“Diario di una sciamana” #2: la voglia di fuggire

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Non solo gli uomini sognano, lo fanno anche gli alberi, ed è nei sogni che uomini e alberi si incontrano veramente[1] ‒ “Diario di una sciamana”

Diario di una sciamana La voglia di fuggire Selene Calloni Williams
Diario di una sciamana La voglia di fuggire Selene Calloni Williams

Attraverso dolore, memoria e rinascita Selene Calloni Williams ci guida nell’intricato cammino dell’ascolto della voce del Daimon rivelandosi al pubblico con un’autobiografia atipica intitolata “Diario di una sciamana” (Piemme, 2025) che percorre la formazione animica di una delle counselor più accreditate del mondo.

350 pagine di vere e proprie confessioni in cui l’esperta di sciamanesimo, psicologia e buddhismo racconta al pubblico, attraverso brevi ed intesi capitoli, il suo cammino segreto.

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Estratto dal libro “Diario di una sciamana”, capitolo 2 “La voglia di fuggire”

Io mi sentivo sempre fuori posto. Nessuno dei valori della laboriosa Monza mi calzava: il lavoro sicuro, una bella casa, la messa domenicale… In un certo senso sapevo che un giorno quei principi sarebbero finiti nel cestino della carta straccia.

Solo mio padre, che non c’era quasi mai, aveva saputo dimostrarmi qualcosa di simile all’affetto e tutto quel poco che possedevo di materiale, lo dovevo a lui.

Avevo grandi sogni, grandi visioni per il mio futuro, e volevo scappare dalle quattro mura del liceo per affrontare la vita.

Passavo ore a fissare la moltitudine di foglie della magnolia stellata che si agitava e luccicava subito dietro la portafinestra della mia camera. Mi faceva pensare alla storia di Lucifero, come l’avevo sentita raccontare da una suora: l’angelo di luce che si è ribellato ed è «caduto» dal paradiso.

«Vi aiuterò a tornare in cielo!» sussurravo alle foglie «leggendarie», come mi piaceva definirle.

 Poi mi sembrava di venire avvolta dal loro luccichio e in cuor mio chiamavo il fenomeno «scudo di luce».

Sognavo di sposare un principe, sognavo di diventare importante, ma dimenticavo di precisare a me stessa come e in quale campo.”[2]

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A.M.: Perché capita di sentirsi fuori posto nella propria vita, pur avendo un lavoro sicuro ed una bella casa? Il dolore che si prova in queste situazioni può essere salvifico?

Selene Calloni Williams: Sì, esattamente, può essere salvifico. Il dolore è una forza che arma la spada, un respiro che soffia sul fuoco dell’aspirazione, intensificandolo. Rendersi conto del dolore, indagare la sua origine in modo preciso e giornaliero è uno dei primi passi da compiere per iniziare la via che porta alla consapevolezza e, dunque, alla conoscenza delle proprie potenzialità.

Ma non solo, infatti, percorrere il sentiero di dolore e di ricerca di luce (conoscenza) nell’oscurità (ignoranza) ci insegna il linguaggio misterico e simbolico del Daimon che continuamente ci sprona verso la padronanza del nostro Destino.

Percepire quel “sentirsi fuori dalla propria vita” è costante, lo si sente sin da piccoli ma spesso capita che la famiglia di appartenenza e l’ambiente in cui si vive rendano molto complesso l’ascolto del proprio malessere ‒ quel comprendere la causa ‒ perché è la stessa società che esige l’omologazione di ogni suo componente. Tutti devono essere identici nei comportamenti e nelle fantasie, tutti devono comportarsi nel medesimo modo e dunque avere un lavoro sicuro ed una bella casa. La società non si aspetta dai propri “figli” la ricerca di felicità e di benessere spirituale perché non è nel suo interesse farlo. È invece interesse di ognuno di noi ‒ di ogni componente della società ‒ trovare la strada per la propria soddisfazione personale.

Così anche io guardando la moltitudine delle foglie di magnolia “sognavo di diventare importante” ma non ero ancora capace di chiedermi in quale modo, come se non fosse importante la domanda. Ed è per questo ristagno che molte persone dotate restano chiuse in semplici aspirazioni, non riescono ad iniziare un vero e proprio percorso di accesso a ciò che dovrebbero impersonare nella vita perché restano intrappolate nel sentimento di dolore.

Negli anni ho insegnato a molte persone, con i miei seminari e dirette online, ad andare incontro al dolore, a non lamentarsi degli eventi che accadono perché il lamento in sé non porta alcun vantaggio. È un atteggiamento sterile e cieco. Quando ci accade qualcosa di inaspettato tendiamo ad aver una reazione di chiusura e di negazione; nella frenesia delle ore della giornata tra lavoro, famiglia, figli e social non dedichiamo il tempo necessario alla trasmutazione energetica di ciò che ci accade attorno, non trasformiamo il negativo in positivo. Ad esempio inciampare in una pozzanghera certamente ci può sporcare le scarpe ed i pantaloni ma le reazioni per l’accaduto possono essere dissimili: ci si può infuriare lasciandosi preda della rabbia ma ci si può anche divertire guardando l’immagine del proprio viso nella pozzanghera cercando di intravedere le nuvole specchiarsi nell’acqua collegando la terra ‒ il basso in cui sta il nostro corpo fisico ‒ al cielo ‒ l’alto a cui tende la nostra anima.

Il pensiero può scorrere a quando eravamo bambini lasciando libera la potenza della connessione quando non si inciampava per sbaglio in una pozzanghera ma ci si divertiva a saltarci dentro. Che cosa è cambiato in questi anni? Perché ci siamo distanziati così tanto dal nostro io originario?

Riuscire a rendere libera la mente e dunque ad avvalersi della capacità di connettere eventi del presente con eventi del passato è un esercizio che si può compiere anche in casa, ma certamente aver accanto l’energia degli alberi aiuta nel processo. Ne ho trattato in diverse pubblicazioni, ad esempio ne “Shinrin-Yoku ‒ l’immersione nei boschi”.

C’è sempre un momento quando ti addentri in un bosco in cui senti un cambio dell’energia, come se la vibrazione frenetica del mondo non potesse più avanzare, d’improvviso ti accorgi di essere avvolto da un alito caldo e umido di pace e profondità. In quel momento ‘entri il bosco’: entri nel bosco e il bosco entra in te. È proprio in quell’istante preciso che dovresti dare il via con consapevolezza e attenzione al rituale dello Shinrin-Yoku con un piccolo e semplice gesto, quasi impercettibile: abbassa la testa in segno di inchino. Il bosco è psiche.[3]

Selene Calloni Williams citazioni Diario di una sciamana
Selene Calloni Williams citazioni Diario di una sciamana

Collegando il breve estratto dal secondo capitolo de “Diario di una sciamana” intitolato La voglia di fuggire si può comprendere meglio come questa percezione di “entrare il bosco” fosse simile a ciò che sentivo da piccola, quel voler riportare le foglie leggendarie in cielo, l’innalzare ciò che era caduto a terra come per il “portatore di luce” Lucifero (composto dal latino di lux lucis ‘luce’ e ferre ‘portare’) raccontato dalla suora.

Nello stesso capitolo mi addentro nel raccontare del mio secondo nome Maria, del rapporto con mia madre e con i miei fratelli, ma di questo argomento tratterò in una delle prossime puntate della rubrica.

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Anticipazione: la terza puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: La fuga.

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Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane

Dakini Siddhi. Quando superi la paura di soffrire, esplori la vita nella sua pienezza. A tal fine devi includere in te il dolore come caratteristica della natura, forza che arma la tua spada, respiro che soffia sul fuoco della tua aspirazione, intensificandolo. Il mantra che permette ciò è «Dakini Siddhi», che evoca i poteri (siddhi) delle Dakini, rappresentanti dei poteri della Grande Madre nel buddhismo tibetano.‒ Meditazione n° 54[4]

 

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Note

[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 8

[2] Ibidem, p. 9-10

[3] Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Dō, Shinrin-Yoku ‒ l’immersione nei boschi, Edizioni Studio Tesi (Gruppo Edizioni Mediterranee), p. 29

[4] Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 35

 

8 pensieri su ““Diario di una sciamana” #2: la voglia di fuggire

  1. Incantevole leggerTi . Scivola via come Acqua, penetra come Musica il tuo Diario. Grande Testimonianza di Vita Vera. Ti Abbraccio! Bellissimo

    1. Daniela, concordiamo splendidamente con la doppia immagine che hai fornito: l’acqua che scivola e la musica che penetra.
      Ti ringraziamo per la tua lettura! Alla prossima puntata!

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