La storia dell’Albero di Natale: un racconto per bambini che spiega il simbolo natalizio

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“Se Lei chiede alla gente per quale motivo prepari un albero di Natale, lo addobbi e vi accenda le luci, di rado riceverà una risposta. Questo non stupisce, perché succede spesso che prima si faccia una cosa e solo in seguito si rifletta sul proprio agire.”[1] ‒ Carl Gustav Jung

La storia dell'albero di natale
La storia dell’albero di natale

Tutti gli europei, credenti o laici, hanno avuto in casa oppure in giardino (od in entrambi) almeno un Albero di Natale. Di antichissima tradizione, si pensa infatti che risalga al 724, l’albero di Natale è originario della Germania ed associato a san Bonifacio (il missionario anglosassone Winfrid) che per convertire i popoli germanici al cristianesimo abbatté una quercia sacra al dio Thor. La leggenda sostiene che al posto della quercia spuntò un abete triangolare che fu interpretato come raffigurazione della Trinità e dunque introdotto nella cultura della figura di Gesù Cristo.

Di solito abete o pino, l’uso dell’albero di Natale si diffuse pian piano in tutta Europa, ad esempio in Italia fu la regina Margherita di Savoia (1851 ‒ 1926) ad inaugurare la moda dell’albero di Natale quando ne addobbò uno nel Quirinale. Dal Novecento, in modo repentino, l’usanza divenne comune: un vero e proprio status symbol che diede luogo ad un commercio di alberi (dapprima veri e successivamente riproduzioni in materiali quali alluminio o plastica) senza precedenti.

La fortuna di questo addobbo natalizio, però, nasconde anche un simbolo ben più antico che nel corso dei secoli è stato analizzato.

Lo psicologo Carl Gustav Jung studiando a fondo l’uso dell’albero ha ipotizzato e teorizzato che sia una sorta di rappresentazione del processo di individuazione. Le luci e le stelle sull’albero di Natale emergono come riproduzione simbolica dell’illuminazione a sfondo cosmico, un rischiarare con la luce interiore i giorni più oscuri dell’anno, cioè sino al 21 dicembre con il Solstizio d’Inverno quando il Sole raggiunge il punto più basso nell’orizzonte.

Come spesso accade le favole e le fiabe sono canali di trasmissione di simboli remoti di difficile identificazione, questi inserti possono essere considerati anche come suggestioni che si insinuano nella mente sin dalla tenera età e che poi, in età adulta, hanno il potere di riemergere per supportare nell’importante processo dell’unificazione tra l’Io e l’Anima.

Così ogni storia racconta con il suo perspicace fare fantasioso[2] qualche “verità” dimenticata che va ad insinuarsi nella memoria per continuare ad esistere e perpetuare attraverso i millenni con lievi mutazioni di forma.

Ad esempio la Fata delle Stelle che si leggerà nella favola sottostante dal titolo “La storia dell’Albero di Natale” ne è un palese esempio. Se nella tradizione nordica la scomparsa del sole (Solstizio) portava gelo ed una sorta di paura per la mancanza della luce, in quella cristiana è proprio la nascita di Cristo che simboleggia la rinnovata presenza dell’astro.

Giovanna Fracassi, autrice della favola tratta dal volume “Il Natale raccontato da Nonna Amelia” (Rupe Mutevole, 2023), riprende il simbolo della luce nelle stelle della notte con la materializzazione della Fata delle Stelle che per la solitudine e disperazione del giovane abete scende sulla Terra a rincuorare. Ne “La storia dell’Albero di Natale” con poche semplici mosse da esperta di pedagogia[3] osserviamo come la scrittrice riesca ad amalgamare abilmente più tradizioni antiche con il duplice intento di incantare i più piccoli con una storia deliziosa e rinnovare il compito degli adulti di indagare all’interno del proprio sé per ritrovare il lumen internum, la luce nel buio che ci circonda.

Augurandovi buone Feste vi lasciamo alla lettura della favola di Giovanna Fracassi ed a seguire una divertente filastrocca sbarazzina dal titolo “Alberello di Natale”.

***

“La storia dell’Albero di Natale”[4]

Mancavano pochi giorni al Natale, nel bosco tutto sembrava tranquillo e gli alberi riposavano con i rami ricoperti di neve. Anche il piccolo avete sonnecchiava protetto dai grandi rami della sua mamma.

All’improvviso però fu svegliato da un forte rumore sordo e cupo che sembrava avvicinarsi a gran velocità.

La mamma ebbe appena il tempo di dirgli di chiudere subito i suoi rami attorno al tronco che arrivò un vento di bufera fortissimo. Il piccolo abete tremante di paura restò immobile tutto chiuso fra i suoi rami.

Per molto tempo sentì il ringhio furioso del vento e continui scricchiolii e schianti tutto intorno a lui. Finalmente, alle prime luci dell’alba, scese il silenzio.

Il piccolo abete allora si fece forza e allargò i rami stiracchiandosi, si guardò intorno e cercò la mamma, ma vide solo tutti gli alberi sradicati, spezzati. Lui era l’unico sopravvissuto su quel pendio della montagna. La sua mamma, così forte e possente, giaceva a terra con le radici nude esposte alla neve che continuava a cadere.

Il piccolo abete non poté far altro che piangere. Le sue lacrime di resina scendevano sul suo tronco, scivolando sui rami e congelandosi diventavano delle splendide perle luccicanti.

Fu così che la notte successiva la Fata delle Stelle vide quei lumini splendere nel buio su quella montagna e decise di scendere a vedere di cosa si trattasse.

Comparve davanti al piccolo abete che ancora sconsolato piangeva tutte le sue perle di resina.

Quando la vide, così candida, con le ali dorate e i capelli biondi ricoperti da un velo ricamato di ragnatele argentate, per lo stupore smise di piangere.

La Fata delle Stelle gli disse: «Piccolo abete, non piangere, questa è la Vigilia di Natale e tu hai un compito importantissimo».

«Oh, bellissima Fata, sono rimasto solo in questa notte buia e fredda, tutti i miei amici alberi sono a terra e la mia mamma non mi risponde più, come posso io essere importante?»

La Fata delle Stelle gli sorrise e gli rispose: «Tu sei il primo di tanti alberi che, da stanotte in poi, splenderanno ogni Vigilia di Natale in ogni giardino, in ogni casa e soprattutto in ogni cuore».

E così fu che da quella notte, la Vigilia di Natale, si usa preparare l’albero che illumina la notte più bella e importante dell’anno.

***

Filastrocca sbarazzina: “Alberello di Natale”[5]

Albero di Natale citazioni Giovanna Fracassi
Albero di Natale citazioni Giovanna Fracassi

Alberello bello bello

di mille luci sei un acquerello,

stai davanti ad un castello

come pure a un mulinello,

sei l’amico del paesello

che di notte fai bello bello,

e t’accendi come un zolfanello

per far felice un bambinello.

Caro caro alberello

non ti voglio mai vedere spenterello,

ma di luci sempre paffuttello

per raccontar come un menestrello

quanto è il Natale bello bello.

***

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Written by Alessia Mocci

 

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Note

[1] Aniela Jaffé, In dialogo con Carl Gustav Jung, Bollati Boringhieri, 2023, pp. 166-167

[2] L’etimo della parola fantasia deriva dal greco φαντασία (phantasía) come derivato dal verbo φαίνω (phaínō) con il significato di “mostrare”. Va da sé che per il greco antico la fantasia aveva un compito completamente diverso da quello odierno, mostrare l’interiorità, mostrare la voce del dio, mostrare ciò che non esiste ancora nel mondo ma che verrà alla luce, mostrare ciò che esiste ma che non si vede, et cetera.

[3] Giovanna Fracassi conosce bene le problematiche che si instaurano nelle classi essendo lei stessa stata insegnante e come donna conosce anche le dinamiche familiari essendo madre. Inoltre i suoi studi ed interessi filosofici e pedagogici hanno rafforzato in lei il concetto dell’importante compito di educazione tramite la favola, la fiaba, le filastrocche che, oltre a strappare un sorriso, riescono ad unire adulti e bambini tramite un magico filo invisibile.

[4] Giovanna Fracassi, Il Natale raccontato da Nonna Amelia, Rupe Mutevole, 2023, pp. 77, 78, 79

[5] Ibidem, p. 75

 

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