“Il tram di velluto” di Francesco Auteri: la Prefazione di Giulia Sattibaldi
“Il tutto comincia nella terra dei nonni – o, meglio, per me, dei bisnonni – la Sicilia, e, pagina dopo pagina, si fa strada fino a Genova. Come si scoprirà, la terra protagonista della storia non è però questa bellissima città, ma una piccola collinetta a Massa Macinaia, frazione del Comune di Capannori a sud di Lucca, dove il nonno trascorre parte dell’infanzia. Qui i giorni sono speciali, quasi sospesi, come sospesi sono i ricordi dei bambini, che sembrano sempre vaghi ma in realtà sono così concreti che basta un suono o un profumo per ridestare immagini ed emozioni.” ‒ dalla prefazione di Giulia Sattibaldi

I ventinove capitoli del romanzo autobiografico “Il tram di velluto” di Francesco Auteri (Tomarchio Editore, novembre 2025) sono preceduti dall’Introduzione curata da Alessia Mocci, dalla Prefazione curata da Giulia Sattibaldi e sono seguiti dalla Postfazione curata da Maria Porcellotti, dalla Nota dell’Editore curata da Rosario Tomarchio, dai Ringraziamenti, dalla Bibliografia; al loro interno due inserti di fotografie d’epoca che vanno ad impreziosire una narrazione vivace, precisa e di piacevole lettura.
Il romanzo “Il tram di velluto” è ambientato durante la Seconda guerra mondiale e racconta le vicissitudini della famiglia dell’autore che dalla Sicilia si trasferì in Liguria.
“La Sicilia è madre di questa storia: la terra dell’isola, i suoi abitanti, il dialetto che si mischia all’italiano, le tradizioni antiche che si affacciano sull’eterno mutare del mare, finestra sul continente. I ritornelli ricorrono e tornano a far parte, a distanza di anni, di qualche ricordo nella mia infanzia: “C’era una volta un Re/ seduto sul sofà…”, perdono il loro senso originario e si trasformano, ancora.” ‒ dalla postfazione di Maria Porcellotti
Per gentile concessione della casa editrice Tomarchio Editore pubblichiamo in anteprima la prefazione di Giulia Sattibaldi del volume “Il tram di velluto”.
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Prefazione de “Il tram di velluto”
Mi permetto di iniziare affermando che scrivere questa prefazione, per me, è un grande onore.
L’origine di questo libro risale alla mia infanzia. Per diverso tempo, nel corso degli anni, questo racconto ha vissuto momenti di entusiastica ripresa e altri di maggiore scoraggiamento, ma alla fine eccolo qui.
Quando ero ancora bambina, si fece strada nei pensieri del nonno l’idea di scrivere un libro. Non un libro qualsiasi, ma la storia della sua prima infanzia, trascorsa – come si vedrà – in un luogo e in un tempo, per certi aspetti, forse, sospesi.
Ricordo bene il giorno in cui il nonno mi annunciò che aveva intenzione di cimentarsi nella scrittura di un romanzo.
«Sarai famoso!» esclamai subito, con il dolce entusiasmo tipico dei bambini. Già immaginavo il libro sugli scaffali delle librerie con il volto del nonno in copertina.
Fu così che, per diverso tempo, incoraggiai lo scrittore di famiglia in questa impresa e, anzi, spesso lo incalzavo nella scrittura. In qualità di “fan numero uno”, avevo poi la pretesa di essere inserita nei ringraziamenti: così, con molta modestia, sarei stata famosa pure io.
Allora le cugine non c’erano ancora, e l’esclusiva sarebbe stata solo mia. Si può quindi ben immaginare l’emozione di vedere i nostri no-mi proprio lì, in alto a destra, appena prima del romanzo.
Questo, quindi, è ciò che questo libro significa per me. E altrettanta emozione deve essere quella che prova il nostro scrittore, che ha deciso di raccontare e raccontarsi in queste pagine. Pagine che raccolgono tanti dei cari ricordi che spesso ci ha narrato in questi anni.
Anno dopo anno, con cura e passione, il nonno ha coltivato questo progetto, aggiungendo, disfacendo e riprendendo più volte tanti dei suoi ricordi per metterli nero su bianco. La storia di questo libro è questa. Quasi vent’anni di sogno nel cassetto in cui, chi più chi meno, ha incoraggiato lo scrittore in questa opera.
Non è mancato chi, tra di noi, a volte ha un po’ “scoraggiato” questa avventura, ma sempre con dolcezza e, in fondo, con la speranza che si andasse avanti nella stesura e poi… chissà.
Il nonno stesso spesso dubitava di questo racconto, ma, nonostante ciò, ha continuato questa raccolta di memorie.
A me, quindi, l’onore di presentare questo libro, che raccoglie moltissime delle storie d’infanzia raccontate ai pranzi di famiglia o da-vanti a una tazza di tè.
Il tutto ha origine dalla volontà del nonno di fare luce su una parte del suo passato familiare, in particolare su una tragedia che colpì proprio suo padre.
Per molti anni, di questa tragedia si parlò poco, e fu proprio questo silenzio a spingere il nonno a documentarsi maggiormente.
Da lì cominciarono a riaffiorare altri aneddoti e, ricordo chiama ricordo, iniziò così a prendere forma la storia.
Il viaggio che sta per cominciare in queste pagine ha inizio nei primi anni del Novecento e si prolunga fino al ’45 e oltre. Il racconto ci accompagna tra Sicilia, Liguria e Toscana, tra anni di pace e anni di guerra.
Ogni capitolo riporta un ricordo, un pezzo di vita raccontato da un nonno che torna bambino, ma con tutta la saggezza e l’umorismo che lo contraddistinguono.
Il tutto comincia nella terra dei nonni – o, meglio, per me, dei bisnonni – la Sicilia, e, pagina dopo pagina, si fa strada fino a Genova.
Come si scoprirà, la terra protagonista della storia non è però questa bellissima città, ma una piccola collinetta a Massa Macinaia, frazione del Comune di Capannori a sud di Lucca, dove il nonno trascorre par-te dell’infanzia.
Qui i giorni sono speciali, quasi sospesi, come sospesi sono i ricordi dei bambini, che sembrano sempre vaghi ma in realtà sono così concreti che basta un suono o un profumo per ridestare immagini ed emozioni.
Episodi singoli, e altri concatenati, ci regalano uno scorcio di vita quotidiana di una famiglia che, come tante, ha vissuto al meglio delle circostanze e delle possibilità quel periodo così atroce del secolo scorso.

Ma il bello di questa quotidianità è che, almeno a tratti, è stata felice, anche in mezzo a tanta tristezza. Il regalo che ci fa il nonno è quello di presentarla con gli occhi di un bambino, con tenerezza e con l’insegnamento che, anche nei momenti più bui, si può trovare un po’ di serenità.
Appena qualche mese fa, questo piccolo grande progetto ha iniziato a concretizzarsi davvero.
Il nonno, un po’ per curiosità, un po’ per intraprendenza, ha deciso di contattare la casa editrice Tomarchio Editore con il pretesto di chiedere consiglio per eventuali correzioni delle frasi riportate in siciliano.
Ebbene, qualcuno ha letto il romanzo e ne è rimasto colpito al punto da proporne la pubblicazione con grande e inaspettato entusiasmo.
Il nonno ha fatto tutto ciò in grande silenzio, e un pomeriggio ci ha dato questa notizia: «E niente, fatto sta che me lo pubblicano!»
L’emozione di vedere il nonno così felice per l’incoronamento di questo progetto è stata immensa e non ha eguali. Così come non ha eguali la fortuna di poter leggere nero su bianco questi pezzi di vita che da sempre mi accompagnano e fanno parte di me.
Auguro quindi a chi leggerà queste pagine di lasciarsi trasportare da questi ricordi, al punto da sentirsi un po’ parte di questa storia.
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