“Come un ebreo inghiottì una ricevuta”: storiella yiddish sui prestiti di denaro

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“A sentire quelle parole il superbo conte si incollerì, estrasse dalla tasca una pistola, la puntò contro l’ebreo e gridò: «Inghiotti immediatamente questo maledetto pezzo di carta o ti ammazzo!»” ‒  “Come un ebreo inghiottì una ricevuta”

Come un ebreo inghiottì una ricevuta storiella yiddish
Come un ebreo inghiottì una ricevuta storiella yiddish

“Come un ebreo inghiottì una ricevuta” è la trecento novantottesima storiella yiddish sita nel Capitolo X intitolato Ogni sorta di gente presente nel volume “Racconti e storielle degli Ebrei” edito in Italia da Bompiani, curato da Elena Kostioukovitch e tradotto dal russo da Benedetta Sforza.

Più volte si è ribadita la scarsità di notizie sul web di Efim Samojlovič Rajze, autore di questo splendido volume che raccoglie la tradizione yiddish dell’Europa Orientale. Il volume è un importante documento che attesta la commistione fra ebraismo e folclore russo, polacco ed ucraino.

“Racconti e storielle degli Ebrei” è suddiviso in dieci capitoli a loro volta suddivisi in sottocapitoli: “Favole magiche” (Avventure magiche; Personaggi magici: il profeta Elia; Personaggi magici: i giusti segreti; Personaggi magici: il Besht); “Storie credibili e incredibili” (Racconti su sinagoghe; Racconti sul maligno; Storielle di tesori; Racconti di buoni spiriti domestici; Racconti di diavoletti); “Apologhi, racconti e favole pie”; “Favole per bambini”; “Novelle popolari di come il mondo gira” (Maymonide; I potenti dell’universo; Ladri astuti; Briganti e malfattori); “Motteggiatori e mattacchioni” (Hershele Ostropoler; Shmerl Snitkover; Motka Khabad; Leyb Gotsvinder; Shayne Fayfer; Kolev Letz; Binka Dibek; Yosl Marshalik; Shloyme Ludmirer; Buffonate e furbe invenzioni); “Stolti, sempliciotti, pazzerelli e picchiatelli” (Storie sugli stolti abitanti di Chelm, di Tupshishok e di Kulikov; Quel furbacchione di Benya; Il rabbino di Derazhnya; Racconti su Yekele lo sciocco, su Peysya e sullo scemo Khoyze; Racconti sull’arguto Melamed; Racconti di altri gonzi; Racconti di altri matti); “Poveri o ricchi”; Religiosi o empi” (Racconti di Zaddikim; Racconti di rabbini; Racconti dei predicatori, dell’inferno e del paradiso; Racconti di quelli che non credono in Dio); “Ogni sorta di genere” (Artigiani e vetturini; Racconti di mezzani; Mercanti e bottegai; Ladri; Ebrei e i signori; Altri).

Dopo aver presentato “Il peccato venduto”, “La calunnia del sangue”, “Lo sposo promesso nell’altro mondo”, “Lo zar e l’ebreo”, “La verità viene a galla come olio sull’acqua”, “Il principe stupido”, “Arguzia da musicante”, “Come un rabbino si accordò con Dio”, “La domanda di matrimonio di uno sciocco”, “Il cucchiaio e l’oca”, “Non bisogna essere schizzinosi nel mangiare”, è la volta de “Come un ebreo inghiottì una ricevuta” nella quale si incontra un conte polacco che a causa di spese urgenti si rivolge all’ebreo Yankel per aver in prestito mille złoty.[1]

***

“Come un ebreo inghiottì una ricevuta”

“C’era una volta un conte polacco. Un bel giorno quel conte prese in prestito da un ebreo mille złoty e gli dette una ricevuta su cui appose la sua nobile firma.

Arrivò la scadenza, quando avrebbe dovuto restituire i soldi, ma il conte non dimostrava nessuna fretta di estinguere il suo debito.

L’ebreo andò allora dal conte e gli disse:

«Signor Conte Eccellentissimo, è ormai tempo che mi restituiate il debito.»

Ma il conte rispose:

«Io non sono abituato a restituire i soldi se sollecitato. Il debito lo restituirò quando farà comodo a me, e non a te.»

Allora l’ebreo presentò la ricevuta al conte e disse:

«O il pan vorrà saldare subito il suo debito, oppure io lo citerò in giudizio e riavrò i miei soldi in tribunale.»

A sentire quelle parole il superbo conte si incollerì, estrasse dalla tasca una pistola, la puntò contro l’ebreo e gridò:

«Inghiotti immediatamente questo maledetto pezzo di carta o ti ammazzo!»

L’ebreo si spaventò e ingoiò la ricevuta del conte.

Passato un po’ di tempo, il conte pensò: “Non è bene che io non restituisca il debito all’ebreo. Semmai mi serviranno dei soldi, non avrò nessuno a cui chiederli, né l’ebreo me ne darà più”.

Che fece?

Mandò a chiamare l’ebreo e gli restituì integralmente il dovuto.

Non erano ancora trascorse due settimane che il conte ebbe nuovamente bisogno di danaro. Mandò ancora una volta a chiamare l’ebreo e gli chiese un prestito, ma questa volta non di mille, bensì di duemila złoty.

Dopo aver ascoltato il conte, l’ebreo abbassò il capo e chiese soltanto il permesso di fare un salto a casa per prendere la ricevuta.

Tutto ciò avveniva alla vigilia di Pèysekh.[2]

L’ebreo uscì, tornò dopo una mezzora, tese al conte un pezzo di matze chiedendogli di firmargli la ricevuta invece che sulla carta direttamente sul matze.

Il conte guardò l’ebreo pensando che fosse impazzito:

«Sei forse impazzito, Yankel?»

«Me ne scampi Iddio», rispose l’ebreo. «Temo solo che non mi tocchi in sorte di dover di nuovo ingollare la ricevuta dell’illustrissimo pan.»”

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Nella storiella “Come un ebreo inghiottì una ricevuta” troviamo l’ingegno connesso alla religiosità, l’ebreo Yankel previdente ha ben pensato un tipo di ricevuta commestibile, per l’appunto il matze cioè il pane senza lievito che si usa nella Pasqua ebraica, memore della precedente ricevuta in carta che ha dovuto ingoiare sotto minaccia da parte del conte.

 

Note

[1] Lo złoty è ancora la valuta in corso della Polonia.

[2] Pèysech (pèsach con il significato di “passaggio”) è la Pasqua ebraica celebra la festa della libertà, propriamente l’Esodo dall’Egitto. Il momento rituale più importante è detto Pèysech ed è costituito da due cene tradizionali, dette seyder, che si svolgono le prime due sere festive. Pèysech ha la durata di otto giorni, durante i quali è vietato mangiare e tenere in casa cibi fermentati, dunque il normale pane è sostituito dalla matze, cioè con il pane senza lievito.

 

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Rubrica Storielle yiddish

 

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