“Friedrich Nietzsche” di Ernst Behler ed Aldo Venturelli: il filosofo che smaschera illusioni
«A partire dal suo crollo psichico il 3 gennaio 1889 a Torino… Nietzsche ha acquisito una sempre maggiore importanza nel mondo della cultura e del pensiero.»

Con queste parole Aldo Venturelli apre la nuova edizione del volume dedicato al filosofo tedesco Friedrich Nietzsche, già pubblicato nel 1994 e ora riproposto, con aggiornamenti e integrazioni, anche come omaggio alla memoria di Ernst Behler, il coautore del volume.
Il libro ricostruisce con equilibrio la vita e l’opera di Nietzsche, evitando però ogni rapporto meccanico tra biografia e filosofia. Come precisano gli autori, non si tratta di leggere le opere come semplice conseguenza della malattia o degli eventi personali, ma di cogliere «la complessa problematicità di questo rapporto». È un punto metodologico decisivo, che sottrae Nietzsche tanto alla psicologizzazione quanto alla mitizzazione.
L’analisi segue lo sviluppo delle opere maggiori – da “La nascita della tragedia” a “Così parlò Zarathustra”, fino a “Al di là del bene e del male”, senza trascurare testi fondamentali come “Umano, troppo umano”, “Aurora” e “La gaia scienza”.
Già nella “Nascita della tragedia” Nietzsche definiva l’arte «il compito più alto e la vera attività metafisica di questa vita». L’arte, prima ancora della filosofia, diventa il luogo in cui l’esistenza può essere giustificata in senso tragico, attraverso la tensione tra apollineo e dionisiaco. Questa impostazione segna profondamente la sua prima fase e si intreccia con l’incontro, e poi la rottura, con Richard Wagner, figura decisiva nel suo percorso.
Con “Umano, troppo umano” si apre però una stagione diversa, più analitica e disincantata. Nietzsche scrive: «l’idealismo non mi appartiene: il titolo dice “dove voi vedete cose ideali io vedo cose umane, ahi troppo umane!”». È un gesto di distacco non solo dall’idealismo tedesco, ma da ogni consolazione metafisica.
Un altro snodo centrale è la “morte di Dio”, annunciata nella “Gaia scienza” e ripresa in “Zarathustra”. Gli autori insistono sul fatto che non si tratta di una semplice provocazione ateistica, ma di una diagnosi culturale: «la fede nel Dio cristiano è divenuta inaccettabile». La morte di Dio non è un evento improvviso, ma il risultato di una lunga storia di interpretazioni, al termine della quale il testo originario «scomparve sotto l’interpretazione».
Da questa diagnosi scaturiscono due concetti fra i più discussi del pensiero nietzschiano: l’oltreuomo e l’eterno ritorno. “L’Übermensch” non è un programma politico, ma la figura simbolica di un’umanità capace di superare la propria condizione di dipendenza da valori trascendenti.
Più inquietante è il pensiero “dell’eterno ritorno”, che Friedrich Nietzsche formula già nella parabola del «peso più grande» e sviluppa nel capitolo “Il convalescente” di “Zarathustra”. Qui emerge tutta l’ambivalenza della sua filosofia. Scrive Nietzsche: «Troppo piccolo il più grande, questo era il mio disgusto per l’uomo! E l’eterno ritorno anche del più piccolo!». Non è solo il sublime a tornare, ma anche il meschino. L’eterno ritorno non è un’idea rassicurante, ma una prova estrema.

Il volume affronta anche la questione della ricezione e dei fraintendimenti. Nietzsche prende nettamente le distanze dagli «sbraitanti antisemiti» del suo tempo e intravede il pericolo di una deriva nazionalistica e ideologica. Eppure, dopo il crollo di Torino e la perdita definitiva della lucidità, sarà soprattutto la sorella Elisabeth Förster-Nietzsche a orientare in modo discutibile la pubblicazione dei materiali postumi, in particolare nella costruzione della cosiddetta “La volontà di potenza”.
Gli autori ricostruiscono con chiarezza questa vicenda, mostrando come molte interpretazioni ideologiche del Novecento si siano fondate su un Nietzsche parzialmente manipolato.
La sezione conclusiva del libro segue poi la ricezione del filosofo in Europa, da Georg Brandes a Thomas Mann, fino a Martin Heidegger e Jacques Derrida, a testimonianza di un pensiero che non ha mai smesso di essere terreno di confronto e conflitto.
In un’epoca come la nostra, segnata dalla crisi delle verità condivise e dall’emergere di nuovi nichilismi, la lettura proposta da Behler e Venturelli restituisce un Nietzsche lontano tanto dalla caricatura ideologica quanto dalla venerazione acritica. Ne emerge un pensatore che continua a interrogarci, non perché offra soluzioni, ma perché smaschera illusioni.
Questo volume rappresenta dunque non solo una solida introduzione, ma anche un invito a «leggere lentamente», come Nietzsche stesso suggeriva in “Aurora”. Un invito quanto mai necessario, oggi.
Written by Algo Ferrari
Bibliografia
Ernst Behler, Aldo Venturelli, Friedrich Nietzsche, Salerno Editrice, 2025
