“Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge: una storia di condivisione e amicizia

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“Pattini d’argento” di Mary Mapes Dodge è una fiaba, come lo è Dylan Dog. La precedente affermazione nacque col punto di domanda. Ma poi è accaduto un miracolo: l’autore della presente letterina ha ricevuto un messaggio dall’Aldiquà, da se stesso, e s’è dovuto adeguare. Allargo il concetto: ogni racconto umano è una fiaba, una narrazione popolare intrisa di realismo magico, come Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez. Il mio primo figlio era da poco maggiorenne quando io lessi Le fiabe dei Fratelli Grimm. La seconda figlia già leggeva le sue prime mini-fiabe. Hänsel e Gretel mi colpì perché… era un racconto dell’orrore… che finiva come Dio comanda (tragicamente)!

Pattini d’argento di Mary Mapes Dodge
Pattini d’argento di Mary Mapes Dodge

Hans e Gretel sono i protagonisti di Pattini d’argento, ma si tratta di un’omonimia. A Parma nacque un giocatore, poi allenatore, di calcio, col mio nome e cognome, ma non sono mica io. I nomi sono dei meri cippi che indicano da dove provieni. I Pioli, originari della Garfagnana, ora sono in gran parte reggiani. Hänsel e Gretel di quella fiaba erano tedeschi, ora, di questa, sono olandesi. Il primo prodigio è che i due fratellini non solo si vogliono bene, ma sono quasi sempre solidali fra loro. Inaudito. Fu una maga la levatrice che li fece nascere? Di solito due fratelli si vogliono bene, ma uno è più str… strano dell’altro. Qui entrambi sono quasi normali. Il secondo miracolo è che sono poveri, a causa di una disgrazia. Il loro padre cadde mentre stava lavorando e sbatté la testa. Allora non esisteva l’Inail, e neanche l’Inps. Mo’ è un invalido, a volte pericoloso. Non è cattivo, ha perso ‘a capa, come si suol dire. Spoiler: guarirà. Prima che questo accada, rappresenta un pericolo continuo per la famiglia e per sé. Guarirà, non per miracolo, ma perché così deve accadere. Vi sono dei prodigi, nel romanzo di Mary: dei bei miracoli.

Quando papà acquistò la versione per baby del romanzo, edita nel 1954, riuscì a farla leggere alla colta sorella. Il frastornato fratello preferiva giocare a pallone e a nascondino. Ora, costui, infettato dai bacilli assunti durante la lettura dell’Idiota di Fëdor Dostoevskij, non solo ha deciso di leggere la versione integrale di Pattini d’argento, ma anche, in contemporanea, quella baby (papà, scusami, ma ci ho messo il mio tempo!). Ed è successo un ulteriore miracolo. Essendo quest’ultima (redatta da Carlo De Mattia, con le illustrazioni di Walter Molino) assai breve, grazie a essa sono sempre avanti di qualche giorno rispetto alla narrazione di Mary. Per cui mi sento posto in mezzo a due analoghi eventi temporali, ove il primo è come se annunciasse il secondo. Quando nel primo i due vincitori della gara tagliano il traguardo, nell’altro stanno ancora arrancando e s’ignora l’esito. Che sia questa una prova che attesta la teoria della relatività? Uno crede d’essere fermo. Non è affatto così. Egli si muove a una velocità maggiore a seconda del tomo che legge. Mah!

Se ho smesso di sparare piolate, assai breve forse posso (finalmente) iniziare la mia radiocronaca, partendo da pagina 9: L’Olanda è un paese bizzarro davvero…” – e chissà se Mary Ann, nativa di New York, c’è mai andata, in Olanda, o se ha soltanto conosciuto degli olandesi immigrati a New York. A un certo punto, pur brevemente, la storia si sposta ad Haarlem. Non so se è un caso. Nel romanzo originale Gretel dice: “ho quattordici anni” – nella versione baby ne ha 10. Nei quadretti di Molino pare ne abbia sedici. Boh.

A pagina 25 Gretel dice di non aver mai freddo (e, secondo me, mente): “La mamma dice sempre che il sangue dei bambini poveri scorre su e giù cantando ‘Devo riscaldarti, devo riscaldarti’ ed è così.” – la quale pare una bugia, detta a fin di bene. Chissà quante ne narrò Mary ai due figli, dopo che era accaduto l’incidente al marito. Di cui non dirò nulla, giuro. Delle famiglie dovrebbero essere felici e invece no, soffrono! Ce ne sono altre che dovrebbero essere disperate e invece no, sono felici!

A volte basta poco perché il consueto miracolo accada:Sua madre gli aveva parlato con tenerezza, e questo bastava al ragazzo perché il sole risplendesse perfino in un giorno di pioggia.” – la povertà non reca la felicità ma nemmeno la nega. Nella casa della ricca Hilda pure erano dei bei giorni. La quale ragazzina (51): “rideva di gioia aprendo un cofanetto rosso e contemplandone estasiata lo scintillante contenuto. Ognuno rideva ed esclamava ‘Oh!’ e ‘Ah!’ alla vista dei propri tesori, più o meno come accadde anche da noi in America, l’anno scorso il giorno di Natale.” – la gioia, più piccina è, più pare magica.

Mary, a pagina 90 attribuisci a Haendel un episodio che, secondo quanto mi risulta, appartiene a Mozart. Ma chi se ne importa? È bello. E dà l’idea del genio che, nella difficoltà, esalta se stesso. Non è una fiaba, pure questa?

A pagina 119 de “Pattini d’argento”, Mary, ti dimentichi della tua missione amorosa e parli della schifezza che è covata nell’alveo nudo dell’uomo. Mi fa male, però ti perdono, al contempo. Nel mondo non mancheranno mai tipi come Peter, ragazzino che tanto ammiro. Di lui vorrei citare la pietà che manifesta, a pagina 127, per quel ladro, con queste sante parole: “… Auguriamoci che la legge riesca a redimerlo senza annientarlo definitivamente.” – anche un fratello orrido è un consanguineo. E chi ordina i massacri, per poi vantarsi? Purtroppo, o per fortuna, lo è pure lui. Come quel pittore e incisore, quel Lucas Van Leyden di cui narri il genio, che fu capace di così grandi opere, e che troppo presto ci lasciò. Che razza assurda è l’umana! A te piace tanto, vero? E, a me, circa come a te. Solo che, talvolta, dentro di me, sento di dover espellerla un po’ dalla mia anima. E ne soffro…

Pagina 138:Ben scrisse sul suo diario” – le cose importanti che vide. A me pure piace farlo, sai? Un delicato sessismo lo colgo a pagina 143: “Sua sorella aveva già deciso altrimenti ed è molto difficile che una donna olandese ci ripensi.” E, un’italiana… no? Usi spesso ‘sti strambi nazionalismi: Olanda qui, Olanda lì. Tutto il mondo è paese… forse l’Olanda leggermente di più? Ci andrò, un bel dì, solo per controllare. È normale quanto dici a proposito delle donne, che sono loro le reşdôri, le reggitrici della casa, come diciamo a Reggio. L’uomo comanda e loro decidono, è solito dire Woody Allen. Questo valeva di più una volta, quando domiciliavano gran parte del dì nell’ambiente casalingo. Ora di meno: sono più immerse nella socialità.

A pagina 146 qualcuno afferma che “le donne di ogni paese sono sempre state all’altezza dei loro compiti in fatto di patriottismo, in particolare quelle olandesi che rappresentavano il più fulgido esempio di amor patrio.” – e qui mi sorge una minima perplessità per quella variazione temporale. Ci devo pensare su. Stranamente, il traduttore non è stato indicato. A chi posso chiedere?

Quanto poi scrivi su Pietro il Grande poco m’intriga. Ei fu, a sua volta, siccome immobile, un homo sapiens. Preferisco però la stramberia che colgo a pagina 150: “… in Olanda una stufa somigliava ovviamente a una montagna di ghiaccio secondo lo stile bizzarro che caratterizzava ogni cosa in quello strano paese.” – quei ragazzini stanno visitando l’immensa Nederland, riscoprendola tutta, minuzia dopo minuzia. E ognuna pare loro (e a me) un’enormità. A pagina 172 prima Hans ordinò a Gretel di uscire dalla stanza e lei “si alzò lanciando uno sguardo sdegnato ad Hans” – il quale si pentì e le scongiurò di tornare. Tutto questo manca nell’altro, più vetusto e smilzo, libretto, che proviene direttamente dal futuro. La Storia è un’infinita serie di incidenti che possono contare sulla testimonianza di varie persone. Ognuno narra la sua come meglio la intende. Non esiste alcuna certezza. Se essa viene proclamata ad alta voce, è solo una bugia.

Colgo, grazie a te, Mary, un’enorme mezza verità:Le ossa sono strane cose.” – che donano la struttura al corpo. Che hanno però bisogno della carne. Come la carne ha bisogno di loro. Invecchiando, uno lo viene a scoprire. Anche da giovane, se fatica e lottan ogni dì. Perciò si dice che quel tale è un osso duro. Bisogna saperle ascoltarle, le proprie ossa. Sono le spie che si accendono e che si smorzano, a secondo del caso. È l’insegnamento che mi doni a pagina 183.

Un altro sessismo spunta 11 paginette dopo:Ricordati, Gretel, quando avrai un uomo tutto tuo (e speriamo che quel giorno sia ancor lontano), ricordati che opporsi non serve a niente; la donna riesce a imporsi al marito con l’obbedienza e la fedeltà.” – non sempre: spesso, forse. Un evento fiabesco illumina pagina 210: “Strano a dirsi, ma ogni volta che si avvicinava, l’albero si trasformava in una radice che faceva da sedile alla più graziosa delle fate, vestita di un corsetto rosso e di una gonna azzurra.” – questo (e tanto altro) appare in sogno ad Hans, a te, Mary, e al tuo lettore.

Mary Mapes Dodge citazioni Pattini d'argento
Mary Mapes Dodge citazioni Pattini d’argento

Un altro particolare etnico lo tiro su a pagina 225 de “Pattini d’argento”: “Un vero olandese, ricordatevelo, ha la sua pipa in ogni occasione.” – non credo sarò mai uno di loro, penso. E anche questo, tre pagine dopo: “L’Olanda è il paese dei pattinatori dopotutto.” – io non ho mai pattinato, sono un ragazzo del sud, che ce vuoi fa’. Poco dopo inizi a dire di:quel Janzoon Kolp, dovete sapere… Beh non posso raccontarvi la sua storia adesso. La gara sta per incominciare.” – confido in te, Mary, per quando ci rivedremo Chissà Dove. Pagina 292: “… Peter e Hans: chi sarà il migliore? Noi che li amiamo entrambi non sappiamo deciderci chi vorremmo vincesse.” – ma entrambi!; resi immortali da te, Mary!

Pagina 235 de “Pattini d’argento”: “La musica decide di farsi ascoltare” – è lei che, infatti, ci condisce l’esistenza: lo sto imparando leggendo un altro libro: Il mandolino del capitano Corelli di Louis de Bernières, che ha un secondo titolo ben più angosciante: Una vita in debito. E non è una favola come la tua: è altrettanto magica, ma ben più spaventosa e, ahimè, più ricorrente (nell’umana Storia, con quella S enorme e crudele).

Amo l’ammissione dei tuoi umani limiti, cara, quando scrivi: “… il resto del discorso di Peter fu pronunciato con un tono così sommesso che non mi è possibile riferirlo.”: me lo confiderà Peter stesso, quando sarà sarà…

“E Gretel?” – ti chiedi, poche pagine dopo. Le auguro ogni gioia e di saper affrontare tutte le difficoltà, che non mancano mai, quelle.

A pagina 250, purtroppo e per fortuna: “La nostra storia si avvia alla conclusione…” – anche la mia, Mary… ciao!
Me ne vado ora, amica mia, perché è giusto svagarsi un po’, dopo quell’incredibile corsa sui pattini. Ma presto ci rivedremo.

Mo’ vado a pedalare lungo le vie di Reggio Emilia. Non l’hai mai sentita nominare?

Lo so quello che stai per dire: che l’Olanda è il paese dei ciclisti… Anche il Belgio, sai? Pure Gavassa, dove nacque la mia mamma. Papà, finito il lavoro alle OMI Reggiane, andava a moroso in bicicletta!

 

Written by Stefano Pioli

 

Bibliografia

Mary Mapes Dodge, Pattini d’argento, Edizioni Crescere, 2015

 

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