Significato dei sogni #27: teorie oniriche e funzioni del sogno di Sigmund Freud
“Definire il sogno, che rimane pur sempre un’attività dell’organo psichico, come un processo somatico, ha però anche un altro significato. È la dignità di processo psichico, che s’intende negargli. Il paragone, applicato al sogno ormai da molto tempo, delle «dieci dita di una persona del tutto ignara di musica che scorrono sulla tastiera dello strumento», illustra, forse nel modo migliore, quale valutazione abbia trovato per solito l’attività onirica presso i cultori delle scienze esatte.” ‒ Sigmund Freud

Ventisettesima puntata della rubrica “Significato dei sogni” nella quale si presenta un estratto del sottocapitolo “Teorie oniriche e funzioni del sogno” tratto dal Capitolo I La letteratura scientifica sui problemi del sogno del celebre libro “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud.
La rubrica “Significato dei sogni” ha l’ambizione di presentare la variegata letteratura creatasi nei millenni per l’argomento sogno che, alla fin fine, occupa una parte consistente della nostra quotidianità. Stiamo attraversando un periodo privo di luce nel quale lo scatto fotografico è diventato un equivalente della valenza sociale; si trascorre il tempo in uno scrolling interminabile di fotografie altrui o proprie, si contano i like come se avessero un reale valore. Espressioni come “ha molti like, è qualcuno, lo ammiro (o lo invidio)” oppure “non ha like, meglio stargli lontano” sono sulla bocca di una massa addormentata precipitata nel giogo del soggetto che si ammira nello specchio. Alcuni descrivono questa nostra epoca come imperniata dall’apparenza e dalla superficialità ed anche noi di Oubliette Magazine concordiamo con queste osservazioni. È allarmante constatare che la fetta di popolazione interessata alla conoscenza del sé profondo, per il miglioramento proprio e sociale, si stia riducendo (non sono di certo le lezioni di benessere portate avanti dai vari guru a far allargare la fetta, anzi, queste pratiche stanno imprigionando!). Adottare uno stile di vita che pone in rilievo il mondo onirico è già un gran passo verso il ridimensionamento dell’ego, e nel nostro piccolo auguriamo al lettore il beneficio simile a quello di uno strale notturno che illuminando il cielo indica la via.
La rubrica “Significato dei sogni” presenta, oggi, un altro capitolo tratto da “L’interpretazione dei sogni” verso il quale è doveroso soffermarsi per inquadrare tutto il movimento creatosi del Novecento attorno al mondo onirico.
In questa ventisettesima puntata Sigmund Freud presenta alcune teorie oniriche che, al tempo, avevano una certa rispettabilità. Sottostante, dunque, si potrà leggere un estratto dal capitolo “Teorie oniriche e funzioni del sogno”.
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Estratto da Teorie oniriche e funzioni del sogno tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud
Sarà lecito chiamare teoria onirica ogni enunciazione sul sogno che tenti di spiegare, da un solo punto di vista, il maggior numero possibile dei caratteri osservati e che determini contemporaneamente la posizione del sogno nei confronti di un più vasto campo di fenomeni. Le singole teorie oniriche si differenziano tra loro nel considerare come essenziale un carattere piuttosto che un altro e nel riallacciare a esso spiegazioni e riferimenti. Dalla teoria non si dovrà necessariamente poter produrre una funzione del sogno di natura utilitaria o di qualsiasi altro genere; la nostra aspettativa, rivolta come di consueto alla teleologia, si indirizzerà però con maggior favore verso quelle teorie che implicano la comprensione di una funzione del sogno.
Conosciamo ormai numerose concezioni del sogno, più o meno meritevoli in questo senso della definizione di teorie oniriche. La credenza degli antichi che il sogno fosse inviato dagli dèi per dirigere le azioni degli uomini era una teoria onirica completa, che informava su tutto ciò che era degno di interesse nei sogni. Da quando il sogno è divenuto oggetto dell’indagine biologica, conosciamo un discreto numero di teorie oniriche, alcune delle quali però molto incomplete.
Rinunciando a un elenco completo, potremo tentarne un raggruppamento non troppo rigido, basato sul grado e sul tipo di attività psichica che esse suppongono svolgersi nel sogno.
1.Teorie come quella di Delbœuf,[1] secondo le quali nel sogno continua la piena attività psichica dello stato vigile. Per esse, la psiche non dorme, il suo apparato rimane intatto; ma, posta nelle condizioni dello stato di sonno, differenti da quelle della veglia, essa deve fornire, funzionando normalmente, risultati differenti da quelli della veglia. Resta qui aperto il problema: sono in grado, queste teorie, di ricavare per intero le differenze esistenti tra sogno e pensiero cosciente dalle condizioni dello stato di sonno?
Inoltre manca loro la possibilità di suggerire una qualsiasi funzione del sogno; non si vede perché si sogna, per quale motivo il complicato meccanismo dell’apparato psichico continua a funzionare, anche se posto in condizioni alle quali esso non sembra destinato. Dormire senza sognare oppure svegliarsi all’insorgere di stimoli perturbatori sembrerebbero le uniche due reazioni funzionali piuttosto che la terza, quella di sognare.
2.Teorie che, al contrario, presumono nel sogno una riduzione dell’attività psichica, un allentamento dei nessi, un impoverimento di materiale significativo. Secondo queste teorie, al sonno spetterebbe una caratteristica psicologica del tutto diversa, per esempio, da quella attribuitagli da Delbœuf: il sonno si estende profondamente sulla psiche, non consiste unicamente in uno sbarramento di essa di fronte al mondo esterno; penetra, invece, nel suo meccanismo rendendolo temporaneamente inservibile. Se mi è consentito fare un paragone usando il materiale psichiatrico, vorrei dire che il primo gruppo di teorie costruisce il sogno come una paranoia, il secondo ne fa il modello della debolezza della mente o di un’amenza.
Gli autori medici e in genere il mondo scientifico preferiscono di gran lunga la teoria secondo cui soltanto una piccola parte dell’attività psichica paralizzata dal sonno riesce a esprimersi nella vita onirica. Presumendo un interesse più generale per la spiegazione del sogno, la si può ben definire come la teoria dominante. Deve essere rilevata la facilità con cui questa teoria evita l’ostacolo più insidioso di ogni interpretazione del sogno, di naufragare cioè contro una delle contraddizioni che prendono corpo nel sogno. Posto che per questa teoria il sogno è la risultante di una veglia parziale («una veglia graduale, parziale e nel contempo anormale», dice Herbart),[2] essa è in grado di spiegare, mediante una serie di stati di progressivo risveglio che giungono fino alla veglia completa, tutto l’àmbito di attività psichiche che si estende dalla prestazione deficitaria del sogno ‒ che si rivela nella sua assurdità ‒ fino all’attività ideativa perfettamente concentrata.
Chi ritenga indispensabile o più scientifica un’esposizione in termini fisiologici, la troverà nella teoria del sogno descritta da Binz:[3] «Questo stato (di irrigidimento) volge alla fine nelle prime ore del mattino, ma solo gradualmente. Diminuiscono sempre più i prodotti della fatica accumulati nell’albumina cerebrale, ed essi vengono in quantità sempre maggiore disgregati o asportati dal flusso incessante del sangue. Qua e là spiccano già singoli gruppi, mentre le manca il controllo di altre zone del cervello che presiedono all’associazione. Per questa ragione le immagini create, corrispondenti perlopiù alle impressioni materiali di un passato recente, si compongono caoticamente e senza regola. Sempre maggiore diventa il numero delle cellule cerebrali che si liberano, sempre minore l’irragionevolezza del sogno».
Certo è che tutti i fisiologi e filosofi moderni concepiscono il sogno come una veglia parziale, incompleta, o almeno risultano parzialmente influenzati da una teoria di questo tipo. In Maury[4] ne troviamo l’esposizione più minuziosa. Si ha spesso l’impressione che per questo autore l’essere svegli o l’essere addormentati corrisponda a uno spostamento di regioni anatomiche, di certo perché un distretto anatomico e una determinata funzione psichica gli sembrano strettamente collegati. Qui vorrei semplicemente accennare al fatto che, anche se la teoria della veglia parziale venisse confermata, si dovrebbe a lungo discutere sulle sue elaborazioni più sottili.
Da questa concezione della vita onirica non potrà naturalmente risultare una funzione del sogno. Un giudizio coerente sulla posizione e sull’importanza del sogno è invece contenuto in ciò che dice Binz: “Tutti i fatti, come si vede, inducono a caratterizzare il sogno come un processo somatico, in tutti i casi inutile, in molti casi addirittura morboso…”
L’espressione “somatico” riferita al sogno, posta in risalto dall’autore stesso, ha vari significati. Si riferisce, in primo luogo, alla etiologia del sogno, cui Binz era particolarmente interessato quando studiava i sogni indotti sperimentalmente mediante somministrazione di tossici. È infatti caratteristica di questo gruppo di teorie oniriche la tendenza a far partire l’impulso a sognare possibilmente dal solo lato somatico. Nella formulazione più spinta: raggiunto lo stato di sonno, dopo l’allontanamento degli stimoli, non esiste alcun bisogno o motivo di sognare fino al mattino, quando il risveglio graduale, provocato dai nuovi stimoli, potrebbe rispecchiarsi nel fenomeno del sogno. Ora però non è possibile mantenere il sonno privo di stimoli: come i germi vitali di cui si lagna Mefistofele,[5] gli stimoli si avvicinano a chi dorme da ogni dove, dall’esterno, dall’interno, perfino da ciascuna di quelle zone del corpo di cui da svegli non ci curiamo. Il sonno risulta quindi turbato, la psiche svegliata ora in un lembo ora nell’altro, e funziona poi per un momento, con la parte ridestata, lieta di riaddormentarsi. Il sogno è la reazione alle perturbazioni del sonno indotte dallo stimolo, una reazione, del resto, puramente superflua.
Definire il sogno, che rimane pur sempre un’attività dell’organo psichico, come un processo somatico, ha però anche un altro significato. È la dignità di processo psichico, che s’intende negargli. Il paragone, applicato al sogno ormai da molto tempo, delle “dieci dita di una persona del tutto ignara di musica che scorrono sulla tastiera dello strumento”, illustra, forse nel modo migliore, quale valutazione abbia trovato per solito l’attività onirica presso i cultori delle scienze esatte. Così concepito, il sogno diventa qualcosa di assolutamente ininterpretabile: infatti, come potrebbero produrre un brano musicale le dieci dita di un suonatore che ignora la musica?
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Per continuare la lettura in modo proficuo e con attenzione si consiglia di distogliere gli occhi dal computer o dal cellulare e di recarsi nella propria libreria per cercare il libro tra gli scaffali impolverati; se non si possiede il volume in casa si consiglia di acquistarlo (rigorosamente in cartaceo).
Leggere è un compito importante, la carta è di grande ausilio rispetto al formato digitale non solo per la concentrazione necessaria all’atto della riflessione e comprensione ma anche per instaurare un rapporto fisico con l’oggetto-pozzo che conserva amorevolmente le considerazioni degli esseri umani del passato, in questo caso di Sigmund Freud.
Un ulteriore consiglio: un bel quaderno (cartaceo) con penna o matita posto sul comodino per annotare i sogni al risveglio (con data ed orario). È importante non perdere l’uso della scrittura sia per la manualità delle dita sia per la stimolazione del cervello astratto e creativo.
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Si invita alla partecipazione al nostro nuovo studio sulla casistica del sogno in contatto con la tecnologia dei social inviando un’e-mail ad oubliettemagazine@hotmail.it nella quale allegare un file .doc con un sogno connesso alla tecnologia (smartphone, internet, pc, social, intelligenza artificiale, et cetera). Il sogno raccontato sarà salvato in forma anonima e servirà per la compilazione di un testo in comparazione alla letteratura del passato.
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“Il maschio e la femmina divengano per te un cerchio/ Da cui sorga il quadrato dai lati uguali./ Trai da ciò un triangolo, che in ogni parte/ Si muti poi in una sfera: allora la Pietra nascerà./ Se cosa tanto facil non subito afferra la tua mente,/ Pensa alla dottrina del Geometra, e tutto saprai.” ‒ Atalanta fugiens
Bibliografia
Sigmund Freud, L’interpretazione dei sogni, Mondadori, 1999
Michael Maier, Atalanta fugiens, Edizioni Mediterranee
Note
[1] Joseph Rémi Léopold Delbœuf (1831 – 1896) è stato uno psicologo sperimentale e filosofo belga.
[2] Johann Friedrich Herbart (1776 –1841) è stato un filosofo e pedagogista tedesco.
[3] Carl Binz (1832-1913) è stato un eminente medico, farmacologo e storico della medicina tedesco.
[4] Louis Ferdinand Alfred Maury (1817–1892) è stato un celebre medico, storico e psicologo francese, noto soprattutto per i suoi studi pionieristici pionieristici sull’attività onirica.
[5] Nella prima conversazione con Faust, sita nella prima parte esattamente nella scena dello studio, Mefistofele lamenta che tutti i suoi sforzi distruttivi sono frustrati dall’energia di migliaia di nuovi germi vitali. Questo intero passo è citato da Freud ne “Disagio della civiltà”.
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‒ Rubrica Significato dei Sogni ‒
#1 “La letteratura scientifica sui problemi del sogno” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#2 “Il rapporto tra sogno e veglia” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#3 “Il materiale onirico. La memoria nel sogno” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#4 “Relazione, imago e proiezione” tratto da “In dialogo con Carl Gustav Jung” di Aniela Jaffé;
#5 “Perché si dimentica il sogno dopo il risveglio” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#6 “Sogni lucidi e la loro impostazione filosofica” tratto da “Sogni lucidi” di Celia Green;
#7 “L’uomo e l’esperienza” tratto da “Sogni, profezie e apparizioni” di Aniela Jaffé;
#8 “Stimoli e fonti del sogno” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#9 “La trascrizione del sogno” tratto da “Alchimia” di Marie-Louise von Franz;
#10 “Psicogenesi della schizofrenia” tratto da “La schizofrenia” di Carl Gustav Jung;
#11 “Le peculiarità psicologiche del sogno” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#12 “Diventare ciechi” tratto da “Il codice dei sogni” di Charles Maillant;
#13 “Anatomia di un sogno” tratto da “I sogni” di Edgar Cayce e Mark Thurston;
#14 “Responsabilità ed inconscio” tratto da “Elogio dell’inconscio” di Massimo Recalcati;
#15 “Assenza di sonno” tratto da “Il sonno e i sogni” di Simon Monneret;
#16 “Maternità in carcere” tratto da “I confini del dolore – È possibile arginare la sofferenza psichica?” di Lella Ravasi Bellocchio;
#17 “I sentimenti morali nel sogno” tratto da “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud;
#18 “Il simbolismo del cibo” tratto da “I simboli del sogno” di Serena Foglia;
#19 “Le discordanze della memoria” tratto da “Vocabolario” di Igor Sibaldi;
#20 “Incubo” tratto da “Sette sere” di Jorge Luis Borges;
#21 “Sognare di volare” tratto da “Il libro dei sogni” di Artemidoro;
#22 “Sognare di morire” tratto da “Il libro dei sogni” di Artemidoro;
#23 “Sognare di cambiare sesso” tratto da “Il codice dei sogni” di Charles Maillant;
#24 “Il sogno in stato di veglia” tratto da “Miti Sogni e Misteri” di Mircea Eliade;
#25 “I sogni telepatici” tratto da “Il mistero dei sogni” di William Oliver Stevens;
#26 “I sogni chiaroveggenti” tratto da “Il mistero dei sogni” di William Oliver Stevens.
