“Diario di una sciamana” #8: Sunil Fernando

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

“Mentre ritrovavo me stessa apprendevo di essermi repressa, limitata, uccisa.”[1] ‒ incipit del capitolo “Sunil Fernando”

Diario di una sciamana Sunil Fernando Selene Calloni Williams
Diario di una sciamana Sunil Fernando Selene Calloni Williams

Edito da Piemme nel settembre 2025, Diario di una sciamana” esplora gli eventi che hanno rivelato il destino all’autrice, Selene Calloni Williams.

Con brevi ed avvincenti capitoli incatenati da continue anticipazioni questa autobiografia presenta la letterale “fuga” dall’Italia ‒ causata principalmente da ferite emozionali del mancato affetto ed interesse da parte della madre e dalla improvvisa morte del padre – verso l’ignoto che, negli anni Ottanta, era rappresentato dal profondo Est del Mondo ‒ nel nostro caso dallo Sri Lanka.

“Diario di una sciamana” è un susseguirsi serrato di accadimenti, un costante insegnamento, un ininterrotto flusso di coscienza che amalgama presente, passato e futuro operando nei lettori come incentivo alla riflessione sulla propria vita.

“Mentre ritrovavo me stessa apprendevo di essermi repressa, limitata, uccisa.”

La rubrica omonima di questo atipico percorso spirituale giunge alla sua ottava puntata con il capitolo “Sunil Fernando”. Per un veloce riepilogo delle precedenti puntate si riportano i titoli dei capitoli: “Le mie iniziazioni”, “La voglia di fuggire”, “La fuga”, “Quando le cose accadono e non te ne accorgi”, “Finalmente in Sri Lanka”, “L’aborto” e “Mangoose e Jacqueline”.

***

Estratto da “Diario di una sciamana”, capitolo 8 “Sunil Fernando”

“È difficile trovare una persona che non significhi nulla per gli alberi. Sunil Fernando attraversava il meraviglioso giardino del resort senza suscitare alcuna reazione, neppure nei fiori più sensibili.

Il vecchio Simon aveva piantato specie vegetali meravigliose: guava, peperoncini ornamentali, alberi la cui intelligenza e gentilezza farebbero invidia a molti uomini. Poi la felce a nido, che si apre come le ali di un uccello e che in Sri Lanka si dice abbia poteri magici, capaci di proteggere dagli spiriti maligni e dal malocchio.

Begonie rigogliose, cascate di fiori gialli della cassia, e le heliconie, fiori così sensibili agli umani da ondeggiare dolcemente al loro passaggio. C’era la mimosa pudica, che cresceva selvaggia, le cui foglie si chiudevano se venivano toccate.

A metà strada tra i bungalow e l’oceano i fiori di loto ondeggiavano lievemente nell’acqua anche in assenza di vento. Un’intera orchestra era pronta a suonare una melodia di fremiti a ogni passaggio di uomo, animale o uccello.

Ma quando Sunil Fernando attraversava i vialetti del giardino non c’era alcuna reazione, come lui fosse sprovvisto di un’aura capace di essere avvertita dalle piante. […]”[2]

***

A.M.: Sin dalle prime pagine del volume “Diario di una sciamana” si percepisce come la tua infanzia sia stata letteralmente trascinata dal fascino delle foglie “leggendarie e luccicanti” che nei momenti di sconforto sono “intervenute” con la loro bellezza per rigenerarti. Come ci si avvicina agli alberi e come ci si può rigenerare con il verde?

Selene Calloni Williams: In “Diario di una sciamana”, sin dal secondo capitolo “La voglia di fuggire”, racconto delle foglie leggendarie. Passavo ore a fissare la moltitudine di foglie della magnolia stellata che si agitava e luccicava subito dietro la portafinestra della mia camera. Mi faceva pensare alla storia di Lucifero, come l’avevo sentita raccontare da una suora: l’angelo di luce che si è ribellato ed è «caduto» dal paradiso.

«Vi aiuterò a tornare in cielo!» sussurravo alle foglie «leggendarie», come mi piaceva definirle.

Poi mi sembrava di venire avvolta dal loro luccichio e in cuor mio chiamavo il fenomeno «scudo di luce».[3]

Sin da piccola ho avvertito un rapporto profondo con il “verde”, il grande mistero della rinascita e della trasformazione della natura era presente in me in modo molto profondo e successivamente, con la crescita, è diventato parte integrante del mio ragionare su qualsiasi argomento. Dunque, dal trascinamento dato dal fascino della bellezza è possibile passare alla consapevolezza del fascino, non è più solo attrazione ma partecipazione attiva di una energia eterna in continua variazione.

Quando, al resort, conobbi Sunil Fernando rimasi stupita dal suo sguardo, anzi dal suo non guardare la bellezza straordinaria presente in quel meraviglioso giardino. Tra noi si creò sin da subito distanza anche perché non gradiva alcune mie scelte nella gestione del resort.

Una sera[4] il mio maestro Michael Williams lo denominò “rakshasa” intendendo il rapporto di astio che si era creato tra noi. Sunil Fernando incarnava una sorta di spirito famelico, disturbatore e malefico che avrebbe in ogni modo ostacolato il mio percorso. Infatti accadde che proprio quando mi trovai in una situazione molto pericolosa nella quale a Selene risultò molto faticoso non lasciarsi influenzare dalle paure dell’alter ego rompiscatole, Maria, Sunil Fernando si presentò come il più detestabile rakshasa.

Quel giorno di estrema difficoltà ‒ e non a caso fu proprio quel giorno ‒ si presentò, con sua moglie, al resort e diede un calcio alla piccola cagnolina Jacqueline soltanto perché in quel momento stava intralciando il suo percorso. La furia che trasalì in me fu tale da sfidare il suo sguardo e, malgrado la sua posizione negli affari di Alvaro Felici lo cacciai dal resort. Di questo episodio racconterò in modo approfondito più avanti, nel capitolo diciannove intitolato “Il comandante”, perché merita una puntata a sé.

Ciò che vi ho voluto trasmettere con questa anticipazione è l’assoluta indifferenza di alcune persone per la bellezza verso la natura ed anche la predisposizione per la violenza verso chi è più debole: in questa mia specifica esperienza la violenza è stata subita da Jacqueline ma ognuno di voi può raccontare episodi simili di aggressività immotivata.

Per inciso ‒ e chi segue i miei corsi lo sa bene ‒ vorrei sottolineare che non esiste alcuna motivazione che possa giustificare la violenza ma nel caso descritto ‒ cioè dare un calcio ad una indifesa cagnolina ‒ non si può addurre alcuna spiegazione se non una partecipazione attiva con la prepotenza di sentirsi superiore e purtroppo questa “malattia” è comune a molti esseri umani.

Lo vediamo tutti i giorni: l’assenza di comunione verso gli altri esseri viventi ‒ vegetali ed animali ‒ trascina nell’oscurità e non si può incolpare soltanto la contemporaneità e la tecnica perché ogni epoca ha dovuto fare i conti con la tecnica che in lingua greca antica (τέχνη ‒ téchne) ha il significato di “arte”, “abilità”, “sapienza”. E se ci pensiamo è proprio grazie alla tecnica che oggi possiamo “incontrarci” in questo spazio virtuale così utile per la creazione di un ponte spirituale.

Ed allora come possiamo fare per cambiare il mondo? Ma forse questa domanda non è corretta e la si potrebbe modificare con: che cosa devo fare per scoprire ciò per cui vale la pena vivere?[5]

Sunil Fernando non si è mai posto una domanda del genere e forse non si è mai posto alcuna domanda!

Nello specifico dell’argomento di questa puntata della rubrica “Diario di una sciamana” ed al quesito posto “come ci si avvicina agli alberi e come ci si può rigenerare con il verde?” rispondo con un solo termine: Shinrin-Yoku, che si traduce in inglese con “Forest Bathing” ed in italiano con “Bagno di Natura”.

Termine coniato nel 1982 dal direttore della Japanese Forestry Agency M. Tomohide Akiyama, lo Shinrin-Yoku consiste in una pratica di immersione profonda nella natura che dona la possibilità di vivere, attraverso i sensi, un’esperienza unica nel suo genere grazie al potere risanante della foresta.

Anni fa, ho fondato la scuola di Forest Therapy Guide[6] sia per insegnare questa risanante tecnica meditativa sia per formare e conferire la qualifica di insegnante di Shinrin-Yoku così da dare la possibilità di espandere sempre più questa potente pratica terapeutica che, una volta appresa ed interiorizzata, può essere praticata ovunque (anche in casa).

L’immersione nei boschi ‒ l’avvicinarsi agli alberi ‒ potenzia il sistema immunitario ed è ormai considerata a livello mondiale una terapia preventiva a largo spettro. La mia formazione[7] ha più a che vedere con le foreste che con le aule delle università, infatti, sia dopo il liceo, sia dopo la laurea, ho avuto bisogno di trascorrere numerosi anni tra i boschi. A soli diciannove anni, come ormai ben sapete, mi sono trasferita in Sri Lanka, dove ho intensamente praticato lo yoga, lo sciamanesimo e la meditazione buddhista. Sono stata iniziata allo yoga sciamanico dal già citato Michael Williams e, per circa sei anni, ho frequentato un tempio della foresta sotto la guida del Venerabile Gata Thera accanto al Reverendo Gotatuwe Sumanaloka Thero, mio compagno di meditazione che è stato successivamente al mio fianco, per svariati anni, come insegnante di Mindfulness Immaginale[8] presso l’accademia Imaginal Academy.

Selene Calloni Williams citazioni Sunil Fernando
Selene Calloni Williams citazioni Sunil Fernando

Nell’eremitaggio della foresta dormivo in una grotta. Ci svegliavamo alle quattro del mattino, la foresta era ancora buia. Sedevamo dinnanzi all’albero della Bodhi (il ficus benjamin, l’albero sotto cui si è illuminato il Buddha) e praticavamo la meditazione seduta, poi ricevevamo gli insegnamenti del maestro, quindi con una ramazza di saggina pulivamo il percorso del cankamana, la meditazione camminata.

Vien da sé che non tutti possono, per vari motivi, vivere una esperienza simile alla mia ma tutti possono invece avvicinarsi alla foresta, al benessere che il verde dona alla nostra anima. Forse anche Sunil Fernando avrebbe potuto “usufruire” di questa energia con un po’ più di attenzione verso il sé interiore… ma non continuerò a parlare del mio rakshasa bensì, per salutarvi, vorrei proporvi una semplice riflessione: ripensa all’ultima volta in cui ti sei addentrata in un bosco, hai percepito il cambio di energia?

Risponditi con sincerità e cerca, in questo ricordo di esperienza, di “entrare il bosco”[9] così da poter usufruire della sua potenza rigenerante accorgendoti di essere avvolta da un alito caldo e umido di pace e profondità.

***

Anticipazione: la nona puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: “L’assalto”.

***

Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane

Visodhaya Visodhaya. Chiediti: «Se fossi una stella, un albero o una montagna, che stella, albero o montagna sarei?» Afferma: «Ecco ciò che io sono in un altro mondo». E poi: «Uniamo i due mondi!» Quindi inspirando profondamente senti l’universo entrare in te e a ogni espirazione ti doni all’universo. Sottolinea lo scambio con la recitazione mentale del mantra.” ‒ Meditazione n° 256[10]

***

Info

Acquista “Diario di una sciamana” su Amazon
Acquista “Shinrin-Yoku” su Amazon
Acquista “Mindfulness Immaginale” su Amazon
Acquista “Ikigai” su Amazon
Acquista “Daimon ‒ Scopri il tuo spirito guida e guarisci con i miti” su Amazon
Acquista “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane” su Amazon
Sito Selene Calloni Williams ‒ segui tutte le novità
Segui le meditazioni giornaliere di Selene Calloni Williams sui social
Segui la rubrica “Diario di una sciamana”
Edizioni Mediterranee: libri di Selene Calloni Williams

 

Note

[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 26

[2] Ibidem, 26

[3] Vi parlerò ancora dello “scudo di luce”, ogni cosa a suo tempo.

[4] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 62

[5] Si consiglia di leggere il libro Ikigai ‒ Ciò per cui vale la pena vivere (2019, Hermes Edizioni, gruppo editoriale Edizioni Mediterranee) di Selene Calloni Williams e Noburu Okuda Dō.

[6] Per conoscere i seminari di Forest Therapy si consiglia di visitare il sito cliccando QUI o di scrivere in segreteria per delucidazioni all’indirizzo e-mail:  scw@selenecalloniwilliams.com.

[7] Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku ‒ l’immersione nei boschi, Edizioni Studio Tesi (gruppo editoriale Edizioni Mediterranee), 2018, p. 21

[8] Si consiglia di leggere il libro Mindfulness Immaginale ‒ pratiche di meditazione e visione immaginale (2016, Edizioni Mediterranee) di Selene Calloni Williams e Silvia C. Turrin.

[9] Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku ‒ l’immersione nei boschi, Edizioni Studio Tesi (gruppo editoriale Edizioni Mediterranee), 2018, p. 29

[10]  Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 143

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *