Il cinema degli anni Venti: i 30 capolavori del decennio

Facciamo un ulteriore salto temporale all’indietro, in questa serie di “bignamini” sulla Storia del Cinema che da un po’ di tempo a questa parte vado elaborando sulle pagine di “Oubliette”, e occupiamoci oggi del cinema degli anni Venti del Novecento.

Cinema anni Venti
Cinema anni Venti

Nella Storia della “Settima Arte” gli anni Venti sono soprattutto ricordati per l’introduzione del cinema sonoro, avvenuta nel 1927 col film Il cantante di jazz, diretto da Alan Crosland con Al Jolson come protagonista.

Ma in realtà sono anche gli anni che vedono la maturità di alcuni tra i primi Maestri assoluti del cinematografo, dagli esponenti dell’Espressionismo tedesco agli avanguardisti sovietici, fino a Chaplin e Buster Keaton con i loro primi capolavori, oltre all’affermazione definitiva di Hollywood come polo principale del cinema americano.

Dal punto di vista socio-economico, all’uscita dalla Prima Guerra Mondiale, a un’Europa che doveva fare i conti – nel senso letterale del termine – con un’economia disastrata dalle vicende belliche, corrispose oltreoceano una fortissima espansione economica, con il parallelo affermarsi del consumismo e, a livello sociale, di una maggiore libertà di costumi.

D’altro canto, la faccia oscura della società americana vedeva lo sfruttamento estremo delle fasce più basse della classe lavoratrice, le prime leggi anti-immigrazione e “antirosse” (Sacco e Vanzetti furono mandati alla sedia elettrica nel 1927) e uno dei momenti peggiori della storia americana per quanto riguarda le persecuzioni razziali.

Il boom economico quasi incontrollato e l’attività speculativa azzardata avrebbero portato poi, nel 1929, al crollo della Borsa di Wall Street e alla conseguente Grande Depressione.

Nel corso del decennio, i capitali investiti nel cinema negli Stati Uniti decuplicarono, di pari passo con l’aumento vertiginoso del numero di spettatori. Si affermò quindi a Hollywood una industria cinematografica propriamente detta, con – per la prima volta – un’organizzata suddivisione dei compiti: produttore, regista, sceneggiatore, operatore, attore eccetera divennero precise figure professionali, così da consentire un lavoro che potesse razionalizzare e aumentare la produzione.

Gli studios di Hollywood si trasformarono in un vero e proprio oligopolio, che controllava, oltre alla produzione, anche la distribuzione dei film in tutta la nazione. La figura del produttore divenne così la posizione di potere dominante nell’intera catena della realizzazione cinematografica.

Un primo tentativo di ribellione a questa situazione, tuttavia, aveva avuto luogo nel 1919 quando, con l’idea di garantire maggiore libertà agli artisti, Charlie Chaplin, David Wark Griffith, Douglas Fairbanks e Mary Pickford avevano fondato la United Artists, producendo e distribuendo i loro film in maniera autonoma.

In Europa, quindi, il cinema, pur conservando il suo ruolo di intrattenimento, venne visto e sfruttato soprattutto come mezzo di sperimentazione artistica (durante gli anni Venti se ne appropriarono anche le avanguardie, a partire dal Surrealismo), mentre negli Stati Uniti si andò creando una vera e propria entertainment industry che tuttavia poteva permettersi, a livello produttivo, cifre e di conseguenza mezzi immensamente maggiori che in Europa: di qui l’affermarsi di generi come il kolossal, come pure di fenomeni quali lo star system, ma anche lo stritolamento nell’ingranaggio capitalistico di autori – soprattutto europei – che, chiamati o emigrati a Hollywood, non soddisfecero le aspettative di ricavo dei produttori (l’esempio più famoso è quello di Erich von Stroheim).

In Italia nel 1924 fu fondato l’Istituto LUCE (acronimo di L’Unione Cinematografica Educativa), che divenne poi formidabile strumento di propaganda del regime fascista. Ma in generale la cinematografia italiana degli anni Venti fu alquanto messa in ombra da quelle tedesca e americana, rimanendo lontana dagli acuti del decennio precedente (vedi Cabiria di Pastrone).

Il gabinetto del Dottor Caligari
Il gabinetto del Dottor Caligari

Venendo al giorno d’oggi, il linguaggio del cinema muto può venir visto talvolta come sorpassato e obsoleto, degno solo di uno studio archeologico.

In realtà i film di Chaplin e di Buster Keaton, per esempio, oppure le visioni futuristiche di Metropolis, il finale appassionato di Aurora di Murnau, la strabordante sensualità di Louise Brooks nei film di Georg Wilhelm Pabst, e la stessa Corazzata Potëmkin con i suoi montaggi serratissimi (al di là della funesta pubblicità resagli da Paolo Villaggio/Fantozzi…) possono tuttora coinvolgere, affascinare, catturare, e non semplicemente quali reperti – per quanto preziosi – di un’età che fu.

Ecco quindi – rimandando agli articoli precedenti per quel che riguarda i criteri di selezione e scelta – una lista dei (quasi) trenta capolavori cinematografici di questo decennio:

 

Il gabinetto del dottor Caligari (Das Cabinet des Dr. Caligari) di Robert Wiene, 1920

Il Golem – Come venne al mondo (Der Golem, wie er in die Welt kam) di Paul Wegener e Carl Boese, 1920

Il monello (The Kid) di Charlie Chaplin, 1921

Il carretto fantasma (Körkarlen) di Victor Sjöström, 1921

I quattro cavalieri dell’Apocalisse (The Four Horsemen of the Apocalypse) di Rex Ingram, 1921

Sette anni di guai (Seven Years Bad Luck) di Max Linder, 1921

Nosferatu – Il vampiro (Nosferatu, eine Symphonie des Grauens) di Friedrich Wilhelm Murnau, 1922

Il dottor Mabuse (Dr. Mabuse, der Spieler) di Fritz Lang, 1922

Nanuk l’esquimese (Nanook of the North) di Robert J. Flaherty, 1922

Entr’acte di René Clair
Entr’acte di René Clair

I dieci comandamenti (The Ten Commandments) di Cecil B. DeMille, 1923

Rapacità (Greed) di Erich von Stroheim, 1924

Entr’acte di René Clair, 1924

La febbre dell’oro (The Gold Rush) di Charlie Chaplin, 1925

La corazzata Potëmkin (Bronenosets Potëmkin) di Sergej M. Ejzenštejn, 1925

Ben-Hur di Fred Niblo, 1925

Come vinsi la guerra (The General) di Clyde Bruckman e Buster Keaton, 1926

Metropolis di Fritz Lang, 1927

Aurora (Sunrise: A Song of Two Humans) di Friedrich Wilhelm Murnau, 1927

Napoléon di Abel Gance, 1927

La fine di San Pietroburgo (Konets Sankt-Peterburga) di Vsevolod I. Pudovkin, 1927

Il cantante di jazz (The Jazz Singer) di Alan Crosland, 1927

Il cameraman (The Cameraman) di Edward Sedgwick, 1928

La folla (The Crowd) di King Vidor, 1928

Il vaso di Pandora di Georg Wilhelm Pabst
Il vaso di Pandora di Georg Wilhelm Pabst

La passione di Giovanna d’Arco (La passion de Jeanne d’Arc) di Carl Theodor Dreyer, 1928

Il vaso di Pandora (Die Büchse der Pandora) di Georg Wilhelm Pabst, 1929

Diario di una donna perduta (Tagebuch einer Verlorenen) di Georg Wilhelm Pabst, 1929

L’uomo con la macchina da presa (Čelovek s kinoapparatom) di Dziga Vertov, 1929

Un chien andalou di Luis Buñuel, 1929

 

Rispetto alle “puntate precedenti”, questa volta la consuetudine di lasciare nella lista qualche posto vacante da riempire può essere presa come un invito e una sfida, rivolti soprattutto ai cinefili delle ultime generazioni…

 

Written by Sandro Naglia

 

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