” di Silvano Trevisani

Alda Merini tarantina

“Ti ho inventata madre,/ quando ho cominciato non so…/ forse nel momento in cui il tuo viso/ tradiva la noia o la fatica/ e i quesiti lamentavano risposte.// Il timore con te ha reso celebre la strada/ del nero della notte e del silenzio/ quando decifrare/ diventa inesplicato errore/ e la tua ombra/ ghermiva le mie mani.// […]” – “Poetessa madre mia” di Emanuela Carniti, figlia di Alda Merini

“Alda Merini tarantina”, edita a maggio dalla casa editrice Macabor Editore, è un mix tra un saggio ed un’antologia poetica. Il curatore, Silvano Trevisani, ha conosciuto la celebre poetessa milanese durante il soggiorno della stessa a Taranto.

L’antologia tratteggia la poetessa dei Navigli nella bella città di Taranto proponendo un’interpretazione dei fatti che portarono al matrimonio con il poeta e medico Michele Pierri, con saggi scritti da intellettuali ed amici che hanno conosciuto la coppia e hanno assistito all’evoluzione poetica, supportata da Pierri, ed alla neo crescente fama della Merini.

“Alda Merini tarantina” è anche un viaggio nella Puglia poetica grazie alla presenza della sezione “Voci dal silenzio – Poeti pugliesi contemporanei e da non dimenticare” e da una interessantissima “Antologia dei poeti pugliesi”.

Umile non mi levo/ più in alto della croce/ dalla terra – e temendo/ nel più alto dei cieli/ incontri con quel vecchio/ Tonante. E ovunque io vada/ o m’inviino avrò con me/ nel bagaglio del pane/ e del vino in memoria/ dei cari cibi in terra.” – “Cristiano” di Michele Pierri

(Consigliato da Alessia Mocci)

 

Le avventure di Mercuzio” di Daniel Albizzati

Le avventure di Mercuzio

Le avventure di Mercuzio

Mercuzio ha ventitré anni ed è tossicodipendente. Già, proprio così, ma è un “tossicodipendente di storie”. Non conosce i social network, non possiede la televisione. Nel suo appartamento in via dell’Anima egli vive letteralmente sommerso dai libri. Il giovane trascorre le sue giornate a leggere, a meditare e a citare a memoria autori e filosofi, antichi e moderni.

Le avventure di Mercuzio (Fazi Editore, 2019, pp. 253) è il singolare romanzo d’esordio di Daniel Albizzati. Singolare come lo è Mercuzio che sembra un personaggio ottocentesco capitato per sbaglio nella nostra epoca.

I libri sono i migliori amici di Mercuzio ma, si sa, la giovinezza urge e così il giovane avverte prepotente il desiderio di vivere un amore come quello cantato nei romanzi cavallereschi. È Virgilio, un simpatico pizzaiolo, ad aiutare Mercuzio a destreggiarsi nel mondo contemporaneo; lo guida alla scoperta dei social, delle mode e del linguaggio giovanile, lo sprona a conquistare la dolce e bellissima Beatrice.

Ma chi è Virgilio? Perché ha così a cuore la rieducazione di Mercuzio?

Sotto la fitta trama di riferimenti letterari si nasconde una storia dai toni proustiani. Mercuzio intraprende un percorso alla ricerca del proprio passato e della propria identità e poco importa se in luogo della madeleine intinta nel tè egli si lascia trasportare da un supplì bagnato nella Coca Cola. Si sa, i tempi cambiano e, come dice Courbet, “il faut être de son temps”. Ciò che riaffiorerà nella memoria di Mercuzio sarà doloroso e il finale sarà sorprendente e amaro ma coerente con la dimensione letteraria di cui il romanzo si nutre.

Le avventure di Mercuzio è una lettura godibile scritta con uno stile vivace e accattivante. Una lettura fresca come una granita e frizzante come uno spritz, adatta al relax sotto l’ombrellone. È una satira del nostro tempo, il quale si fonda sull’apparire piuttosto che sull’essere e misura il valore di una persona in base ai like che riceve sui social.

(Consigliato da Tiziana Topa)

 

Luce degli addii” di Eliano Cau

Luce degli addii

Luce degli addii

Un viaggio a ritroso nel tempo, fino al mille e settecento, sulle ali di un amore scandaloso. Un romanzo storico con dentro una storia d’amore travolgente tra una giovane donna dell’alta borghesia e un Padre gesuita. È già intrigante così, ma Eliano Cau, nel suo La luce degli addii (Condaghes 2019) ci aggiunge la sua visione poetica e i sapori forti dell’epoca.

Nel risvolto di copertina si legge che, nel cuore della Sardegna remota, si consumano le drammatiche vicende dei due amanti sullo sfondo del diciottesimo secolo. Non è vero. Il diciottesimo secolo non è un semplice fondale appiccicato sullo sfondo della scena, ma è un grande mosaico maestoso che ci restituisce una ricostruzione autentica dell’epoca. Eliano Cau è abilissimo a riportarci magicamente indietro di secoli facendoci vivere l’atmosfera, il clima, e persino la mentalità del settecento.

Non siamo davanti a una vecchia foto color seppia che ritrae dimenticate scene di vita agropastorali, siamo al cospetto al diciottesimo secolo, che palpita, che vive tra profondo tormento e terribili contraddizioni. Che procede adagio, col ritmo lento caratteristico di quegli anni, rispecchiandosi perfettamente nei tempi del romanzo, grazie alla mano dell’autore.

Il settecento non è quindi uno sfondo, è un personaggio vero, ben caratterizzato e vivente. Come l’ambientazione: il cuore intimo, duro e roccioso della Sardegna è un altro dei personaggi meglio riusciti. I paesi, le stradine, i profili amichevoli o ostili delle montagne e delle colline palpitano di vita propria, sotto il sole rovente, o sotto il nubifragio, variando continuamente fisionomia ed emozioni con una vita propria.

Una vita propria che forse manca ai personaggi umani, costretti dentro tormenti reali per pagare gravi e facili errori. Non si giudica, non si può con la mentalità di ora, si soffre se la vita è ingiusta.

Ma Eliano Cau è anche, e soprattutto, un’altissima cifra di scrittura. Il suo virtuosismo stilistico, ormai così raro, ti sorprende, ti avvolge e ti tira dentro le pagine con un garbo tutto suo.

(Consigliato da Pier Bruno Cosso)

 

“L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia” di Fabrizio Ciocca

L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia

L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia

“L’Islam italiano. Un’indagine tra religione, identità e islamofobia” è un saggio edito da Meltemi Linee del sociologo Fabrizio Ciocca, esperto di fenomeni migratori e di comunità islamiche in Italia.

Il volume nasce da una indagine condotta dall’autore sulla realtà dell’Islam in Italia che parte dalla rilevazione della presenza musulmana nel nostro paese. Sulla base dei dati statistici ufficiali si stima in Italia al primo gennaio 2017 una popolazione musulmana residente di 2.520.000 soggetti, pari al 4,2% di tutta la popolazione residente. Di questi circa un terzo sono naturalizzati, ovvero hanno acquisito la cittadinanza italiana. Si può quindi parlare di un “Islam italiano”.

L’autore ha svolto la sua indagine somministrando un questionario attraverso la principale piattaforma social, Facebook, intervistando il campione di musulmani su tre aspetti principali: il rapporto con la propria religione, il rapporto con la società italiana e l’islamofobia.

I risultati offrono molteplici spunti di riflessione, sia sugli aspetti pratici che caratterizzano la vita del musulmano praticante e le difficoltà che incontra per esempio nell’accesso ai luoghi di culto, sia sugli aspetti sociologici legati al sentimento di appartenenza al Paese in cui si vive e ai timori di discriminazione che si manifestano attraverso una islamofobia sempre più diffusa.

Il saggio di Ciocca può aiutare a comprendere meglio quali saranno gli sviluppi della coesistenza della minoranza musulmana in Italia, soprattutto per mezzo delle nuove generazioni, quelle nate e cresciute in Italia che di sicuro si faranno portatrici di modalità di relazione diverse da quelle che furono dei loro genitori, immigrati di prima generazione.

(Consigliato da Beatrice Tauro)

 

“Una merce molto pregiata” di Jean-Claude Grumberg

Una merce molto pregiata

Una merce molto pregiata

Una fiaba senza innocenza. Non c’è la strega cattiva, ma il destino avverso e la miseria.

Non c’è il cavallo bianco, ma un treno che porta disperati.

Non c’è un re, ma un dittatore.

Non ci sono due gemelli nel bosco, ma due anziani sposi, boscaioli che attendono l’intervento di una fata buona.

L’ironia e la leggerezza di questa opera ci mettono in guardia dai pericoli del razzismo, dell’indifferenza e della disumanità che alla fine hanno portato all’Olocausto. Eppure è successo davvero, da leggere perché non accada mai più.

Ecco l’unica cosa che merita di esistere nelle storie come nella vita vera. L’amore, l’amore donato ai bambini, ai propri come a quelli degli altri. L’amore che fa sì che, malgrado tutto ciò che esiste, e tutto ciò che non esiste, l’amore che fa sì che la vita continui.”

Sulle barbarie del nazismo si è scritto molto, questo non vuole essere un libro storico, ma una fiaba che fa riflettere. Importante visto il periodo storico che stiamo attraversando dove la riflessione e il pensiero restano relegati sul fondo di immagini e impressioni

Non il libro migliore dell’anno, ma sicuramente quello che mi ha toccato il cuore.

Edito da Guanda.

(Consigliato da Gloria Rubino)

 

“Foschia” di Anna Luisa Pignatelli

Foschia di Anna Luisa Pignatelli

Foschia di Anna Luisa Pignatelli

Ci sono libri che restano nel cuore e che si vorrebbero, di tanto in tanto, rileggere, per ricordare i personaggi ai quali ci eravamo affezionati e le storie alle quali non abbiamo smesso di pensare. Tra questi vi è senza dubbio “Foschia” (Fazi Editore, gennaio 2019), romanzo della toscana Anna Luisa Pignatelli.

Quella raccontata è la storia di Marta, una donna adulta e malata che rievoca il passato ed in particolare il difficile rapporto con il padre, un affermato critico d’arte che la portava con se quando era piccola.

Un uomo completamente assorbito dall’arte e forse proprio da questo reso più affascinante agli occhi della figlia che in età adolescenziale cominciò a guardarlo con occhi di ragazza innamorata.

Dall’altra parte la presenza di una madre tormentata, incompresa dalla figlia, troppo piccola per capire, quasi un intralcio tra lei e il padre. Ci sono poi la scuola, un fratello insignificante, una donna attaccata ai soldi, Lupaia, un luogo mitico il cui abbandono rappresenterà il distacco tra l’infanzia e l’età adulta, fino alla piena consapevolezza di una realtà così dolorosa da ripercuotersi nell’intera vita della protagonista.

“Foschia”, un titolo che evoca la confusione tra i pensieri di una bambina prima ed adolescente poi, un romanzo che colpisce per la sua forza emotiva, per la sua scorrevolezza che riflette la realtà della vita di ogni essere umano.

Poco più di duecento pagine intense e crude, un romanzo di formazione inusuale, un viaggio nella psiche umana, nella solitudine, nell’Italia delle opere d’arte, in una Toscana che si divide fra la natura pura e selvaggia di Lupaia e l’oscurità e la lascività di Torre al Salto.

Un libro indimenticabile, da divorare con ponderazione e con la consapevolezza di trovarci davanti ad una storia che non si allontana poi troppo da una possibile realtà.

(Consigliato da Rebecca Mais)

 

Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti

Ninfa dormiente

Ninfa dormiente

Nella sovra copertina del libro leggo che Ilaria Tuti è appassionata di pittura e che ha svolto in passato l’attività di illustratrice per conto di una piccola casa editrice. La cosa mi reca un indizio sul titolo che presto si rivela per quel che sembra: il titolo di un quadro.

Le prime pagine sono una festa di colori, immagini, suoni e profumi. Quando esisteranno i ‘libri sensici’ il fatto sarà ancor più evidente. Potenzialmente, l’opera è sensica, non sensuale, ma intendo: piena d’informazioni che riguardano tutti i cinque sensi.

Nelle prime pagine, specie alla 13, dove i petali “crocchiavano carnosi sotto le suole”, i sensi predominanti sono l’udito e l’odorato, ad esempio “l’odore di gigli”, che assomiglia a quello dell’incenso.

I due protagonisti del libro sono: A) un commissario donna che si agita come non mai; B) un uomo fortemente indiziato e quasi completamente immobile, assolutamente silente, che compie, almeno fino a questo momento, provocato da A), un unico gesto, tendendo fortemente e inaspettatamente una mano.

Il romanzo di Ilaria Tuti è perfetto come tanti altri che ho letto, in quanto rispetta il primo principio della termodinamica, che dice che in un sistema chiuso, la quantità di energia rimane costante. Essa si conserva, ma per farlo non può rimanere immobile, ma deve continuamente mutare forma e tipo di azione.

Inoltre, come affermò Einstein, E = mc al quadrato, cioè l’energia che appartiene a un pulviscolo di materia può tornare ad essere energia enorme, in grado di distruggere, ma anche di ricostruire. Anche questa trasformazione ha a che fare con le particelle della luce: c’è il valore della loro velocità nel vuoto.

Ma non solo “Ninfa dormiente” (Edizioni Longanesi 2019) è perfetta: è soprattutto emozionante e terribilmente istruttiva, sotto vari punti di vista, soprattutto antropologici.

E di tutto questo ringrazio l’autrice.

(Consigliato da Stefano Pioli)

 

Voglio vederti soffrire” di Cristina Brondoni

Voglio vederti soffrire

Voglio vederti soffrire

“Voglio vederti soffrire” di Cristina Brondoni, edito da Clown Bianco, ha un grande difetto: Cristina non ha pensato alla routine dei suoi lettori. Lei scriveva, incurante del fatto che noi lettori serali abbiamo un orario ben preciso in cui dobbiamo spegnere la luce, altrimenti la mattina dopo chi si sveglia?

A Cristina, però, questo non importava Cristina ha scritto, incurante di tutto, e io ho letto. Di sera. Sforando alla grande il mio coprifuoco.

Enea è un abitudinario allenato a pensare fuori dall’ordinario; fedelissimo alla sua insalata capricciosa, lavora per la Polizia. Durante questa particolare estate, gli capitano casi all’apparenza semplici: una bella influencer deceduta per cause naturali mentre era sola a casa, una donna decapitata da un marito solitamente affettuoso, un ragazzino il cui cuore ha ceduto sotto il sole di agosto.

Non sono casi degni di nota, a parte quello del raptus omicida; tuttavia, Enea si ritrova impossibilitato a chiuderli. C’è qualcosa che non torna, ma cosa? Il giorno in cui, rincasando, Enea trova un colino fuori posto, le cose iniziano a farsi interessanti…

L’inizio del romanzo lascia perplessi: come si ricollegano tutti questi casi? La quotidianità di Enea alla stazione di Polizia, però, fa da filo conduttore guidando il lettore fino a quando le cose non iniziano a chiarirsi (si fa per dire). Un plauso va alla costruzione dei personaggi, che non si perdono mai in spiegoni sotto forma di monologhi interiori, e che vengono costruiti aggiungendo dettagli alla storia capitolo dopo capitolo.

Buona lettura!

(Consigliato da Giulia Mastrantoni)

 

“Km 123” di Andrea Camilleri

Km 123 di Andrea Camilleri

Km 123 di Andrea Camilleri

Il maestro Andrea Camilleri, si diverte a presentarci un miscuglio di generi letterari passando dall’umor al classico giallo che tutti noi appassionati del genio scrittore siciliano siamo abituati.

Camilleri in questo romanzo mescola sapientemente anche i due colori classici del romanzo il rosa e il giallo e ne viene fuori un autentico capolavoro letterario.

Tutto ha inizio con una telefonata di una telefonata di una donna Ester a un uomo Giulio che non può rispondere a causa di un incidente e una seconda donna, sua moglie Giuditta che ovviamente è all’oscuro della presenza di Ester nella vita di suo marito. La trama come al solito si infittisce quando si cerca di far luce sul misterioso incidente.

Il romanzo Km 123 si compone di due introduzioni e undici capitoli numerati come abitudine di Camilleri. Nella prima introduzione, viene brevemente presentato il libro e l’autore mentre nella seconda introduzione vi è presente uno squarcio di giornale che riprende l’accaduto.

Il romanzo è edito nel marzo 2019 e pubblicato dalla casa editrice Mondadori.

(Consigliato da Rosario Tomarchio)

 

“In mare non esistono taxi” di Roberto Saviano

In mare non esistono taxi

In mare non esistono taxi

In mare non esistono taxi (Contrasto editore) è un libro che lascia interdetti, che ti annoda lo stomaco mentre leggi le sue pagine e ti immergi nelle sue fotografie.

Le testimonianze dei fotografi e i loro scatti senza filtri, scevri di perbenismo e pietà, accompagnano l’indagine e la riflessione critica che Saviano tesse.

Il testo raccoglie interviste di fotografi che assistono ogni giorno alle stragi del Mediterraneo, che documentano i retroscena, le aspettative e le difficoltà di questi fatali viaggi.

La presunta lontananza tra le calde e sicure mura di casa e quel che succede in mare aperto è disintegrata dalla fotografia.

La presenza fisica e fotografica delle vittime di tratta su queste pagine può allontanarci da un’interpretazione superficiale e fatta solo di slogan, per porci invece dinanzi a un problema reale, che conta migliaia di morti bianche ogni anno.

Le parole dei fotografi e la crudezza, la realtà delle loro fotografie ci aprono gli occhi su un fenomeno criminale nel quale troppo spesso le vittime vengono trasformate in carnefici.

Un libro che riesce a cogliere l’importanza delle ONG, del loro lavoro, delle fondamentali occasioni di inchiesta che offrono. Le parole diventano coltelli, lame affilate per il lettore, che non può più avere occhi indifferenti dinanzi a quel mare omicida, che tante volte, distrattamente ha guardato: «Il messaggio che ci arriva può diventare carburante per mutare il corso delle cose o pietra tombale per descrivere la loro fatale inevitabilità. A noi la scelta».

(Consigliato da Maria Cristina Mennuti)

 

Alfonso Il Magnanimo” di Giuseppe Caridi

Alfonso il Magnanimo

Alfonso il Magnanimo

La biografia “Alfonso il Magnanimo” presentata dalla Salerno Editrice, fa parte della collana “profili”, sotto la direzione di Andrea Giardina, con la collaborazione di Luca Mascilli Migliorini e di Gherardo Ortalli.

È stata curata dal professor Giuseppe Caridi, ordinario di Storia Moderna presso l’Università di Messina, studioso della storia del Mezzogiorno d’Italia, e non deluderà gli appassionati e studiosi di storia del Mediterraneo e del Rinascimento.

Alfonso V combatté e trionfò durante il grande sviluppo di individualità che accompagnò la rinascita del sapere e la nascita del mondo moderno. Da vero principe precursore del Rinascimento, egli favorì i letterati, che credeva avrebbero tramandato la sua fama ai posteri.

Il suo amore per i classici fu eccezionale, anche per i suoi tempi. I suoi biografi narrano che Alfonso fece fermare il suo esercito, in segno di rispetto, prima di giungere nella città natale di un autore latino, e che portasse con sé le opere di Livio e Cesare nelle sue campagne. Ad Alfonso V si deve la fondazione della prima sede universitaria in Sicilia, a Catania.

Alfonso V protesse le arti e le industrie, prime fra tutte quelle della lana e della seta, quest’ultima introdotta da lui nel Regno di Napoli. Fece giungere alla sua Corte alcuni dei più celebri umanisti, tra cui il Panormita, Lorenzo Valla, Emanuele Crisolora, e, sotto il suo successore, Giovanni Pontano. La popolazione di Napoli si accrebbe per continue immigrazioni, fra cui citiamo una colonia di ebrei respinti dalla Spagna e dalla Sicilia, e la città raggiunse i 100 000 abitanti alla fine del XV secolo.

Sulle orme del padre, Alfonso mostrò una particolare inclinazione per le lettere e le scienze, si dedicò con impegno allo studio della filosofia senza tuttavia trascurare le altre discipline liberali. […] traspare l’interesse di Alfonso per la grammatica, la poetica, la geometria, la filosofia e l’astronomia, discipline a cui i genitori indirizzarono il giovinetto nel solco della lodevole tradizione della corte di Castiglia. La frequentazione di questi eruditi alimentò in lui sin dall’adolescenza quell’amore per le lettere e per l’arte in genere, che lo avrebbe poi portato in età adulta a fare della corte di Napoli uno dei maggiori centri di irradiazione del Rinascimento.”. – Giuseppe Caridi

(Consigliato da Claudio Fadda)

 

Io sono una Bambina Ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” di Francesca Cavallo ed Elena Favilli

Io sono una Bambina Ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni

Io sono una Bambina Ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni

Io sono una Bambina Ribelle.

Vi racconto di un libro che non è proprio un libro e di un diario che non è proprio un diario, ossia di “Io sono una bambina ribelle. Il quaderno delle mie rivoluzioni” di Francesca Cavallo e Elena Favilli, edito da Mondadori nel 2019, che, dopo, il successo dei due tomi “Storie della Buonanotte per Bambine Ribelli”, propone alle piccole (e non solo) lettrici non più biografie di eroine, ma un percorso da scrivere designandosi (e disegnandosi) come protagoniste.

Ricordo che negli anni ’80, anche se figlia di sessantottini, i libri dal carattere “interattivo” che leggevo, rigorosamente con le cover rosa per le femminucce e celesti per i maschietti, erano diversi.

Una brava bambina doveva avere come obiettivo diventare come la mamma e come la maestra; doveva indossare la gonna scozzese, se con spilla a balia di 10 centimetri era meglio, e il montgomery verde bosco; doveva avere modi cortesi sempre e, quindi, giocare con compostezza; doveva far valutare agli adulti se era opportuno usare l’accappatoio o il telo da bagno (ci sono decisioni che richiedono anni di saggezza) e, soprattutto, doveva fare poca rivoluzione, che cagionava mal di testa alle suore del campo estivo.

“Il quaderno delle rivoluzioni”, invece, lungi dall’essere un invito alla maleducazione, insegna a accettarsi, amarsi, conoscersi, migliorarsi, perdonarsi, sognare in grande e dare valore alle piccole cose. Non solo: insegna il valore della diversità e sprona ad una sana sorellanza senza sminuire o demonizzare i maschi, ma proponendo un mondo all’insegna dell’armonia e della parità di diritti, un mondo libero e rispettoso della libertà dove è giusto dire “sì”, “grazie” e “prego”, ma anche “NO”.

(Consigliato da Emma Fenu)

 

Fa una scelta di buoni autori e contentati di essi per nutrirti del loro genio se vuoi ricavarne insegnamenti che ti rimangano. Voler essere dappertutto e come essere in nessun luogo. Non potendo quindi leggere tutti i libri che puoi avere, contentati di avere quelli che puoi leggere.”

Lucio Anneo Seneca ‒ “Lettere morali a Lucilio

 

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