“Diario di una sciamana” #1: le mie iniziazioni
“Gli alberi vanno visti dentro ai nostri organi affinché possano rivelare i loro veri obiettivi.”[1]

“Diario di una sciamana” (Piemme, 2025) è l’autobiografia dell’esperta di sciamanesimo, psicologia e buddhismo Selene Calloni Williams che, in circa 350 pagine, “confessa” al pubblico i momenti più importanti del suo passato. Esperienze che mettono in luce gli inaspettati avvenimenti che hanno portato una ragazzina della Brianza a diventare una delle counselor più accreditate del mondo.
“Diario di una sciamana” è per davvero “il cammino segreto di una monaca guerriera” così come recita il sottotitolo del volume. Una mise à nu in cui le forti rivelazioni si equivalgono agli insegnamenti di carattere spirituale: zone d’ombra e di luce vengono narrate, attraverso brevi capitoli, in modo fluido e genuino offrendo una lettura di grande impatto emotivo e formativo.
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Estratto dal libro “Diario di una sciamana”, capitolo 1 “Le mie iniziazioni”
“Gli eventi salienti della mia vita, che io chiamo «iniziazioni», non sono state esperienze che mi hanno cambiata, semmai situazioni che mi hanno fatto comprendere che non c’è nulla che possa cambiare davvero, nulla che possa nascere, morire o divenire.
Prima della mia nascita io ero la stessa; da bambina, da adolescente ero la stessa; oggi sono la stessa. E per quanto l’esistenza si adopererà nel disegnare intorno a me nuove apparenze, io sarò sempre la stessa.
Ho avuto e perso molti padri e ogni volta è stata un’iniziazione importante. Innanzitutto, mio padre biologico è morto quando avevo solo diciannove anni. Lui era il mio punto di riferimento nella vita e la sua morte è stata un evento drammatico. Ricordo che, dopo la sua scomparsa, avrei voluto andare via, via, via, da questo mondo.
[…]
Il lutto è un rito di passaggio dal noto all’ignoto, che avviene con l’attraversamento di una soglia. In tutte le tradizioni sciamaniche che ho studiato e vissuto personalmente, la morte è sempre vista come una trasformazione, non come una fine, e questo punto di vista mi ha dato una certa forza, un’ancora su cui fare affidamento nei momenti più bui.”[2]
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A.M.: In che modo l’evento drammatico della scomparsa di tuo padre biologico ha aperto la via ad un percorso di iniziazioni continue?
Selene Calloni Williams: Sin da quando ero bambina mi sono sentita fuori posto, la Brianza malgrado il fascino della nebbia non era in grado di soddisfare la mia parte avventuriera, proprio quella che ho preso dal mio padre biologico, l’unico in famiglia che mi ha dimostrato qualcosa che potrei chiamare “affetto” anche se non lo vedevo quasi mai perché era spesso fuori casa. Proprio per questo motivo la sua scomparsa gettò la diciannovenne che ero in uno stato depressivo che acuì il mio disperato bisogno di fuga.
Ripensando a quei momenti sento una compresenza di fattori ambivalenti ed al contempo interagenti: la presenza di quel forte dolore di perdita dell’unico esponente della mia famiglia che, in un certo qual modo, sentivo più affine a me mi ha portata a ricercare altro, a muovermi da quel presente che oramai era diventato troppo stretto per me.
Per il Daimon che mi abita è sempre stato tutto chiaro, io, invece, ho dovuto comprendere man mano gli eventi che si presentavano a me e che mi hanno portato a concepire che “prima della mia nascita io ero la stessa”.
Ho sempre avuto grandi sogni sin da piccola, mi immaginavo nel futuro, mi vedevo da tutt’altra parte, sentivo di dover compiere qualcosa di grande, di inesplorato. Tutte le iniziazioni di cui narro nel libro “Diario di una sciamana” sono il percorrere il filo, rendere omaggio ad ogni istante della mia vita, ad ogni mia scelta sia presa consciamente sia inconsciamente. Ma non è necessario vivere nella giungla od attraversare il deserto per scoprire chi si è davvero ‒ chi si è sempre stati ‒; ciò che serve è vivere i momenti con consapevolezza e riconoscere quali eventi, quali svolte essenziali ci hanno portato a essere ciò che siamo o a tornare ad essere ciò che siamo sempre stati e saremo per sempre.
La perdita di mio padre biologico è stato un rito di passaggio necessario per permettermi di affrontare il mio destino segnato dall’avventura e dai grandi viaggi intorno al mondo alla scoperta della spiritualità presente in ogni antica cultura giunta sino a noi.
Dalla Brianza ben presto mi ritrovai in Sri Lanka, conobbi lì il mio maestro di yoga sciamanico, Michael Williams ed il mio maestro di meditazione, il Venerabile Gatha Thera. Due figure importantissime della mia vita che, come il mio padre biologico, non sono più presenti nella materia. Ed anche in questo senso la perdita ed il dolore diventano un’opportunità per l’introspezione: sì, anche questa è una iniziazione!
Invece, il mio maestro occidentale, colui che mi ha trasmesso la conoscenza delle culture del Mediterraneo lo conobbi in Europa, al mio ritorno dall’Asia: il celebre psicoanalista americano James Hillman (12 aprile 1926 – 27 ottobre 2011) a cui ho dedicato un libro[3] pubblicato nel 2013 nel quale racconto il superamento del lutto attraverso le mie corse mattutine nella gelida Edimburgo.

“Veramente più che «libro» dovrei definire questo scritto «diario», esso infatti procede per libera associazione di immagini e, nel tentativo di raggiungere il proprio intento ‒ che è «fare anima» ‒ questo diario vuole dedicarsi alla descrizione di due immagini, due cammini, due mondi che sono distinti ma non separati tra loro. La prima immagine, pubblica, è quella di James Hillman. La seconda è nascosta da migliaia di anni, riprodotta in statue e dipinti gelosamente custoditi nella sancta sanctorum di alcuni templi e nelle teche di certi musei nei paesi delle regioni himalayane e anche in Mongolia e assai più semplicemente raffigurata alle porte dei villaggi delle tribù tibeto-birmane degli Akha che abitano le foreste della Birmania, del Lagos, della Tailandia, ma decisamente presente nell’immaginale di ogni essere umano, come chiave di un segreto eterno e universale.”[4]
Ma delle foreste, degli alberi che vanno visti dentro i nostri organi, dei miei padri spirituali e di tutti gli altri temi che sviluppo in questa mia atipica autobiografia parlerò più avanti nelle prossime puntate della rubrica dedicata al volume.
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Anticipazione: la seconda puntata della speciale rubrica “Diario di una sciamana” avrà come titolo: la voglia di fuggire.
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Meditazione tratta da “1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane”
“Stai in piedi nella posizione a stella, con le braccia e le gambe un po’ divaricate. Respira profondamente e ripeti il mantra mentalmente. Bhur fa riferimento al corpo fisico; Savitur è il Sole, la fonte di vita. Quando inspiri, prendi energia dalle sei punte della stella – mani, piedi, genitali e testa – e ripeti «Savitur», quando espiri, restituisci l’energia attraverso il chakra del cuore.” ‒ Meditazione n° 87[5]
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Note
[1] Selene Calloni Williams, Diario di una sciamana, Piemme, 2025, p. 5
[2] Ibidem, p. 5-6
[3] Selene Calloni Williams, James Hillman ‒ Il cammino di fare anima e dell’ecologia profonda, Edizioni Mediterranee, 2013
[4] Ibidem, p. 9
[5] Selene Calloni Williams, 1 minuto al giorno, meditazioni quotidiane, Piemme, 2024, p. 52

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