“Ritratti di donna. Tra Hayez, Boldini e Carrà” mostra curata da Antonio D’Amico: sino al 4 aprile 2027 a Conegliano

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Da Hayez a Boldini, da Zandomeneghi a Carrà: a Palazzo Sarcinelli di Conegliano un percorso attraverso la rappresentazione femminile, fra capolavori pittorici e preziose opere provenienti da collezioni private.

Ritratti di donna Tra Hayez, Boldini e Carrà
Ritratti di donna Tra Hayez, Boldini e Carrà

Ci sono mostre che si apprezzano per la ricchezza delle opere esposte e altre che conquistano per l’atmosfera nella quale quelle stesse opere vengono accolte. “Ritratti di donna. Tra Hayez, Boldini e Carrà”, ospitata nelle sale di Palazzo Sarcinelli a Conegliano dal 21 ottobre 2026 al 4 aprile 2027, possiede entrambe queste qualità.

Curata dallo storico dell’arte Antonio D’Amico, direttore del Museo Bagatti Valsecchi di Milano, l’esposizione riunisce 73 ritratti e attraversa un ampio arco temporale, dall’Ottocento al Novecento, seguendo le trasformazioni della pittura e della rappresentazione femminile. Accanto ai grandi protagonisti dell’arte italiana, fra i quali Francesco Hayez, Giovanni Boldini, Federico Zandomeneghi e Carlo Carrà, compaiono anche opere di Pablo Picasso e Lucio Fontana, a testimonianza dell’evoluzione dei linguaggi artistici.

Uno dei maggiori pregi della mostra risiede nella provenienza dei dipinti. Se alcune opere giungono da importanti istituzioni museali, fra cui le Gallerie degli Uffizi, numerose appartengono a collezioni private, e costituiscono pertanto un’occasione preziosa per ammirare lavori difficilmente accessibili al pubblico. È forse proprio questa possibilità di incontrare opere raramente esposte a rendere particolarmente interessante il percorso.

A favorirne la contemplazione contribuisce il bellissimo Palazzo Sarcinelli, le sale di dimensioni contenute restituiscono un’atmosfera intima e suggestiva, nella quale i dipinti possono essere osservati con un senso di raccoglimento che giova all’esposizione. Lo spettatore è invitato ad avvicinarsi ai volti, a soffermarsi sulle espressioni e sui particolari, senza quella dispersione che talvolta caratterizza gli spazi museali più vasti.

Anche le cornici meritano uno sguardo attento. Spesso sontuose, riccamente intagliate e dorate, non si limitano a racchiudere i dipinti, ma sembrano accompagnarli, diventando esse stesse parte dell’esperienza estetica. La loro preziosità restituisce il gusto di un’epoca e contribuisce alla bellezza complessiva dell’allestimento.

Il percorso si apre con un richiamo all’universo manzoniano, attraverso figure femminili come Lucia Mondella e Gertrude, la Monaca di Monza. È un ingresso significativo, che introduce immediatamente il rapporto fra pittura, letteratura e immaginario sociale dell’Ottocento.

Ma quale storia delle donne raccontano questi ritratti?

L’esposizione attraversa certamente epoche differenti, documentando mutamenti del gusto, dell’abbigliamento, delle convenzioni estetiche e delle modalità pittoriche. Eppure, più che un vero percorso attraverso l’evoluzione della condizione sociale femminile, sembra emergere soprattutto una storia del costume e della rappresentazione della donna.

Del resto, gran parte dei dipinti è opera di artisti uomini. Le figure femminili vengono dunque restituite attraverso uno sguardo prevalentemente maschile, che ne interpreta la bellezza, il ruolo sociale, l’eleganza e, talvolta, la personalità. Questo non diminuisce il valore artistico delle opere, ma suggerisce una distinzione: raccontare come la donna è stata rappresentata non equivale necessariamente a raccontare come abbia conquistato una propria autonomia.

Emblematico, sotto questo profilo, è il prezioso mantello di Margherita di Savoia, esposto accanto al ritratto della sovrana. La presenza dell’abito introduce una testimonianza materiale della moda e della rappresentazione pubblica della regalità, creando un dialogo suggestivo fra l’immagine dipinta e l’oggetto reale.

Fra le opere che maggiormente colpiscono figura il ritratto di Eleonora Duse di Giovanni Boldini. La bellezza pittorica si accompagna a una straordinaria forza espressiva: Boldini non si limita a restituire le sembianze della grande attrice, ma conferisce al dipinto una personalità propria. Il ritratto possiede una vitalità che sembra andare oltre la posa, quasi che la presenza scenica della Duse trovasse una nuova forma attraverso la pittura.

Di particolare interesse è anche “La pittrice” di Domenico Induno, dove la figura femminile non viene presentata soltanto come soggetto da contemplare, ma attraverso un’attività creativa. È una donna che dipinge, e proprio questa dimensione operosa la distingue da molte altre protagoniste del percorso.

Una naturalezza ancora diversa caratterizza “Il filo d’erba” di Federico Zandomeneghi. Una giovane dai capelli ramati è distesa sull’erba, avvolta in un abito rosa, con un sottile filo vegetale fra le dita. Gli occhi socchiusi, il volto rivolto verso l’alto, l’atteggiamento spontaneo suggeriscono un momento di quiete e di abbandono ai propri pensieri.

La ragazza non sembra preoccuparsi dello spettatore, né cercare il suo sguardo. È immersa in un istante che pare appartenerle interamente. In questa apparente semplicità risiede una delle qualità più affascinanti del dipinto: la possibilità di intuire una dimensione interiore senza che venga esplicitamente raccontata.

Di grande suggestione è anche il “Ritratto di Virginia Reiter” di Giacomo Grosso, dalla particolare composizione circolare. L’attrice, avvolta in un abito chiaro, è raffigurata accanto a un grande cane bianco. La morbidezza della pittura, l’intensità dello sguardo e la vivacità dell’animale conferiscono alla composizione una notevole forza espressiva. Un altro incontro fra pittura e teatro, nel quale la personalità dell’interprete sembra affiorare oltre l’eleganza del ritratto.

Sono opere molto differenti fra loro, accomunate tuttavia dalla capacità di restituire qualcosa che va oltre la semplice somiglianza: una personalità, un gesto, un’attività, un momento di vita.

E forse è proprio qui che la mostra offre gli spunti più interessanti. Non tanto nell’idea di una progressiva emancipazione femminile affidata alla successione cronologica dei dipinti, quanto nella possibilità di osservare come la pittura abbia interpretato, idealizzato e talvolta colto con sorprendente immediatezza la presenza delle donne.

Visitare “Ritratti di donna” significa attraversare uno spaccato di straordinario interesse della storia dell’arte fra Ottocento e Novecento, seguendone le trasformazioni attraverso opere di grande qualità pittorica. La bellezza dell’allestimento, l’atmosfera raccolta di Palazzo Sarcinelli e, soprattutto, la possibilità di ammirare dipinti provenienti da collezioni private, raramente accessibili al pubblico, rendono questa esposizione un appuntamento di particolare valore.

“Ritratti di donna” è una mostra di grande suggestione e atmosfera, che offre l’opportunità di riscoprire i grandi maestri della pittura e, al tempo stesso, di conoscere artisti meno noti al grande pubblico, le cui opere sorprendono per sensibilità, originalità e forza espressiva. Un percorso ricco e affascinante, da visitare senza fretta, per lasciarsi conquistare dalla bellezza dei dipinti e dalla straordinaria varietà di sguardi che attraversano due secoli di storia dell’arte. Un’occasione da non perdere.

 

Written by Silvia Lorusso Del Linz

[Utilizzo AI per la stesura dell’articolo: percentuale dichiarata 20%]

 

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