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Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio: Furuya Kōrin, Ugo Foscolo e tanti altri, dal 24 al 26 marzo, Milano

Dal 24 al 26 marzo 2017 torna la Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio a Milano nella sua quinta edizione organizzata da ALAI – Associazione Librai Antiquari d’Italia in collaborazione con ILAB – International League of Antiquarian Booksellers e con il supporto di AbeBooks, all’interno del prestigioso Salone dei Tessuti, a due passi dalla Stazione Centrale di Milano.

Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio

Per tre giorni, la grande mostra-mercato, che grazie al successo delle precedenti edizioni si è riconfermata come il più importante evento del mercato librario d’antiquariatoin Italia, metterà a disposizione di un pubblico variegato, composto da collezionisti, esperti bibliofili e appassionati della carta stampata, un’ampia scelta di manoscritti antichi e straordinari libri miniati, pregiati incunaboli, stampe e documenti rari, introvabili prime edizioni e molte altre meraviglie provenienti dal passato. Un vero e proprio patrimonio su carta che, scandagliando le più diverse tematiche umanistiche e scientifiche, accompagnerà i visitatori in un viaggio costituito da innumerevoli narrazioni ricche di cultura e bellezza.

Oltre 35 prestigiose librerie antiquarie italiane e internazionali presenteranno al pubblico alcuni tra i loro volumi più preziosi come, ad esempio, il manoscritto su pergamena del 1601 in legatura di velluto dedicato a Papa Clemente VII Aldobrandini (Prometheos Libreria Antiquaria) e l’edizione originale del Codice di Napoleone il Grande pel Regno d’Italia, stampato dalla Reale Stamperia nel 1806: uno straordinario esemplare di dedica al re di Baviera da parte di Luosi della prima edizione in italiano del codice che ha rivoluzionato il diritto dell’Ancien Régime, la cui influenza perdura ancora oggi (Polifilo Libri Rari Libreria).

Rarissimo l’autografo di Napoleone Bonaparte, datato 1796, uno dei primissimi documenti firmati in qualità di comandante dell’Armata d’Italia, all’indomani della sua entrata in Piemonte a seguito delle vittorie riportate sulle truppe austro-piemontesi (Scarpignato Libreria Antiquaria). Splendido e introvabile libro illustrato, tra i più belli del Seicento stampati in Italia, quello in cui Francesco Ferdinando Alfieri descrive l’uso della picca associata alla spada e il gioco della bandiera con quaranta illustrazioni a piena pagina incise su rame (Libreria Antiquaria Ex Libris). Molto rara, la prima edizione de Alcune lettere delle cose del Giappone dell’anno 1579 insino al 1581, testimonianza fondamentale per la storia della presenza portoghese dei gesuiti in Giappone, sotto continua minaccia di persecuzioni e morte (Perini Libreria Antiquaria).

Per gli appassionati del design c’è Kogei no bi (La bellezza dell’artigianato) realizzato nel 1908 dal pittore e designer Furuya Kōrin, e composto da settantacinque tavole xilografiche raffiguranti modelli per vasi, oggetti in lacca, scatole e vassoi decorati in uno stile ispirato alla scuola tradizionale Rimpa e all’Art Nouveau europea (Lella e Gianni Morra Stampe e Libri Giapponesi). C’è ancora il Sol Levante nell’Intermezzo quasi giapponese, un fascicoletto dattiloscritto datato 1927, con alcuni componimenti haiku di Umberto Saba (Drogheria 28 Libreria Antiquaria). La stessa libreria propone anche Lana caprina. Epistola di un licantropo indiritta a S.A. la signora principessa J.L. n. P.C. scritto da Giacomo Casanova nel 1772, dove il grande seduttore si inserisce in un dibattito sulle differenze tra uomo e donna, contestando però vigorosamente l’idea della subordinazione della volontà femminile ai capricci uterini.

Mostra Internazionale Libri Antichi e di Pregio

Per gli amanti dell’arte è d’obbligo fermarsi ad ammirare Une Semaine de Bonté ou Les Sept Eléments Capitaux (1934), il terzo dei romanzi per immagini di Max Ernst, con 9 disegni dell’artista, e in cui la storia è raccontata da 173 collages con didascalia, idea che Ernst aveva mutuato dalla serialità dei romanzi neri popolari (Libreria Antiquaria Freddi). Splendide le tavole incise da Marco Moro raffiguranti le più belle vedute della città di Mantova, animate da personaggi in costume, nell’albumMantova città nobilissima figurata in 24 Vedute Litografiche (1840 c.a.), tra cui Palazzo Te, Piazza del Duomo, la Basilica di Sant’Andrea, Piazza delle Erbe (Scriptorium Studio Bibliografico).

Tra le proposte di Orsini Arte e Libri c’è Outline Engravings and Description of Woburn Abbey Marbles, una sontuosa edizione del 1822 stampata in pochissimi esemplari che raccoglie le incisioni delle statue della collezione di John Russell, VI Duca di Bedford, tra cui spicca il gruppo Le Tre Grazie di Canova; a quest’ultimo sono qui dedicati alcuni frammenti di un carme incompiuto di Ugo Foscolo. L’opera prima di un altro grande autore italiano è rappresentata da uno straordinario esemplare della prima edizione delle Rime di Giosuè Carducci (1857), dedicata ad personam allo storico, patriota e politico Atto Vannucci: questa rara edizione si compone 25 sonetti e 13 canti e venne tirata in 520 esemplari a spese dell’autore (Pregliasco Libreria Antiquaria).

Ancora una prima edizione, per i Frammenti lirici di Clemente Rébora (1913), rilegata in pelle rosa con una lunga dedica manoscritta dell’autore alla cognata (Atlantis Libreria Antiquaria). La Galleria Gilibert propone, tra le altre cose, una prima edizione della Raccolta di poesie inedite in dialetto milanese coll’aggiunta della Prineide e di alcune altre anonime di Carlo Porta (1826), con un ritratto dell’autore inciso su acciaio da Brodtmann.

Tema musicale per un’edizione da bibliofili (realizzata in soli 100 esemplari ad personam) del Falstaff. Commedia Lirica in Tre Atti di Arrigo Boitodi Giuseppe Verdi (Ricordi, 1893) con un’elegante legatura in pelle con incisioni a secco (Au Soleil D’or Studio Bibliografico). Si parla di moda ne Recueil général des modes d’habillement des femmes des états de Sa Majesté le Roi de Sardaigne di Antonio Maria Stagnon, rarissima e preziosa raccolta di costumi femminili di diverse località del regno sabaudo, pubblicata intorno al 1780; la serie è dedicata alla principessa di Piemonte Adelaide Clotilde di Francia, sorella di Luigi XVI, moglie di Carlo Emanuele IV di Savoia (Bosio Giovanni Studio Bibliografico). Si cambia completamente tema con la prima edizione italiana de L’arte de metalli di Giorgio Agricola (1563), famosissimo libro sull’arte mineraria e sulla metallurgia volgarizzata dall’umanista Michelangelo Florio, adornata da 260 figure in legno incise da Rudolph Manuel di Basilea (Gonnelli Libreria Antiquaria).

Dal mondo minerale a quello vegetale, con la celebre opera botanica Deliciae florae et faunae insubricae seu novae, aut minus cognitae species plantarum et anuimalium quas in Insubria austriaca… del 1786 di Antonio Giovanni Scopoli, una delle più affascinanti mai pubblicate in Italia, con bellissime incisioni raffiguranti piante, animali, conchiglie e minerali che si pone come modello metodologico di riferimento per gli studi botanici successivi (Studio Bibliografico Benacense). Un manoscritto su carta azzurra in persiano del 1810/11 racchiude il Trattato di astronomia Quajar dove sono presenti tematiche matematico-astronomiche insieme a quelle magico-astrologiche, come all’epoca era comune sia nella civiltà occidentale che in quella islamica (Solmi Studio Bibliografico).

Si cambia ancora argomento con i due trattati della metà del Cinquecento del famoso matematico francese Oronce Finé, proposti da Soave Libreria Antiquaria che presenterà anche un Catalogo a stampa interamente dedicato alla Storia del Movimento Giansenista, da Port Royal alla fine del XVIII secolo, in Francia, Paesi Bassi e in Italia.

Saranno presenti in mostra anche le proposte di: Borgolungo Libreria Antiquaria, Borromini Libreria Antiquaria, Il Cartiglio Libreria Antiquaria, Docet Libreria, MC Rare Books, Libreria Antiquaria di Porta Venezia, Lim Antiqua Studio Bibliografico Maspero Libri Antichi, Meda Riquier Rare Books, Il Muro di Tessa Studio Bibliografico, Philobiblon, Il Piacere e Il Dovere Studio Bibliografico, Piemontese Libreria Antiquaria, Primigenia Studio Bibliografico, Rambaldi Studio Bibliografico.   L’evento è organizzato da Noema, Bologna.

Giorni ed orari

Venerdì 24 marzo – dalle ore 17.00 alle 21.00

Sabato 25 marzo – dalle ore 10.00 alle 20.00

Domenica 26 marzo – dalle ore 10.00 alle 17.30

 

Biglietto di ingresso€ 10.00 valido per tutta la durata della mostra

Info
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“Sogno d’autunno” di Jon Fosse: in tour lo spettacolo diretto da Valerio Binasco dal 28 febbraio al 12 marzo 2017

“Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte/ ingenerò la sorte./ Cose quaggiù si belle/ altre il mondo non ha, non han le stelle./ Nasce dall’uno il bene,/ nasce il piacer maggiore/ che per lo mar dell’essere si trova;/ l’altra ogni dolore, ogni gran male annulla.” – Giacomo Leopardi, “Amore e Morte”

Sogno d’autunno - Giovanna Mezzogiorno

Al Teatro Carignano di Torino martedì 28 febbraio 2017, alle ore 19.30, debutterà in prima nazionale Sogno d’autunno” di Jon Fosse, per la regia di Valerio Binasco.

Lo spettacolo sarà interpretato da Giovanna Mezzogiorno, Michele Di Mauro, Milvia Marigliano, Nicola Pannelli, Teresa Saponangelo. Le scene sono di Carlo De Marino, i costumi di Sandra Cardini, le luci di Pasquale Mari e le musiche di Arturo Annecchino.

Sogno d’autunno” è una nuova produzione del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, realizzata con il sostegno di FENICE, società appartenente a Edison.

La serata riservata alla Critica è fissata giovedì 2 marzo 2017, alle ore 19.30.

Lo spettacolo sarà replicato al Carignano fino al 12 marzo e poi andrà in scena al Teatro Verdi di Padova dal 15 al 19 marzo 2017 e al Teatro Franco Parenti di Milano dal 22 marzo al 2 aprile 2017.

Per la regia di Valerio Binasco, Giovanna Mezzogiorno e Michele Di Mauro si fronteggiano con uno dei testi di Jon Fosse più amati sulla scena europea. Un resoconto del naufragio dei rapporti di coppia, emblema della deriva morale del maschio e della solitudine protettiva della femmina.

Valerio Binasco, attore e regista, è uno degli artisti più interessanti e apprezzati della generazione cresciuta professionalmente negli anni Novanta. Sul palcoscenico cesella le emozioni in profondità; sul grande schermo interpreta personaggi forti ed incisivi, come il Pietro Giordani de Il giovane favoloso nella regia di Mario Martone, o il personaggio di Sandro in Alaska di Claudio Cupellini, per il quale ha ricevuto la nomination ai David di Donatello 2015. Per il regista il teatro è impegno solido e consapevole, né ideologico né programmatico, ma sempre nella direzione di una riscoperta dei classici che coinvolga il pubblico.

Sogno d'autunno

Giovanna Mezzogiorno è una raffinata interprete che si concede poche volte al palcoscenico. Ha debuttato in teatro nel 1995 nel ruolo di Ofelia al Théâtre des Bouffes du Nord di Parigi, nello spettacolo Qui est là, una ricerca teatrale creata e diretta da Peter Brook tratta dall’Amleto di Shakespeare. Con questo testo di Jon Fosse l’attrice torna a lavorare con Binasco dopo l’esperienza de La bestia nel cuore, il film di Cristina Comencini. Con lei in scena Michele Di Mauro, che ha esordito giovanissimo proprio allo Stabile, inaugurando una fortunata carriera teatrale, televisiva e cinematografica. Completano il cast Milvia Marigliano, Nicola Pannelli e Teresa Saponangelo.

È un cimitero a fare da sfondo a Sogno d’autunno (Draum om Hausten del 1998): nell’incontro tra l’Uomo, sposato con figli, e la Donna, si colloca il vuoto di un misterioso comune vissuto.

Frammenti di vita si incrociano in una manciata di minuti, ma in quegli istanti si muovono spettri di vecchi nomi, case antiche, amori lontani e genitori in attesa di sepoltura. Parabola che confonde vita e morte, passato e presente, felicità e infelicità, Sogno d’autunno è uno dei lavori che esprimono al meglio la drammaturgia rarefatta e potente di Fosse.

Il suo è un linguaggio provocatorio, solenne e poetico: sonda i rapporti umani, s’insinua negli spazi vuoti del non detto, scava nei buchi neri dell’esistenza. Tradotto in oltre 40 lingue, l’autore e la sua scrittura si sono imposti per l’evocazione di un mondo in sospensione, dove il richiamo della vita e degli avvenimenti si smorzano fino ad assumere il tono velato e malinconico di un eco lontano.

 

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“Uno che conoscevo” di Corrado Accordino: ovvero le menzogne e il potere di controllo, dal 17 al 26 gennaio, Milano

Milano. Da martedì 17 a giovedì 26 gennaio 2017 debutterà al Teatro Libero di Milano in Prima Nazionale lo spettacolo “Uno che conoscevo“, ultimo lavoro del drammaturgo e regista Corrado Accordino.

Teatro Libero di Milano

Ambientato nella redazione di un telegiornale, la narrazione s’incentra su tre giornalisti, una stagista e undici quadri per raccontare la quotidiana preparazione del TG.

Quali sono le notizie prioritarie?

Ogni giorno la redazione si anima. Gli ascolti sono in calo e la preoccupazione di perdere il lavoro aleggia in ufficio. L’atmosfera si infiamma per un nonnulla, ma gli equilibri tra le scrivanie sono consolidati fra Riccardo Chiesa, il caporedattore famoso per il fiuto e un passato da giornalista d’assalto, Valentina Pedretti, suo braccio destro, pratica, risoluta e capace di acquietare gli umori dell’ufficio e Chiara Guidetti, il volto più noto del giornalismo italiano.

La loro quotidianità viene stravolta dall’arrivo della nuova stagista, una neo laureata che ancora crede nel senso profondo del giornalismo: informare le persone dei fatti, dire la verità. Ma non siamo più a scuola.

Il sistema a cui appartengono è molto più complesso, le leggi che governano il mondo dell’informazione sono altre, ogni notizia provoca una reazione a catena e sono i media che sensibilizzano, dettano le priorità, creano l’agenda setting.

Così, tra vessazioni ed educazione al mestiere, la giovane stagista impara le regole del gioco, un subdolo e necessario destreggiarsi tra dinamiche d’ufficio, segreti pericolosi e opportunismi.

E in meno di un mese di lavoro, tra una notizia e l’altra, impara bene il mestiere, meglio di quanto i suoi tutor potessero pensare.

Uno Che Conoscevo

Corrado Accordino racconta lo spettacolo:Il mondo intorno, le notizie da raccontare, le priorità di una realtà da decifrare. Il difficile compito di raccontare la vita, nella rete complessa delle sue manifestazioni. Dalla guerra in Siria al traffico romano, dall’emergenza bomba al costo dell’acqua, dalle preoccupazioni del Papa alla Champions League. Quali sono le riflessioni, intuizioni o follie, di chi ha la possibilità di svelarci il mondo, le sue strategie per dire il vero o per mistificarlo? Cosa si nasconde dietro la mente di chi, giorno per giorno, attraverso la scatola magica sa usare le parole che disegnano la nostra immaginazione, alimentano la nostra paura, gestiscono la nostra ansia, provocano sorrisi, inventano sogni? Quali pensieri sottili, quali leggi dell’attenzione sta adottando? Si può spostare l’attenzione degli ascoltatori, con la stessa leggerezza o maestria, da un caso di cronaca nera all’ansia del cenone di Capodanno. Si può infarcire il niente di senso e sottrarre ai fatti la loro autenticità. Si può dire tutto e il contrario di tutto. Si può essere veri nella menzogna e bugiardi davanti all’evidenza. Le parole possono colorare il mondo di senso, ma possono anche diventare armi giocattolo sulle labbra di chi le sa usare. Non si tratta di un Grande Fratello che ci osserva e ci guida, in questa storia si vuole piuttosto mostrare come tutto possa essere maneggiato ad uso e consumo immediato, perché la legge imperante non è più quella di una mente superiore e malata che ci vuole orientare e guidare: i mostri sono diventati gli indici di ascolto, le pubblicità a cui non puoi rinunciare, gli sponsor che devi conservare, i sondaggi da manipolare, il lavoro che non puoi perdere. In questa storia non c’è una teoria da dimostrare ma c’è un rischio che tutti noi corriamo, la disumanizzazione dell’informazione, la sua insensibilità, la sua ricerca dell’effetto, la sua parodia della realtà.

 

Teatro Libero di Milano via Savona, 10 – 20144 Milano

17 – 26 gennaio 2017 | Residenza Urbana Progetto TLLT

Uno che conoscevo

con Riccardo Buffonini, Veronica Franzosi, Valentina Mandruzzato, Chiara Tomei

Assistente alla regia Valentina Paiano

Scene e costumi Maria Chiara Vitali

Produzione Compagnia Teatro Binario 7/La Danza Immobile

Spettacolo sostenuto nell’ambito del progetto Next 2016

 

Orari spettacolo:

Lun-sab ore 21

domenica ore 16

Biglietti:

Biglietto intero: 16€

Biglietto ridotto: 12€

 

Info 

Sito Teatro Libero

biglietteria@teatrolibero.it

 

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“Lorenzo de’ Medici, il Magnifico”: Giulio Busi per la sezione Raccontami la storia, 12 gennaio, Milano

Giovedì 12 gennaio 2017 alle ore 18:30 prenderà avvio un nuovo anno del Circolo dei Lettori – Fondazione Pini al Corso Garibaldi 2, a Milano, con un incontro, per la sezione ‘Raccontami la storia’, che celebra uno degli uomini più rappresentativi della storia italiana, Lorenzo il Magnifico.

Fondazione Adolfo Pini

In occasione della recente uscita di una meravigliosa biografia a lui dedicata edita da Mondadori, insieme all’autore Giulio Busi, conosceremo il più illustre dei Medici.

Pomeriggio fulgente nella Firenze del ‘400 con Lorenzo de’ Medici, un personaggio che, al di là delle fiction televisive, è di straordinaria attualità; non solo per i versi con i quali ci ha avvertito una volta per tutte che, giovani o no, “del doman non v’è certezza”, ma anche per la perizia con cui lui stesso ha costruito la propria immagine, l’epica di sé da tramandare ai posteri, il mito del Magnifico.

Musiche d’epoca e dipinti dei grandi maestri di un secolo che è stato decisivo per la Storia italiana accompagneranno il racconto grazie al quale Giulio Busi, studioso rigoroso e brillante, nonché penna assai arguta, farà rivivere una vita immortale e un’epoca irripetibile.

Giulio Busi è professore ordinario alla Freie Universitat di Berlino e presidente della Fondazione Palazzo Bondoni Pastorio. Tra i suoi ultimi titoli: “L’enigma dell’ebraico nel Rinascimento” (2007), “La vera relazione sulla vita e i fatti di Giovanni Pico della Mirandola” (2010) “Giovanni Pico della Mirandola. Mito, magia, qabbalah” (con Raphael Ebgi, 2014). Collabora alle pagine culturale del “ Sole 24 Ore”.

Nato dall’incontro tra la Fondazione di Corso Garibaldi, dedicata alla promozione delle arti, e la curatrice ed editor indipendente Laura Lepri, il Circolo dei Lettori – Fondazione Adolfo Pini prosegue la propria missione volta a promuovere l’interesse per la lettura e la letteratura, dopo essere divenuto un punto di riferimento milanese per appassionati di libri, autori ed editori nei suoi primi tre anni densi di incontri e progetti: più di 70 gli appuntamenti letterari organizzati per adulti e bambini, più di 80 i libri presentati, oltre 150 gli autori ospitati tra i quali Dacia Maraini, Francesco Piccolo (Premio Strega 2014), Andrea Vitali, Marco Missiroli (Premio Campiello Opera prima 2006), Vittorio Sgarbi (storico e critico d’arte), Piero Dorfles (giornalista e critico letterario), Luca Formenton (presidente della casa editrice Il Saggiatore).

Lorenzo de' Medici Il Magnifico

Fin dalla sua creazione Il Circolo dei Lettori si è identificato con una specifica vocazione di promozione della lettura declinando gli appuntamenti per tipologie diverse di lettore. Costruiti sulla falsariga delle collane editoriali, i vari cicli di incontri disegnano una mappa che favorisce l’orientamento e l’approfondimento di fronte alla sovrabbondanza della produzione editoriale contemporanea.

Otto gli itinerari proposti: Incontri con gli scrittori; Le conversazioni tra amiche che leggono; Raccontami la storia; Leggere le città; Leggere i Classici; Giovani talenti; A due voci; Scelti da noi.

La Fondazione Adolfo Pini nasce nel 1991 per volontà di Adolfo Pini (1920-1986), la Fondazione che porta il suo nome ha sede a Milano nell’elegante palazzina di fine Ottocento in corso Garibaldi 2. Oltre ad Adolfo Pini, uomo di scienza e docente di fisiologia, qui ebbe dimora e studio il pittore Renzo Bongiovanni Radice (1899-1970), zio materno di Pini, che fu una figura chiave nella formazione culturale del nipote, guidandone in particolare l’interesse verso le arti.

Per volontà di Adolfo Pini la Fondazione è dedicata alla memoria dello zio con l’obiettivo di promuoverne e valorizzarne l’opera pittorica, attraverso studi e mostre, e il sostegno ai giovani artisti attivi in tutte le arti, con borse di studio, offerte formative e altre iniziative.

Essa promuove inoltre anche la figura di Adolfo Pini che, accanto alla sua attività scientifica, fu anche scrittore, poeta, compositore e appassionato d’arte, rappresentando una perfetta sintesi di cultura scientifica e umanistica. Tra le iniziative promosse dalla Fondazione Adolfo Pini vi è il Circolo dei Lettori, a cura di Laura Lepri, Storie Milanesi, a cura di Rosanna Pavoni e nuovi progetti dedicati all’arte contemporanea, a cura di Adrian Paci, che coinvolgono in particolar e giovani artisti.

 

L’appuntamento è dunque per giovedì 12 gennaio, ore 18.30, e l’ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Lorenzo de’ Medici, il Magnifico” con Giulio Busi

Fondazione Adolfo Pini

Corso Garibaldi 2, Milano

 

Info

Sito Fondazione Pini

T. 02 874502

 

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Settima edizione del “WeWorld Film Festival”: donne straordinarie, dal 25 al 27 novembre all’UniCredit Pavilion, Milano

 “Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.” – William Shakespeare

WeWorld Film Festival 2016

WeWorld, Organizzazione non Governativa che si occupa di garantire i diritti dei bambini e delle donne più vulnerabili in Italia e nel Sud del Mondo, in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle Donne rinnova l’appuntamento – dal 25 al 27 Novembre all’UniCredit Pavilion di Milano – con il WeWorld Film Festival, l’iniziativa nata con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza sulla condizione femminile in contesti difficili utilizzando un linguaggio immediato e coinvolgente come quello cinematografico.

La settima edizione del WeWorld Film Festival avrà come parola chiave: donne straordinarie. La nostra battaglia nella difesa dei diritti delle donne passa dal racconto di storie di donne e madri straordinarie, che possano diventare un esempio per le altre.

WeWorld Film Festival attraverso film in anteprima, spettacoli teatrali, musica e talk racconta il ruolo delle donne nella società contemporanea, dal Nord al Sud del Mondo: storie di coraggio, determinazione, capacità di reagire, forza d’animo e spesso di violenza.

Si inizia venerdì 25 novembre con la proiezione in anteprima assoluta per l’Italia di “Vidas partidas” (Brasile 2016), regia di Marco Schechtman: dietro una famiglia all’apparenza perfetta si cela un’ombra, dove si consumano gli orrori della violenza domestica.

Vidas partidas - regia di Marco Schechtman

Prima della proiezione del film verranno consegnati i Premi WeWorld, un riconoscimento per artisti e intellettuali che con la loro arte o il loro operato hanno difeso i diritti delle donne. Tra i premiati delle passate edizioni: Maria Grazia Cucinotta, Francesca Archibugi, Euridice Axen, Simonetta Agnello Hornby, Alex Britti, Fabio Lovino, Francesca Senette, Giulia Elettra Gorietti, Rossella Brescia, Lucia Annibali, Cecilia Peck. Sarà anche l’occasione per consegnare il Premio Reset Diritti Umani.

Presenterà la serata Sara Zambotti.

Il Festival riprende nel pomeriggio di sabato 26 novembre alle ore 15 con la proiezione di “In her place” (Corea Del Sud 2015), regia di Albert Shin. Arriva dal Toronto Film Festival un film intenso che racconta di un desiderio di maternità che non conosce limiti. Sempre alle 15 è previsto un workshop per i più piccoli “La smaschera”, laboratorio di pitto teatro magia a partire dagli stereotipi di genere. Età consigliata 7-9 anni. A seguire il corto Bagni (Italia 2015), regia di Laura Luchetti, perché la parità è qualcosa che si impara da piccoli.

In sala Margherita Hack alle 15 il film T-Rex, sulla prima campionessa olimpica di pugilato a cui segue l’incontro La Straordinarietà del Bene moderato da Valeria Palumbo con un’ospite speciale: Grazia Andriola, che ha percorso 5.000 km a piedi contro la violenza sulle donne, da Santa Maria di Leuca alla volta di Santiago di Compostela, un’esperienza che ha deciso di condividere con WeWorld Onlus. Insieme a lei la campionessa di pugilato Simona Galassi e la scrittrice Francesca del Rosso.

Alle 17 dalla Biennale di Berlino arriva un film toccante che racconta di una ragazza e l’Isis, e il viaggio di sua madre per recuperarla: “Road to Istanbul” (Francia 2015), regia di Rachid Bouchareb.

Bagni - Laura Luchetti

Atteso alle 18 l’incontro “Noi che restiamo”, in cui oltre alla testimonianza di Nancy Mensa, figlia di una donna, Antonella Russo, uccisa dal padre che poi si è suicidato, è previsto l’intervento della psicoterapeuta Martina Civino per presentare i dati dell’unica ricerca italiana ai figli delle vittime dopo la violenza domestica. Modera Emanuela Zuccalà.

Alle ore 18.30 lo spettacolo teatrale “The Tiger’s coat”, un omaggio teatrale a Tina Modotti, artista, fotografa, intellettuale e attivista.

Alle 20,30 grande attesa per la proiezione del documentario “Mothers” di Fabio Lovino. Da Palermo a Torino passando per Napoli, dal Benin al Nepal, dalla Cambogia al Brasile il documentario realizzato da Fabio Lovino insieme a WeWorld racconta una storia comune fatta di coraggio, conquiste e amore. Una storia di maternità. Petra Loreggian presenta la serata e alla fine del documentario è previsto un incontro con il regista. Ospite straordinario della serata Ambra Angiolini.

Domenica 27 novembre nella mattina alle 11,30 viene proiettato il film “Kekszakallu” (Argentina 2016) – regia di Gaston Solnicki. Direttamente dalla Mostra Internazionale del cinema di Venezia arriva un film che rielabora l’opera “Il castello di Barbablù”. Un’opera inedita, filmata con il linguaggio documentaristico per raccontare i forti turbamenti economici e sociali che tagliano l’Argentina.

Sempre alle 11,30, un film di animazione per bambini “La canzone del mare” (Irlanda 2015) – regia di Tomm Moore, delicato e meraviglioso, racconta la storia di Saoirse, che a sei anni non parla ancora, un magnifico viaggio negli abissi marini tra foche e personaggi fantastici. Per riflettere con i bambini sui sogni, che non hanno limiti, figuriamoci genere! Al termine merenda per tutti.

Mothers - di Fabio Lovino

L’ultimo pomeriggio inizia con un film candidato al premio Goya di Madrid, “Chicas Nuevas 24hs” (Spagna/Paraguay 2016), regia di Mabel Lozano, un brillante documentario unico non soltanto per il suo linguaggio, che unisce la finzione documentaristica con l’investigazione reale in 5 paesi, ma anche per il suo approccio provocatorio che sembra proporre allo spettatore di unirsi a un business dal valore spropositato: la tratta di donne e bambini.

Alle 16 atteso l’incontro con la straordinaria Regina Jose Galindo, una delle artiste più rappresentative del Sud America. Una donna che attraverso l’arte ha difeso i diritti delle donne dal Guatemala al Mondo intero. La sua arte ruota attorno all’uso della propria corporeità per denunciare la violenza contro le donne e più in generale quella sociale, politica e culturale della società contemporanea. Modera Danilo de Biasio.

Alle 17,30 segue la “Maratonda di merito”, una conversazione a più voci per raccontare storie di merito.

Il festival si concluderà con una serata di raccolta fondi “Fare Bene Fa Bene”, a cura di The Circle che include una performance dei Neripè & i Guappecartò. Una serata benefica di musica, teatro e sorprese a favore degli Spazi Donna WeWorld.

WeWorld Film Festival si svolge con il patrocinio di Regione Lombardia, Città Metropolitana, Comune di Milano, Dipartimento Pari Opportunità e della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia. È un evento Expo in città.

La settima edizione può contare sulla preziosa collaborazione con The Circle e il Festival dei Diritti Umani e sulla partnership con Kinetic e Maxima. Un grazie speciale a UniCredit Pavilion per l’ospitalità.

Tre giornate ricche di appuntamenti aperti al pubblico e gratuiti per uno sguardo sul mondo delle donne attraverso linguaggi e modalità differenti: proiezioni cinematografiche in anteprima nazionale, talk, spettacoli teatrali, musica e tanti momenti di incontro.

Il WeWorld Film Festival rientra nel programma nazionale di WeWorld di contrasto alla violenza sulle donne che vede in prevenzione e sensibilizzazione i due assi portanti dell’intervento. Accanto a queste anche l’azione sul campo, che include i centri SoStegno Donna aperti H24 all’interno di 3 Pronto Soccorso (Roma e Trieste) e gli Spazi WeWorld per le Donne presenti a Napoli (San Lorenzo e Scampia), a Palermo (Zen e Borgo Vecchio) e a Roma (San Basilio), nati con l’obiettivo di far emergere il sommerso in quartieri difficili dove molto spesso la violenza sulle donne è talmente diffusa da essere non solo giustificata ma nemmeno percepita persino dalle donne che la subiscono. In questi ultimi centri ci rivolgiamo a donne con vissuti difficili dove le accogliamo insieme ai loro bambini, a cui rivolgiamo spazi dedicati per far emergere le situazioni più difficili anche attraverso l’osservazione del gioco.

Road to Istanbul - regia di Rachid Bouchareb

Una delle tematiche principali del WeWorld Film Festival sarà la violenza contro le donne. Un tema per noi cruciale perché in Italia 1 donna su 3 è stata vittima di violenza.

Quando sentiamo notizie riguardanti la violenza sulle donne siamo portati a pensare che non capiterà mai a noi o alle persone che conosciamo, ma la violenza è molto più vicina di quanto pensiamo. Ogni 3 giorni una donna viene uccisa dal partner, dall’ex o da un familiare. Ogni anno, sono oltre 6 milioni le donne che subiscono violenza. Solo poco più dell’11% delle vittime però denuncia il proprio aggressore.

Nasce così la campagna “#Potreiessereio”, sostenuta da Ferrovie dello Stato, per ricordare che la violenza sia molto più vicina di quanto si pensi. Tante Ambassador hanno prestato il loro volto per dare un messaggio semplice quanto forte: chiunque potrebbe subire una violenza. Per questo tutti insieme dobbiamo combatterla. Rossella Brescia, Elisa di Francisca, Giulia Elettra Gorietti, Euridice Axen, Tosca D’Aquino, Cristiane Filangeri, Lucrezia Lante della Rovere, Gabriella Pession, Regina Baresi, Carolina Crescentini, Francesca Senette, Giulia Bevilacqua e Veronica Maya.

 

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Jobim o Villa-Lobos? – Il Festival MiTo chiude i battenti a Milano e Torino, 21 e 22 settembre 2016

Ultime giornate per MiTo, il Festival musicale che unisce Torino e Milano nel mese di settembre e che affida le sue ultime serate rispettivamente all’Auditorium Agnelli e agli Arcimboldi, in una  raffinata mistura che unisce i brasiliani Villa-Lobos e Jobim, la Spagna di Falla e l’Argentina di Piazzolla.

Tom Jobim

Giunto quest’anno alla decima edizione, il Festival concentra in poco meno di venti giorni oltre 160 concerti, unendo due città e amministrazioni.

Rievocando una sorta di passaggio della staffetta, il concerto Jobim o Villa-Lobos (che verrà eseguito il 21 settembre alle 21 a Torino presso l’Auditorium Giovanni Agnelli e il 22 settembre alle 21 al Teatro degli Arcimboldi) stimola una serie di riflessioni tra le composizioni di Villa-Lobos e le canzoni di Tom Jobim che fanno meglio comprendere come, probabilmente, si sia approdati alla musica moderna  brasiliana grazie alle esplorazioni iniziate dal primo con Bachianas brasileiras e O canto do cisne negro, ed evolute nella bossa nova di cui Jobim è tra i maggiori interpreti.

La presenza di Toquinho confermerà, con la sua voce e la sua chitarra, quanto questo lungo cammino sia frastagliato e ciclicamente bisognoso di auto-rinnovarsi.

Il programma riconosce, inoltre, l’importanza e il netto punto di svolta segnato dalle composizioni che lo spagnolo Manuel de Falla (con Exratti da Siete canciones populares españolas) e l’argentino Astor Piazzolla (con il Tango) ebbero per la musica popolare e folcloristica dei rispettivi paesi.

Heitor Villa-Lobos

Preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon, il concerto conterà sulla partecipazione, oltre che del già citato Toquinho, anche di Ophélie Gaillard (violoncello e direzione artistica), Gabriel Silvan (pianoforte e trascrizioni), Juanjo Mosalini (bandoneón), Romain Lecuyer (contrabbasso e chitarra), Rubens Celso e Florent Jodlent (percussioni).

“Padri e figli” è il tema con cui quest’anno il Festival MiTo sì è presentato ai capoluoghi lombardo e torinese e si appresta a concludere la sua ricca rassegna musicale, una tra le più rilevanti a livello internazionale.

Un’edizione molto coinvolgente, quella ideata quest’anno dal nuovo Direttore Artistico Nicola Campogrande, che arriva alle ultime giornate con una serie di obiettivi “centrati”. Primo fra tutti quello di aver coinvolto e riunito, come sempre riesce a fare, una serie di “istituzioni” del repertorio classico mondiale.

Dall’apertura con “Debussy Recasted” della London Symphony Orchestra (diretta dal neo Direttore Gianandrea Noseda) al “Puro Schumann” con La Filarmonica della Scala guidata da Riccardo Chailly, senza tralasciare il Fado Portoghese di Cristina Branco, le improvvisazioni tra Schubert e Schumann e Richard Strauss che apre la strada alle composizioni degli anni d’oro di Hollywood, il pubblico è stato trasportato in un viaggio temporale di ottocento anni di musica, viaggiando tra periodi, generi musicali e paesi lontani.

Festival MiTo

Altre rilevanti novità sono state, nel corso di questo mese, l’introduzione dell’ascolto alla musica, con lo stimolo di una maggiore comprensione del pubblico grazie alle spiegazioni delle composizioni in programma e l’ideazione, con OpenSinging, del coro cittadino più grande mai realizzato, con l’”appello” alla cittadinanza a  “collaborare” con il Coro Giovanile Italiano in un concerto tenutosi in Piazza Duomo a Milano.

“Padri e Figli” sembra voler marcare la ricchezza di ciò che ci ha lasciato la storia unitamente alla volontà di tramandarne l’eredità a nuovi generi rompendo ogni barriera.

 

Written By Irma Silletti

 

 

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LaVerdi torna alla Scala: concerto straordinario con Zhang Xian e Luca Buratto, domenica 11 settembre, Milano

Si terrà domenica prossima il tradizionale appuntamento che segna l’inizio della stagione autunnale dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi. Per l’occasione è prevista anche la presenza del pianista milanese Luca Buratto. A dirigere il direttore musicale, la cinese Zhang Xian.

Teatro La Scala

Non si ferma mai l’Orchestra dell’Auditorium di Milano. Reduce da un programma estivo fitto di appuntamenti con una serie di concerti dedicati ad alcune delle colonne sonore cinematografiche più celebri (tra cui Star Wars, Il Padrino e Psycho), arriva all’appuntamento straordinario di domenica 11 settembre al Teatro alla Scala con un omaggio alle composizioni russe di Rachmaninov (Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18 e Vocalise, op. 34 n. 14)e Šostakovič (Sinfonia n.5 in Re minore op.47).

Di Dmitrij Šostakovič, del quale cade quest’anno l’anniversario dei 110 anni dalla nascita, è in programma la Sinfonia n.5 in Re minore op.47, composta nel 1937 e ritenuta tra le sue composizioni più importanti e apprezzate.

Proprio l’apprezzamento del “pubblico” risultò essere, nel corso della vita artistica di Šostakovič, una nota dolente e sempre in un certo senso temuta dal compositore, diviso tra le volontà e i dettami del regime sovietico a cui era costretto a sottostare, e la sua indole libera e caotica che spesso e volentieri gli causò stroncature da parte della rigida critica dell’epoca.

Altra storia per Sergej Rachmaninov, del quale verrà eseguito il Concerto per pianoforte e orchestra n. 2 in do minore, op. 18, composto tra il 1900 e il 1901, che rappresenta una delle opere per pianoforte più famose e travolgenti di sempre, conseguenti a un periodo di profonda crisi per il musicista russo, causata dal clamoroso fiasco della sua Prima Sinfonia.

Zhang Xian e Luca Buratto

Questo concerto, che ottenne da subito un sensazionale consenso di critica, verrà dedicato da Rachmaninov proprio allo psichiatra Dahl che lo ebbe in cura nel suo momento di difficoltà.

La Vocalise, op.34 n. 14 è l’ultima delle Fourteen Songs pubblicata nel 1915. Dedicata al soprano Antonina Nezhdanova fu trascritta, successivamente alla sua pubblicazione originaria, molte volte, sia per sola orchestra che per soprano e orchestra.

Non da ultime le presenze del giovanissimo pianista Luca Buratto, che nel 2015 è stato riconosciuto come Honens Prize Laureate all’Honens International Piano Competition di Calgary (Canada) e della direttrice d’orchestra cinese Xhang Xian, prima donna a salire sul podio di un’Orchestra Sinfonica italiana (laVerdi, appunto), riconoscimento che lascia ben sperare per una maggiore considerazione, a grandi livelli, del ruolo femminile a capo di un’orchestra.

 

Written by Irma Silletti

 

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“Der Rosenkavalier” opera di Richard Strauss: il Maestro Mehta ritorna al Teatro alla Scala a Milano

Continuano gli appuntamenti di Zubin Metha nella città lombarda, impegnato a dirigere, dal 4 giugno al 2 luglio al Teatro alla Scala, il capolavoro di Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, con il regista Harry Kupfer e lo scenografo Hans Schavernoch. L’opera che racconta il passato, proiettata nel futuro, è sempre attuale e piena di spunti riconducibili al presente.

Teatro alla Scala - Milano

Assistere all’arrivo sul podio di Zubin Mehta, due giorni fa, è stato emozionante per due ragioni. La prima è legata, comprensibilmente, alla grandezza del Maestro e alla sua carriera straordinaria.

C’è stato però qualcosa, in quei pochi secondi del suo incedere sicuro e cauto, che ha reso più interessante il concetto di tempo dell’opera che avrebbe diretto.

Presentata per la prima volta nel 1904, Der Rosenkavalier è un’opera lirica in tre atti che mette in scena la fine della Vienna Imperiale, il tramonto di un’epoca e il tempo che passa.

La passione tra la matura Marschallin, figura nobile inizialmente forte e sensuale, e lo spensierato Octavian, verrà insidiata dalla giovanissima Sophie, che il padre Faninal, in cerca di titolo nobiliare, ha promesso in sposa al Barone Ochs, uomo grossolano e totalmente privo di scrupoli.

Der Rosenkavalier

L’opera in sé è un omaggio alla capitale austriaca, al suo passato glorioso, alla cultura che nei secoli l’ha avvolta, all’eleganza che da sempre la contraddistingue. Il tempo, dicevamo, è una delle ragioni principali per cui l’opera risulta molto originale: pensata e ideata poco più di un secolo fa, è ambientata nel Settecento ma è largamente proiettata nel secolo successivo, al periodo di transizione che anticipa la fine di un’epoca per Vienna.

Non si spiegherebbe diversamente l’uso massiccio che Strauss fa del valzer: la danza più celebre, infatti, riconducibile alla capitale austriaca, si imporrà alla cultura viennese soltanto il secolo successivo.

La scelta dei luoghi in cui si susseguono le vicende dell’opera, inoltre, avvalora l’importanza dell’aspetto spazio-temporale. Con le immagini proiettate sul palcoscenico – la vista della reggia imperiale dalla dimora della Marschallin nel primo Atto, la casa dei “nuovi ricchi” di Vienna nel secondo, e il Prater, il parco principale della città nel terzo, vengono immortalate in sequenza le istantanee di una storia che evolve inesorabile.

Il cavaliere della Rosa - Der Rosenkavalier

Dal tipico luogo di un mondo aristocratico destinato presto a perdere le rigidità e gli sfarzi al momento ancora in voga, si passa al mondo della borghesia arrivista, che compra titoli nobiliari e si insedia, di diritto, nell’apparenza effimera tanto agognata. Per sancire, infine, la conclusione delle peripezie a cui i protagonisti vanno incontro, in un luogo neutro ed “esterno” rispetto ai primi due. Esterno perché si svolge all’aria aperta, oltre che per l’abissale distanza con cui il finale decreta il passaggio al mondo nuovo.

La figura chiave che sancisce l’inizio di nuovo capitolo, nel finale, è tutta nel personaggio della Marschallin, nella dignità di una donna che ha il coraggio di prevedere, non senza una profonda tristezza e malinconia, l’inizio di un amore che potrà vivere il suo tempo, lontano anni luce dagli orpelli del passato. Impressionante la forza della modernità che si gioca nell’austerità di un automobile che accompagna l’uscita dalle scene dei suoi rappresentanti ormai superati.

Gli applausi e il calore del pubblico per il Maestro Mehta hanno riconosciuto la precisione di un’esecuzione risultata particolarmente emozionante ad ogni passaggio al valzer, spensierato e maestoso nel raccontare l’incedere implacabile del tempo che avanza.

 

Written by Irma Silletti

 

 

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Intervista di Irene Gianeselli a Teatro i di Milano: smettere di resistere per esistere

«Fare il teatro sul serio significa sacrificare una vita. La mia è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo. Così si fa il Teatro. Così ho sempre fatto. E questa è onesta. Sono sempre stato onesto. E non solo a Teatro.  Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro». – Eduardo De Filippo

Teatro i

Eduardo De Filippo parla di sacrificio e di gelo, ma soprattutto di onestà e le sue parole sono luminose, esemplari nel senso più profondo, viscerale e vitale. Perché Eduardo parla del teatro, di quel teatro che esiste ed è presente, che si incarna e comunica con gli spettatori.

Il 15 marzo il Teatro i di Milano, realtà off che ha vissuto nel quartiere Conca del Naviglio nel cuore di Milano, ha comunicato l’interruzione della programmazione del 2016. Proprio nel 2016 Teatro i ha compiuto dodici anni, dodici anni di teatro, sacrifici e onestà.

Renzo Martinelli, Federica Fracassi, Francesca Garolla (rigorosamente in ordine di età) parlano della scelta di smettere di resistere, per esistere.

 

I.G.: Teatro i non presenterà la programmazione di aprile, maggio e giugno 2016. Quali sono le ragioni di questa decisione?

Teatro i: Da molto tempo lavoriamo a investimento – di energie, risorse, operatività. Da undici anni. In undici anni le vite cambiano, evolvono,  le esigenze e le progettualità si modificano, così come i contesti, e ci sembra paradossale che le istituzioni possano credere che un’attività artistica riesca invece a vivere in un’eterna attesa, con tempi biblici, burocrazie infinite, intoppi a cui far fronte, mantenendo la stessa freschezza e voglia di fare. Ci fermiamo per responsabilità nei confronti del nostro pubblico e di noi stessi. Cosa possiamo fare realmente nelle condizioni in cui siamo? Il contesto in cui operiamo, la strategia di politica culturale in cui siamo inseriti e ci sta davvero costringendo ad abbassare le aspettative? Dobbiamo modificare la rotta? Come possiamo trovare il modo migliore per esprimerci e lavorare?

 

I.G.: Nella vostra dichiarazione si legge “Da anni gestiamo uno spazio culturale, attenti al contesto cittadino, offrendo un servizio che oggi sempre più ci appare non richiesto, non previsto”. Chi non chiede e non prevede il vostro servizio (il pubblico in generale o le istituzioni)?

Teatro i: Il pubblico che conosce il nostro lavoro e frequenta il teatro ci sta esprimendo una grande solidarietà. E anche gli operatori, i critici, e le istituzioni lo fanno, dicendoci che si sentirebbe la mancanza di uno spazio come il nostro. Abbiamo tanti e tanti attestati di stima in questi giorni. La chiusura nasce piuttosto dall’esigenza di esprimere un disagio nei confronti di una istituzione che non si fa complice di una strategia, ma si limita a stabilire regole, norme, parametri: in questo senso, forse, il tipo di attività che conduciamo non è previsto. La politica culturale dovrebbe svolgersi insieme alle strutture a favore di un territorio ed essere condotta con una capacità continua di confronto da una parte e dall’altra. Questo “dialogo” è stato alla base del nostro percorso, ma non ha trovato un riscontro concreto da parte delle istituzioni.
Non possiamo continuare a cercare un dialogo che non c’è, e soprattutto non possiamo perdere di vista quello che è il nostro primo interlocutore, il pubblico, 

 

I.G.: Perché avete scelto di definire “servizio” il vostro lavoro e la vostra ricerca?

Teatro i

Teatro i: Teatro i ha trasformato se stesso nel tempo, cercando sempre di mantenere una idea e pratica artistica attenta alla qualità prima che alla quantità, anche a rischio della propria sostenibilità. Nel farlo si è costantemente messo a disposizione  della città e degli enti, diventando anche, in qualche modo,  servizio pubblico. Il progetto culturale di Teatro i nasce da una compagnia di produzione, da un nucleo artistico che avrebbe potuto limitarsi alla realizzazione dei suoi spettacoli ma ha scelto di proporre una stagione, una decisione nata dal desiderio di offrire alla città un servizio culturale più ampio e articolato, un progetto e non solo degli spettacoli.

 

I.G.: Teatro i è per voi una “selva di resistenza poetica”. Perché siete stati costretti a resistere?

Teatro i: In assenza di una strategia culturale chiara, in un sistema che ha moltiplicato la sua offerta e sempre più sembra chiedere “dati”, al di là dei contenuti, in uno spazio, la sede di Teatro i, che è poco più di una sala prove (senza foyer, senza camerini…) , condizionati da una scarsità di risorse che è certo comune nel settore ma, in ogni caso, gravosa, la nostra struttura resiste, più che esistere. La nostra crescita è bloccata, le possibilità di sviluppo sono poche, sempre meno.
Certo è, però, che in questo contesto rimane, e per noi è fondamentale, una propulsione artistica precisa, un progetto culturale per cui la coerenza di contenuti è sempre stata condizione sine qua non.

 

I.G.: Qual è la relazione tra esistere e resistere in questo particolare momento?

Teatro i: Ci siamo visti costretti a cambiare il presente, quanto meno quello che le istituzioni richiedono o si aspettano da noi, chiudendo anticipatamente la stagione, perché vogliamo lavorare per un futuro in cui, in definitiva, smetteremo di “resistere” per esistere, invece, a tutti gli effetti.

 

I.G.: Qual è il rapporto tra la nuova riforma e la vostra condizione lavorativa?

Teatro i: La nuova riforma del teatro, come del resto quella precedente, non prevede finanziamenti per realtà come la nostra. Noi siamo finanziati come compagnia di produzione, ma non come luogo di programmazione. La nostra attività è scissa, a livello ministeriale. Inoltre l’attuale sistema rende ancora più esigue le possibilità di tournée: sia i Teatri nazionali che i Tric hanno vincoli in questo senso.  

 

I.G.: Nel contesto milanese come si inserisce questa sospensione?

Teatro i

Teatro i: Il contesto teatrale milanese oggi è molto diverso da quello che c’era anche solo dieci anni fa. L’offerta si è moltiplicata, sono nati i multisala, l’attenzione al contemporaneo è cresciuta nel tempo, ogni giorno assistiamo all’apertura di nuovi spazi. Siamo tanti. Tantissimi. Questa può e deve essere una ricchezza, ma questa moltiplicazione deve essere sostenuta da una precisa strategia culturale. Quando il problema è la sopravvivenza, quello che prevale è un’ottica prevalentemente concorrenziale e terribilmente solitaria. Come rompere questo meccanismo? È difficile. La chiusura anticipata della nostra stagione si situa in questo orizzonte. È sicuramente la scelta di una singola struttura, ma noi crediamo che possa essere un’azione in cui molti possono identificarsi. Quanti vivono una situazione simile alla nostra? il passaggio successivo è capire come mettersi in relazione, come creare il terreno per un dialogo condiviso, per una interlocuzione condivisa con le istituzioni

 

I.G.: Cosa sperate possa nascere da questa chiusura di stagione anticipata?

Teatro i: Un cambiamento. Per noi e nel dialogo con questa città. La possibilità non di ripartire, azzerando il lavoro fatto fin qui, ma di continuare mettendo a frutto quello per cui da anni lavoriamo. Il tempo di un dialogo e di un pensiero che, al contempo, diventi atto concreto.

 

Written by Irene Gianeselli

 

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Presentazione de In un grande giardino di Paola Froncillo presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, 9 marzo, Milano

Sono nel giardino/ delle foglie per terra,/ le calpesto/ ed il loro suono/ mi riporta all’inverno/ passato./ I nuovi fiori spuntano,/ incerti,/ trai i rami dei ciliegi./ La natura,/ a fatica,/ rivela la sua anima./ Noi cogliamo/ solo/ il risveglio di primavera,/ Una eclissi di luna,/ Un soffio di vento/ tra le foglie,/ un sorriso di petali/ nuovi/ e nuove forme/ di vita.” – “Nella primavera”

In un grande giardino - presentazione

Mercoledì 9 marzo 2016, alle 18:30, presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, situato nella zona centro ovest di Milano, avrà luogo la prima presentazione del nuovo libro di Paola Froncillo: “In un grande giardino”.

L’autrice lombarda conferma la casa editrice Rupe Mutevole Edizioni per la seconda parte della vita di Vera Lida, protagonista del già conosciuto libro “Prima dell’anima.

In un grande giardino”, titolo evocativo che anticipa le aggraziate visioni dipinte nel testo, è un connubio tra prosa e poesia attraverso il quale Vera Lida racconta le sue emozioni portate da uno straordinario bisogno di ricerca di felicità.

Una felicità percepita nei paesaggi che incontra quasi come se fossero uno spazio tra la natura e l’umano. Una felicità sostenuta da pensieri filosofici sulla bellezza dell’esistenza e sulla possibilità di vivere in una dimensione artistica.

Un ciliegio e una quercia rovere spiccavano per vecchiaia, larghezza di tronco e possanza di fronda, facendo ombra alla zona più assolata a sud del terreno; mentre un maculato platano centenario, insieme al tiglio, ritmavano il finale di un percorso a filare composto da giovani ippocastani a sequenza serrata e che si concludeva con un piccolo pergolato, dove era bellissimo, alla sera, andare a scrivere o dipingere guardando a sud ovest il sole tramontare.”

Il 9 marzo, la Consigliera Comunale Specializzata nel Settore Cultura Paola Bocci accompagnerà l’autrice Paola Froncillo nella presentazione e reading di parti del libro “In un grande giardino”.

Paola Froncillo

Paola Froncillo si è laureata nel 1999 in Progettazione Architettonica e Urbana, nello stesso anno vince un concorso per l’ampliamento del Parco Comunale di Parona, in provincia di Pavia. Ma, come rivela in un’intervista del 2014 sul suo libro “Prima dell’anima” (Rupe Mutevole Edizioni), il 1999 segna anche un’altra conquista dell’autrice: diventare mamma. Ed è il connubio tra architettura, natura e famiglia che rende Paola Froncillo una donna che ogni giorno vive intense emozioni che trovano sfogo con l’arte.

Sarà possibile incontrare Paola Froncillo mercoledì 9 marzo 2016 presso il Bistrò del Tempo Ritrovato a Milano in via Foppa di fronte al Parco Solari (recentemente rinominato Parco Don Giussani).

La presentazione del libroIn un grande giardino” inizierà alle ore 18:30, l’ingresso è libero.

 

Written by Alessia Mocci

 

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Intervista Paola Froncillo (2014)