“Diario di una sciamana” #3: la fuga

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Una bella storia ha più potere di mille spiegazioni.”[1] ‒ “Diario di una sciamana”

Diario di una sciamana La fuga Selene Calloni Williams
Diario di una sciamana La fuga Selene Calloni Williams

Diario di una sciamana ‒ Il cammino segreto di una monaca guerriera è stato pubblicato dalla casa editrice Piemme nel mese di settembre 2025. Da allora il volume è stato molto apprezzato e tutt’oggi vanta un’ottima posizione nelle vendite delle librerie online, ad esempio, su Amazon è al secondo posto per i libri più venduti sull’argomento Misticismo, magia e rituali ed al diciottesimo posto su Biografie ed autobiografie.

L’autrice, Selene Calloni Williams, è una delle counselor più rispettate al mondo; esperta di sciamanesimo, psicologia e buddhismo con questa autobiografia di circa 350 pagine ha voluto raccontarsi al pubblico dei lettori svelando gli eventi drammatici e salvifici della propria vita.

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Estratto dal libro “Diario di una sciamana”, capitolo 3 “La fuga”

Via, via. Fuggire dal mondo vissuto fino a quel momento era l’unico desiderio che provavo. Non c’entravo niente con quello che mi circondava. Le case, le strade, l’odore di smog al mattino nella nebbia, l’intenso traffico cittadino… tutto strideva contro il mio corpo, producendo un irritante suono interiore, come quello del metallo che sfrega contro altro metallo.

Mi sentivo estranea a quei luoghi, nonostante ci fossi nata. Ma dove era il mio vero mondo? La mia vera casa? La mia vera famiglia?

Sentivo di dover trovare la mia vera sostanza, che non era metallica; il mio vero corpo, quello spirituale; la mia vera terra, la terra celeste.

In balia di queste emozioni, decisi così di raggiungere in autostop una mia amica del liceo, Serafina, a Roma, dove si era trasferita per studiare psicologia. Speravo in un po’ di conforto.

Non passò molto tempo in viaggio che mi prese a bordo Alvaro Felici, un uomo dalla pelle abbronzata e dagli occhi verde chiaro. Mi disse di essere un gioielliere di Firenze.

In macchina mi raccontò di avere da poco acquistato un grande terreno in Sri Lanka per costruirvi, insieme al suo amico e socio in affari, un villaggio turistico. Mi chiese se sapessi l’inglese e se mi piacesse viaggiare.

Figuriamoci, io non desideravo altro che andare lontano. Prima che giungessimo al casello di Firenze sud mi aveva già offerto una specie di lavoro non retribuito (solo vitto, alloggio e biglietto aereo).”[2]

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A.M.: Un incontro può, a prima vista, apparire casuale; successivamente, invece, si palesano sempre più incredibili coincidenze (o meglio sincretismi) che richiamano l’attenzione sul concetto di destino. In che modo possiamo, sin da subito, accorgerci dell’importanza di un incontro?

Selene Calloni Williams: Da inesperti del proprio interior non è possibile accorgersi subito dell’importanza di un incontro, questa è una capacità che si affina pian piano percorrendo la via della conoscenza del sé profondo. Infatti, la Selene diciannovenne aveva appena perso il padre, l’unico punto di riferimento. La Brianza mi è sempre stata stretta ma mai sino a quel momento, l’unico mio pensiero era la fuga. Non mi importava il luogo, volevo andare via, lontano; ormai mio padre ‒ quel filo a cui mi ero aggrappata ‒ non c’era più.

“Dov’era il mio vero mondo?” una delle domande ricorrenti e martellanti che avevo in testa, un giorno, mi fece compiere il primo passo verso il mio Destino: la fuga, per l’appunto.

Ed è stata la spinta ‒ casuale? non direi proprio! ‒ di quella mattina a farmi incontrare Alvaro Felici, di trentasei anni in più rispetto a me. Ero giovane e di gradevole aspetto alla disperata ricerca di mio padre. No, non è stata una coincidenza incontrare Alvaro proprio quel giorno in quel mio determinato bisogno di arrivare a Roma dalla mia amica Serafina. Fra tutte le automobili in strada fu proprio Alvaro a fermarsi ed a propormi di andare ancora più lontano rispetto alla Brianza.

Roma non bastava, dovevo andare in Sri Lanka, di cui all’epoca non conoscevo quasi nulla ma il suono di quelle due parole ‒ Sri Lanka ‒ fecero vibrare qualcosa in me, nella Selene ovviamente perché Maria ‒ il mio secondo nome dato da mia madre per potermi battezzare perché non si poteva usare un nome pagano ‒ non avrebbe mai fatto quella scelta così estrema ed avventurosa. Ero ambivalente: Maria è sempre stata la brava bambina e Selene una ribelle, una tempesta tumultuosa. Ma quella forte vibrazione alla proposta inaspettata e tanto desiderata di avventura mi fece ascoltare solo l’entusiasmo di Selene.

Potevo sapere dell’importanza dell’incontro con quell’uomo dalla pelle abbronzata e dagli occhi verde chiaro? No, non potevo ma ho saputo ascoltare il mio io interiore pur in modo inconsapevole.

Nei miei seminari e dirette online consiglio sempre a chi sta compiendo i primi passi di osservare con cura qualsiasi evento della giornata, uno sguardo fugace camminando per strada, un déjà vu di qualche secondo, la sensazione di insoddisfazione, il mancato sorriso per un accadimento buffo. In ogni istante il Destino ci chiama a sé, il Daimon è molto ingegnoso nel suo operare.

Per adempiere alla missione della nostra anima, e dunque raggiungere la felicità, ci attende un cammino verso la conoscenza di noi stessi che deve aver inizio con la scoperta del nostro daimon, poiché senza la guida interiore la ricerca di sé rischia di essere vana.

Per connetterci con la voce del daimon dobbiamo silenziare il brusio del mondo, liberandoci dall’ossessiva voce della mente che pensa, analizza, calcola, riflette, giudicando e sperando. Zittire la mente è il solo modo per ascoltare il daimon. Il contatto con la natura, la meditazione e tutte le discipline spirituali e artistiche che ci liberano dall’ansia e dalla paura ‒ di cui il discorso mentale si nutre ‒ possono aiutarci a raggiungere lo stato di non-mente, che è la condizione in cui il daimon si ode chiaro e forte.

Il daimon non comunica attraverso le parole né per mezzo della mente: i suoi veicoli sono l’emozione, il cuore, la passione e l’immaginazione. Perciò, per agire in conformità con i precetti del daimon ‒ che sono le leggi del cuore ‒, dobbiamo immaginare prima di pensare. Ciò non significa non pensare, non giudicare, non analizzare e non riflettere, ma vuole dire farlo anche solo un attimo dopo aver immaginato sulla scia della passione, sull’onda dell’emozione.[3]

Selene Calloni Williams citazione Diario di una sciamana
Selene Calloni Williams citazione Diario di una sciamana

Infatti, il terzo capitolo della mia autobiografia “Diario di una sciamana” intitolato La fuga si chiude con una immagine significativa: “Come se un dio stesse muovendo gli invisibili fili della mia vita”.

Alvaro è stato solo il primo degli incontri significativi che mi hanno dato l’opportunità di ascolto della mente poetica, cioè del pensiero ispirato dal daimon che proviene dalle profondità dell’essere. Ma degli incontri con i miei padri spirituali ‒ Michael Williams, il Venerabile Gatha Thera, James Hillman ‒ parlerò nelle prossime puntate della rubrica.

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Anticipazione: la quarta puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: Quando le cose accadono e non te ne accorgi.

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Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane

Samaya Gya Gya. Non avere paura del destino, non ne esiste uno migliore o peggiore, ma ciascuno deve compiere il proprio. Percepisci il suo ritmo. C’è un tempo per procedere e uno per ritirarti, uno per produrre e guadagnare e uno in cui le cose declinano. Se non cedi ai timori, ma rimani calmo, puoi riconoscere il fluire degli eventi ed evitare le perdite. Medita sul ritmo della vita con il mantra «Samaya Gya Gya».‒ Meditazione n°61[4]

 

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Note

[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 11

[2] Ibidem, p. 11-12

[3] Selene Calloni Williams, Daimon ‒ Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti, Piemme, 2022, p. 7

[4] Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 39

 

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