“Diario di una sciamana” #9: l’assalto

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“Per quanto possa fare per arricchirsi, un uomo non sarà mai prospero come un albero, fosse anche un albero secco.”[1] ‒ incipit del capitolo “L’assalto”

Diario di una sciamana 9 l'assalto Selene Calloni Williams
Diario di una sciamana 9 l’assalto Selene Calloni Williams

“Diario di una sciamana” è un testo labirintico nel quale in ogni capitolo l’autrice, Selene Calloni Williams, semina briciole di insegnamenti attraverso il racconto delle sue esperienze di vita. Una autobiografia che percorre gli eventi salienti di una giovane ragazza che, dopo la dolorosa perdita del padre, ha dovuto affrontare uno stato di profonda depressione.

La fuga, prima di tutto da ciò che restava della sua famiglia e successivamente dall’Italia, è stata l’unica soluzione possibile per quella vivace mente che aveva dentro sé uno spirito avventuriero connesso ad un destino da esplorare.

Giunta in Sri Lanka ‒ la stessa che oggi conosciamo come una delle counselor più influenti a livello mondiale ‒ da sola e senza punti di riferimento ha vissuto episodi di straordinaria bellezza ed altrettanti di estrema difficoltà che hanno messo più volte a repentaglio la sua vita.

Con questa speciale rubrica si vuole percorrere, passo dopo passo, la testimonianza di Selene Calloni Williams inserendo, in ogni puntata, degli approfondimenti tematici per esplicitare il percorso curativo prodotto dalla lettura di “Diario di una sciamana” (Piemme, 2025).

Per un veloce riepilogo delle precedenti puntate si riportano i titoli dei capitoli: “Le mie iniziazioni”, “La voglia di fuggire”, “La fuga”, “Quando le cose accadono e non te ne accorgi”, “Finalmente in Sri Lanka”, “L’aborto”, “Mangoose e Jacqueline” e “Sunil Fernando”. In questa nona puntata si tratterà del capitolo nono intitolato “L’assalto”.

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Estratto da “Diario di una sciamana”, capitolo 9 “L’assalto”

“Era stato Alvaro a presentarmi Ratna e Kumari; lui si faceva massaggiare da Ratna ogni volta che si trovava a Colombo e ne decantava la bravura.

Così, avevo copiato dall’agenda di Alvaro il numero di telefono della scuola di massaggi di Colombo Five di proprietà di Ratna, e l’avevo chiamato già la prima volta in cui mi ero trovata a Colombo senza Alvaro, perché quando c’era lui non osavo fare apertamente qualcosa per me stessa.

Quella sera dovetti starmene da sola con i miei lividi e il corpo che ancora tremava per la troppa adrenalina; Ratna e Kumari non potevano venire se non il giorno seguente. Avevo escoriazioni ed ematomi incompatibili con l’assalto dei ladri e con la mia caduta a terra; un livido in particolare molto rigonfio e dolorante in un angolo della fronte mi faceva pensare che, mentre ero svenuta, qualcuno tra la folla, che aveva continuato a camminare di fretta sul marciapiede, mi avesse colpita con un calcio.

Quella notte feci un sogno indimenticabile. Ero a casa, mio padre si aggirava per le stanze, e quando lo vidi mi spaventai.

«Cosa ci fai qui?» gli chiesi. «Tu sei morto!»

Lui mi rispose: «No, tu sei morta!»”[2]

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A.M.: Nella scorsa puntata della rubrica abbiamo parlato di Sunil Fernando, il tuo rakshasa, mentre in questa nuova puntata dal titolo “L’assalto” racconti di un episodio violento che hai dovuto vivere nominando en passant il tuo maestro di yoga sciamanico. Quando è stata la prima volta che hai sentito parlare di Michael Williams?

Selene Calloni Williams: È stato proprio Michael Williams ad usare il termine rakshasa[3] riferendosi al mio rapporto conflittuale con Sunil Fernando, il contabile che fondamentalmente, nel resort e negli affari con Alvaro Felici, aveva la funzione di prestanome.

Prima di rispondere alla domanda, vorrei presentare Ratna e Kumari di cui si fa cenno nell’estratto del capitolo perché sono stati proprio loro a farmi conoscere Michael Williams. Il maestro Ratna aveva aperto una scuola a Colombo, capitale dello Sri Lanka, nella quale insegnava l’arte del massaggio ayurvedico. Mi impressionò molto conoscerlo: era cieco ed era sempre accompagnato dal suo allievo ed aiutante Kumari. Ratna aveva una straordinaria sensibilità che esprimeva completamente nei massaggi, riusciva a sentire ogni muscolo, pareva quasi che sentisse anche gli organi interni, sapeva dove toccare, riusciva a sciogliere i nodi e faceva danzare il dolore sotto le sue mani.

Ogni volta che mi incontrava mi proponeva gli insegnamenti dello yoga, di cui ero totalmente a digiuno, ed insisteva sul farmi conoscere Michael Williams, una sorta di maestro che in tanti ammiravano e consideravano in un certo qual modo “illuminato”. Vorrei, ora, aprire una parentesi sulla parola “considerare” perché reputo sia importante utilizzarla con cura. “Considerare” deriva dal latino ed è un composto del prefisso “cum” (“con”) in congiunzione con “sidus -ĕris” che ha il significato di “stella/astro”; “considerare” ha come originario concetto l’osservare con attenzione le stelle per trarne auspici così da interpretarne gli influssi sulla terra e sul mondo degli umani. Un verbo che oggi noi usiamo senza la dovuta attenzione per l’etimologia ma che, se indirizzato nel modo corretto, può aprirci le enigmatiche geometrie della schiusa del presente e del futuro. E, dunque, alla luce di questa conoscenza la mia frase sul maestro Michael Williams dovrebbe avervi fatto scattare un campanellino («tanti ammiravano e consideravano in un certo qual modo “illuminato”») su ciò che ho voluto anticiparvi.

Al tempo, come altri della mia età, fumavo e bevevo un po’ per lo stato depressivo nel quale galleggiavo durante le giornate, un po’ per noia perché ancora non avevo la minima idea di chi fossi ed un po’ per imitazione perché mai bisogna scordare questo nostro lato umano dell’imitare abitudini altrui così da sentirci “parte di un gruppo”. E malgrado la mia attenzione, presente sin da piccola, verso la bellezza del verde non conoscevo le pratiche del massaggio o dello yoga, certamente ne avevo istantaneamente subito il fascino ma la pesantezza d’animo che provavo per la perdita di mio padre, per la mancanza di una figura materna che potesse compensare ‒ o perlomeno approvare ‒ l’amore di cui avvertivo il bisogno, per le perfide azioni di mio fratello Gianni e per uno degli eventi più drammatici della mia vita ‒ l’aborto ‒ non mi aveva ancora permesso di voltare pagina per intraprendere il sentiero del mio destino.

Bisogna anche considerare che ogni giorno in Sri Lanka era per me un’avventura incredibile, camminando per strada potevo sia restare sbalordita da maestosi alberi con le altrettanto maestose radici aeree sia restare vittima di veri e propri assalti, così come racconto in questo nono capitolo intitolato “L’assalto” di “Diario di una sciamana”.

Diario di una sciamana citazioni L'assalto
Diario di una sciamana citazioni L’assalto

In breve: mentre stavo tornando in albergo a Colombo Five, dopo aver prelevato i soldi per pagare i ragazzi di Hikkaduwa, due uomini incappucciati mi assalirono. Uno dei due mi tenne stretta per un braccio e l’altro mi rubò la borsa: avevano, di sicuro, visto il mio prelievo di contanti. Provai un forte dolore al braccio ed una lacerazione alla spalla sulla quale tenevo la borsa, poi sentii una sorta di scarica elettrica nel collo, la vista mi si appannò e caddi sul marciapiede finendo con le mani in una pozza di fango e schiuma bianca. Svenni e mi ripresi di lì a poco nelle braccia di un poliziotto, ma ora non mi soffermerò su come andò tutto il resto della mia giornata[4] perché penso sia importante anticipare qualcosina del capitolo tredici intitolato “L’incontro”[5] nel quale, per l’appunto, ho visto per la prima volta Michael Williams. Il mio incontro con Michael non poteva che essere connesso ai due cari amici di cui ho parlato in apertura: Ratna e Kumari.

Quel fatidico giorno ‒ e qui con “fatidico” intendo l’etimo originario latino “fatidicus” che unisce “fatus” (fato/destino/sorte) con “dicĕre” (dire) con il significato di “predice il fato/ parla il destino” ‒ avevo appuntamento con Ratna e Kumari in un albergo a Colombo quando entrando, appena varcata la soglia dell’hotel, incrociai un uomo bellissimo, alto, scuro di pelle, con la particolarità di occhi “gialli” ed un sorriso meraviglioso. Per visualizzarlo bene dovete pensare ad un portamento raffinato: una sorta di compostezza elegante tipica di una educazione inglese che un po’ tutti abbiamo nell’immaginario dalla produzione letteraria e cinematografica. Mi colpii molto quell’uomo ma Ratna mi venne subito incontro appoggiandosi al suo bastone bianco, appena varcata quella soglia mi aveva sentita, forse per il mio profumo di patchouli, o forse la sua cecità lo aveva destinato a percepire la luminosità delle persone nelle tenebre della vista.

La maggior parte di voi ha già capito la connessione che ho voluto mostrarvi: l’uomo bellissimo dagli occhi gialli era proprio Michael Williams ed a fianco a me c’era proprio Ratna che mi ha sempre palesato la sua intenzione di presentarmi un maestro “illuminato”.

In questa puntata ho voluto mettere in luce l’etimologia di due parole, considerare e fatidico, accompagnandovi alla riflessione della concretezza del poter osservare attentamente le stelle per trarne auspici e per predire il fato. Entrambe le parole sono connesse alla parola “destino” che deriva dal latino “destinare” ed è composta dal prefisso “de” che rafforza la parola che segue, per l’appunto, “stare”; si può pensare, dunque, alla parola “destino” dando il significato di “fissare in modo definitivo” ed è su questo “definitivo” che, salutandovi per oggi, vi sussurro: non c’è libertà senza immobilità!

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Anticipazione: la decima puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: “La falce di luna”.

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Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane

Hung. La vita procede dall’aggregarsi degli elementi, la morte dal loro disgregarsi, e ciò produce boato di terremoto – terra; rombo di onde – acqua; ruggito di foresta che brucia – fuoco; urlo di uragano ‒ vento. Ricorda che sei vivente e morente al tempo stesso. Sussurra il mantra «Hung», medita mentre immagini queste esperienze, stando in esse calmo e immobile.” ‒ Meditazione n° 332[6]

 

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Note

[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 28

[2] Ibidem, p. 29

[3] Si consiglia di leggere la puntata della rubrica intitolata “Sunil Fernando” per conoscere il significato di rakshasa. Clicca QUI per leggerla.

[4] Per sapere come va a finire con i due ladri si consiglia di leggere per intero il capitolo “L’assalto” di “Diario di una sciamana” acquistando il libro cartaceo.

[5] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, pp. 38-41

[6]  Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 184

 

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