“Street-Legal” album di Bob Dylan: il difficile passaggio a una nuova fase
Quando, il 20 agosto 1979, uscì ufficialmente Slow Train Coming, il primo album di “rock cristiano” di Bob Dylan, per molti fu una sorpresa sconcertante.

Musica bellissima, un sound nuovo e prezioso (grazie alla collaborazione musicale di Mark Knopfler e Pick Withers dei Dire Straits, e alla produzione di Jerry Wexler), ma testi di un integralismo religioso talvolta sconfinante nell’intolleranza (del resto Dylan ha sempre viaggiato un po’ per estremi nei suoi continui cambiamenti…).
Il cantautore americano veniva da anni difficili. Dopo la fiammata della Rolling Thunder Revue e i grandi successi degli album Blood on the Tracks e Desire, aveva faticato a trovare un’ispirazione e aveva tentato maldestramente di mettersi al passo coi tempi, in anni in cui nell’ambito della musica pop, rock e più marcatamente commerciale stavano accadendo grandi mutamenti (molti dei quali si sarebbero dimostrati effimeri).
A metà del 1977, finita la seconda Rolling Thunder Revue, oltremodo massacrante e poco soddisfacente – soprattutto comparata al trionfale esito del primo tour che portava lo stesso nome – Dylan si trovò a dover affrontare il divorzio dalla moglie Sara, dopo tredici anni di matrimonio, con una lunga battaglia legale per la custodia dei figli. Inoltre il confuso e irrisolto film Renaldo & Clara, che Dylan aveva girato durante la prima Revue, producendolo praticamente di tasca propria, si era dimostrato un disastro commerciale ed era stato massacrato dalla critica.
Dylan aveva voglia e necessità di cambiare pelle per l’ennesima volta. L’album Street-Legal è la fotografia di questo periodo di transizione. A partire proprio dalle fotografie della copertina: in quella del fronte Dylan è vestito in jeans, camicia e gilet, da solo, ripreso mentre guarda alla sua sinistra sporgendosi da un vicolo alla base di una scalinata, sul retro invece abbiamo Dylan in concerto nel suo nuovo abbigliamento di scena un po’ stile Las Vegas.
Era l’outfit col quale si era esibito nel suo nuovo tour, iniziato in Giappone nella primavera del 1978 (e documentato dal disco live At Budokan), accompagnato da una numerosa band che includeva sassofoni, flauti, coriste ecc. (“il Dylan barocco”, lo ha definito Leonardo Tondelli).[1] Street-Legal era stato registrato, letteralmente in fretta e furia, prima della ripresa del tour verso l’Europa, ed era uscito il 15 giugno. La poca cura tecnica è evidente nel vinile originale, in cui in più punti la voce stessa di Dylan è coperta dagli strumenti e in generale il missaggio non è brillantissimo (nel 1999 il disco è stato ripubblicato in una versione remixata e rimasterizzata che corregge molte pecche dell’originale).
Secondo Farida McFree le canzoni di Street-Legal sarebbero state in realtà per gran parte composte già nel periodo dei contenziosi legali di Dylan con la moglie. La McFree era l’insegnante di art therapy dei figli della coppia, in teoria come supporto al difficile periodo che i bambini stavano attraversando. Manco a dirlo, Dylan intrecciò con lei una relazione sentimentale, dimostrando un classico, pessimo tempismo…
Il titolo del disco riprendeva un’espressione slang che significava “un tipo a posto”, o poteva anche riferirsi alla “maggiore età” (nel senso di “poter andare in strada da soli”, perché in gran parte degli Stati Uniti a 16 anni si può prendere la patente). Titolo non casuale, visti i contenuti del disco, e forse anche autoironico. L’autoironia dylaniana è stata spesso sottovalutata, e qui forse spiegherebbe alcuni testi che all’epoca sollevarono polemiche, soprattutto legate a un presunto maschilismo da parte del Nostro.
Le canzoni incriminate erano soprattutto Is Your Love In Vain? e New Pony.
Nella prima Dylan sembra, come dice sempre Tondelli, fare una sorta di provino a una futura fidanzata:
“Do you love me, or are you just extending goodwill? Do you need me half as bad as you say, or are you just feeling guilt?/ I’ve been burned before and I know the score/ So you won’t hear me complain/ Will I be able to count on you/ Or is your love in vain?// Are you so fast that you cannot see that I must have solitude?/ When I am in the darkness, why do you intrude?/ Do you know my world, do you know my kind/ Or must I explain?/ Will you let me be myself/ Or is your love in vain?// (…)// All right, I’ll take a chance, I will fall in love with you/ If I’m a fool you can have the night, you can have the morning too/ Can you cook and sew, make flowers grow/ Do you understand my pain?/ Are you willing to risk it all/ Or is your love in vain?”[2]
A me, sinceramente, l’ironia e l’autoironia sembrano evidenti. Più complesso il caso di New Pony, un brano funky che Alan Rinzler interpreta come un pezzo «un po’ brutale, anche osceno e un po’ cinico, avendo avuto una puledra (perché il senso è esattamente questo, il pony è una puledra, ed è evidente l’analogia con la donna), appena questa non c’è più, ne monta subito un’altra».[3]
“I had a pony, her name was Lucifer/ She broke her leg and she needed shooting/ I swear it hurt me more than it could ever have hurted her// (…)// I got a new pony, she knows how to fox-trot, lope and pace/ She got great big hind legs/ And long black shaggy hair above her face// They say you’re usin’ voodoo, I seen your feet walk by themselves/ Oh, baby, that god you been prayin’ to/ Is gonna give ya back what you’re wishin’ on someone else// Come over here pony, I wanna climb up one time on you/ Well, you’re so bad and nasty/ But I love you, yes I do.”[4]
Ma qui torniamo al futuro Slow Train Coming: siamo sicuri che si parli solo di un turnover di donne, e non di un cambiamento radicale di visione della vita in chiave religiosa? (Nella canzone che apre Slow Train Coming, Gotta Serve Somebody, il ritornello recita:
“But you’re gonna have to serve somebody, yes indeed/ You’re gonna have to serve somebody/ Well, it may be the devil or it may be the Lord/ But you’re gonna have to serve somebody)[5]
Sicuramente il riferimento alle vicende sentimentali che Dylan stava attraversando è ben presente (non solo il divorzio, ma anche le strane liaisons con le varie coriste che lo accompagnavano nei tour, fino a Carolyn Dennis, che Dylan poi in gran segreto sposerà), ma è come se le diverse figure femminili prendessero su di sé anche una connotazione legata alla vita un po’ allo sbando e alla nuova stabilità esistenziale che il cantautore stava cercando (durante tutta la canzone il coro femminile continua a ripetere “How much longer?”: “Per quanto tempo ancora?”, un riff che non avrebbe sfigurato in Slow Train Coming o Saved).
Street-Legal peraltro si apre con Changing of the Guards, una tipica cavalcata “apocalittica” dylaniana:
“Gentlemen, he said/ I don’t need your organization, I’ve shined your shoes/ I’ve moved your mountains and marked your cards/ But Eden is burning, either brace yourself for elimination/ Or else your hearts must have the courage for the changing of the guards// Peace will come/ With tranquillity and splendor on the wheels of fire/ But will bring us no reward when her false idols fall/ And cruel death surrenders with its pale ghost retreating/ Between the King and the Queen of Swords.”[6]
Ma forse l’indizio più consistente del sottile, nuovo background religioso che stava prendendo forma nella vita di Dylan è in Señor (Tales of Yankee Power), la canzone all’epoca più apprezzata dai critici musicali:
“Señor, señor, can you tell me where we’re headin’?/ Lincoln County Road or Armageddon?/ Seems like I been down this way before/ Is there any truth in that, señor?// Señor, señor, do you know where she is hidin’?/ How long are we gonna be ridin’?/ How long must I keep my eyes glued to the door?/ Will there be any comfort there, señor?// There’s a wicked wind still blowin’ on that upper deck/ There’s an iron cross still hangin’ down from around her neck/ There’s a marchin’ band still playin’ in that vacant lot/ Where she held me in her arms one time and said, “Forget me not”// (…)// Señor, señor, you know their hearts is as hard as leather/ Well, give me a minute, let me get it together/ I just gotta pick myself up off the floor/ I’m ready when you are, señor// Señor, señor, let’s overturn these tables/ Disconnect these cables/ This place don’t make sense to me no more/ Can you tell me what we’re waiting for, señor?”[7]
Anche qui sembra esserci un travestimento. Il titolo è fuorviante: nella canzone non si parla praticamente per nulla di tales of Yankee power, se non per qualche vago riferimento western (inclusa la menzione della Lincoln County, contea del New Mexico in cui si svolse l’epopea di Billy the Kid).[8] Pare quasi che Dylan non volesse ammettere a se stesso verso quale direzione la sua crisi personale lo stesse portando. Illuminante il riferimento alla “croce di ferro”: secondo quanto avrebbe raccontato, tempo dopo, a proposito della propria conversione, Dylan durante un concerto si chinò a raccogliere un oggetto tirato sul palco da un fan – cosa che non faceva mai – ed esso si rivelò essere un piccolo crocifisso; commentando la cosa, la sua corista-girlfriend del momento gli chiese: “Ma tu hai mai provato a pregare?”.
Anche in No Time to Think c’è una strofa rivelatrice:
“The bridge that you travel on goes to the Babylon girl/ With the rose in her hair/ Starlight in the East and you’re finally released/ You’re stranded but with nothing to share.”[9]
No Time to Think è una strana canzone, forse un’occasione sprecata. La musica, un po’ da filastrocca, potrebbe anche abbinarsi bene con un testo dagli interessanti spunti che descrive la difficoltà di conciliare la vita, i ritmi e l’immagine pubblica con la sfera privata e la riflessione intima. Purtroppo il tutto è infelicitato da un insopportabile riff da carola natalizia del sassofono che costella ogni strofa (il brano dura più di otto minuti). In ogni caso, Dylan non l’ha mai eseguita dal vivo (come anche New Pony).
Ma parliamo appunto della musica. La prima cosa che colpisce nel disco è la presenza di un coro femminile in stile soul/gospel (per la prima volta dall’epoca di Self Portrait), oltre che di una band – sostanzialmente quella che accompagnava il Nostro nei tour – che vedeva, tra le varie cose, la presenza (talvolta appunto un po’ ingombrante) di Steve Douglas al sassofono, del chitarrista all’epoca molto à la page Billy Cross, e anche di una tromba (Steve Madaio) in Is Your Love In Vain?
In generale lo stile è in bilico tra il rhythm & blues e certo pop della fine degli anni Settanta. In molti hanno notato una certa affinità del sound con gli arrangiamenti che caratterizzavano l’ultima fase dell’attività di Elvis Presley (il quale era morto proprio nei mesi dell’elaborazione del disco, provocando un’ulteriore crisi in Dylan, che di Elvis era stato un grande fan fin dall’adolescenza).
Completano la setlist del disco alcune canzoni “romantiche” (True Love Tends to Forget; Baby, Stop Crying, che fu lanciata anche come singolo, ottenendo un certo successo in Europa), quella che pare proprio essere un’altra “lettera aperta” (dopo Sara di Desire) alla ormai ex moglie – We Better Talk This Over – e infine Where Are You Tonight? (Journey Through Dark Heat), che conclude l’album.

Quest’ultima è stata la canzone dell’album più apprezzata dai critici assieme a Señor, ed è sicuramente una delle migliori interpretazioni di Dylan nel disco. In molti hanno voluto vedervi quel preannuncio della conversione su cui stiamo speculando in questo articolo. In effetti alcuni versi sono rivelatori:
“I fought with my twin, that enemy within/ ’Til both of us fell by the way// (…)// I bit into the root of forbidden fruit/ With the juice running down my leg// (…)// There’s a new day at dawn and I’ve finally arrived/ If I’m there in the morning, baby, you’ll know I’ve survived/ I can’t believe it, I can’t believe I’m alive/ But without you it just doesn’t seem right/ Oh, where are you tonight?”[10]
Ancora una volta, la donna cui si rivolge la canzone prende su di sé la connotazione di un’alternativa esistenziale.
Street-Legal, alla fine, è un disco non completamente “risolto”, anche a causa della fretta con cui fu realizzato. Nondimeno, rimane uno dei dischi più personali e autobiografici di Dylan (che, forse non a caso, ne ha eseguito solo alcune canzoni dal vivo, e quasi esclusivamente nei tour del 1978). In maniera apparentemente paradossale, nei testi si possono trovare moltissime citazioni e prestiti da canzoni altrui, in particolare da quelle dei bluesman delle origini (Robert Johnson in primis) ma – anche qui – abbiamo poi avuto ampia prova di come l’importanza della Tradizione musicale americana si intrecci con l’autobiografismo dylaniano.
Per la cronaca: la sbornia religioso-integralista del Nostro sarebbe durata più o meno cinque anni: di fronte alle progressive intrusioni moralizzatrici nella sua vita privata, Dylan avrebbe infine mollato il gruppo evangelico dei Cristiani Rinati per veleggiare verso diverse, nuove mète. Dopo di allora, le dichiarazioni del cantautore riguardo ai suoi sentimenti religiosi sono state piuttosto ambivalenti. In un’intervista del 2022 al “Wall Street Journal”, in ogni caso, Dylan ha dichiarato: “Sono una persona religiosa. Leggo molto le Scritture, medito e prego, accendo candele in chiesa. Credo nella dannazione e nella salvezza, come pure nella predestinazione. I cinque libri di Mosè, le epistole di San Paolo, l’invocazione ai Santi, tutto.”[11]
Written by Sandro Naglia
Note
[1] Leonardo Tondelli: Bob è grande, Bob è il boss su “Il Post”, 7 luglio 2017: https://www.ilpost.it/leonardotondelli/2017/07/08/bob-e-grande-bob-e-il-boss/
[2] “Mi ami o stai solo mostrando buona volontà?/ Hai bisogno di me anche solo la metà di quanto dici o ti senti solo in colpa?/ Sono già stato scottato e conosco il copione/ Quindi non mi sentirai lamentarmi/ Potrò contare su di te/ O il tuo amore è vano?// Sei così superficiale da non vedere che devo stare solo?/ Quando sono nell’oscurità, perché ti intrometti?/ Conosci il mio mondo, conosci il mio tipo/ O te lo devo spiegare?/ Mi lascerai essere me stesso/ O il tuo amore è vano?// (…)// Va bene, correrò il rischio, mi innamorerò di te/ Se sono uno stupido potrai avere la notte, potrai avere anche il mattino/ Sai cucinare e cucire, coltivare i fiori/ Comprendi il mio dolore?/ Sei disposta a rischiare tutto questo/ O il tuo amore è vano?”
[3] Alan Rinzler: Bob Dylan: The Illustrated Record, 1978 (tr. it.: Bob Dylan. Profeta, poeta, musicista e mito; Milano, Sonzogno, 1980)
[4] “Avevo una puledra, il suo nome era Lucifero/ Si ruppe una zampa e fu necessario abbatterla/ Giuro che mi ha fatto più male di quanto avrebbe mai potuto fare a lei// (…)// Ho una nuova puledra adesso, sa fare trotto, galoppo e andare al passo/ Ha grandi garretti/ E una lunga chioma nera e arruffata sopra il viso// Dicono che pratichi il voodoo, ho visto i tuoi piedi camminare da soli/ Oh, tesoro, quel dio che hai pregato/ Ti restituirà tutto quello che auguri agli altri// Vieni qui puledra, voglio cavalcarti una volta/ Sei così cattiva e odiosa/ Ma ti amo, ti amo proprio.”
[5] “Ma dovrai servire qualcuno, sì, certo/ Dovrai servire qualcuno/ Potrebbe essere il diavolo o potrebbe essere il Signore/ Ma dovrai servire qualcuno.”
[6] “Signori, disse/ Non ho bisogno della vostra organizzazione, ho lucidato le vostre scarpe/ Ho spostato le vostre montagne e segnato le vostre carte/ Ma l’Eden sta bruciando, o vi preparate per l’eliminazione/ Oppure i vostri cuori devono avere il coraggio di affrontare il cambio della guardia// La pace verrà/ Con tranquillità e splendore sulle ruote di fuoco/ Ma non ci porterà alcuna ricompensa quando i suoi falsi idoli cadranno/ E la morte crudele si arrenderà con il suo pallido fantasma in ritirata/ Tra il Re e la Regina di Spade”
[7] “Signore, signore, puoi dirmi dove stiamo andando?/ Lincoln County Road o Armageddon?/ Sembra che io sia già stato da queste parti/ C’è del vero in questo, signore?// Signore, signore, sai dove lei si nasconde?/ Per quanto tempo ancora dovremo cavalcare?/ Per quanto tempo dovrò tenere gli occhi incollati alla porta?/ Ci sarà un po’ di conforto lì, signore?// C’è ancora un vento malvagio che soffia sovraccoperta/ C’è ancora una croce di ferro che le pende al collo/ C’è ancora una banda che suona in quel terreno abbandonato/ Dove una volta mi tenne tra le braccia e disse: “Non mi dimenticare”// (…) Signore, signore, sai che i loro cuori sono duri come il cuoio/ Dammi un minuto, lasciami rimettermi in sesto/ Devo solo rialzarmi da terra/ Sono pronto quando lo sei tu, signore// Signore, signore, rovesciamo questi tavoli/ Stacchiamo questi collegamenti/ Questo posto non ha più senso per me/ Puoi dirmi cosa stiamo aspettando, signore?”
[8] Dylan aveva recitato nel film Pat Garrett & Billy the Kid di Sam Peckinpah, uscito nel 1973, per il quale aveva anche scritto la colonna sonora.
[9] “Il ponte su cui viaggi porta alla fanciulla di Babilonia/ Con la rosa tra i capelli/ Luce della stella a oriente/ E infine sei liberato/ Rimani senza niente da spartire con nessuno.”
[10] “Ho lottato con il mio gemello, quel nemico interiore/ Finché entrambi siamo caduti lungo la via// (…) Ho morso la radice del frutto proibito/ Con il succo che mi colava lungo la gamba// (…)// C’è un nuovo giorno all’alba e sono finalmente arrivato/ Se sarò lì domattina, tesoro, saprai che sono sopravvissuto/ Non posso crederci, non posso credere di essere vivo/ Ma senza di te non mi sembra giusto/ Oh, dove sei stasera?”
Il primo verso della canzone, inoltre, recita: “There’s a long-distance train rolling through the rain” (“C’è un treno a lunga percorrenza che viaggia sotto la pioggia”), e l’album successivo, il primo delle “trilogia” cristiana, si intitolerà appunto Slow Train Coming. Un altro verso dice: “I left town at dawn, with Marcel and St. John” (“Sono partito dalla città all’alba con Marcel e S. Giovanni”) e alcuni hanno voluto identificare Marcel con il filosofo esistenzialista cristiano Gabriel Marcel.
[11] Jeff Slate: Bob Dylan on Music’s Golden Era vs. Streaming: “Everything’s Too Easy” in “The Wall Street Journal”, 19 dicembre 2022
