“Il tram di velluto” di Francesco Auteri: l’introduzione del romanzo sulla Seconda guerra mondiale

CONDIVIDI... CUM GRANO SALIS

“Nell’estate del 1942, quando non aveva più senso sperare nella guerra lampo, anche noi sfollammo definitivamente, questa volta con il mobilio al seguito. Il caso ci portò in Toscana, a sud della piana di Lucca. La grande casa da diversi anni non stabilmente occupata, seppur dimessa, conservava ancora un aspetto signorile. Aveva scarso mobilio, sparute suppellettili e qualche quadro di poco conto.” ‒ “Il tram di velluto”

Il tram di velluto Francesco Auteri Introduzione
Il tram di velluto Francesco Auteri Introduzione

“Il tram di velluto” è un romanzo autobiografico di Francesco Auteri edito nel novembre 2025 da Tomarchio Editore. Il romanzo vede al suo interno l’Introduzione curata da Alessia Mocci, la Prefazione curata da Giulia Sattibaldi, la Postfazione curata da Maria Porcellotti, la Nota dell’Editore curata da Rosario Tomarchio, Ringraziamenti, Bibliografia e due inserti di fotografie d’epoca che vanno ad impreziosire una narrazione vivace, precisa e di piacevole lettura.

Ventinove capitoli che raccontano una storia ambientata durante la Seconda guerra mondiale, ventinove capitoli che raccontano le vicissitudini della famiglia dell’autore che dalla Sicilia si trasferì in Liguria.

“Il tutto comincia nella terra dei nonni – o, meglio, per me, dei bisnonni – la Sicilia, e, pagina dopo pagina, si fa strada fino a Genova. Come si scoprirà, la terra protagonista della storia non è però questa bellissima città, ma una piccola collinetta a Massa Macinaia, frazione del Comune di Capannori a sud di Lucca, dove il nonno trascorre parte dell’infanzia. Qui i giorni sono speciali, quasi sospesi, come sospesi sono i ricordi dei bambini, che sembrano sempre vaghi ma in realtà sono così concreti che basta un suono o un profumo per ridestare immagini ed emozioni.” ‒ dalla prefazione di Giulia Sattibaldi

“La Sicilia è madre di questa storia: la terra dell’isola, i suoi abitanti, il dialetto che si mischia all’italiano, le tradizioni antiche che si affacciano sull’eterno mutare del mare, finestra sul continente. I ritornelli ricorrono e tornano a far parte, a distanza di anni, di qualche ricordo nella mia infanzia: “C’era una volta un Re/ seduto sul sofà…”, perdono il loro senso originario e si trasformano, ancora.” ‒ dalla postfazione di Maria Porcellotti

Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore pubblichiamo in anteprima l’Introduzione del volume “Il tram di velluto”.

***

INTRODUZIONE “Il tram di velluto”

 “A megghiu parola e chidda ca nun si dice!”[1]

Francesco Auteri ha usato tante parole per raccontare la storia della sua famiglia ma la miglior parola ‒ quella che non si dice ‒ l’ha tenuta per sé, trattenuta nell’inchiostro della penna o nelle dita sopra la tastiera del computer, così come l’antico detto insegna.

“Il tram di velluto” fa la sua corsa sulle pagine, le fermate sono innumerevoli talvolta fugaci, entra un passeggero con la sua vicenda privata e resta per il tempo di una sigaretta o di un fiammifero, talaltra si accomoda perché la sua destinazione è lontana e, guardando dal finestrino, immagina svariate stazioni agendo nel mondo portando bene e male, a seconda del punto di osservazione.

Il motore de “Il tram di velluto” è la condizione di emigrazione che si presenta come pregna di tragedie, di naufragi storici come quello del Piroscafo Sirio, della motonave Principessa Mafalda o l’Andrea Doria, di eventi come quello di Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti negli Stati Uniti e delle terribili foibe. Tutte vicende di cui ancora oggi non si ha concreta visione malgrado in tanti si siano adoperati nella ricerca della verità, così come anche il Nostro si accinge a fare.

“Il tram di velluto” percorre gli anni che portarono dalla guerra europea alla guerra civile, dal passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, alle vendette tra italiani, alla violenza verso le donne che, per necessità o per chissà quale altro motivo, furono accondiscendenti verso fascisti e nazisti.

“Ma che pretese ho io di ergermi a giudice? Cosa ho mai fatto per tutti gli eventi capitati in questi sessant’anni? Non ho forse agito anch’io così quando eventi che hanno sconvolto il vivere civile nel mondo o che ci hanno riguardato più da vicino. Cosa io ho mai fatto e cosa hanno fatto tanti come me? Avrei dovuto, e tanti come me, di fronte a palesi ingiustizie o guerre o distruzioni o persecuzioni gridare la mia disapprovazione? Ho disapprovato, ho criticato, mi sono indignato ma sono stato a guardare convincendomi che nulla comunque avrei potuto fare. Anch’io al posto di mio padre avrei fatto così e sarei comunque apparso un eroe agli occhi dei miei figli.”[2]

“Il tram di velluto” si ferma in Toscana ad aspettare la fine dell’ostilità della Seconda guerra mondiale. La Sicilia ‒ l’isola atavica ‒ e la Liguria ‒ la madrina accogliente ‒ sono rappresentate come due dimensioni temporali intervallanti. La Sicilia, quel passato che non è più, è simile alla Liguria, quel presente che non è più. Del futuro non c’è alcuna traccia.

Ogni personaggio del romanzo, dunque, vive nella percezione del solo istante in un incessante ribaltamento tra “vittima” e “carnefice”: le bombe, la paura della fame che incombe, la bonifica del territorio, la ricostruzione con il piano Marshall, le canzoni degli anni ’30, la collina nella quale il verde non si è macchiato di rosso e ha potuto onorare il suo ciclo, il collaborazionismo, le barrette di cioccolato, i manifesti elettorali della DC e del PCI, l’esilio ed il ritorno di Togliatti, i primi elettrodomestici, la Vespa e l’Ape, il ciclista che salvò centinaia di ebrei, le centraliniste del lascia o raddoppia, la visita del Re Vittorio Emanuele III, il battesimo delle bambole, l’acquisto della batteria con delle cambiali…

“Tutti erano fascisti per convinzione, per convenienza o per quieto vivere. L’Italia era impegnata a risolvere i suoi problemi interni sociali, di occupazione, di bonifica del territorio, di ricostruzione. Nel contempo attiva e talvolta spregiudicata per estendere i possedimenti d’oltremare e consolidare quelli già posseduti alla stregua delle grandi potenze europee. Questo comportava l’uso della forza e quale forza, ma il popolo non se ne curava e sembrava perlopiù consenziente.”[3]

Francesco Auteri citazioni Il tram di velluto
Francesco Auteri citazioni Il tram di velluto

Francesco Auteri mostra uno sguardo pacato, non si percepisce alcun astio o rammarico verso eventi storici lontani; tutto ciò che si narra è osservato con gli occhi di ieri e con gli occhi di oggi in una serenità d’animo encomiabile. Infatti, nell’ultimo capitolo del romanzo intitolato “Ancora un sogno”, l’autore di origini siciliane dialoga con il lettore proponendo un mondo possibile nel quale il confronto di opinioni antitetiche non è sinonimo di ostilità bensì è visto come un terreno fertile nel quale trasmutare in semenza ogni suggerimento per un fruttuoso futuro sulla Terra.

Operare verso un clima più disteso di raffronto con le parti “avversarie” ‒ e non “nemiche” ‒ è la via da perseguire così come sosteneva, millenni fa, il filosofo ateniese Aristotele usando il vocabolo greco φρόνησις (phrónesis) che potremmo tradurre con “saggezza pratica”, nel quale si sottolineava la necessità di comprendere l’umanità ‒ dunque ogni singolo aspetto della società ‒ con l’attenta osservazione. L’ascolto diventa un riconoscere la complessità della realtà nella quale viviamo ed attuarlo implica un’umiltà tipica di tutti i pensatori che hanno posto la meta della virtù come scelta primaria della propria esistenza.

Ed è con questo stimolo che Francesco Auteri, in chiusura, scrive: “[…] silenziosamente fare. Fregandosene dell’audience e del consenso […]”[4] consigliando di occuparci dei problemi del quotidiano senza far troppo rumore ma con costanza e serietà.

***

Written by Alessia Mocci

 

Info

Acquista “Il tram di velluto” su Amazon in cartaceo ed e-book

Acquista una copia del libro scrivendo alla casa editrice: tomarchioeditore@gmail.com

Pubblica con Tomarchio Editore

“Il tram di velluto” nel sito della casa editrice

 

Note

[1] Francesco Auteri, Il tram di velluto, Tomarchio Editore, 2025, p. 157
[2] Ibidem, p. 94
[3] Ibidem, p. 41
[4] Ibidem, p. 156

 

3 pensieri su ““Il tram di velluto” di Francesco Auteri: l’introduzione del romanzo sulla Seconda guerra mondiale”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *