“Un bel Dono di Natale”: racconto per bambini sul potere della diversità
“Da piccolo a Natale aspettavo un regalo. Un pacco dorato, sotto l’albero luminoso. Quando aprii il pacco, non era quello atteso. Lo tirai contro il muro piangente, iroso. Quanti regali ho rotto, ho respinto nella mia vita dopo quel giorno? Ora di questi ho rimpianto. Accettare i doni è difficile perché sempre ne aspettiamo uno soltanto. Impara ad amare ciò che desideri, ma anche ciò che gli assomiglia. Sii esigente e sii paziente. È Natale ogni mattino che vivi. Scarta con cura il pacco dei giorni. Ringrazia, ricambia, sorridi.” ‒ Stefano Benni

“Un bel Dono di Natale” è una storia di Natale che rimanda alla problematica del bullismo a scuola sia per l’aspetto esteriore sia per l’assenza di un genitore. Una storia che rispecchia la necessità di accettare la diversità che ci accomuna tutti.
Un racconto da leggere in classe ed a casa per creare l’effetto di immedesimazione che capita con l’ascolto di una storia, il rimprovero talvolta non svolge la sua funzione di ammonimento ed anzi porta i bambini/ragazzini più birichini ad prolungare il periodo di dispetti verso il malcapitato di turno; mentre accedere alla potenza immaginifica dei più piccoli sancisce insegnamenti indelebili che possono per davvero migliorare la situazione sociale soprattutto nei casi di accettazione del diverso sia per l’aspetto fisico che per la condizione familiare (che siano lentiggini e capelli rossi oppure casi di obesità, che sia la mancanza di un genitore ‒ per abbandono, detenzione o morte ‒ oppure casi di genitori dello stesso genere la situazione scolastica di ieri non è mutata).
L’autrice de “Un bel Dono di Natale”, Giovanna Fracassi, conosce bene le problematiche che si instaurano nelle classi essendo lei stessa stata insegnante e come donna conosce anche le dinamiche familiari essendo madre. Inoltre i suoi studi ed interessi filosofici e pedagogici hanno rafforzato in lei il concetto dell’importante compito di educazione tramite la favola, la fiaba, le filastrocche che, oltre a strappare un sorriso, riescono ad unire adulti e bambini tramite un magico filo invisibile.
E questo lo si nota chiaramente nel racconto di Natale ivi presentato nel quale Clara, la nostra piccola eroina del racconto, durante il ritorno a casa dopo una terribile mattinata a scuola avverte l’inconfondibile mormorio dell’acqua di un ruscello ed incontra uno scoiattolo parlante che la accompagnerà in un’avventura fantastica senza precedenti.
Oltre non si vuole andare per non rovinare la sorpresa della storia… si augura buona lettura e buona riflessione sul profondo significato di “dono”.
***
“Un bel Dono di Natale”[1]
Clara non ne poteva davvero più: anche quel giorno di dicembre, l’ultimo prima delle vacanze natalizie, che era iniziato in modo così allegro e spensierato con Spartaco, il suo amato cane lupo, che l’aveva accompagnata fino a scuola, era irrimediabilmente rovinato.
I suoi ‘simpatici’ compagni, durante l’ora di educazione artistica avevano pensato bene di farle il ritratto: mostruoso ovviamente. Ossia lei era mostruosa a causa del colore dei suoi occhi: uno azzurro e l’altro verde, dei suoi capelli rosso fuoco e per di più ricci e di quella miriade di lentiggini ramate che le punteggiavano il volto. Non era forse abbastanza?
Eh no, in più c’era il fatto che lei viveva sola con sua madre in una casetta di legno nel bosco, appena fuori dal paese e da sempre nessuno sapeva chi fosse e dove fosse suo padre.
Così quell’orrendo ritratto era rimasto appeso sopra la lavagna fino a quando, finalmente la prof. se n’era accorta e lo aveva immediatamente tolto, ricordando in modo alquanto deciso che non tollerava simili scherzi.
Intanto però Clara ci era rimasta davvero molto male, non s’era ancora abituata ad essere così oggetto di scherno da parte dei compagni.
Mentre camminava per tornare a casa da sola perché Spartaco non s’era ancora visto, rifletteva che pure sua madre non aveva molte amiche in paese ed evitava il più possibile di incontrare i genitori dei suoi compagni. Forse anche a lei facevano brutti scherzi? Si ripromise di chiederglielo appena giunta a casa.
Il pomeriggio profumava di neve, l’aria del bosco era frizzante e le pungeva le narici. Si fermò vicino al solito laghetto per osservare le bacche rosse dell’agrifoglio quando sentì il rumore inconfondibile di un ruscello: strano, non se n’era mai accorta. Incuriosita si arrampicò su alcune rocce e sporgendosi vide una piccola sorgente d’acqua limpida. Scorse anche uno scoiattolo che pareva intento a farsi un bel bagnetto.
«Ciao Clara, hai visto che splendida giornata?»
A Clara non era mai capitato di parlare con un animale e rimase alquanto sconcertata, ma decise di rispondere al saluto.
«Sì, hai ragione, ma com’è che io e te possiamo parlare?»
«Merito di questa sorgente di acqua magica!»
«Davvero incredibile!»
«Ma non fa solo questo: ti può portare in un mondo fantastico, dove non ci sono i tuoi sciocchi compagni di scuola. So bene come ti prendono in giro e che brutti scherzi ti fanno, li vedo sempre attraverso le finestre della tua aula, quando salgo sul grande castagno che svetta nel giardino.»
«Sono davvero insopportabili, vorrei non dover più andare a scuola!»
«No Clara, questa non è affatto una buona idea.»
«Ma hanno ragione: una come me cosa vuoi che riesca a fare di buono nella vita?»
«Su questo permettimi di non essere affatto d’accordo e voglio proprio dimostrarti che ti sbagli. Bagnati le mani in quest’acqua e poi seguimi.»
Clara fece quello che lo scoiattolo le aveva suggerito. Dopo un po’ che camminavano nel bosco senza seguire nessun sentiero, lo scoiattolo si fermò davanti al grosso tronco di una quercia gigantesca. Clara guardò in su e vide che i suoi rami possenti erano come tanti altri alberi che svettano verso il cielo e non se ne vedeva la fine. Che strano, neppure di questo gigante s’era mai accorta.
«Adesso fai come me: appoggia le tue mani ancora bagnate sulla corteccia, ecco proprio qui vicino alle mie zampe, chiudi gli occhi e riaprili quando te lo dirò.»
Quando Clara li aprì rimase senza fiato per lo stupore.
Erano entrati in un mondo stupendo: vide un cielo azzurrissimo in cui volavano uccelli mai visti, coloratissimi e con ali stranissime, c’erano montagne dalle forme più assurde, alcune sembravano essere all’incontrario con la base verde in alto e con le cime aguzze in basso, tanto che parevano in bilico.
E poi grandi distese di erba verdissima con mille sfumature in cui correvano o stavano semplicemente stesi animali di tutte le specie ma anche tanti altri che lei non aveva mai visto neppure nei libri di scuola.
«Vedi Clara qui tutti e tutto hanno delle caratteristiche diverse, per questo vivono qui e non nel tuo mondo perché gli uomini, che non capiscono, come i tuoi compagni, se li vedessero li vorrebbero uccidere per paura o catturare per fare esperimenti. Capisci? Devono stare qui nascosti, ma sono felici perché fra loro vanno d’accordo e sono tutti amici. Qui nessuno prende in giro un altro e si aiutano. Guarda lì, c’è quell’uccellino che ha solo una zampa e un’ala quindi non può volare. I suoi amici però gli portano il cibo e lui in cambio sai cosa fa? Porta i semini e li inserisce con il suo becco sotto uno strato di terra perché così nasceranno delle piantine. Ma ora ti devo svelare un segreto. Sai perché tu hai gli occhi di colore diverso? Perché i tuoi capelli sono di colore rosso acceso e hai così tante lentiggini? Perché tu sei una ragazza speciale: il tuo occhio azzurro può vedere nelle profondità degli oceani, ma anche nello sterminato universo, mentre il tuo occhio verde può penetrare nel fitto della foresta equatoriale e in ogni distesa di alberi; i tuoi splendidi capelli rossi ti proteggono dal calore del fuoco e solo tu puoi avvicinarti ai vulcani in eruzione o agli incendi che spesso divampano sulla terra, mentre le tue lentiggini ti permettono di osservare ogni più piccola cosa, sono come tante lenti di ingrandimento. Capisci con questi doni quante cose bellissime e utilissime per l’intera umanità e per tutto il mondo animale e vegetale puoi fare?»
Clara si sentì improvvisamente tanto felice. Finalmente non doveva vergognarsi del suo aspetto, sapeva d’avere uno scopo nella vita: avrebbe aiutato tutti gli esseri viventi mettendo i suoi doni al servizio e pazienza se nessuno lo avrebbe mai saputo. I suoi compagni potevano pure continuare a prenderla in giro: non ne avrebbe più sofferto.
«Grazie scoiattolino caro, mi hai fatto un bellissimo regalo di Natale!»
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Il racconto breve di Giovanna Fracassi “Un bel Dono di Natale” rappresenta la sintesi perfetta tra educazione all’etica sociale ed invenzione letteraria fantasmagorica. Quello che comunemente ci aspettiamo come “dono” ‒ cioè un oggetto materiale ‒ diviene invece un “dono” animico ‒ proprio dell’anima ‒ che riceve la forza dall’intelletto di non soffrire per il male che gli altri commettono.
L’atto di crescita che deriva dalla comprensione della bellezza dell’essere tutti diversi ‒ come gli animali e le piante del mondo fantastico immaginato dall’autrice ‒ ed il successivo impegno nel mettere al servizio del mondo i propri doni ‒ le proprie diversità ‒ senza pretendere nulla in cambio è l’unica via possibile per il miglioramento non solo all’interno della società d’appartenenza ma anche dei rapporti che intercorrono fra tutti i popoli che abitano il pianeta Terra.
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Note
[1] Giovanna Fracassi, Il Natale raccontato da nonna Amelia, Rupe Mutevole, 2023, pp. 110, 111, 112, 113, 114

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