Filastrocche di Natale per celebrare le feste con i più piccoli
“Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno.” ‒ Charles Dickens

Di seguito si potranno leggere alcune filastrocche di Natale da insegnare ai propri figli ed anche ai propri alunni per le prossime feste!
Di etimo oscuro la parola “filastrocca” dovrebbe derivare dal termine toscano “filastroccola” nel quale si nota la provenienza da “filatessa” e dunque dal verbo “filare”. Ed il filo è proprio ciò che descrive meglio la “magia” della filastrocca: un vero e proprio flusso di versi, una serie continua legata assieme per l’appunto da un filo!
Celebri nella tradizione popolare le filastrocche ancora oggi occupano uno spazio importante della cultura, sono infatti predilette dai bambini proprio per il loro carattere ripetitivo e divertente.
Facili da imparare (non tutte… è vero!), le filastrocche raccontano un mondo fantastico fatto di animali parlanti, fate danzanti, alberi che passeggiano ed esseri umani… beh! sì, qualche umano in veste di principe, principessa ma anche contadino e talvolta è comparso anche qualche banchiere!
La nostra selezione di filastrocche di Natale è stata tratta da due volumi editi da Rupe Mutevole Edizioni: “Il Natale raccontato da Nonna Amelia” e “Le Filastrocche del Regno della Fantasia”, entrambi i libri sono opera dell’ingegno della poetessa, scrittrice e critica Giovanna Fracassi che, instancabilmente, presenta ogni anno qualche novità non solo per noi voraci lettori ma anche per i più piccoli pensando all’opportunità ‒ che oggi appare quasi un miraggio nel deserto! ‒ di utilizzare il tempo con bambini e bambine in modo produttivo ‒ e non davanti ad un insipido video sullo smartphone che riduce fortemente la capacità di produrre immagini proprie e, dunque, creatività.
Infatti è da sottolineare e stimare il carattere fortemente educativo di questa serie di filastrocche di Natale scritte da Giovanna Fracassi che, anche grazie ai suoi studi ed interessi, ha saputo dipingere un possibile modo di affrontare la vita cercando il proprio e l’altrui sorriso!
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Filastrocche di Natale
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“Paffuttello a Natale”[1]
Paffuttello
è un orsetto bello bello
sempre allegro e grassottello
dei fratellini è il più birbantello
con quel suo far da pigro saputello.
La sera di Natale lo spiritello
andar da solo volle per il vicino paesello
ma poco dopo inciampò in un verde pisello
e si ritrovò lungo disteso come un pivello.
Lo vide un simpatico menestrello
con in capo un rosso capello
di ritorno dal magnifico castello
del conte Raffaello
e a ridere iniziò come un pazzerello.
Tanto offeso si sentì Paffuttello
che lesto se ne andò al ruscello
dove a lungo meditò su quel triste fatterello.
Così decise di tornar al suo tinello
dove con i suoi fratelli dipinse un bellissimo alberello
di Natale ad acquerello
che poi spedì a quell’insolente mattarello
perché ricordasse che l’altrui sfortuna
non va mai presa alla carlona:
ma si deve far un’azione buona
che guarisce ogni disavventura.
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“La Danza dei Ragnetti”[2]
Otto ragnetti in fila indiana
scalano lesti la campana
in allegra carovana,
prima che si stropicci la loro filigrana,
che a noi par un filo di lana,
si tengon stretti come coniglietti
tanto sono tutti amichetti,
ma quando la campana
inizia la sua canzone africana,
ecco si metton la bandana.
Otto occhi alla gitana,
otto zampe ed una liana,
ora ballano alla sudamericana.
Sfrenati sono come diavoletti
e non hanno neppure i baffetti
ma di fermarsi non sentono ragioni,
nonostante i reciproci calcioni,
fino a quando quei burloni,
stanchi sono di fare i buffoni
e saltar decidono sugli aquiloni.
Stesi sono a bocconi
e non devono neppure pagar i bigliettoni,
un bel giro sopra i burroni
cantando a squarciagola
la loro gioia festaiola,
a danzar li puoi ammirare
e da loro lasciarti trascinare
nella danza sulla funicolare,
fino a quando quei ragnetti così furbetti,
lascian cadere i loro rosso berretti,
si tolgon gli otto canzetti
e alla fine sono pronti per i dolci natalizi,
prima di infilarsi nei loro otto fazzoletti.
Ora taci bimbo mio,
fai silenzio!
Terminata è la danza dei ragnetti
che ora dormono contenti.
Anche tu chiudi gli occhietti
e sogna un mondo di allegri ragnetti.
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“Alberello di Natale”[3]
Alberello bello bello
di mille luci sei un acquarello,
stai davanti ad un castello,
come pure a un mulinello,
sei l’amico del paesello
che di notte fai bello bello,
e t’accendi come uno zolfanello
per far felice un bambinello.
Caro caro alberello
non ti voglio mai vedere spenterello,
ma di luci sempre paffuttello
per raccontar come un menestrello
quanto è il Natale bello bello.
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“Il Balocco di Neve”[4]
Ma che bello il pupazzo fatto con la neve
proprio mentre scende lieve lieve!
Tra sciarpe, guanti e nasi rossi
siamo allegri e grossi come orsi.
Ci fanno compagnia un tigrotto
un orsetto e un paperotto.
Abbiamo un secchiello tutto rotto
e di stracci un bel fagotto.
Ormai tutto è quasi pronto
ed il pupazzo è solo un poco storto,
ma che importa tanto è solo un bel gioco!
Manca solo un bel fiocco
a questo nostro bel balocco.
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“La Neve”[5]
La neve non fa rumore
è lieve come magica polverina,
tutto copre e ogni cosa rende misteriosa,
così il mondo tace immobile e pien di meraviglia
sta a guardare nell’aria danzar festosa
la bianca falda gelata
che su tutto felice si posa.
Par essere una fata
che dal cielo arriva affettuosa,
da grandi e piccini ammirata,
da un po’ di vento è sempre annunciata
e sa d’essere attesa ed adorata.
Evviva, evviva la neve è arrivata!
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“Giacomino e Balsamino”[6]
È felice il pupazzo Giacomino
del suo bel bianco vestitino,
ha un po’ freddo il nasino,
quel rotondo arancino,
però lo tiene al calduccio la rossa sciarpetta:
lo ripara dall’arietta!
Quell’arietta fa sventolare il suo buffo cappello
che par proprio un alberello.
Il pupazzo Giacomino
Tiene stretto nella mano un campanellino
per chiamare l’agnellino
col suo bel suono argentino.
Ma ben presto arriva il suo Balsamino,
il bambino che l’ha fatto per giochino
raccogliendo pian pianino
la neve caduta nel suo giardino.
Ed ecco ora Giacomino
gongolare come un bigodino
anche lui pronto per partire come un damerino,
Balsamino in un attimino
lo raccoglie nel suo bicchierino.
Hanno in tasca il bigliettino
e un rametto di biancospino
così salgono sul loro aeroplanino
e ora sono in volo per… Berlino!
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“La piccola strega Ubaldina”[7]
La strega Ubaldina
là nel bosco, in mezzo alla neve, ha la sua casina
e se andarci vorrai udir potrai la sua vocina.
La strega Ubaldina
Si sveglia presto al gelar di ogni mattina,
mangia svelta la sua minestrina
e poi gioca a cavallina
con la sua verde scopina.
La strega Ubaldina
è davvero molto piccina
e ci sta in una taschina,
per amica ha un’anatroccolina,
per compagna una micina.
Spazza sempre la sua cucina
con la sua magica scopina.
La notte di Natale, tutta sola poverina,
si beve la sua pozione nella vecchia tazzina:
la prepara con una nocciolina, una ghiandina, dei funghetti arancioni
ed un pizzico di profumata polverina.
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“Santa Lucia”[8]
Se di notte un campanellino
senti arrivare da lontano,
corri lesto nel tuo lettino
con il tuo bel pigiamino.
La tua mamma ha già preparato
una carotina per Ciucchino,
il paziente e caro asinello,
e un buon dolcetto
per Santa Lucia
che presto passerà per la via.
Domani mattina
troverai un dono piccino
se sarai stato un bravo bambino.
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Leggi la storia “Cappuccetto Rosso e il Natale”
Leggi la storia “Biancaneve e i diamanti di Natale”
Note
[1] Giovanna Fracassi, Il Natale raccontato da Nonna Amelia, Rupe Mutevole Edizioni, 2023, pp. 15-16
[2] Ibidem, p. 52-53-54
[3] Ibidem, p. 75
[4] Ibidem, p. 91
[5] Ibidem, p. 102
[6] Giovanna Fracassi, Le Filastrocche del Regno della Fantasia, Rupe Mutevole Edizioni, 2024, pp. 87-88
[7] Ibidem, p. 89
[8] Ibidem, p. 110

Bellissime tutte! Le ho lette a mia figlia Marta e la sua preferita è quella della strega Ubaldina!
Abbiamo pubblicato il post stamane su Facebook e sai che in tanti hanno preferito la strega Ubaldina?! Un saluto alla piccola Marta!
Ne sono felicissima, grazie infinite!