“Diario di una sciamana” #10: la falce di Luna

“Non ce l’avevo con il mondo, ma lo vivevo come una trappola dalla quale era praticamente quasi impossibile uscire.”[1] ‒ incipit del capitolo “La falce di luna”

Diario di una sciamana la falce di luna Selene Calloni Williams
Diario di una sciamana La falce di Luna Selene Calloni Williams

Edito da Piemme nel 2025, Diario di una sciamana” ripercorre la vita della scrittrice e sciamana Selene Calloni Williams. Sin dalle prime pagine la lettura appare straniante, il volume, infatti, non si presenta come una classica autobiografia ma piuttosto come un vero e proprio cammino di rinascita che l’autrice ha donato alle sue lettrici ed ai suoi lettori.

Conosciuta nel mondo come una delle counselor più influenti, esperta di sciamanesimo, di buddhismo e di psicologia, Selene Calloni Williams con “Diario di una sciamana” disvela il suo passato senza tralasciare le ferite, gli errori, gli amori non corrisposti, le violenze, le illusioni, i piccoli passi della rinascita e della trasformazione che, seppur tracciata nel destino, è stata difficoltosa da iniziare, portare avanti e descrivere.

L’autrice, capitolo dopo capitolo, ci accompagna per mano in un viaggio emozionale all’interno di noi, racconta di sé ma racconta anche di noi, racconta dell’essere umano, racconta della corrispondenza tra noi e quella che, oggi, la maggior parte delle persone chiamano “natura” per distinguersi da essa.

Questa speciale rubrica percorre, passo dopo passo, la testimonianza di Selene Calloni Williams inserendo, in ogni puntata, degli approfondimenti tematici per esplicitare il percorso curativo prodotto dalla lettura del libro. Per un veloce riepilogo delle precedenti puntate si riportano i titoli dei capitoli: “Le mie iniziazioni”, “La voglia di fuggire”, “La fuga”, “Quando le cose accadono e non te ne accorgi”, “Finalmente in Sri Lanka”, “L’aborto”, “Mangoose e Jacqueline”, “Sunil Fernando” e “L’assalto”. In questa decima puntata si tratterà del capitolo intitolato “La falce di luna”.

***

Estratto da “Diario di una sciamana”, capitolo 10 “La falce di luna”

“Prima mi sdraiai nel letto accanto a papà – il corpo piegato in avanti, come se volessi farmi piccola per entrare nel suo cuore – poi mi assopii in una sorta di dormiveglia da cui mi ripresi con l’impressione di avere un gatto che faceva le fusa sulla mia spalla.

Invece, quei rumori erano gli ultimi respiri di mio padre, che ormai si potevano contare e avevano il suo odore, quello di sempre: odore di papà.

Ogni respiro sembrava un atto di resistenza, ma il suo corpo, lentamente, cedeva alla verità del suo destino.

Rimasi ancora qualche istante coricata al suo fianco, il tempo di pensare a sua madre e a suo padre, nonna Adelaide e nonno Samuele, che io non avevo mai conosciuto.

Immaginai i loro volti, ritratti nelle vecchie foto di famiglia, e mi domandai dove fossero e se lo stessero aspettando da qualche parte.

Strizzai forte gli occhi per vedere il luccichio delle foglie leggendarie e chiesi allo scudo di luce di avvolgere papà.

Allora ebbi la sensazione che morire fosse un po’ come riavvolgere il filo del tempo e ritornare all’origine di tutte le cose.

Il giorno seguente andai da papà da sola.

Arrivò il prete per dargli l’estrema unzione. Mi sembrò un uccello del malaugurio.

Selene ebbe l’impulso di cacciarlo via dalla stanza, ma Maria si trattenne.»”[2]

***

A.M.: Nei capitoli precedenti hai più volte menzionato il dolore provocato dalla perdita di tuo padre ma è proprio in questo decimo capitolo intitolato “La falce di luna” che racconti le contrapposte reazioni che hai vissuto in veste di Selene ed in veste di Maria. Quali sono le conseguenze psicologiche della morte di un genitore?

Selene Calloni Williams: Avete presente l’estratto inserito nella precedente puntata (“L’assalto”)? Terminava proprio con un sogno indimenticabile che feci la notte in cui sono stata assalita in Sri Lanka da quei due ladri occasionali. Nel sogno ero in casa in Italia e mio padre si aggirava per le stanze, mi spaventai molto vedendolo e gli chiesi: «Cosa ci fai qui? Tu sei morto!» Ma lui mi risposte in modo enigmatico per la Selene di allora ma non per la Selene che pian piano si andò costruendo: «No, tu sei morta!»

Sull’importanza del mondo onirico si parlerà più avanti nelle prossime puntate della rubrica “Diario di una sciamana”, ma vorrei anticipare qualche suggestione etimologica. Per le antiche culture ‒ sia quelle ormai estinte sia quelle che sopravvivono ancora oggi ‒ non esisteva una precisa differenza tra “sonno” e “sogno”. Possiamo facilmente prendere in considerazione la lingua latina con “somnium” usata per entrambe le parole sopramenzionate e la lingua greca con “ipnos” (ὕπνος e σ-ὕπνος). Oggi invece siamo soliti pensare al “sogno” come una parte del “sonno” e se, millenni or sono, interpretare i sogni era un vero e proprio mestiere accreditato, nel corso del Novecento è diventato un rivolgersi ad uno psicologo per ricevere una cura. E su questo, come ho anticipato, se ne parlerà più avanti, però ho ritenuto importante fissare l’attuale differenza che intercorre fra i due termini.

Nel sogno, il breve dialogo fra me e mio padre riguarda la morte: io sono consapevole della sua morte, la mia è una reazione di sorpresa mista a paura («Cosa ci fai qui? Tu sei morto!») mentre la risposta di mio padre indica esattamente la mia interiorità durante la veglia, infatti io non stavo vivendo e chi non vive appartiene alla morte. Ma questa frase non deve mettervi a disagio perché apparteniamo continuamente alla morte ed alla vita, è necessario affrontare questo dualismo inserendolo in un principio di equilibrio dinamico fra due forze opposte in continua trasformazione. Sono forze complementari e contrastanti, laddove c’è una non c’è l’altra, quando si approssima una, l’altra si allontana. Vita e morte, luce ed oscurità, Sole e Luna, maschile e femminile vanno intesi all’interno di un ciclo perenne di trasformazione in presenza reciproca.

In una costante perdita dell’appartenenza alla natura tendiamo a non trarre forza dall’armonia degli opposti ‒ Yin e Yang per l’Oriente ed, ad esempio, il concetto di “pólemos”[3] (πόλεμος) di Eraclito per l’Occidente ‒ ed è per l’appunto grazie al sogno che noi possiamo accedere nuovamente alla Grande Imago cioè l’espressione di incontro di luce ed ombra, di vita e morte. Per cui ogni evento naturale è nello stesso istante vivente e morente, poiché tutte le cose che nascono, in natura, nello stesso istante prendono anche a morire. Il vivente e il morente sono sempre presenti simultaneamente in ogni elemento della natura, come nel nostro corpo, il quale pure nello stesso istante in cui è stato concepito, ha iniziato a vivere ma, nello stesso tempo, ha iniziato a morire. Nel libro “Mantra Madre[4] ho dato diverse indicazioni su come ritrovare questo rapporto armonico con la tradizione del riassorbimento del reale, presento infatti pratiche spirituali del mattino e della sera e ricordi di viaggio e di leggende, ad esempio, quella dei due puma che mi narrò Michael Williams e che comincia così: “Finché l’amore era il sacro, e cioè era il darsi, tutto era gioia e la gioia era tutto”.

E se una ragazza di diciannove anni che provava l’angoscia della mancanza di affetto della madre ‒ intesa come figura femminile ‒ perde l’unico genitore su cui poteva contare ‒ la figura maschile ‒ non riesce più a considerare sacro l’amore e la gioia le è preclusa, infatti non ce l’avevo con il mondo, ma lo vivevo come una trappola dalla quale era praticamente impossibile uscire.

Ricordo perfettamente il giorno in cui mio padre morì, così come penso che ogni figlio e figlia abbia ben chiaro in mente l’ultimo giorno di vita dei genitori. Sono momenti di grande smarrimento, i genitori rappresentano le radici dell’albero e mancando queste noi, raffigurati come albero, perdiamo la connessione con la profondità della terra.

La mia esperienza fu davvero drammatica: avevo da poche settimane terminato l’esame di maturità al liceo, è un momento molto importante nella vita degli studenti perché si chiude un percorso per poi iniziarne un altro, si deve scegliere una facoltà universitaria e dunque un nuovo cammino. Certamente non ci si aspetta, invece, di assistere alla morte di un genitore senza alcun sintomo apparente che facesse prevedere in qualche modo gli eventi che fin troppo velocemente si susseguirono e che portarono alla mia completa caduta psichica, a quello stato di depressione di cui ho fatto cenno in altre puntate della rubrica.

Dopo l’esame di maturità e dopo una breve vacanza alle terme, mio padre si sentì male, fu ricoverato in ospedale ma morì dopo soli due giorni per un enfisema polmonare, forse il pregresso della malattia cronica era esistente ma io non ne avevo conoscenza. Ricordo molto bene quei due giorni: il primo giorno mi recai in ospedale con mia madre e con Gianni, ma loro non restarono molto, io restai e mi sdraiai nel letto accanto a lui, così come è riportato nell’estratto citato in apertura della puntata della rubrica. Il secondo giorno di ospedale, come ormai avrete capito, è stato l’ultimo giorno di vita di mio padre. Andai da sola. Mio padre seppur stremato mi chiese una fetta d’anguria. Essendo agosto non fu difficile per me trovarne una bella fetta. La mangiò e mi disse di essere felice, poi chiuse gli occhi. Non c’erano rumori esterni, nessun suono di macchine, di voci, e nel silenzio mi parve di percepire la volontà del suo cuore di fermarsi. Non era un addio, era un arrivederci, un passaggio. Una resa dolce e definitiva, come quando si lascia andare una piuma nel vento, senza paura, senza rimpianti.

Selene Calloni Williams citazioni Diario di una sciamana La falce di Luna
Selene Calloni Williams citazioni Diario di una sciamana La falce di Luna

Ma la disperazione di essere sola, senza la presenza di qualcuno che ti ama proprio quando devi iniziare ad affrontare il mondo ‒ la scelta della facoltà e quindi di un possibile futuro lavorativo ‒ ha scavato in me una falce di luna che non rappresentava solo il solco della depressione ma anche la ferita di chi non è stato amato.

Ed ora, alla luce del mio racconto sulla perdita di mio padre, ti invito a rivivere un momento del tuo passato in cui hai perso una persona cara, un genitore, un figlio, un amico, un conoscente.

Siediti rispettando la posizione del Loto (Padmasana) (andrà benissimo anche la posizione del Semi Loto, Ardha Padmasana), estendi i gomiti con le mani rivolte a palme in su oltre le ginocchia, e prova ad evocare nella memoria le immagini e le sensazioni che hai percepito in quegli istanti e chiediti con intenzione di sincerità: “Chi è la parte di me che ha vissuto quegli attimi? È ancora presente in me? Che cosa mi sta sussurrando?”

***

Anticipazione: l’undicesima puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: “Sogno o realtà”.

***

Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane

“«Hum» L’ansia è ereditaria. Contemplala nella figura di madre e padre e, se ne hai, di fratelli e sorelle. Se li hai conosciuti, puoi anche contemplare quella dei tuoi nonni. Lascia che le angosce dei tuoi antenati si uniscano alla tua. Poi trasforma tutta l’ansia della genia in una pura sensazione di sfida e di forza, ripetendo il mantra «Hum».” ‒ Meditazione n° 16[5]

 

 

Info

Acquista “Diario di una sciamana” su Amazon
Acquista “Mantra Madre” su Amazon
Acquista “Shinrin-Yoku” su Amazon
Acquista “Daimon ‒ Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti” su Amazon
Acquista “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane” su Amazon
Sito Selene Calloni Williams ‒ segui tutte le novità
Edizioni Mediterranee: libri di Selene Calloni Williams
Segui le meditazioni giornaliere di Selene Calloni Williams sui social
Segui la rubrica “Diario di una sciamana”

 

Note

[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 30

[2] Ibidem, pp. 30-31

[3]Pólemos di tutte le cose è padre, di tutte le cose è re: e gli uni rivela dèi, gli altri umani, gli uni rende schiavi, gli altri liberi.” (Eraclito, Dell’Origine, curato da Angelo Tonelli, Feltrinelli, 2017, p. 67)

[4] Selene Calloni Williams, Mantra Madre ‒ La tradizione e le pratiche segrete del matrimonio mistico e del risveglio, Edizioni Mediterranee, 2015, p. 34 e ss.

[5]  Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 15

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *