Filastrocche di Primavera per celebrare la stagione della rinascita con i più piccoli

“[…] Chiederò mi si porti lassù sulla Via Lattea/ e sarò più leggera di una piuma/ dove l’aria di felicità profuma/ e, zigzagando fra un astro e l’altro,/ lancerò petali di papaveri per colorare/ tutto l’universo d’amore.// […]‒ filastrocca “L’amuleto”

Filastrocche di Primavera citazioni
Filastrocche di Primavera citazioni

Da millenni miti, racconti, favole e filastrocche celebrano la Primavera come simbolo di rinascita. Con l’Equinozio di Primavera giorno e notte sono in perfetto equilibrio così come con l’Equinozio d’Autunno ma, mentre a settembre inizia il periodo di oscurità e di riposo, a marzo si ha l’esatto opposto con le ore di luce in netto aumento ed un rigenerarsi completo della vegetazione. Ma non solo, infatti, così come la vita germoglia nella natura anche negli esseri viventi accade un incanto: nascono i primi amori, la riconferma dei rapporti di lunga data ed il proliferare di foglie e fiori. Lo stesso calore generato dal Sole invade l’essere umano di rinnovata passione che si manifesta in vari modi: dall’innamoramento alla stesura di opere d’arte.

Dal mito greco di Demetra e Persefone alla “Primavera” di Sandro Botticelli l’amore si manifesta in ogni sua forma: dalla ritrovata figlia libera dall’Ade per i futuri sei mesi al soffio carnale di Zefiro e Clori.

Ma la Primavera è ancora di più: è quel momento dell’anno in cui i più piccoli chiusi da mesi in casa per il freddo possono giocare all’aria aperta ed esplorare i luoghi circostanti che mutano improvvisamente e si riempiono di uccellini che cinguettano alla ricerca di una possibile compagna e fiori che si ergono verso l’alto proponendo nei petali la più variegata tavolozza d’artista che si possa immaginare.

Ed è proprio pensando ai più piccoli che si è voluta pubblicare una selezione di filastrocche di Primavera tratte dal volume “Le filastrocche del Regno della Fantasia[1] di Giovanna Fracassi. In questi brani si incontrerà il pettirosso Antonietto innamorato di Guendalina, la principessa Rosaviola che trasmuterà un pericoloso drago che sputa fuoco in un drago amichevole dalla cui fauci escono rose e viole, un amuleto magico che porterà mazzolini di narcisi e ciclamini e nei capelli dei tulipani, il fantasmino Filofino che troverà un amico e non si sentirà più solo ed il gufo Mangiaufo che con la sua gufetta cercherà casa.

Giovanna Fracassi, nota soprattutto come poetessa, scrittrice e saggista, con questo albo illustrato da Patricia Tessaro (in allegato al libro è presente un cd audio con una selezione di filastrocche) e con altri libri per l’infanzia (ad esempio: “Nel magico mondo di Nonna Amelia[2] ed “Il Natale raccontato da Nonna Amelia”)[3] ha ribadito l’importanza dei momenti dedicati alla fantasia nella mente dei più piccoli perché senza l’atto dell’invenzione non ci potrà mai arrivare ad un equilibrio necessario in età adulta.

Si augura buona lettura e buon divertimento con le filastrocche sulla Primavera. Seguirà un estratto (per i più grandi) tratto dal saggio “Il Giardino come passaggio culturale”[4] legato alla simbologia dei fiori.

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Filastrocche di Primavera

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“Il pettirosso Antonietto”

Il pettirosso Antonietto
si guarda intorno circospetto
ma all’arrivo della bella Guendalina,
tutta piume e crinolina,
gonfia tronfio il petto
e s’inventa un inchino
goffo quanto un pendolino.

Mentre lei s’aggiusta l’orecchino:
«Piuma, piuma della mia mattina
dammi l’ala anche stamattina!
Sii cortese Guendalina
che tu sei la mia stellina».

«Prego, prego Antonietto
che l’amor non ti fa difetto,
Guendalina vuole un bacetto
Per tenerti poi a braccetto!»

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“La Principessa Rosaviola”

Fu punta dalla spina di una rosa rossa
la bella principessa Rosaviola
e per dieci anni dormì
nel castello di Boscodirosa.

Quattro rose a farle compagnia
quattro viole per la sua allegria
quattro torri a guardia del bosco
quattro querce a vegliare sul suo riposo.

Venne un giorno
un drago grosso grosso
che il terrore seminò in tutto il bosco.

Tutti gli animali cercarono riparo
dentro le torri di legno scuro.
Solo lo gnomo Capolavoro
salì fino alla torre di Rosaviola,
le portò un mazzolin di fiori della sua bella aiuola
e le cantò la canzone della sua nonna Manola.

Così fu che piano piano la principessa si svegliò
e coraggiosa il drago affrontò,
ma quando il drago la guardò
di lei s’innamorò.

Più fuoco non sputò
ma solo rose e viole le donò.

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“L’amuleto”

Voglio un cocchio d’ambra chiara
con una pariglia di cavalli screziati e un auriga
con in testa una bombetta color brina.

Avrò un vestito di garza bianca
e pizzi color cremisi,
un mazzolin di gialli narcisi
e azzurri ciclamini,
fra i capelli tanti botton d’oro e tulipani.

Chiederò mi si porti lassù sulla Via Lattea
e sarò più leggera di una piuma
dove l’aria di felicità profuma
e, zigzagando fra un astro e l’altro,
lancerò petali di papaveri per colorare
tutto l’universo d’amore.

Sbocceranno gigli e rose
in ogni dove fra la terra e il cielo.

Liane di allegria intrecciate di genziane
imbriglieranno perfino gli animi più tristi.

Sì, voglio un cocchio d’ambra chiara
appeso alla mia collana:
sarà il mio amuleto contro la malinconia.

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“Il fantasmino Filofino”

Il fantasmino Filofino,
triste e solo, dal suo abbaino
vede il mondo dipinto in azzurrino.
Ci sono bimbi in bicicletta
tanti zaini che corrono in fretta,
chi va in auto e chi in motocicletta,
chi con il casco o la berretta.

La fantasia laggiù non fa di certo difetto!
Ma ecco spuntar fuori da un boschetto
un curioso simpatico folletto.

Guarda in su e vede il fantasmino
e gli fa l’occhiolino,
così Filofino
indossa il suo bell’abitino,
scende giù dall’abbaino
e con il folletto va a farsi un girettino
per quel mondo che pare un arlecchino.

***

“Mangiaufo cerca casa”

Il gufo Mangiaufo,
con la sua sposa
Occhio di Rosa,
cerca alloggio

vuole proprio un bel cantuccio
dove poter stare al calduccio.

Già all’alba sono in volo
quando scorgon un capriolo
che se ne va silenzioso
nel bel mezzo del bosco
perché siam di Ferragosto.

A lui chiedono
speranzosi all’unisono,
se di una quercia libera
sa indicar la via.

Subito Pelocorto
ben contento
di far loro un gran servigio
chiama forte Nonno Cuculo
che con ingegno acuto
indica senza indugio
la più grande e bella quercia,
rossa corteccia.

Fu così contenta Occhio di Rosa
e felice fu Mangiaufo.

***

Filastrocche sulla Primavera Le filastrocche del regno della fantasia
Filastrocche sulla Primavera Le filastrocche del regno della fantasia

Così come anticipato, di seguito si potrà leggere un breve estratto tratto dal saggio Il Giardino come passaggio culturale che presenta alcuni dei fiori citati nelle filastrocche di Primavera. L’autrice Giovanna Fracassi con questo volume ben curato presenta ai lettori un intreccio di voci poetiche, filosofiche e narrative che svela un’immagine armonica della connessione tra l’essere umano ed il verde, inteso sia come giardino sia come bosco.

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Estratto dal capitolo “Le leggende dei fiori”[5]

“Particolarmente suggestive sono le varie leggende sui fiori, prova evidente di quanto questi siano da sempre presenti nella nostra quotidianità. Ho setacciato libri e siti e ne ho lette tantissime, quelle che qui riporto ne sono solo una piccola parte.

[…]

Ciclamino

La meravigliosa leggenda del ciclamino origina dalla mitologia greca e dal turbamento di Demetra, la dea del raccolto e della fertilità, in cerca di sua figlia. Secondo il mito, il dolore vinse Demetra quando Ade, il terribile dio degli inferi, le strappò via la sua amata figlia Persefone, che si era attardata a raccogliere, assieme ad alcune ninfe, dei fiori nella piana di Nysa. Demetra si imbarcò allora in una ricerca che la condusse negli abissi della tristezza e della disperazione. Durante questo periodo difficile in cui la Terra divenne spoglia ed arida riflettendo lo stato d’animo della dea, Demetra si imbatté in un gruppo di ninfe, figlie di Oceano, che cercarono di consolare il suo cuore addolorato. Come segno della loro devozione, le ninfe danzarono per lei, volteggiando con grazia, cercando di alleviare l’angoscia che pesava sul suo cuore. Si narra che quella danza diede al cuore di Demetra un po’ di conforto, fu allora che sotto i passi leggiadri delle ninfe nacquero i ciclamini. Dopo questo momento di tregua dal dolore, Demetra riprese il suo viaggio alla ricerca di Persefone. Il ciclamino è conosciuto da tempi molto antichi, veniva descritto dal filosofo greco Teofrasto, nel 300 a.C., come una pianta utile per eccitare l’amore e la sensualità e tale credenza fu perpetuata seguendo le orme del suo maestro Aristotele. Plinio il Vecchio, invece, lo consigliava come amuleto, perché secondo la tradizione del tempo, chi lo piantava veniva protetto dai malefici.

[…]

Rosa

Si narra che le rose siano state create dalla spuma del mare che circondava Afrodite, dea dell’amore, mentre usciva dall’acqua. Una mattina una goccia cadde dalla pelle della dea sulla spiaggia e fece nascere la prima rosa. I fiori erano tutti bianchi ma un giorno Afrodite, per soccorrere Arom, si punse e le rose diventarono rosse per la vergogna di averle causato tanto dolore. Anche presso i Romani si raccontavano molte storie sulle rose. Una delle più belle narra che Flora, dea della primavera e dei fiori, aveva domandato agli altri Dèi di aiutarla a trasformare una sua amica defunta, nella Regina dei Fiori. Un dio le aveva ridato la vita, un altro l’aveva immersa nel nettare, un altro le aveva dato il profumo, un altro il frutto, e la dea Flora le aveva donato i petali. Il risultato era stato, naturalmente, la Rosa. Nella tradizione biblica la prima rosa era presente già nell’Eden: priva di spine, era un fiore di pura bellezza, donava solo piacere e non sofferenza; le spine comparvero solo dopo la caduta dell’uomo, con il peccato originale.

Tulipano

Questa è la leggenda del tulipano nella versione persiana. In un villaggio persiano viveva il giovane ma povero Shirin. Shirin era innamorato della bella Ferhad, un amore ricambiato ma destinato ad essere spezzato. Un giorno Shirin decise di partire in cerca di fortuna, lasciando la sua amata. I giorni passavano e lui non tornava. Una sera Ferhad, stanca di aspettare invano, si avventurò nel deserto nella speranza di trovarlo ma l’unica cosa che trovò furono la stanchezza e la fatica che la fecero cadere su delle pietre aguzze. Distrutta dal dolore e dalle ferite, Ferhad pensò che sarebbe morta senza rivedere il suo amato. Allora incominciò a piangere e le sue lacrime si mischiarono al sangue delle sue ferite e cadendo sul terreno, si trasformarono in bellissimi fiori rossi: i tulipani. Da allora gli uomini innamorati raccolgono un tulipano per darlo in omaggio alle loro compagne come pegno di amore eterno.

Viola del pensiero

La leggenda della tradizione greca sulla viola del pensiero narra che Ade, dio dell’oltretomba, un giorno s’innamorò di Persefone, dea della terra e dell’agricoltura. Ade decise di sposare Persefone e sebbene Zeus acconsentisse, Demetra si oppose al matrimonio. Ade allora rapì la giovane mentre coglieva dei fiori e la portò nel suo regno. Demetra disperata vagò nove giorni e nove notti per cercarla e la terra cadde nella desolazione: le piante morirono e la carestia devastò il territorio, finché Zeus mandò Ermes, il messaggero degli dèi, a riportare Persefone da sua madre. Zeus convinse Ade a un accordo: Persefone avrebbe passato quattro mesi agli Inferi e il resto dell’anno, tra la primavera e l’autunno, sarebbe stata con sua madre. Demetra, placata, ritornò sul Monte Olimpo e la terra fu di nuovo fertile e feconda. Quando all’inizio della primavera Persefone tornò per la prima volta tra i vivi, la terra l’accolse creando per lei dei nuovi fiorellini festosi, delicati e vellutati come i suoi occhi, dei veri “pensieri d’amore”: erano nate le “viole del pensiero”.

[…]”

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Note

[1] Giovanna Fracassi, Le filastrocche del regno della Fantasia, Rupe Mutevole Edizioni, 2024

[2] Giovanna Fracassi, Nel magico mondo di Nonna Amelia, Rupe Mutevole Edizioni, 2021

[3] Giovanna Fracassi, Il Natale raccontato da Nonna Amelia, Rupe Mutevole Edizioni, 2023

[4] Giovanna Fracassi, Il Giardino come passaggio culturale, Rupe Mutevole Edizioni, 2026

[5] Ibidem, p. 191 e ss.

 

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