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Uomini contro il Femminicidio #5: le parole che cambiano il mondo con Nathan Bonnì

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti  nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo. Non sono intervenuta chiedendo ulteriori specificazioni né offrendo un canovaccio.

Alcuni hanno scritto molto, raccontando e raccontandosi; altri sono stati sintetici e precisi; altri hanno cavalcato la pagina con piglio narrativo, creando un discorso senza soluzione di continuità.

Non tutti hanno espresso opinioni univoche, contribuendo, così, in modo personale alla “ricerca sul campo”, ma tutti si sono dimostrati concordi nell’esigenza di un’educazione sentimentale e di una presa di coscienza in merito a un fenomeno orribile contro le donne, che necessita di un impegno collettivo.

Oggi ad intervenire è Nathan Bonnì (uomo xx), attivo per i diritti lgbt e di antibinarismo di genere. È presidente del circolo “TBGL Milk” di Milano e del blog “Progetto gender queer” e cofondatore della rivista il “Simposio”.

 

Femmina

Per femmina si intende la persona che nasce in un corpo xx; per donna si intende la persona che è di identità di genere femminile. Quindi una donna trans, anche se non nasce femmina, è donna.

Femminismo

Nathan Bonnì

Più che di femminismo bisognerebbe parlare di femminismi. Si tratta di movimenti di valorizzazione ed emancipazione del genere femminile. Alcuni femminismi, individuando il binarismo di genere come nemico comune, collaborano con le realtà LGBT. Il binarismo di genere è il sistema culturale per cui i ruoli maschile e femminile sono considerati innati e vengono “imposti” a uomini e donne

Femminicidio

Uccisione di persone di sesso femminile a causa della cultura maschilista e machista.

Educazione sentimentale

Insieme di iniziative per educare ad un affetto ed ad un erotismo sano, etico, sostenibile. Esse dovrebbero partire già nei primissimi anni di età ed è richiesta la collaborazione della scuola, delle famiglie, di tutti gli altri riferimenti che la persona ha durante la sua maturazione.

 

Written by Emma Fenu

 

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Sito Progetto Gender Queer

Uomini contro il Femminicidio #1

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Uomini contro il Femminicidio #4

Donne contro il Femminicidio #1

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Uomini contro il Femminicidio #4: le parole che cambiano il mondo con Lorenzo Gasparrini

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini.

Il nostro gradito secondo ospite è Lorenzo Gasparrini, dottore in ricerca in Estetica. Dopo anni di attività universitaria, è stato editor per un editore scientifico internazionale occupandosi degli stereotipi sessisti veicolati dal linguaggio e dalle immagini. Attivista antisessista, cura un blog di grande interesse che riunisce le sue varie passioni: April Son Organizer.

Femmina

Ammetto che la parola ha per me un significato al limite del dispregiativo, probabilmente perché come il corrispondente “maschio” la uso per denotare un sostrato biologico che mi dice molto poco – soprattutto nei termini di intervento possibile in una politica di genere orientata a realizzare una parità. Quando penso invece alla complessità di “uomo” e “donna”, mi viene in mente che “femmina” e “maschio” sono solo due gradini iniziali e molto rozzi – importanti e necessari ma assolutamente non esaurienti.

Femminismo

I femminismi – e dirò tra poco perché uso il plurale – sono per me una inesauribile fonte di riflessione e confronto per capire di più il mio essere uomo. È sorprendente come moltissimi femminismi abbiano detto, scritto e praticato cose importantissime e molto profonde per gli uomini, ma quanto poco questa realtà si conosca. Non ho problemi a definirmi filosofo (e uomo) femminista, ma tra i motivi per cui si conoscono molto poco i femminismi, e – peggio ancora – li sui reputa “roba da donne” c’è anche il fatto che in Italia ancora la quasi totalità dei media generalisti usa “femminismo” per indicare una sorta di monolite granitico di convinzioni antimaschili – cioè, con “femminismo” si identifica spesso lo stereotipo sessista di quella cosa che si vorrebbe nominare. Al contrario, i femminismi sono un panorama ricchissimo e molto variegato – esistono anche femminismi del tutto inconciliabili – ma in Italia sono ancora sostanzialmente sconosciuti ai più.

Femminicidio

Lorenzo Gasparrini

È il nome corretto con il quale identificare la più violenta delle violenze di genere, quella che uccide una donna “in quanto donna”. Troppo tardi si è trovata questa parola per identificare un fenomeno sociale che, come dico sempre nei miei incontri pubblici, non dobbiamo dimenticare essere la punta dell’iceberg: sotto questa cima visibile perché spettacolamente violenta, ciò che fa affondare i transatlantici è l’enorme massa sommersa di violenze di genere che comincia con il fischio per strada, la “palpata” sull’autobus, il “frocio!” come peggior insulto maschile, il “puttana!” sparato contro qualsiasi donna che non corrisponde ai desideri di qualcuno. Questa enorme massa di violenze “tiene su” il femminicidio, che proprio perciò, se anche accadesse una sola volta l’anno, sarebbe un sintomo sociale inquietante.

Educazione sentimentale

Siamo un paese nel quale ci siamo dovuti inventare questa formula perché pare proprio impossibile dotarci, come molti altri paesi, di una educazione sessuale pubblica. Ebbene, se serve a introdurre nelle scuole e quindi nella formazione di milioni di italiane e italiani un po’ di cultura di genere, ben venga anche questa espressione. Speriamo solo che non sia usata come strumento per edulcorare, e quindi rendere inoffensiva contro il patriarcato vigente, una sana educazione alle questioni di genere che sia davvero capace di innescare un cambiamento culturale rivoluzionario nello spazio di poche generazioni.

 

Written by Emma Fenu

 

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Uomini contro il Femminicidio #1

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Uomini contro il Femminicidio #3: le parole che cambiano il mondo con Vincenzo Restivo

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile.

 

Femminicidio

Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinti nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini.

Oggi ho invitato Vincenzo Restivo, giovane autore di libri a tematica Lgbt e insegnante di lingue e letterature straniere. Da tempo attivista per i diritti degli omosessuali tramite l’associazione RAIN arcigay Caserta.

 

Femmina

Le parole hanno un potere immenso. Danno dimensione alle cose, le plasmano, le etichettano. Nel bene e nel male. La storia ci ha insegnato che spesso, nostro malgrado, di etichette ne abbiamo bisogno per quell’intrinseca esigenza di comprendere a ogni costo, di dare un valore oggettivo idealistico.

Femmina entra in quel discorso oggettivistico che non potrebbe esistere, almeno per quel che riguarda l’ideale di femmina costruita nel coso del tempo da una storia, ahimè, che ha sempre fatto i conti con un’impostazione strettamente maschilista. Certe parole hanno una semantica troppo radicata, sebbene possano adattarsi a pragmatismi differenti.  E le radici, quando sono troppo in fondo, sono sempre troppo difficili da sradicare.

Femminismo

Vincenzo Restivo

È rivoluzione e ogni rivoluzione conduce a un cambiamento indispensabile. Le lotte femministe come qualunque tipo di altre lotte a favore di diritti negati e parità degli stessi, hanno segnato la fine di un’era e l’inizio di una nuova con altri tipi di consapevolezze e propositi. Le lotte per l’emancipazione femminile portano in sé un grido di ribellione viscerale che smaschera lo scherno umiliante della sottomissione costretta, getta i semi per germogli nuovi, su terreni che fin a quel momento avevano ospitato solo uomini dal pugno di ferro e donne soggiogate ai loro voleri.

La donna “si emancipa”. Sebbene non ami il termine, c’è qui una connotazione alquanto propositiva e inducente: emancipa il suo modo di affrontare il mondo, un mondo che fin a ora non le permetteva di scrivere d’erotismo, di indossare pantaloni, bere, fumare, sputare per terra, definirsi lesbica, fare sesso con chi e quanto volesse. Sembra paradossale per chi di empatia non n’è privo, ma certe rivoluzioni servono.

Femminicidio

Si rimanda anche stavolta a un discorso semantico fatto di significati e a uno sintattico e morfologico di prefissi e affissi e via discorrendo. E da linguista non potrebbe essere altrimenti. Femminicidio: l’imposizione violenta di privare una femmina della propria vita. Etichettare finanche un atto tanto terribile come l’omicidio è ciò di cui  la nostra realtà ha bisogno per contestualizzare certe minacce.  In antropologia del linguaggio le etichette rimandano a un’esigenza occlusiva di comprensione.  Che io sia d’accordo o meno sulla terminologia in uso, poco importa: non sono d’accordo ma questo era chiaro già a priori. Tuttavia, per quanto insensato, in una realtà dove certe classificazioni sono di sprono alla condiscendenza, distinguere anche l’omicidio per genere è, ahimè ancora indispensabile.

Educazione sentimentale

Vuol dire educare all’empatia, all’accoglienza dell’altro e all’accettazione di dinamiche che scindono, inevitabilmente da un “voler capire per forza”.  Educare al sentimento significa rispettare la diversità dell’altro, della sua mente, del suo corpo, delle sue abitudini, delle sue esigenze e fare in modo che l’altro faccia lo stesso.

 

Written by Emma Fenu

 

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Donne contro il Femminicidio #2

Donne contro il Femminicidio #3

 

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Uomini contro il Femminicidio #2: le parole che cambiano il mondo con Salvatore Barrocu

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini.

Ho dunque  invitato, con immenso piacere, Salvatore Barrocu, nato a Tula, in provincia di Sassari, dove è tornato a vivere dopo una vita vissuta tra Svizzera, Cassolnovo (PV) e Torino. Dopo lunghi anni di studi storici e ricerche archeologiche, lasciato il lavoro sul campo, si dedica alla sua passione di una vita: la scrittura.

Femmina

Provo un certo disagio a parlare delle donne definendole “femmine”. Sono un Umanista, cioè ritengo che l’essere umano, anche se diviso in generi, sia uno, l’homo sapiens sapiens. Tutto quello che, a livello di trattamento e di diritto, crea barriere, penso che vada superato, anche linguisticamente.

Se poi parliamo di genetica e fisiologia, allora è un altro discorso. Certo uomo e donna sono diversi e complementari, ma sono, appunto, uomini e donne, non solo maschi e femmine, colle loro differenze fisiche, certo, ma con l’intelligenza, i sentimenti, i sogni, le speranze che rendono l’umanità unica, anche se divisa in due generi, su questo piccolo pianeta.

Femminismo

Salvatore Barrocu

Ogni movimento che nasce per combattere una discriminazione è degno di attenzione. Se poi si estremizza fino ad abbracciare qualsiasi battaglia, anche la più marginale, serva a distinguere, a creare differenze invece che a levarle, a puntualizzare la diversità, invece che a cancellarla, allora è un movimento che ha fallito.

Non ho, nella mia mente, nessun preconcetto che mi guidi a giudicare un essere umano inferiore o diverso da un altro e quando c’è un gruppo di persone che cerca di impormi la propria differenza, che pretende leggi di genere, di categoria, di professione, mi sento molto a disagio. Sono per l’assoluta eguaglianza tra esseri umani.

Femminicidio

Naturalmente alcune parti della società umana sono più deboli di altre. Donne, bambini, anziani, disabili, malati diventano, allora, in un momento di grande crisi come quello che viviamo, un bersaglio privilegiato per chi ritiene di avere forza e decisione per usarla.

Millenni di educazione monoteistica poi hanno educato metà degli esseri umani che la donna è inferiore, che deve servire l’uomo, esserle sottomessa, dando basi “filosofiche”, anche inconsce, a chi si sente autorizzato ad usare ogni mezzo per affermare il diritto di proprietà sulla moglie, fidanzata o solo sulla donna che ti piace ma ti rifiuta.

Certo il rimedio non è fare leggi “recinto” che marchino ancora di più la debolezza, la differenza di qualcuno su qualcun altro. Le risposte devono essere due, secondo me, Una legge, come quella USA che tratta i reati contro le donne, invalidi, categorie deboli, razzistici ed in genere di chi si ritiene superiore contro chi ritiene inferiore, sotto la legge “Crimini di Odio” che sanziona in modo severo (e giusto) i reati contro tutte le categorie oppresse. L’altra risposta è l’Educazione.

Educazione sentimentale

Salvatore Barrocu

Parlare di Educazione, in Italia, sembra una barzelletta. Non si insegna Educazione Civica nelle scuole, Educazione Stradale è diventata un mistero, le famiglie, in maggioranza insegnano solo educazione televisiva, ai figli.

Eppure ogni forma di convivenza è subordinata a una forma di educazione. Così le società hanno regole, la circolazione stradale ha regole, ogni attività collettiva ha regole. Ma queste regole vanno insegnate, partendo dalla regola di base, quella che norma le interazioni tra due persone.

La mia regola generale è il Galateo, che ridotto in poche parole è “non dare fastidio al prossimo”. In quanto all’Educazione sentimentale, cosa di cui noi maschi della specie difettiamo, in genere, non esiste scuola che possa insegnarla. È un compito della famiglia, aiutata dalla comunità, che deve sanzionare, rifiutare, correggere, i comportamenti devianti.

Abbiamo molta strada da fare, ma insegnare alle nuove generazioni il Galateo, l’educazione civica e al rispetto della sensibilità del prossimo sarebbe un buon inizio per mantenere intatte le meravigliose differenze che ci sono tra uomo e donna e tra ogni appartenente al genere umano per poterle apprezzare appieno.

 

Written by Emma Fenu

 

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Uomini contro il Femminicidio #1

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Donne contro il Femminicidio #3

 

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Uomini contro il Femminicidio #1: le parole che cambiano il mondo con Pier Bruno Cosso

Le parole cambiano il mondo. Attraversano spazio e tempo, sedimentandosi e divenendo cemento sterile o campo arato e fertile. Per dare loro il massimo della potenza espressiva e comunicativa, ho scelto di contattare, per una serie di interviste, vari Uomini che si sono distinte nella lotta contro la discriminazione e la violenza di genere e nella promozione della parità fra i sessi.

Femminicidio

Ho chiesto loro, semplicemente, di commentare poche parole, che qui seguono, nel modo in cui, liberamente, ritenevano opportuno farlo.

A continuare la rubrica “contro il femminicidio”, iniziata nel 2016 con “Donne contro il Femminicidio“, gli Uomini. Ho dunque  invitato, con immenso piacere, Pier Bruno Cosso, scrittore sardo autore di numerosi racconti, poesie e due romanzi, “Il giorno della tartaruga” e “Dannato cuore”.

Ha composto, inoltre, un monologo teatrale, “Era solo uno schiaffo”, premiato al Concorso letterario Nuova Scrittura Attiva 2014 Tricarico, in cui affronta il tema della violenza contro le donne.

Femmina

Non un genere, ma una specialità. Nel senso di qualcosa di speciale. Forza della natura incontrollabile.

Come la marea, che segue il suo ciclo di vita, ritirandosi ed espandendosi; soprattutto, proprio sopra tutto, altrimenti nascosta, se le va. Ma sempre lì, con una energia fantastica, inarrestabile.

Femmine, flusso vitale, torrente, con una forza che non si può controllare. Se si potesse controllare non sarebbe forza, o non sarebbe femmina.

La violenza forse nasce proprio da qui, da quella certa impotenza che genera questa forza così incrollabile eppure seducente. Ecco, negli uomini che non sono uomini, questo crea disagio, e il disagio dei cretini facilmente diventa violenza, sopraffazione con la forza bruta. Desertificazione.

La femmina invece è linfa vitale; è quella voce guida che ti salva la vita.

E stiamo qui, ad arrabattarci in questa guerra dei sessi, dove solo pochissimi, fortunati uomini, riescono a confrontarsi ad armi pari. Confrontarsi, per crescere, perché femmina è rinascita.

Femminismo

Pier Bruno Cosso

Mi dà l’idea di un vecchio divano impolverato e sdrucito. Un passato glorioso, e una presenza non più necessaria, quasi un ingombro. Femminismo, come il vecchio divano nascosto lì, nell’angolo più buio della casa. Ma grazie al cielo che c’è stato.

Le nostre mamme, le nostre nonne, non erano… come dire, non c’erano nel paradigma della società, così detta, civile.

Facciamo uno sforzo, chiudiamo gli occhi e immaginiamo di essere una donna di alcuni decenni fa. Spesso una donna non aveva voce se si parlava di politica, di economia, o, figuriamoci, di calcio. Era da poco che poteva votare, ma era carino seguire le indicazioni del marito che, lui sì, lui sapeva cosa era meglio. E anche in amore: quel magico momento di passione che ti dovrebbe travolgere e far volare, era per lui, era solo per lui. Perché lui lo poteva pretendere, e lei doveva…

Ma che vita era? Difficile, ingrata, indifferente. Se andava bene rispettata solo come mamma, donna ci voleva ancora un secolo.

Donne di allora, in una foto in bianco e nero con un bambino in braccio, solide, guerriere che non si sono mai arrese. Hanno cambiato il mondo. E il femminismo è stata la piattaforma del cambiamento, a scuotere le coscienze come si scuote un albero per farne cadere tutti i frutti.

E adesso riapriamo gli occhi, ritroviamo le donne di oggi, integre, che hanno sofferto e ce ne fanno una colpa, competitive, ma che poi sono capaci di tirarci la volata.

No, il femminismo non lo possiamo rinnegare, ma lo dobbiamo superare di slancio, con una manovra azzardata, e guardare lontano la lunga strada che abbiamo davanti, lunga, da fare insieme. Sognando un mondo fantastico dove le donne hanno voce, amano solo se hanno voglia, discutono di calcio, alzano la voce scomposte, scelgono, sbagliano, correggono forse; perché loro sono Donne.

Femminicidio

Pier Bruno Cosso

Come scrittore (autore di un monologo sul femminicidio) vengo invitato ad una manifestazione contro la violenza sulle donne. Una delle tante. Mattinata soleggiata, di un lungo novembre senza pioggia, in un paesino riarso del centro Sardegna. Dai finestroni dell’istituto scolastico dove ci troviamo, il sole inonda l’aula magna di luce tagliente e di ottimismo a buon mercato. La divisa bianca da comandante dei vigili urbani di paese, con dentro una bella signora, mi si avvicina ciondolando titubante: «Sì… Però… Bisogna anche dire che le donne, certe volte, se la cercano proprio!» Mi dice lei a voce bassa come se fosse l’arcangelo che brandisce rivelazione segrete.

La fisso stupito. Non fa ridere, ma, non so perché, mi aspetto una risata. «Eh certe donne la fanno veramente perdere…» Conclude la voce femminile da dentro la divisa inamidata. Ma perdere cosa? Adesso ho capito: non fa ridere.

«Perché invece non parlate di tutte quelle volte, e sono tante, che sono le mogli a minacciare il marito?» Trova il coraggio del senso al contrario un altro vigile, col cappello sottobraccio e le guance accese di rosso. Lui sorride, lui, ambiguo e soddisfatto come il gatto che si è mangiato il topo.

No! No! No! Mille volte no. Non è così. Eccolo il femminicidio strisciante, diffuso come se fosse acqua avvelenata che contamina tutto.

Eccolo il femminicidio: non è solo la mano armata di un marito inebetito di violenza. Il femminicidio si annida in tutti quelli che lo condannano ma non inorridiscono. Che non piangono davanti ad una vita spezzata. Una vita che era voglia di farcela. Una vita forte come una margherita che resisteva tra le fessure dell’asfalto. Una vita, moltiplicata per tante vite, tradite, soffocate, buttate via per sempre. Per niente…

No! Non ci possono essere alibi patacca alla violenza, allo stillicidio criminale che uccide piano piano una donna. Parliamone, chiariamoci, graffiamoci la pelle per scrostare questa patina opprimente. Così, solo così,  si vince il femminicidio.

Educazione sentimentale

Un dubbio: essere educati all’amore, sensibili, attenti alla grammatica dei sentimenti, e avere rispetto, ecco la parola fondamentale, rispetto, è una cosa innata in noi? O è acquisita da stimoli esterni?

Se per esperimento lasciassimo crescere su un isola disabitata ragazze e ragazzi, come si rapporterebbero coi sentimenti? Penso a un’isola tropicale, piena di fiori colorati e immensi alberi frondosi. E mi chiedo, se vivessero in un paradiso così, senza nessun condizionamento esterno, senza stereotipi e convenzioni, come sarebbe la loro educazione sentimentale?

Si perderebbero tra prepotenze e odio o amerebbero salvarsi col rispetto reciproco? Sarebbe importante saperlo, perché così si potrebbe intervenire alla radice del problema “violenza”.

Io credo che l’educazione sentimentale sia innata innata in noi, come il bisogno di respirare. È questa convinzione solida che ci fa sperare. E quindi quei ragazzi che abbiamo lasciato sull’isola tropicale, senza condizionamenti ambientali, sono certo che avrebbero naturalmente una grande pulsione per il rispetto e per l’amore, per la tenerezza, la considerazione degli altri, l’educazione sentimentale, in una parola.

Perché l’educazione sentimentale è il più forte baluardo al femminicidio.

 

Written by Emma Fenu

 

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