“Il delinquente del rock ‘n roll” film di Richard Thorpe: l’antieroe interpretato da Elvis Presley
“Questa città è una gabbia, piena di gente che aspetta solo di starti addosso.”

Pellicola di genere drammatico-musicale realizzata nel 1957 dal regista Richard Thorpe, Il delinquente del rock ‘n roll è considerato un capolavoro del cinema giovanile.
“Tu suoni? No, tu fai casino. E non è la stessa cosa.”
Realizzato con il titolo originale di Jailhouse Rock, è lo spaccato di una realtà sociale problematica che vede il giovane Vince Everett, un operaio dal carattere difficile, finire in prigione per aver ucciso malauguratamente un uomo durante una rissa.
A interpretare il personaggio di Vince Everett è il celebre cantante Elvis Presley, icona intramontabile. A cui viene imposta una condanna che lo porta a condividere la cella con tale Hunk Houghton (Mickey Shaughnessy) che in qualche misura diventerà il suo mentore.
Hunk è un uomo disilluso e spezzato dalla vita, ma non è figura non del tutto priva di cuore, tratto che lo spinge a stabilire con Vince un rapporto sincero fatto di tante cose: opportunismo e affetto paterno fra queste. E non ultimo il concetto che il mondo è luogo di sfruttatori e di sfruttati.
Quella che Hunk impartisce a Vince non è una lezione di ordine morale, ma pragmatica, che include il principio che recita ‘usa gli altri prima che loro usino te’.
Già attratto dalla musica e dal desiderio di fare il cantante, Vince strimpella con poca abilità la chitarra presa in prestito dal suo compagno di cella, ex cantante country, che lo guida nell’apprendimento dei primi rudimenti dello strumento musicale.
Scontata la sua pena e uscito dal carcere, Vince, spinto dal desiderio di facili guadagni, è ben determinato a diventare una celebrità nel mondo della musica.
Aiutato nelle sue mire ambiziose da Peggy (Judy Tyler), una talentuosa manager, che in breve trasforma il giovane in una star.
Ed è propria la relazione affettiva che nasce fra i due il cuore emotivo del film, ma che purtroppo stenta a decollare per i molti fraintendimenti, ma soprattutto a causa dell’esagerato ego di Vince. Peggy non è la solita ragazza decorativa, ma una professionista che lotta per essere rispettata in un mondo maschilista. Ricca di grazia e di intelligenza, oltre che di una forza quieta, elementi tutti che fanno da contrappeso al carattere tempestoso di Vince, è proprio grazie alla professionalità di Peggy se il successo per il ragazzo arriva in maniera travolgente.
Ma per il giovane scapestrato lo scotto da pagare in cambio della fama è alto.
Diventato un prodotto di mercificazione, manipolato dal mercato discografico e schiacciato dalla voglia di emergere, è in balia di una mutazione caratteriale che lo trasforma in un uomo arrogante, egoista e cinico, che rischia di perdere tutto, compreso l’amore di Peggy.
La sua trasformazione è rappresentativa della reale ascesa di Elvis Presley, e del suo incredibile successo musicale, rendendo il film molto più interessante di una semplice celebrazione del talentuoso cantante.
Ma per tornare alla trama del film, Vince, presentato come un’ragazzo arrabbiato’, in qualche misura tradisce Hunk e tratta Peggy, la donna che lo ama e che ha creduto in lui, come una semplice pedina.
Nel momento in cui il vecchio amico, uscito anch’esso di prigione, compare nella vita del cantante, il conflitto fra loro è inevitabile. Con uno scontro acceso che porta i due a malmenarsi, durante il quale a causa di un pugno alla gola Vince perde la voce. Mettendo in discussione ogni sua aspettativa futura.
Il finale vede Vince, dopo una crisi, ritrovare la sua umanità e riconciliarsi sia con Peggy sia con Hunk.
Un finale che può sembrare un po’ moralistico, ma è un esempio plastico della redenzione di Vince, che descrive un compromesso con le convenzioni hollywoodiane dell’epoca.
Ritrovata la sua iniziale estensione vocale, a quel punto il giovane ha la consapevolezza della straordinarietà di una donna come Peggy. A quel punto il lieto fine è assicurato.
“Guardami bene. Io sono uno che non molla mai. Hai capito? Mai.
Il delinquente del rock ‘n roll supera il suo status di film musicale per diventare il ritratto di un’epoca. Che cattura perfettamente lo spirito di disillusione e di rabbia giovanile del dopoguerra, rappresentato da una generazione di ‘artisti ribelli’, di cui l’esempio più eclatante è James Dean. Di cui Elvis era grande ammiratore.
Vince Everett rappresenta l’outsider per definizione, un emarginato della società cosiddetta perbene, che fa uso del messaggio musicale come espediente per evadere dal suo destino e dalla sua classe sociale. Non è il solito ragazzo simpatico e un po’ timido di altre commediole di Elvis.
Ma un antieroe complesso: impulsivo, permaloso, guidato da una rabbia sociale e da un desiderio di riscatto, il suo personaggio è cinico e a volte crudele, una scelta audace per l’immagine di Elvis voluta dallo star system.
Elvis ha abbracciato questo ruolo calandosi perfettamente nei panni del giovane ribelle con una performance sorprendente, mostrando grande capacità interpretativa. Che purtroppo non ha avuto un seguito adeguato a causa di scelte commerciali intraprese dal suo manager, il cosiddetto colonnello Tom Parker.
Scritto durante l’ascesa frenetica di Elvis Presley, il film sembra prefigurare i pericoli della fama che hanno in seguito trascinato il cantante verso un declino inesorabile, che l’ha portato a morire all’età di 42 anni.
“Ma tu chi sei? Il mio manager? Ma va a…”
Il numero musicale inserito nel finale del film è entrato nella storia del cinema e della musica grazie ad una coreografia suggestiva, che più di un numero musicale è un cortometraggio di energia pura dentro il film. Si tratta di una coreografia innovativa a cui Elvis ha contribuito con le sue idee; lì, dove le sbarre delle celle diventano un palco, mentre i detenuti ballano in sincrono. Anche l’inquadratura iconica di Elvis con la giacca a strisce è un pezzo di cinema vero, potente a livello visivo e perfettamente integrato nella narrazione.
“Io sono un uomo, non un burattino. E tu? Tu non sei niente.”
Nel 1957, anno in cui è stato girato il film, Elvis Presley non era più solo un nuovo personaggio sul palcoscenico musicale; ma un fenomeno sociale nel pieno del suo fulgore e al centro di feroci polemiche. I suoi movimenti di bacino, considerati osceni, avevano scatenato la censura televisiva e l’indignazione dei benpensanti.
Ed è proprio in questo clima incandescente che arriva Il delinquente del rock ‘n roll, che nel ruolo di Vince Everett gli permette di essere tutto ciò che il pubblico temeva e amava: carico e sensuale, violento quanto basta, arrogante, ma vulnerabile.
Il film può essere letto anche come una critica al business della musica, con manager senza scrupoli, che approfittano dell’ingenuità dell’artista, considerato merce da sfruttare. Idea rivoluzionaria questa, in un’epoca delle grandi illusioni hollywoodiane.
La pellicola, inoltre, riflette le paure di un’America in transizione, dove il protagonista rappresenta i timori dell’America conservatrice: il giovane della working class, senza educazione né mezzi, che usa la forza bruta, prima i pugni poi la musica ribelle, per scalare la società e sovvertirne le regole, fino a raggiungere il successo.
In definitiva, Il delinquente del rock ‘n roll, grazie alla forza alchemica propria di Elvis, al massimo del suo carisma, è una pellicola di rilievo, più di quanto lo spettatore possa immaginare.
“Ma quale futuro? Il futuro è adesso, e io me lo prendo.”
Il delinquente del rock ‘n roll non solo è il miglior film di Elvis Presley, ma è uno dei film musicali più significativi degli anni ’50.
La tragedia della prematura scomparsa di Judy Tyler poco dopo le riprese, aggiunge una nota malinconica al film. Si racconta che Elvis Presley, dopo aver saputo della morte dell’attrice, non abbia volutamente visionato il film su cui aveva lavorato con tanto impegno.
“Io vivo la notte, io non ho orari. Io faccio quello che mi pare.”
Written by Carolina Colombi

Non auguro a nessun artista di trovare sulla propria via un Tom Parker.
Complimenti per l’articolo!